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	<title>vino | Torre a Cenaia Journal</title>
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	<description>Il blog ufficiale di Torre a Cenaia</description>
	<lastBuildDate>Thu, 30 Sep 2021 07:26:53 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Tu vuo&#8217; fa&#8217; l&#8217;americano &#8211; James Suckling</title>
		<link>https://www.torreacenaianews.it/tu-vuo-fa-lamericano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Irene Press]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Aug 2021 08:17:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
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					<description><![CDATA[No, non stiamo parlando di &#8220;whisky and soda&#8221; ma di vino rosso. Per noi che siamo ristoratori e produttori agricoli, l&#8217;anno che ci siamo lasciati alle spalle non è stato una passeggiata. Oltre ai nostri, i ristoranti di tutto il mondo sono rimasti chiusi a lungo. E nonostante il 2021 non sia stato un ritorno [&#8230;]]]></description>
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<p>No, non stiamo parlando di &#8220;whisky and soda&#8221; ma di vino rosso. </p>



<p>Per noi che siamo <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.torreacenaia.it/ristoranti/" target="_blank"><strong>ristoratori</strong></a> e <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.pittistore.it/it/" target="_blank"><strong>produttori agricoli</strong></a>, l&#8217;anno che ci siamo lasciati alle spalle non è stato una passeggiata.  Oltre ai nostri, i ristoranti di tutto il mondo sono rimasti chiusi a lungo.  E nonostante il 2021 non sia stato un ritorno col botto, ci ha comunque dato costanti segnali di ripresa che hanno permesso anche ai nostri prodotti di tornare a viaggiare. </p>



<p>È il caso della nostra coppia di rossi&nbsp;<a href="https://www.torreacenaia.it/torre-del-vajo/"><strong>Torre del Vajo</strong></a> e&nbsp;<a href="https://www.torreacenaia.it/per-non-dormire/"><strong>Per Non Dormire</strong></a>, che proprio quest&#8217;anno sono stati provati e recensiti dal critico enologico americano James Suckling. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.jamessuckling.com/"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="14400" height="3600" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2021/07/JS-2020-logo.png" alt="" class="wp-image-2008" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2021/07/JS-2020-logo.png 14400w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2021/07/JS-2020-logo-768x192.png 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2021/07/JS-2020-logo-1536x384.png 1536w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2021/07/JS-2020-logo-2048x512.png 2048w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2021/07/JS-2020-logo-639x160.png 639w" sizes="(max-width: 14400px) 100vw, 14400px" /></a></figure>



<p>Suckling è riconosciuto a livello internazionale come uno dei più influenti critici di vino al mondo. Nato a Los Angeles, California, oggi vive in Toscana. Rispondendo al Corriere della Sera su come &#8220;ha capito, giudicato e riconosciuto un buon vino&#8221;, Suckling ha replicato: &#8220;Di solito si parte dal naso, dai profumi del vino. Ma per me questo aspetto è meno importante. Metto più enfasi su ciò che assaggio in bocca, trovo la concentrazione della frutta, dei tannini, dell&#8217;alcol e dell&#8217;acidità. L&#8217;elemento più rivelatore è la persistenza del gusto in bocca, il retrogusto. E un&#8217;altra cosa da tenere in la mente è che <strong>un vino è come una persona, non ce n&#8217;è una uguale all&#8217;altra</strong>. Dovrebbe essere un&#8217;emozione, non qualcosa di scientifico. Il buon vino è armonia, equilibrio di tutte le caratteristiche che cerco.&#8221;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1080" height="717" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2021/08/Torre-del-Vajo-con-bicchiere.jpg" alt="" class="wp-image-2013" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2021/08/Torre-del-Vajo-con-bicchiere.jpg 1080w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2021/08/Torre-del-Vajo-con-bicchiere-768x510.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2021/08/Torre-del-Vajo-con-bicchiere-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2021/08/Torre-del-Vajo-con-bicchiere-207x136.jpg 207w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2021/08/Torre-del-Vajo-con-bicchiere-140x94.jpg 140w" sizes="(max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></figure>



<p>A proposito del Torre del Vajo 2016, Suckling scrive: &#8220;aromi di amarene, timo essiccato, incenso, carne affumicata e cioccolato fondente. È corposo con tannini gommosi. Speziato e strutturato al palato. Fumoso e maturo. Un blend di sangiovese, cabernet sauvignon e syrah. <strong>Da bere adesso</strong>.&#8221; Lo classifica con un punteggio di 89/100. </p>



<p>Puoi visitare la pagina James Suckling.com a questo link: <a href="https://www.jamessuckling.com/tasting-notes/155677/torre-a-cenaia-toscana-torre-del-vajo-2016/">https://www.jamessuckling.com/tasting-notes/155677/torre-a-cenaia-toscana-torre-del-vajo-2016/</a></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1079" height="1036" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2021/08/Per-Non-Dormire_cantina.jpg" alt="" class="wp-image-2014" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2021/08/Per-Non-Dormire_cantina.jpg 1079w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2021/08/Per-Non-Dormire_cantina-768x737.jpg 768w" sizes="(max-width: 1079px) 100vw, 1079px" /></figure>



<p>Sul nostro Per non Dormire 2016 invece Suckling scrive: &#8220;Aromi di prugne, fumo, erbe essiccate, iodio e guscio di ostrica. È di medio corpo con tannini gommosi. Croccante e fresco con vibrante acidità. Finale sapido. <strong>Bevi o conserva</strong>. Il punteggio assegnato è di 90/100.</p>



<p>Puoi visitare la pagina James Suckling.com a questo link: <a href="https://www.jamessuckling.com/tasting-notes/156185/torre-a-cenaia-toscana-per-non-dormire-2016/?sid=3b65cf0c7d975704e7ad88f66320e5d7">https://www.jamessuckling.com/tasting-notes/156185/torre-a-cenaia-toscana-per-non-dormire-2016/?sid=3b65cf0c7d975704e7ad88f66320e5d7</a></p>



<p>Non possiamo che essere orgogliosi di questi ottimi risultati, ottenuti su una piattaforma che recensisce vini da 40 anni. E che c&#8217;è di meglio che festeggiare con un buon calice di vino?</p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>Il vino d&#8217;inverno? Il Rosé</title>
		<link>https://www.torreacenaianews.it/vino-inverno-rose/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Panigada]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jan 2018 17:35:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Portfolio]]></category>
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					<description><![CDATA[Divano, un bel pile doppio strato, magari un caminetto o una stufa a pellet di ultima generazione, un gatto impellicciato e sonnacchioso sulle ginocchia, e un tavolinetto con qualcosa di salato da sgranocchiare davanti alla tua serie tv preferita. E nel calice, che cosa ci mettiamo? Nel prototipo del perfetto giorno invernale, da oltreoceano arriva [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Divano, un bel pile doppio strato, magari un caminetto o una stufa a pellet di ultima generazione, un gatto impellicciato e sonnacchioso sulle ginocchia, e un tavolinetto con qualcosa di salato da sgranocchiare davanti alla tua serie tv preferita.<br />
E nel calice, che cosa ci mettiamo?</p>
<p>Nel prototipo del perfetto giorno invernale, <strong>da oltreoceano arriva un trend inaspettato</strong>, al limite dell’eretico. Eretico soprattutto per i molti, troppi italiani che ancora non riescono a redimersi dall’eterno dualismo bianco-rosso, contemplando al massimo la “trasgressione” del prosecco (e, per clemenza, sorvoliamo su che cosa questo termine abbia finito per includere).</p>
<p>La più autorevole testata americana in tema, <strong><em>Wine Enthusiast</em>,</strong> titola stentorea: “<a href="http://www.winemag.com/2018/01/20/make-rose-new-winter-wine/"><em>Make Rosé Your New Winter Wine</em></a>”. Proprio così, avete capito bene: <strong>il Rosé eletto “vino d’inverno”!</strong></p>
<blockquote><p>With apologies to big, warming reds, nothing sticks a fork into the stereotype of pink wine as a summertime drink more than enjoying it in the depths of the darkest season.</p></blockquote>
<p>Chiediamo scusa ai grandi e caldi vini rossi, scrivono, ma niente può porre fine allo stereotipo del vino rosé come bevuta estiva meglio che gustarselo nelle profondità della stagione più buia.<br />
Non solo, si schierano anche motivazioni pratiche, inequivocabili: intanto che la vendemmia 2017 sta facendo capolino timidamente sul mercato, <strong>l</strong><strong>’</strong><strong>annata 2016 si rivela ancora eccellente</strong>. Non è affatto vero, come spesso si tende a credere, che il rosé non sia un vino longevo e che muoia con la bella stagione, anzi! E ringrazia anche il portafoglio: spesso, uscendo la nuova annata, la precedente viene commercializzata a prezzi vantaggiosi.</p>
<p>È quindi l’ora di finirla con questi inutili stereotipi, il rischio è quello di rinunciare alle grazie di una tipologia di vino davvero accattivante, il cui successo nel mondo sta crescendo a ritmi vertiginosi. <strong>Il rosé è un vino per tutte le stagioni</strong>, e proprio in inverno rivela la sua straordinaria e calda <strong>versatilità</strong>: lo si può abbinare praticamente a tutto. Una cena a base di pesce o carne, alle calde e impegnative zuppe invernali, a un aperitivo salato o al primo <em>junk food</em> che ci capita a tiro quando rientriamo a casa la sera, barcollanti  ma famelici come lupi della steppa al risveglio dal letargo.</p>
<p>Insomma, è davvero arrivato anche per noi il momento di capitolare al rosato, e di goderci le sue generose potenzialità di vino adatto a ogni momento dell’anno.</p>
<p>Oppure, vogliamo continuare a prendere lezioni di vino dagli americani?<br />
Decisamente no.</p>
<p>E allora, non possiamo che suggerirvi il nostro <a href="http://www.torreacenaia.it/pitti-rosato/"><strong>Pitti Rosato IGP Toscana</strong></a>, <strong>biologico</strong> dall’annata 2017. Un vero “gioiellino” di cui a Torre a Cenaia andiamo fieri, che ha incontrato persino il favore dei francesi. Frutto di un appassionato lavoro in vigna e in cantina, sotto la sapiente guida dell’<strong>enologa Graziana Grassini</strong>, il Pitti Rosato ammalia con il suo colore rosa tenue e un sapore armonico e vivace, con sentori di frutti rossi e petali di rosa. Si accompagna perfettamente a piatti di pesce, carni bianche, minestre e sformati di verdure&#8230; e con tutto ciò che di “invernale” ci suggerisce <em>Wine Enthusiast</em>, compreso un bel libro di fronte al caminetto.</p>
<p>Salute, e buon rosé a tutti!</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1748" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/01/Pitti_Rosato_Vino_Inverno.jpg" alt="" width="1500" height="1000" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/01/Pitti_Rosato_Vino_Inverno.jpg 1500w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/01/Pitti_Rosato_Vino_Inverno-768x512.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/01/Pitti_Rosato_Vino_Inverno-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/01/Pitti_Rosato_Vino_Inverno-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Per Non Dormire, la storia di una notte e di un vino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Panigada]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Dec 2016 11:31:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ci sono vari modi per raccontare una storia, uno di questi è stappare una bottiglia di vino. Quella che vogliamo raccontarvi è una storia nella Storia della toscana rinascimentale, che ha lasciato il segno anche nella Tenuta. Come un palinsesto, una superficie su cui si scrive e si riscrive più volte, gli edifici e il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono vari modi per raccontare una storia, uno di questi è stappare una bottiglia di vino.</p>
<p>Quella che vogliamo raccontarvi è una storia nella Storia della <strong>toscana rinascimentale</strong>, che ha lasciato il segno anche nella Tenuta. Come un palinsesto, una superficie su cui si scrive e si riscrive più volte, gli edifici e il territorio di Torre a Cenaia serbano traccia di tutte le “mani” che nei millenni hanno depositato la propria impronta sulle nostre pietre e sulla nostra terra.</p>
<p>Tra le tante testimonianze del passato, una è particolarmente intrigante. Un’<i>impresa</i> &#8211; cioè una rappresentazione araldica che simboleggia una linea di condotta di una casata o di una persona, costituita da un motto e da una figura che vicendevolmente si interpretano &#8211; raffigurata a più riprese sul portone della cappella di Sant’Andrea. Un mazzetto di tre <strong>papaveri</strong> racchiusi da un anello e sormontati da un cartiglio con scritto “<strong>Per Non Dormire</strong>”. Che strano messaggio per il portone di una chiesa! Che cosa potrebbe significare?</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1029" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/01/Per-non-dormire.jpg" alt="" width="1000" height="665" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/01/Per-non-dormire.jpg 1000w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/01/Per-non-dormire-768x511.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/01/Per-non-dormire-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/01/Per-non-dormire-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>Lo si ritrova a Firenze sulla facciata di importanti palazzi, oppure sui libri di scuola, tra le pagine di letteratura che narrano di un famoso poeta italiano “ardito”.</p>
<p>E&#8217; il motto della nobile famiglia fiorentina, di origine senese, dei <strong>Bartolini Salimbeni</strong>, che fu proprietaria della Tenuta a partire probabilmente dal Cinquecento fino al Settecento. L’allusione è alla loro scaltrezza nel commercio e all’impresa che, così si narra, li fece diventare straordinariamente ricchi nonché una delle famiglie più influenti nella <strong>Toscana del tardo Rinascimento</strong>.</p>
<p>Si racconta che uno dei suoi membri, venuto a sapere dell’arrivo a Siena di una preziosa partita di tessuti proveniente dall’estero, decise di accaparrarsela con uno stratagemma. La sera precedente all’incontro con il mercante straniero, offrì una sontuosa cena ai suoi concorrenti in affari, nella quale, di nascosto, miscelò al <strong>vino</strong> uno dei più potenti sonniferi che si poteva reperire allora, l’<strong>oppio</strong>. La mattina successiva, quando tutti ancora dormivano storditi dall’effetto narcotizzante del papavero, il Bartolini Salimbeni acquistò a un prezzo favorevole l’intero carico che poi rivendette sul mercato cittadino, ottenendo un enorme guadagno e costruendo così le solide basi per la fortuna della casata. “Per non dormire”, quindi, perché la ricchezza della famiglia deriverebbe dal non aver dormito a differenza di tutti gli altri concorrenti in affari – loro malgrado! I papaveri alluderebbero quindi al narcotico, al mezzo che rese possibile l’ascesa economica della famiglia.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1481" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/12/papaveri.jpg" alt="" width="1500" height="1128" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/12/papaveri.jpg 1500w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/12/papaveri-768x578.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Oltre questo racconto che sa di leggenda, l’impresa richiama l’operosità, l’astuzia e la scaltrezza dei primi Bartolini Salimbeni, che con un lavoro ostinato seppero accumulare in poco tempo grandi ricchezze. l papaveri racchiusi dall’anello – come a simboleggiare il sonno tenuto a freno – e il motto “per non dormire” sono l’<strong>apologo all’abnegazione e alla dedizione al lavoro e agli affari</strong> necessari a costruire il successo economico, come a dire “<strong>chi dorme non piglia pesci</strong>”.</p>
<p>Fuori dalla narrazione, probabilmente le cose andarono in modo diverso ma il messaggio del motto resta il medesimo. Un accademico fiorentino del Settecento, Frate Ildefonso di San Luigi, ci fornisce una versione più verosimile dei fatti nel libro XXIII delle sue <i>Delizie degli eruditi toscani</i>. Narrando la storia della celebre famiglia senese poi fiorentina, a proposito dell’aneddoto in questione, ci dice che</p>
<blockquote><p>l’impresa della famiglia Salimbeni, che sono tre papaveri fioriti, legati insieme in un mazzetto, col motto per non dormire, fu assunta dalla famiglia Salimbeni fin dall’anno <strong>1338</strong>, quando <strong>Benuccio di Giovanni Salimbeni</strong>, avendo inteso essere venuto a Portercole un ricchissimo mercatante di Sorìa, per caricare le più preziose merci, specialmente di seta, che vi avesse trovate, si portò colà rapidamente sacrificando il sonno ed il riposo e comprò fra drappi e opere fatte di drappi, per centotrentamila fiorini d’oro. Tornato al chiasso Renaldini, che ora si dice chiasso Largo, aperti molti traffichi, introdusse in Siena l’Arte della Seta.</p></blockquote>
<p>Torre a Cenaia conserva un’altra traccia della casata, lo <strong>stemma araldico con il leone rampante</strong> ai lati dell’altare della cappella di Sant’Andrea e sulla chiave di volta all’ingresso della Casa Turrita. Stemma che ricorda il più celebre vessillo all’angolo di <strong>Palazzo Bartolini Salimbeni a Firenze</strong>, splendido esempio di architettura tardo-rinascimentale che già mostra alcuni elementi manieristi, in piazza Santa Trinita, al termine di via Tornabuoni.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1024" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/01/Palazzo-Bartolini-Salimbeni-Piazza-Santa-Trinita-Firenze.jpg" alt="" width="1000" height="728" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/01/Palazzo-Bartolini-Salimbeni-Piazza-Santa-Trinita-Firenze.jpg 1000w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/01/Palazzo-Bartolini-Salimbeni-Piazza-Santa-Trinita-Firenze-768x559.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/01/Palazzo-Bartolini-Salimbeni-Piazza-Santa-Trinita-Firenze-578x420.jpg 578w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/01/Palazzo-Bartolini-Salimbeni-Piazza-Santa-Trinita-Firenze-287x208.jpg 287w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>Costruito da <strong>Baccio D’Agnolo</strong> tra il 1520 e il 1523, si ispira all’architettura romana contemporanea di stampo raffaellesco: è chiaro il rimando nelle colonne ai lati del portale, nelle finestre quadrate sormontate da timpani triangolari, nel bugnato agli angoli dell’edificio. Anche il cortile interno, decorato a grottesche, è un tocco di “modernità” che all’epoca poteva facilmente scandalizzare. Proprio per queste audaci soluzioni architettoniche, Baccio d’Agnolo fu bersaglio di aspre critiche da parte dei fiorentini. In tutta risposta e in pieno accordo con lo spirito per niente sobrio dei proprietari, fece scolpire sulla porta l’iscrizione <strong><i>Carpere Promptius Quam Imitari</i></strong>: “criticare è più facile che imitare”. Passata ben presto l’effetto scandalizzante, il Palazzo divenne una ricca fonte di spunti per gli architetti dei decenni successivi, e i Bartolini Salimbeni seppero trarre nuova forza per il proprio “branding” anche da questa vicenda.</p>
<p>E’ possibile racchiudere tutto questo in una bottiglia di vino?</p>
<p>A nostro parere, sì. Ed ecco perché nella Tenuta Torre a Cenaia nasce il Per Non Dormire.</p>
<p>Composto per il 75 percento circa da <strong>syrah</strong> e per il resto da <strong>merlot</strong>, che riposano per dodici mesi in <strong>tonneau di rovere Allier</strong> e per altri dodici mesi in bottiglia, il Per Non Dormire è un vino sorprendente, dal carattere sontuoso ma al tempo stesso schietto. Si impone da subito, fin dal colore rosso rubino incredibilmente profondo e dai riflessi violacei. Il profumo ammalia, avvolge l’olfatto con decise note di mora e mirtillo. Il sapore è consistente e ben strutturato, vellutato, ricco di tannini morbidi e setosi, piacevolmente lungo nel finale. Proprio questa <strong>resinosa e avvolgente dolcezza</strong>, tipica del syrah, ci cattura e ci trascina in un vortice onirico, e naturale si avverte l’allusione al piacevole stordimento indotto dal papavero.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1477" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/12/Per_Non_Dormire_ITA.jpg" alt="" width="1061" height="1500" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/12/Per_Non_Dormire_ITA.jpg 1061w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/12/Per_Non_Dormire_ITA-768x1086.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1061px) 100vw, 1061px" /></p>
<p>E&#8217; il compagno ideale per convivi importanti, si abbina bene a piatti a base di carne rossa e selvaggina, ma si abbina ancor meglio a se stesso. La sua struttura, la sua grassezza che non ne impedisce la bevibilità ma anzi la incita, lo rende un vero e proprio <strong>vino da meditazione</strong>.</p>
<p>Che cosa “meditare” sorseggiando un vino così, è lo stesso vino a suggerirlo, invitandoci a sospendere le ansie e le battaglie di ogni giorno, per<strong> soffermarsi sulla piacevolezza dell’attimo presente</strong>. Il <i>carpere</i> dei Bartolini Salimbeni, il monito a “non dormire”, ci ricorda il più celebre <i>carpe[re] diem</i> di oraziana memoria. Lo stesso verbo latino, la stessa parola tutta concreta, carnale e sanguigna, a suggerire un qualcosa da “carpire” appunto, da afferrare e suggere fino all’ultima goccia. Perché la transitorietà del piacere e della stessa esistenza, oggi ancor più percepibile come in ogni epoca ricca di grandi cambiamenti, ci fissa in un eterno eppure sfuggente presente, da godere sorso dopo sorso. Ce lo ricorda anche un celebre “barbaro non privo di ingegno”: <i>we are such stuff as dreams are made on</i>, siamo fatti della stessa sostanza dei sogni, <i>and our little life is rounded with a sleep</i>, e le nostre piccole vite si dissolvono nel giro di un sonno. La parola utilizzata da <strong>Shakespeare</strong>, il verbo <i>to round</i>, è eterea e impalpabile come l’essenza ammaliante di una vita che ci sfiora e di un vino appena versato; quando sembra di afferrarlo, il segreto ultimo dell’esistenza, svapora tra le mani, serpeggiando via come il fumo di un sigaro che sale lento nell’aria danzando con se stesso.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1478" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/12/Per-Non-Dormire-carpe-diem.jpg" alt="" width="1500" height="1108" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/12/Per-Non-Dormire-carpe-diem.jpg 1500w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/12/Per-Non-Dormire-carpe-diem-768x567.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Dunque, mia Leuconoe, “<i>sapias, vina liques</i>, sii saggia, mesci il vino,<i> et spatio brevi spem longam reseces</i>, e tronca le lunghe speranze, la vita è breve<i>. Dum loquimur</i>, proprio adesso, mentre parliamo,<i> fugerit invida aetas</i>, fugge via il tempo invidioso<i>. <strong>Carpe diem</strong>,</i> bracca, carpisci, afferra, suggi l’attimo,<i> quam minimum credula postero</i>, e credi il meno che puoi in ciò che verrà”. Ma, soprattutto, in alto i calici e brindiamo, per non dormire.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1479" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/12/PER-NON-DORMIRE-donna-e-vino.jpg" alt="" width="1500" height="717" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/12/PER-NON-DORMIRE-donna-e-vino.jpg 1500w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/12/PER-NON-DORMIRE-donna-e-vino-768x367.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
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		<title>A San Martino ogni mosto diventa vino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Panigada]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Nov 2015 09:08:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ce lo hanno detto spesso i nostri nonni e ancora oggi, soprattutto nelle regioni del Nord Italia, è forte la tradizione che lega l’11 novembre al vino. Dopo la vendemmia dei mesi scorsi è infatti il momento di aprire le botti per la prima volta e di assaggiare il vino novello, tradizionalmente accompagnato alle castagne: [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">Ce lo hanno detto spesso i nostri nonni e ancora oggi, soprattutto nelle regioni del Nord Italia, è forte la tradizione che lega l’<strong>11 novembre</strong> al vino. Dopo la vendemmia dei mesi scorsi è infatti il momento di aprire le botti per la prima volta e di assaggiare il vino novello, tradizionalmente accompagnato alle castagne: proprio così, <strong>a San Martino ogni mosto diventa vino</strong>, il duro lavoro della stagione appena conclusa arriva finalmente a dare i suoi primi frutti. Quale migliore occasione per far festa?</span></p>
<p class="p1"><a href="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/10/Vinacce.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-941" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/10/Vinacce.jpg" alt="Vinacce" width="1000" height="665" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/10/Vinacce.jpg 1000w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/10/Vinacce-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/10/Vinacce-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<p class="p1"><span class="s1">Fin dalle scuole elementari abbiamo capito, recitando a memoria <strong>Carducci</strong>, il forte legame ce c’è tra il vino e questi giorni di mezzo autunno quando “l’aspro odor dei tini” va “per le vie del borgo” “l’anime a rallegrar” e, felici della sua tiepida “estate”, lo abbiamo aspettato come un vero momento di festa. Per conoscere le origini di tutto questo dobbiamo però sapere che cosa rende questo Santo così speciale.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>Chi era San Martino?</b></span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Martino di Tours</strong> fu un vescovo cristiano del IV secolo, vissuto tra il 316 e il 397 d.C. circa. Originario dell’Ungheria, trascorse la maggior parte della sua vita in Gallia come soldato della guardia imperiale, prima di convertirsi ed essere proclamato vescovo a furor di popolo. Non stupisce che il suo nome, Martino, significhi proprio “dedicato a Marte” cioè al dio romano della guerra. Celebre l’episodio del <strong>mantello</strong>, che ne determinò prima la conversione e poi la santificazione.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Una gelida notte dell’inverno del 355, mentre vagava di ronda durante uno dei suoi tanti servizi da soldato, si imbatté in un mendicante seminudo e sofferente. Martino, a vederlo così infreddolito, non esitò ad afferrare la clamide, il proprio mantello da guardia imperiale, e a dividerla a metà con la spada per dare un po’ di sollievo al poveruomo. La notte successiva Gesù gli apparve in sogno lodandone il gesto e, al risveglio, il soldato si accorse che il mantello era miracolosamente tornato intero. In questa posa, mentre se ne sta a cavallo nel gesto di recidere l’ampia clamide con la spada e porgerne una metà al mendicante, è sempre ritratto ovunque se ne faccia il nome. </span></p>
<p class="p1"><a href="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/11/San-Martino-di-Simone-Martini.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-955" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/11/San-Martino-di-Simone-Martini.jpg" alt="San Martino di Simone Martini" width="1000" height="1172" /></a></p>
<p class="p1"><span class="s1">Ma l’episodio del mantello è solo “l’ultima veste” di una mitologia ben più antica. Dietro San Martino si cela infatti una divinità celtica, <strong>Lugos</strong>, legata alla guerra, al Sole e all’oltretomba. Questo ci spiega da subito la fortuna del Santo cristiano nelle regioni dell’Italia settentrionale e della Gallia, e la sua iconografia da soldato. Lugos era infatti ritratto in groppa al suo cavallo nero, con la spada sguainata e la corta mantella tipica dei cavalieri romani, di dimensioni ridotte per motivi di praticità &#8211; sarebbe infatti stato molto difficoltoso cavalcare e combattere agilmente con un lungo mantello. Il cristianesimo ha così dato la propria “interpretazione” alla corta mantella, aggiungendo il mendicante infreddolito coerentemente con il periodo dell’anno in cui si celebra il Santo, quando l’autunno si scrolla di dosso il ricordo dell’estate e vira decisamente verso i rigori invernali.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>Che cos’è l’estate di San Martino?</b></span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Ma proprio come il suo mantello ha scaldato il mendicante, così questi giorni di metà autunno si fanno più caldi grazie alla cosiddetta <strong>estate di San Martino.</strong> Un’altra tradizione vuole infatti che Martino, dopo aver donato la prima metà del mantello in un freddo giorno di pioggia, si imbatté in un secondo mendicante a cui offrì ciò che restava del proprio indumento. Subito dopo il cielo si schiarì e la temperatura si fece più mite. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Questo fenomeno si ripete con discreta regolarità quasi ogni anno, e anche gli scorsi giorni ci hanno regalato un tempo soleggiato e caldo, quasi un ricordo d’estate.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Guerra, luce, regno dei morti e chiusura di un ciclo. Bene si intuisce come Lugos-Martino sia legato agli antichi significati sorti nei millenni attorno all’equinozio di autunno, gli stessi che hanno dato vita alla festa di <a href="https://www.torreacenaianews.it/le-origini-di-halloween/">Halloween-Ognissanti</a>. A conferma di questo basti pensare che non è passato molto tempo da quando i contratti agricoli annuali si chiudevano e si rinnovavano l’11 novembre, momento in cui ci si apprestava a tirare le somme della stagione lavorativa e vegetativa appena conclusa. Da qui il detto “<strong>fare san Martino</strong>” per “traslocare”: a fine contratto i mezzadri dovevano infatti cambiare podere, raccogliendo tutte le proprie cose per trasferirsi in quello del nuovo padrone.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il tempo umano e il tempo della natura si rinnovano così in questi giorni di inizio novembre. Siamo in una sorta di capodanno &#8211; non dimenticate Samhain, il capodanno celtico che oggi prende il nome di Halloween &#8211; e anche l’uva muore come tale nel mosto e nasce a nuova vita nel vino.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Buon San Martino a tutti, e che questa nuova annata vi sia propizia!</span></p>
<p class="p1"><a href="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/11/San-Martino-vino-e-castagne.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-956" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/11/San-Martino-vino-e-castagne.jpg" alt="San Martino vino e castagne" width="709" height="448" /></a></p>
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		<title>La svinatura del sangiovese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Panigada]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2015 08:39:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Lo avevamo intuito già dai primi giorni di questa vendemmia, che quella tra il vino e l’uomo è una lotta tra amici che si combattono senza tregua. Lo scriveva Baudelaire, e non possiamo fare a meno di pensarlo quando ci affacciamo dall’alto all’interno del grande tino in cemento vetrificato. Racchiuso nell’enorme contenitore, Andrea spala senza [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo avevamo intuito già dai primi giorni di questa <a href="https://www.torreacenaianews.it/tempo-di-vendemmia-a-torre-a-cenaia/"><strong>vendemmia</strong></a>, che quella tra il vino e l’uomo è una lotta tra amici che si combattono senza tregua. Lo scriveva Baudelaire, e non possiamo fare a meno di pensarlo quando ci affacciamo dall’alto all’interno del grande <strong>tino in cemento vetrificato</strong>. Racchiuso nell’enorme contenitore, Andrea spala senza sosta le vinacce di <strong>sangiovese</strong> verso il foro di uscita, immerso in un’aria pesante che già sa di calda ebbrezza. Fuori, Roshan e Paola tirano a sé i residui della vinaccia che, convogliati dalla diraspatrice, si avviano verso la pressatrice dove daranno ancora vino, quello che in gergo si dice “torchiato”.</p>
<p><a href="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/10/Andrea-con-rastrello.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-942" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/10/Andrea-con-rastrello.jpg" alt="Andrea con rastrello" width="1000" height="665" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/10/Andrea-con-rastrello.jpg 1000w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/10/Andrea-con-rastrello-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/10/Andrea-con-rastrello-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<p>E’ un’immagine archetipica quella ci si para di fronte agli occhi. Nel ventre del grande tino Andrea raschia instancabile ogni traccia di acino, si muove seguendo il perimetro delle pareti come un pesce in una bolla di vetro, con movimenti regolari e decisi; calata dall’alto, la lanterna ne illumina a malapena il volto e l’aura rossastra che il sangiovese spande sulle pareti del contenitore conferisce un che di magico e misterioso alla scena.</p>
<p><a href="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/10/Andrea-nel-tino.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-944" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/10/Andrea-nel-tino.jpg" alt="Andrea nel tino" width="1000" height="665" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/10/Andrea-nel-tino.jpg 1000w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/10/Andrea-nel-tino-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/10/Andrea-nel-tino-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<p>E’ il momento della <strong>svinatura</strong>, ovvero è finalmente arrivato il tempo per estrarre il vino dal mosto dopo la fermentazione delle settimane scorse. Si effettua &#8211; ovviamente &#8211; solo nelle fermentazioni che prevedono la macerazione, cioè nella vinificazione dei rossi e dei rosati. Di fatto è un travaso, il primo travaso che subirà il nuovo vino: il cosiddetto “<strong>vino fiore</strong>” viene aspirato da una pompa enologica e trasferito in un altro contenitore. Sul fondo del tino rimangono le vinacce, cioè i residui solidi della fermentazione costituiti per lo più da ciò che resta degli acini. C&#8217;è ancora molto da fare prima dell’imbottigliamento, il vino fiore dovrà maturare e affinarsi, e andare incontro a controlli, analisi e filtrazioni.</p>
<p><a href="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/10/Vinacce.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-941" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/10/Vinacce.jpg" alt="Vinacce" width="1000" height="665" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/10/Vinacce.jpg 1000w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/10/Vinacce-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/10/Vinacce-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<p>Ma nel grande contenitore in cemento c’è ancora vino. Non lo si vede ancora, Andrea lo spala con vigore dritto nella diraspatrice e da lì una pompa lo convoglia nella pressatrice. Le vinacce si preparano ad essere pigiate, o meglio torchiate, per dare appunto il <strong>vino torchiato</strong>. E’ un vino con caratteristiche diverse rispetto a quelle del fiore, un po’ come avviane per l’olio extravergine di oliva e il cosiddetto “olio di sanza o d’inferno” ottenuto dalla spremitura della massa triturata delle olive. Ognuno di questi vini prenderà strade proprie in cantina; saranno destinati a vite assai diverse.</p>
<p>L’ultimo colpo di pala risuona metallico nel vuoto del tino. Andrea riemerge in superficie e Roshan spenge la pompa. Del sangiovese resta solo un’ombra sulle chiare pareti vetrificate, l’anima rosso porpora che lo fa somigliare a sangue ancora vivo. Chi lo definì “sangue di Giove” sapeva il fatto suo e non avrebbe potuto chiamarlo altrimenti. Non c’è niente di più umorale e divino allo stesso tempo, ed è forse questo che lo rende l’amico più passionale dell’uomo e col quale è in lotta continua: perché ci ricorda la nostra contraddittoria natura, in ogni attimo con i piedi all’inferno e la testa in paradiso.</p>
<p><a href="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/10/Nel-tino.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-943" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/10/Nel-tino.jpg" alt="Nel tino" width="1000" height="665" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/10/Nel-tino.jpg 1000w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/10/Nel-tino-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/10/Nel-tino-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
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		<title>Tempo di vendemmia a Torre a Cenaia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Panigada]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2015 14:16:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il vino e l&#8217;uomo mi fanno pensare a due lottatori tra loro amici, che si combattono senza tregua, e continuamente rifanno la pace. Il vinto abbraccia sempre il vincitore. Così scriveva Baudelaire, e ad assistere ai primi momenti della vendemmia pare davvero di essere di fronte a una lotta, un’antichissima lotta che ha in sé [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p class="p1"><span class="s1">Il vino e l&#8217;uomo mi fanno pensare a due lottatori tra loro amici, che si combattono senza tregua, e continuamente rifanno la pace. Il vinto abbraccia sempre il vincitore.</span></p>
</blockquote>
<p class="p1"><span class="s1">Così scriveva Baudelaire, e ad assistere ai <strong>primi momenti della vendemmia</strong> pare davvero di essere di fronte a una lotta, un’antichissima lotta che ha in sé qualcosa di sacro.</span></p>
<p class="p1"><a href="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/09/vigna.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-907" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/09/vigna.jpg" alt="vigna" width="1000" height="665" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/09/vigna.jpg 1000w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/09/vigna-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/09/vigna-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<p class="p1"><span class="s1">Alla cantina di Torre a Cenaia dai vigneti arrivano i primi carichi di uva. Dal lungo viale di cipressi i trattori appaiono coi loro rimorchi carichi di chicchi lucenti, già selezionati dalle macchine scuotitrici, e si apprestano alla pesa. Poi, in un attimo, sono già alla pigia-diraspatrice dove tutto ha inizio.</span></p>
<p class="p1"><a href="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/09/rimorchio-con-uva.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-908" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/09/rimorchio-con-uva.jpg" alt="rimorchio con uva" width="1000" height="665" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/09/rimorchio-con-uva.jpg 1000w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/09/rimorchio-con-uva-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/09/rimorchio-con-uva-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<p class="p1"><span class="s1">C’è fermento intorno. I primi attimi della vendemmia, seppure non più ammantati dal fascino delle cose manuali e antiche, conservano sempre un’aura speciale. E’ l’attimo in cui si tirano le fila dell’intera stagione vegetativa: facilitato dalle nuove tecnologie, tutto deve essere compiuto nel giusto attimo, senza perdere tempo, pena una qualità inferiore del prodotto finale.</span></p>
<p class="p1"><a href="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/09/rastrello.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-910" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/09/rastrello.jpg" alt="forcone e uva" width="1000" height="665" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/09/rastrello.jpg 1000w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/09/rastrello-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/09/rastrello-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<p class="p1"><span class="s1">In questo, l’<strong>introduzione della raccolta meccanica</strong> ha reso possibile un’ottimizzazione prima inimmaginabile: adesso è infatti possibile intervenire sui vigneti tempestivamente, nel momento ideale di raccolta, e, soprattutto, differenziare gli interventi a seconda del vitigno e del grado di maturazione degli acini. Inoltre, la meccanizzazione permette di ridurre al minimo i tempi, di passare più velocemente dalla vigna alla cantina e, quindi, di ridurre un’eventuale perdita di qualità causata da un attesa troppo lunga tra la raccolta e la pigiatura, momento in cui potrebbe iniziare la fermentazione, soprattutto alle alte temperature di questi meriggi.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-909" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/09/tramoggia.jpg" alt="tramoggia" width="665" height="1000" /></span></p>
<p class="p1"><span class="s1">La “lotta” tra il vino e l’uomo, che già comincia in vigna dove la forbice o la macchina recidono il frutto dalla pianta, si fa cruenta all’arrivo degli acini nella tramoggia della diraspatrice. Spinti in essa dal lungo albero meccanico a vite che li trascina fuori dal cassone del trattore, i chicchi vengono separati dai residui legnosi della pianta e dalle impurità della campagna, e infine spremuti. Il profumo dolciastro che esala segna la prima vittoria dell’uomo, e il fluido denso e vischioso si incammina sulla strada che lo porterà a farsi vino, diretto al grande contenitore in cui si trasformerà in mosto.</span></p>
<p class="p1"><a href="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/09/tank.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-911" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/09/tank.jpg" alt="contenitore del mosto" width="1000" height="665" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/09/tank.jpg 1000w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/09/tank-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/09/tank-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<p class="p1"><span class="s1">E’ solo il primo round tra i frutti di Bacco e la sapienza dell’uomo. Sappiamo come andrà a finire, ma non per questo ogni prossima fase di questa avventurosa “lotta” avrà un esito scontato, tutt’altro. Il clima della stagione appena conclusa ha preparato il campo per una grande vittoria, si vocifera che questa sarà <strong>un’annata memorabile</strong> e ad assistere ai primi attimi di vendemmia c’è da essere ottimisti. Sono però previsioni sussurrate, bisbigli che per scaramanzia si mantengono sottovoce, come formule magiche da iniziati.</span></p>
<p class="p1"><a href="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/09/sguardo.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-912" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/09/sguardo.jpg" alt="sguardo all'uva" width="665" height="1000" /></a></p>
<p class="p1"><span class="s1">Ma il lavoro è appena cominciato, la vera magia ha inizio adesso.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Vi racconteremo ancora.</span></p>
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		<title>Il mare in terra, ovvero il super Vermentino di Cenaia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Panigada]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2015 10:35:35 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il vento è un cavallo: senti come corre per il mare, per il cielo. Vuol portarmi via, scriveva Neruda. E in certe giornate si ha l’impressione che possa farlo davvero, o forse si ha semplicemente la voglia di seguirlo, magari di risalirlo fin dove nasce come salmoni controcorrente. A Torre a Cenaia il vento è di casa, difficilmente l’aria è ferma, e col suo correre ravviva ogni cosa, anima i cipressi e le querce, i campi e le vigne, e spazza il cielo rendendolo esatto e celeste, spesso disegnando nubi alte e bianche che pascolano lente sull’orizzonte come nei migliori film on the road.</p>
<p><a href="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/06/Vigna-e-cielo.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-833" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/06/Vigna-e-cielo.jpg" alt="Vigna e cielo" width="1000" height="665" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/06/Vigna-e-cielo.jpg 1000w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/06/Vigna-e-cielo-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/06/Vigna-e-cielo-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<p>In questa valle racchiusa tra i Monti Pisani e le colline livornesi, un corridoio verde tra il mare e la piana fiorentina, il vento lavora incessante: lo sa bene chi ha installato le grandi pale eoliche alle porte della vicina Pontedera, ma lo sanno bene anche le nostre vigne che ne carpiscono i migliori benefici. E quando spira da ovest, il più delle volte, l’aria si fa frizzante e salina, i polmoni sembrano inturgidirsi e i pampini rilucono di riflessi più netti: è il momento in cui il mare dilaga nell’entroterra. Se ne avverte l’odore e quella tensione nell’aria che sa di salmastro e di sole, e che anche d’inverno fa pensare alla bella stagione.</p>
<p>E’ questo il segreto di Torre a Cenaia e del suo Vermentino, che per la terza volta ottiene un importante riconoscimento: il Diploma di Gran Menzione del Concorso Enologico Internazionale che si è tenuto a Vinitaly. L’annata 2013, presentata in concorso nell’edizione da poco conclusa del Salone Internazionale del Vino e dei Distillati a Verona Fiere, ha confermato la tradizione di eccellenza di questo bianco toscano IGP. Lo stesso riconoscimento fu infatti ottenuto dalle annate 2007 e 2011, rispettivamente nei concorsi degli anni 2009 e 2012. Ma il Diploma di Gran Menzione fu attribuito nel 2010 anche a un altro vino della Tenuta Agricola Torre a Cenaia, il Cenaja Torre del Vajo 2006, un vero e proprio supertuscan ottenuto da un uvaggio di Sangiovese, Cabernet-Sauvignon e Syrah.</p>
<p><a href="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/06/Premio-Vermentino-.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-834" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/06/Premio-Vermentino-.jpg" alt="Premio Vermentino" width="1000" height="621" /></a></p>
<p>Il terroir di Torre a Cenaia, area vocata alla viticoltura sin dai tempi in cui la Tenuta era proprietà della nobile famiglia fiorentina dei Pitti, è perfetto per il vitigno vermentino proprio per la sua particolare posizione geografica: le brezze marine, lì canalizzate dalla barriera naturale dei Monti Pisani, dissolvono l’umidità tipica dell’entroterra e creano un microclima ideale, mite e con una buona escursione termica, corroborando l’effetto di un terreno tendente al limoso, ricco di scheletro e minerali.</p>
<p>Il vermentino è infatti un vitigno “costiero” che nasce dal mare e attraverso di esso ha raggiunto le aree dove oggi si esprime al meglio. Originario probabilmente dell’Egeo, come i mitici Pelasgi ha raggiunto le nostre coste in epoca antichissima, forse portato dai primi coloni greci. Contrariamente a quanto si pensi, tra tutte le terre d’Italia non è la Sardegna ad averlo ospitato per prima ma la Liguria: le sue coste impervie, rari pugni di terra abbarbicati alla roccia a picco sul mare, furono il luogo ideale per il primo attecchimento sul suolo italico, supportate dall’alacre lavoro di gente instancabile, allo stesso tempo di mare e di terra come soltanto i liguri sanno essere. Da lì, via mare, il vermentino raggiunse la Sardegna e l’Arcipelago Toscano e, secoli più tardi, dalla costa arrivò anche nelle nostre valli. I suoi grossi grappoli dalla forma cilindrico-piramidale fanno ormai parte del DNA della nostra Tenuta e tingono d’oro i vigneti nel periodo di maturazione, quando i grossi acini rotondi, dalla buccia spessa e pruinosa, spiccano sul verde intenso dei pampini occhieggiati dalle caratteristiche macchioline color rame, così tipiche di questo vitigno da averne mutato il nome in alcune parti d’Italia, come in Liguria dove è anche detto <i>pigou</i>, “pigato” cioè picchiettato, ricoperto di piccole macchie.</p>
<p><a href="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/06/Vermentino-uva.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-835" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/06/Vermentino-uva.jpg" alt="Vermentino uva" width="1000" height="665" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/06/Vermentino-uva.jpg 1000w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/06/Vermentino-uva-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/06/Vermentino-uva-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<p>Ed è proprio nei giorni in cui da ovest il Mar Tirreno irrompe nelle nostre terre, attraverso la brezza salmastra che scompiglia i pampini, che passeggiando nelle vigne si avverte l’unica importante verità di questa terra, l’intimo significato del lavoro di tutte le generazioni che qui si sono avvicendate nei secoli. E’ la bellezza racchiusa negli odori e nei sapori concentrati in un vino speciale, è la fortuna di essere qui e poter godere di tutto ciò: è qualcosa di simile che doveva avere in mente Mario Soldati quando scrisse che il vino è la poesia della terra, ed è questo che cerchiamo di trasmettervi, impegnandoci al massimo per imprigionare tutta questa bellezza in una “semplice” bottiglia.</p>
<p>Semplice si fa per dire, è grande infatti il lavoro e l’attenzione nei processi di viti-vinificazione che portano al Cenaja Vermentino. Dalla gestione dei vigneti nei 30 ettari dedicati della Tenuta, alla paziente conduzione della cantina di Roshan Abenaim sotto la direzione della celebre enologa Graziana Grassini, “orgoglio rosa” del vino italiano e curatrice di importanti etichette tra le quali il Sassicaia, ogni azione è condotta con zelo certosino e con la minuziosa passione che nasce spontanea quando si capisce di essere di fronte alle grandi cose. La pratica della vendemmia tardiva, tra la seconda e la terza decade di settembre, conferisce al Cenaja Vermentino un ottimo equilibrio tra acidità e aromi, e un parziale affinamento in barriques di rovere gli dona una struttura importante, profumi floreali e un sapore fresco, vellutato e avvolgente. E’ l’essenza di Torre a Cenaia, l’anima della nostra terra che cela in sé i segreti del vicino mare e sa di terre lontane ma allo stesso tempo vicine; questo vino ci ricorda i viaggi che abbiamo percorso nei millenni per arrivare fin qui, e ci suggerisce sornione che gli orizzonti sono più aperti di quanto sembrino.</p>
<p>Ecco come tra le verdi colline pisane e livornesi è possibile assistere all’arrivo del mare in terra, e assaporarne le emozioni ogni volta che vogliamo. Basta afferrare la giusta bottiglia, impugnare un cavatappi e carpire i sentori del suo primo afflato; non appena il Vermentino sarà libero dall’oppressione del sughero, la brezza marina tornerà a spalancarci il respiro. Provare per credere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il <b>Cenaja Vermentino</b> è fregiato della denominazione I.G.P. Toscana ed è composto al 100 % da uva Vermentino. La vendemmia avviene tra la seconda e la terza decade di settembre; la vinificazione prevede diraspatura, macerazione prefermentativa a freddo, fermentazione a temperatura controllata in vasche di acciaio termocondizionate per circa 20/30 giorni e, infine, affinamento sulle fecce fini per 3 mesi. Viene affinato per il 90 % in vasche di cemento vetrificato e per il restante 10 % in barriques di rovere per 12 mesi; dopodiché riposa in bottiglia per altri 8 mesi. Ha un colore giallo paglierino brillante con spiccati riflessi verdognoli, un profumo molto intenso e persistente con note floreali marcate, fine ed elegante. Al sapore è fresco, sapido, vellutato, avvolgente; è dotato di buon corpo, morbido ed equilibrato. La gradazione alcolica è di 13 gradi.</p>
<p><a href="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/06/Cenaja-Vermentino.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-836" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/06/Cenaja-Vermentino.jpg" alt="Cenaja Vermentino" width="567" height="702" /></a></p>
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		<title>Vinitaly, terra di giganti e di formiche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Panigada]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2015 08:31:52 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’impressione che si ha entrando a Vinitaly per la prima volta, non importa da quale accesso lo si faccia, è proprio questa: sono una microscopica formica in un enorme e brulicante formicaio. Non tanto per le sconfinate dimensioni del complesso architettonico di Veronafiere e per la straripante umanità che in quel momento lo frequenta, quanto per la posizione &#8211; il posizionamento, direbbero i tecnici &#8211; che si occupa nell’infinito firmamento del mondo vinicolo. Firmamento infinito nel tempo e nello spazio.</p>
<p>Si può essere vetusti e blasonati quanto vogliamo, si può possedere migliaia di ettari a vigneto su suoli da sogno o esporre bottiglie in cui persino la colla che sorregge la retro etichetta ha un pedigree impeccabile, eppure, di fronte al vino e alla sua storia, siamo il fanalino di coda di una fila infinita di microscopiche formiche.</p>
<p>Se non vi pare, pensate al primo <i>Homo sapiens sapiens</i> che ha compiuto il miracolo &#8211; altro che nozze di Cana! &#8211; trasformando un così minuto frutto in nettare inebriante. Al suo cospetto che cosa sono i grandi nomi del vino di oggi? Che cos’è di fronte a lui un Banfi o un Ornellaia?</p>
<p>Ecco, moltiplicate per l’intera umanità questa equazione, e capirete quello che vogliamo dire. Perché il vino e l’<i>umana historia</i> sono lo stesso impervio ma epico sentiero, ci dispiace per gli astemi.</p>
<p>La visita a Vinitaly è una navigazione a vista nel fitto e multiforme arcipelago del vino nostrano. Nel passare da un padiglione all’altro, viaggiando di regione in regione, ci si rende conto prima di tutto di che cosa significhi essere italiani, della fortuna di far parte di un territorio così benevolo e generoso. Se poi si è così sfacciatamente fortunati da essere nati nella terra di Dante, di fronte alla mappa dei padiglioni il proprio orgoglio subisce un’ulteriore spinta in avanti: la Toscana è infatti la regione che occupa l’area più grande dell’esposizione. Il motivo è da ricercarsi, ovviamente, nell’eccezionalità dei terroir, nel clima e nella posizione di questa splendida regione a cavallo tra nord e sud. Tralasciando inutili campanilismi, quello che vogliamo sottolineare è che, a essere italiani e nella fattispecie toscani, l’impressione della propria piccolezza non può che aumentare esponenzialmente.</p>
<p>In questo mare nostrum a varie gradazioni alcoliche non mancano certo i giganti, che si stagliano fieri sui marosi come fari dai quali tutti sono costretti a misurare le distanze. La loro storia incute rispetto, i fatturati ammirazione e, ammettiamolo, anche invidia, perché certe altezze possono dare vertigini. Capita di imbattersi in grandiosi stand a due piani, degni di set cinematografici dei colossal anni Cinquanta. Ai livelli alti si degusta vino esattamente come accade a terra, in mezzo alle piccole formiche, ma là si rasenta il soffitto e chissà che la brezza che spira appena al di sotto delle coperture dei padiglioni non aggiunga un gradevolissimo nonsoché all’esame olfattivo.</p>
<p><div id="attachment_764" style="width: 1010px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/03/Copia-di-Degustando.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-764" class="size-full wp-image-764" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/03/Copia-di-Degustando.jpg" alt="Degustando... a terra" width="1000" height="665" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/03/Copia-di-Degustando.jpg 1000w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/03/Copia-di-Degustando-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/03/Copia-di-Degustando-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a><p id="caption-attachment-764" class="wp-caption-text">Degustando&#8230; a terra</p></div></p>
<p>Stazionando di fronte a questi imponenti edifici in cartongesso, sopratutto se merlati e turriti, capita di udire nel traffico di visitatori ed espositori commenti talvolta poco lusinghieri e perfino snob. Snob in senso etimologico, ovvero di chi si avverte <i>sine nobilitate</i> rispetto a questi giganti e per autodifesa denigra chi si staglia a sì gloriose altezze. Che sia solo invidia?, viene da domandarsi. All’inizio potremmo pensare che sia semplicemente così, ma esaminando più da vicino il brulicante sottobosco delle formiche si intuisce che c’è ben altro.</p>
<p>Il fatto è che la <i>nobilitas</i> del vino si misura diversamente. Con la terra, con il suolo sul quale si ha la fortuna o la sfortuna di lavorare, e ostentare certe altezze può dare l’impressione di essersi dimenticati di questa grande verità. Le formiche lo sanno bene, e la loro terra la portano in fiera, mostrandola con orgoglio durante le degustazioni, racchiusa nelle cassette di legno per le bottiglie, o esposta in piatti e vassoi come fosse la pietanza più prestigiosa. Ed è così, è il loro tesoro più prezioso.</p>
<p><a href="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/03/manoterra.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-789" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/03/manoterra.jpg" alt="Mano terra" width="957" height="533" /></a></p>
<p>C’è chi vi mostrerà suoli più o meno sabbiosi, chi pugni di ciottoli in cui spiccano conchiglie fossili, chi addirittura racconta delle proprie vigne che allignano in sedimenti di antichissime foreste di pietra. Il valore di siffatti tesori sembra misurarsi sulla capacità drenante, di ossigenare le radici, e chi possiede minime basi di botanica ne intuisce facilmente il perché. Ma il sangue di Giove?, verrebbe da chiedersi. Avete mai provato a farlo attecchire su simili suoli? Beh, per lui dovremmo mostrare fieri la povera argilla, ma questa è tutta un&#8217;altra storia.</p>
<p>Grazie a queste piccole formiche Vinitaly è soprattutto un viaggio tra le terre d’Italia. Non abbiate timore di farvele mostrare, di sfarinarle tra i vostri polpastrelli e di annusarle. Il nettare di cui parliamo è degli dei, ma la sua anima è estremamente terrena.</p>
<p>Per chi si occupa di vinificazione è la cosa più ovvia del mondo, eppure vagando per Veronafiere si ha l’impressione che se ne stia perdendo la coscienza. La riprova è sulla facciata di uno dei padiglioni dell’esposizione. Chi ha allestito il numero 11, l’area dedicata alla Puglia, ha avvertito la necessità di sottolinearlo, quasi fosse un brand, un merito esclusivo di quella regione: “Puglia, dove la terra diventa vino”. Ma ovunque vi sia vino è perché la terra ha deciso di diventarlo, e l’uomo ha imparato ad assecondarla; non soltanto in Puglia. Giganti o formiche, si è tutti vinificatori devoti alla terra, al suolo e alla sua composizione.</p>
<p>In ogni angolo d’Italia c’è una terra che diventa vino, questo è il messaggio di Vinitaly, e ognuna è inimitabile e unica: da quarantanove anni, la fiera del vino e dei distillati di Verona ci mette davanti allo specchio per mostrarci questa nostra sconfinata e variegata bellezza. Non possiamo, non dobbiamo dimenticarlo. Ne va del nostro valore e della qualità dei nostri prodotti &#8211; ne va del nostro futuro. Potrebbe sembrare scontato ma non lo è affatto. Circa duemilacinquecento anni fa lo evidenziava Senofane, è passato un po’ di tempo da allora ma non ci sentiamo di credere in altra verità che questa: dalla terra tutto deriva. Giganti compresi.</p>
<p><div id="attachment_762" style="width: 1010px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/03/Puglia-Vinitaly.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-762" class="size-full wp-image-762" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/03/Puglia-Vinitaly.jpg" alt="...Dove la terra diventa vino" width="1000" height="561" /></a><p id="caption-attachment-762" class="wp-caption-text">&#8230;Dove la terra diventa vino</p></div></p>
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