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	<title>congiura dei pazzi | Torre a Cenaia Journal</title>
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	<description>Il blog ufficiale di Torre a Cenaia</description>
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		<title>Sangue blu come il mare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Panigada]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Jan 2019 16:03:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La grande storia è passata da qui. Sì, proprio la Storia con la S maiuscola. Quella che preferisce non lasciare tracce evidenti perché i volti, i nomi sono troppo importanti ed è meglio tacere. Ci penso spesso, quando attraverso il parco che divide Villa Valery dalla Casa Turrita, tra il Birrificio J63 e l’Osteria Pitti&#38;Friends. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La grande storia è passata da qui.<br />
Sì, proprio <strong>la Storia con la S maiuscola</strong>. Quella che preferisce non lasciare tracce evidenti perché i volti, i nomi sono troppo importanti ed è meglio tacere.<br />
Ci penso spesso, quando attraverso il parco che divide <strong>Villa Valery</strong> dalla Casa Turrita, tra il <a href="https://www.j63.it/"><strong>Birrificio J63</strong></a> e l’<a href="https://www.pittiandfriends.it/"><strong>Osteria Pitti&amp;Friends</strong></a>. E mi chiedo come sia possibile che la grande storia sia passata in un luogo come questo, all’apparenza anonimo se confrontato con le splendide città non lontane da qui, e non altrove. Perché qui? Perché proprio a Cenaja?</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-1823 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Villa-Valery.jpg" alt="" width="1280" height="852" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Villa-Valery.jpg 1280w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Villa-Valery-768x511.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Villa-Valery-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Villa-Valery-140x94.jpg 140w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Mille anni di storie</h2>
<p>Scricchiola la ghiaia candida sotto le scarpe e immagino che cosa potrebbe esserci qui, sotto ai miei piedi. Sappiamo che, certamente, vi fu <strong>l’antico cimitero</strong> della pieve di Sant’Andrea, sin dall’anno Mille. Sappiamo che, ancora più sotto, corrono i tunnel che mettevano in collegamento il borgo fortificato con il leggendario <strong>Castello di Cenaja</strong>, distrutto dai fiorentini nel Mille e Duecento e che oggi, finalmente, riusciamo almeno a ricollocare nella sua originaria posizione, nei boschi della Tenuta.<br />
Nelle sale ancora accessibili di quei sotterranei, è riemersa la straordinaria <a href="https://www.torreacenaia.it/octo/"><strong>C</strong><strong>roce delle otto beatitudini</strong></a> dei Cavalieri Giovanniti e chissà cosa altro ancora potrebbe riemergere, a oltrepassare gli accessi sigillati ad altre sale che, certamente, si aprono sotto la Villa.<br />
Ma oggi non voglio raccontare delle <a href="https://www.torreacenaianews.it/cavalieri-templari-torre-a-cenaia/">tracce dei <strong>Templari</strong></a>, né delle imprese dei <a href="https://www.torreacenaianews.it/per-non-dormire-ovvero-chi-dorme-non-piglia-pesci/"><strong>Marchesi Bartolini Salimbeni</strong></a> che ornano ancora il portale della cappella e l’ingresso della Casa, né del magnate tedesco <strong>Otto Von Flick</strong>, né del mistero del passaggio di <a href="https://www.torreacenaianews.it/santa-giulia-mistero-torre-a-cenaia/"><strong>Santa Giulia</strong></a>.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1797" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Torre_a_Cenaia.jpg" alt="" width="1500" height="993" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Torre_a_Cenaia.jpg 1500w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Torre_a_Cenaia-768x508.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Torre_a_Cenaia-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Torre_a_Cenaia-207x136.jpg 207w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Torre_a_Cenaia-140x94.jpg 140w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Oggi torno con il pensiero alle origini della moderna Torre a Cenaia e a lui, il <a href="https://www.torreacenaianews.it/robert-pitti-il-conte-di-cenaja/"><strong>Conte Robert Pitti Ferrandi</strong></a>. Ripenso al suo nome, innanzi tutto, al vezzo di mantenere quel <em>Ferrandi</em> di cui andava così fiero.<br />
All’apparenza secondo cognome a indicare la linea materna, come usa spesso in chi ha il sangue blu, è in realtà la spia di un evento, appunto, della grande Storia. Una vicenda che il Conte ha voluto appuntarsi sulla giacca del proprio nome, come una medaglia da ostentare con orgoglio al mondo intero.</p>
<p><em>Ferrandi</em> è un genitivo alla latina. Significa: “Io sono un discendente di <strong>Ferrando Pitti</strong>”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_757" style="width: 532px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-757" class="size-full wp-image-757" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/03/Robert-Pitti.jpg" alt="" width="522" height="700" /><p id="caption-attachment-757" class="wp-caption-text">Il Conte Robert Pitti</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h2>La Congiura dei Pazzi</h2>
<p>Ferrando Pitti non era un Pitti qualunque.</p>
<p>Figlio di Luca, colui che volle il celebre <strong>Palazzo Pitti</strong>, iniziato nel 1441 su disegno del Brunelleschi, Ferrando partecipò nel 1478 alla <strong>Congiura dei Pazzi</strong>, con l’esito che tutti sappiamo. Tentò inutilmente di uccidere Lorenzo il Magnifico e, per non finire sulla forca, fu costretto a fuggire da Firenze nei giorni immediatamente successivi all’attentato.</p>
<div id="attachment_1972" style="width: 760px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1972" class="size-full wp-image-1972" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Stefano-Ussi-La-Congiura-dei-Pazzi.jpg" alt="" width="750" height="511" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Stefano-Ussi-La-Congiura-dei-Pazzi.jpg 750w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Stefano-Ussi-La-Congiura-dei-Pazzi-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 750px) 100vw, 750px" /><p id="caption-attachment-1972" class="wp-caption-text">Stefano Ussi, La Congiura dei Pazzi</p></div>
<p>Finì presto in Corsica, allora isola selvaggia e rifugio di pirati e malfattori. Si arroccò sulle montagne appena a sud della capitale, la cittadella di Corte, laddove oggi sorge un piccolo centro abitato che ancora lo ricorda nel nome: Casa Pitti.</p>
<p><strong>La storia della famiglia Pitti è segnata profondamente dal “bivio” della Congiura</strong>: i vari membri della casata non la pensavano tutti alla stessa maniera. <strong>Buonaccorso</strong>, il fratello maggiore di Ferrando, restò fedele a Lorenzo ed ebbe una fortuna ben diversa, arrivando a ricoprire la carica di Ambasciatore ala corte francese.<br />
Ferrando, senza dubbio, fu il più rivoluzionario; ne seguì le tracce, pochi anni dopo, <strong>Piero</strong> <strong>Pitti</strong>, che prese anch’egli parte a una congiura ma in senso opposto: per riportare a Firenze i Medici, dopo che ne furono cacciati nel 1494. Un altro fratello di Ferrando, <strong>Iacopo Pitti</strong>, combatté a lungo contro i pisani con la carica di commissario generale; da lui discendono i Pitti più longevi, tra cui gli antichi proprietari di <strong>Pieve de Pitti</strong>. Ma anche questo ramo non è riuscito ad arrivare fino a noi: l’ultima discendente si è spenta nel 1830, sposa dei Lanfranchi di Pisa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Un Pitti speciale</h2>
<p>Per questo, per essere di fatto l’ultimo discendente della celebre casata, e non di un ramo qualunque ma del più libero e rivoluzionario, quello di Ferrando il congiurante, Il Conte Robert Pitti è andato sempre fiero del suo nome e delle sue origini.<br />
Nacque proprio qui, in questa grande casa che oggi si sgretola lentamente sotto il peso del tempo, nel 1923. <strong>Villa Valery</strong>, voluta e costruita dai suoi nonni materni, sul finire del secolo precedente: è qui che tutto è cominciato.</p>
<p><a href="https://www.torreacenaianews.it/robert-pitti-il-conte-di-cenaja/">La sua vita</a> è degna di un uomo dal sangue blu dei tempi moderni, ma è la storia della sua famiglia prima di lui, che oggi, mentre osservo la luce calda di un pomeriggio invernale che incendia la facciata della sua Villa, voglio ripercorrere. Perché è qui che si nascondono i più importanti segreti, è qui che si cela, ancora una volta, la grande Storia.</p>
<div id="attachment_756" style="width: 428px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-756" class="size-full wp-image-756" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/03/Albero-genealogico-Pitti.jpg" alt="" width="418" height="600" /><p id="caption-attachment-756" class="wp-caption-text">L&#8217;albero genealogico della famiglia Pitti</p></div>
<h2></h2>
<h2>Il fantasma della Contessa</h2>
<p>Ogni sera, dalle imposte aperte di <strong>Villa Valery</strong>, si ode il canto di un uccello notturno, un assiolo. Lo sento alle mie spalle mentre porto avanti le cose di sempre alla scrivania, e non posso fare a meno di pensare a tutti quelli che, passando di fronte a questo splendido rudere, raccontano di presenze, di sensazioni e di immagini confuse.</p>
<p>Ognuno riporta la sua versione ma tutti, in questi anni, mi hanno sempre parlato di Lei. Di una donna bruna vestita come non si usa più.<br />
C’è chi giura di averla scorta a una finestra; chi addirittura mi ha assicurato di averla vista in sogno, dopo che gli mostrai delle foto scattate all’interno della Villa. Non c’è nessuna antica dama, in quegli scatti, sono solo ritratti di ambienti in decadenza. In una di questa c’è una sedia, vuota e polverosa; è qui che sarebbe apparsa in sogno.<br />
Eppure. Eppure questa donna ritorna nelle parole di tante persone che non si sono mai incontrate, ed i suoi tratti sono simili a quelli della madre del Conte.<br />
Non credo ai fantasmi né agli spiriti, credo alla storia e ai fatti. Mi sono intrufolato più volte nella Villa, ma mai ho avuto sensazioni spiacevoli né segni che mi facessero pensare a cose bizzarre.<br />
Si vede che non ho la sensibilità, mi disse una volta un celebre comico toscano, dopo che uscì scosso dall’ufficio di fronte alla Villa perché, così diceva, vi avvertiva presenze che lo inquietavano. Gli avevo suggerito di cambiarsi lì, nell’ufficio, prima dello spettacolo, ma non ne volle sapere; dovetti trovargli un’altra stanza a tutti costi. Pensavo che mi prendesse in giro, da noto toscanaccio avvezzo alle burle, e invece era maledettamente serio.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1981 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Villa-Valery-tramonto.jpg" alt="" width="1500" height="937" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Villa-Valery-tramonto.jpg 1500w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Villa-Valery-tramonto-768x480.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Alla corte di Francia</h2>
<p>Lasciamo dunque i fantasmi e torniamo alla storia, quella del Conte Robert Pitti. Già illustre per linea paterna, appare all’improvviso eclatante non appena mettiamo ordine nel ramo materno dell’albero genealogico.</p>
<p><strong>La madre, Pauline De Bearn</strong>, nasce a Torre a Cenaia il 17 settembre 1890, dal <strong>Conte Jean De Bearn</strong> (Parigi 1852 – Bastia 1910) e dalla Contessa Antonia Valery. Il nonno materno discende da Marguerite De Choiseul Praslin (1820 – 1891) e dal <strong>Marchese di Brassac Louis Hector De Bearn</strong>.<br />
è sulla figura del bisnonno del Conte Robert Pitti, il Marchese di Brassac, che dobbiamo concentrare l’attenzione, poiché è figlio della quinta e ultima figlia della Marchesa di Croy Louise Elizabeth Félicité (1749-1832), conosciuta anche come <strong>Madame De Tourzel</strong>, dopo che andò in moglie al Marchese di Tourzel Louis Francois Bouchet.</p>
<p>La Marchesa e poi Duchessa, quintavola del Conte Robert Pitti per linea materna, è la celeberrima <strong>Governante dei figli del Re di Francia Luigi XVI e di Maria Antonietta</strong>. Gli anni in cui si trova a ricoprire questo importantissimo ruolo sono i più difficili della storia francese: dal 1789 al 1795, nel pieno della Rivoluzione.<br />
Nominata in seguito alla <strong>presa della Bastiglia</strong>, quando i membri del circolo della Regina furono costretti all’esilio inclusa l’allora governante dei figli reali, la Marchesa fu un testimone diretto del disgregarsi della corona francese e dell’<em>ancienne regime</em>. Dal trasferimento a Versailles e poi alle Tuileries, dalla prigionia nella Torre del Tempio a quella a Port Royal, la Marchesa riuscì a sopravvivere anche all’esecuzione dei reali nel 1793 e del Delfino due anni dopo; fu l’unico membro dell’entourage reale a salvarsi dalla furia dei rivoluzionari. Con la Restaurazione, tornò a corte con <strong>Carlo X di Francia</strong>, che la insignì del titolo di duchessa in omaggio alla sua strenua fedeltà alla corona.</p>
<p>Della sua vita avventurosa <strong>restano le memorie</strong>, scritte di proprio pugno e pubblicate negli ultimi anni della sua vita: sono una cronaca preziosa sui giorni della Rivoluzione, da un punto di vista davvero privilegiato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Una bellezza di zia</h2>
<p>Tornando a scendere lungo questo ramo dell’albero genealogico, ci imbattiamo in un’altra donna celebre. La sorella del nonno paterno, ovvero la zia di secondo grado del Conte Robert Pitti, è infatti una vera star dell’epoca.</p>
<p>Josephine Eleonore Marie Pauline de Galard, de Brassac, de Béarn (1825 – 1860), conosciuta come <strong>Principessa di Broglie</strong>, era nota in tutta la Francia per la propria avvenenza e per il riserbo, al punto che fu immortalata nel culmine della sua bellezza dal celeberrimo pittore <strong>Ingres</strong> tra il 1851 e il 1853.</p>
<p>Il ritratto, al <strong>Metropolitan Museum of Art</strong> di New York, affascina ancora oggi per la dolcezza dello sguardo sognante, per l’incarnato eburneo della Principessa e per la finezza dei dettagli della veste e dei gioielli, tipica della pittura dell’artista francese.</p>
<div id="attachment_1973" style="width: 1139px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1973" class="size-full wp-image-1973" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Joséphine-Éléonore-Marie-Pauline_de_Galard_de_Brassac_de_Béarn_1825–1860_Princesse_de_Broglie_BIS-ZIA_ROBERT.jpg" alt="" width="1129" height="1500" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Joséphine-Éléonore-Marie-Pauline_de_Galard_de_Brassac_de_Béarn_1825–1860_Princesse_de_Broglie_BIS-ZIA_ROBERT.jpg 1129w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Joséphine-Éléonore-Marie-Pauline_de_Galard_de_Brassac_de_Béarn_1825–1860_Princesse_de_Broglie_BIS-ZIA_ROBERT-768x1020.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1129px) 100vw, 1129px" /><p id="caption-attachment-1973" class="wp-caption-text">La Principessa di Broglie ritratta da Ingres</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h2>La croce e il giglio</h2>
<p>Uno di questi dettagli colpisce immancabilmente la nostra attenzione, memori dei tesori rimersi di recente dalla storia più antica della Tenuta.</p>
<p>Al collo della nobildonna, un pendaglio in oro riporta la <strong>croce patente</strong>: una simbologia che, attraverso i i segni del potere della corte di Francia, ci riporta direttamente alla <strong>croce ottagona</strong> rinvenuta nei sotterranei di Torre a Cenaia e alle tracce dei Cavalieri Templari.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1974 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Corci_TAC-w.jpg" alt="" width="1500" height="844" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Corci_TAC-w.jpg 1500w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Corci_TAC-w-768x432.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /><br />
Come è noto, la storia della dinastia dei Capetingi, cioè la famiglia dei reali francesi, affonda le proprie radici nel mistero e numerosi sono i rimandi alle vicende dei Cavalieri cristiani. A partire dal simbolo che più di ogni altro rappresenta la dignità reale in Francia e nell’Europa tutta: il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Giglio_(araldica)"><strong>fiordaliso</strong></a>, altresì noto come <strong>giglio reale</strong>.</p>
<p>Esattamente al di sopra della sala ipogea dove è stata rinvenuta la Croce delle Otto Beatitudini, traccia dei Cavalieri Giovanniti e, indirettamente, dei Cavalieri Templari, sorge <strong>Villa Valery</strong>. Qui è iniziata la storia che raccontiamo e, qui, sembrano intrecciarsi i segni della grande Storia a Torre a Cenaia.</p>
<p>Costruita dai De Béarn &#8211; Valery, la Villa ha visto nascere la <strong>Contessa Pauline</strong> <strong>de Bearn</strong>, madre del Conte Robert Pitti ed erede della Governante dei figli di Luigi XVI e della bellissima Principessa di Broglie.<br />
Nelle sue stanze oggi in rovina, nella polvere dell’oblio seguito al passaggio dell’ultimo inquilino, il magnate tedesco Otto Von Flick, che l’abitò ormai più di quaranta anni fa, ecco che emerge il simbolo più importante.</p>
<p>Sopravvissuto miracolosamente all’espoliazione, soltanto perché in bassorilievo su un infisso in muratura difficilmente removibile, scopriamo il più importante segno di nobiltà, la “firma” del sangue blu che ha scritto la storia, anzi la Storia, di queste terre.<br />
Proprio lui, il fiordaliso.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1975 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/giglio-villa-valery.jpg" alt="" width="1500" height="844" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/giglio-villa-valery.jpg 1500w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/giglio-villa-valery-768x432.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Di tutte queste storie, oggi, resta la memoria in chi ancora è capace di udirne la voce, resta il fascino che ne impreziosisce i luoghi, resta il segreto che si cela nei suoi simboli.<br />
Anche nei simboli più insospettabili. Come un vino all’apparenza comune ma dalle caratteristiche straordinarie, quello che puoi scoprire <a href="https://www.torreacenaia.it/storia-cenaja-vermentino/"><strong>cliccando qui</strong></a>.</p>
<p>Sarà davvero un caso, che il colore della nobiltà sia lo stesso del mare?</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1976 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Vermentino_story-w.jpg" alt="" width="1500" height="1502" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Vermentino_story-w.jpg 1500w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Vermentino_story-w-768x769.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Vermentino_story-w-160x160.jpg 160w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Vermentino_story-w-240x240.jpg 240w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Vermentino_story-w-60x60.jpg 60w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Vermentino_story-w-184x184.jpg 184w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
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		<title>Giornata Nazionale degli Alberi, vi raccontiamo un nostro albero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Panigada]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Nov 2016 12:03:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il 21 novembre si celebra la Giornata Nazionale degli Alberi, istituita come ricorrenza nazionale con una legge della Repubblica Italiana entrata in vigore nel febbraio 2013, ispirata a un’iniziativa del Ministro della Pubblica Istruzione Guido Baccelli risalente al lontano 1898. L’obiettivo è la valorizzazione dell’immenso nostro patrimonio arboreo e la formazione di una consapevolezza che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <b>21 novembre</b> si celebra la <b>Giornata Nazionale degli Alberi</b>, istituita come ricorrenza nazionale con una legge della Repubblica Italiana entrata in vigore nel febbraio 2013, ispirata a un’iniziativa del Ministro della Pubblica Istruzione <b>Guido Baccelli </b>risalente al lontano 1898.</p>
<p>L’obiettivo è la valorizzazione dell’immenso nostro patrimonio arboreo e la formazione di una consapevolezza che sappia riconoscere l’importanza fondamentale, a livello economico sociale e psicologico, di boschi e foreste. Gli alberi non sono soltanto una risorsa materiale della comunità, ma un vero e proprio rimedio ai mali di ogni giorno: <b>quando ci avviciniamo a un albero, il nostro battito cardiaco rallenta, la pressione si abbassa e le sensazioni che proviamo sono quelle positive tipiche dei luoghi che riconosciamo come “casa”</b>. Anche noi, come molti altri animali, abbiamo mosso i nostri primi passi tra le fronde degli alberi e anche se ce lo siamo dimenticati in fretta, nonostante ne siamo scesi da pochi millenni, negli anfratti più profondi del nostro cervello è ancora scritto quanto siano importanti per noi.</p>
<p>In questa giornata speciale, celebriamo anche noi i nostri alberi e vogliamo raccontarvi la storia di uno di questi. <b>Torre a Cenaia</b> è una <b>vasta area verde di 500 ettari </b>e come tale ha migliaia di alberi, di ogni specie. Tra tutti, regnano la roverella degli antichi boschi della bandita, i lecci, i pini domestici e i cipressi così tipici del <b>paesaggio toscano</b>. Nel parco attorno agli edifici dell’antico borgo di <b>Cenaja Vecchia</b>, troviamo altri alberi non autoctoni, cioè non originari di queste terre, e sono loro a narrarci le storie più interessanti.</p>
<p>Tra questi c’è un maestoso <b>Cedro del Libano</b>, i cui rami più vecchi si piegano verso terra come ad accogliere i nostri Ospiti, in un saluto a braccia aperte che sembra voler cingere chi varca l’antico cancello in ferro battuto con le iniziali di <b>Ernest Von Flick</b>, uno dei celebri proprietari della Tenuta nel XX secolo. Sotto di lui, una graziosa statua femminile, personificazione di <b>Flora</b>, mostra una ghirlanda in grembo a simboleggiare la ricchezza e la felicità che derivano dal mondo vegetale.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1416" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/11/Cedro-del-Libano-Torre-a-Cenaia.jpg" alt="cedro-del-libano-torre-a-cenaia" width="1200" height="796" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/11/Cedro-del-Libano-Torre-a-Cenaia.jpg 1200w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/11/Cedro-del-Libano-Torre-a-Cenaia-768x509.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/11/Cedro-del-Libano-Torre-a-Cenaia-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/11/Cedro-del-Libano-Torre-a-Cenaia-207x136.jpg 207w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/11/Cedro-del-Libano-Torre-a-Cenaia-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Il <b><i>Cedrus libani </i></b>è una pianta della famiglia delle Pinacee, cioè un parente stretto dei nostri pini, originario appunto delle regioni montane del Libano, di cui è diventato persino simbolo nella bandiera nazionale. Oggi, sul Monte Libano da cui si è originato, nella cosiddetta <b>Foresta dei Cedri di Dio</b> <b>Patrimonio UNESCO dell’Umanità</b>, sopravvivono soltanto pochi esemplari, ma la sua fortuna come pianta ornamentale lo ha portato letteralmente a conquistare il mondo a partire dal <b>Settecento</b>, quando i primi ricchi viaggiatori europei che raggiunsero il Vicino Oriente se ne innamorarono e vollero piantare questi pini straordinari nel bel mezzo dei loro curatissimi parchi. Divenne così ben presto il protagonista degli splendidi giardini all’inglese, che nella loro minuziosa cura dei dettagli riproducevano in realtà la meraviglia, la potenza e la maestosità degli scenari selvaggi. Il senso del <b>sublime</b>, quel sentimento tutto romantico fatto di bellezza, meraviglia, stupore e paura allo stesso tempo, è ben rappresentato dalla mole solitaria e gigantesca di questi alberi, la cui longevità supera di gran lunga i secoli. Nel nostro panorama, non c’è villa storica che non abbia nel proprio parco almeno un esemplare di Cedro del Libano: dal Settecento al Novecento, celebrato soprattutto dall’architettura <b>Liberty</b>, questo albero è divenuto un vero e proprio simbolo di ricchezza e benessere sociale.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1417" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/11/Parco-Villa-Torre-a-Cenaia.jpg" alt="parco-villa-torre-a-cenaia" width="1200" height="793" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/11/Parco-Villa-Torre-a-Cenaia.jpg 1200w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/11/Parco-Villa-Torre-a-Cenaia-768x508.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/11/Parco-Villa-Torre-a-Cenaia-207x136.jpg 207w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/11/Parco-Villa-Torre-a-Cenaia-140x94.jpg 140w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/11/Parco-Villa-Torre-a-Cenaia-430x283.jpg 430w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Con la sua <b>forma tipicamente “a candelabro”</b>, ovvero con i rami più bassi che formano un angolo di 90° gradi con il tronco e tendono poi a crescere parallelamente a questo risalendo verso la chioma, anche il nostro Cedro del Libano è un testimone di quei secoli. Fu probabilmente piantato di fronte alla Casa Turrita tra Settecento e Ottocento, quando la proprietà venne acquistata dai <b>Conti De Bearn-Valery di Corsica</b>, dopo che fu messa in vendita dai <b>Marchesi Bartolini Salimbeni</b>. Insieme ai Conti francesi giunsero anche i <b>Pitti</b>, che in Corsica si trovavano dal lontano Quattrocento, dopo il disastroso esito della <b>Congiura dei Pazzi</b> ai danni dei Medici. <b>Ferrando Pitti</b>, che ordì contro i “nuovi tiranni” della città insieme alla Famiglia dei Pazzi, fu costretto a fuggire da Firenze nel 1478 e, dopo varie peregrinazioni, si stabilì in Corsica dando vita al ramo dei <b>Pitti Ferrandi</b>, così rinominato in suo onore non senza un certo orgoglio, a memento del fatto che i Pitti non vollero piegare il capo di fronte allo strapotere dei Medici.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1418" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/11/Villa-Valery-Torre-a-Cenaia.jpg" alt="villa-valery-torre-a-cenaia" width="1200" height="822" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/11/Villa-Valery-Torre-a-Cenaia.jpg 1200w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/11/Villa-Valery-Torre-a-Cenaia-768x526.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Da oltre due secoli questa meravigliosa pianta fronteggia <b>Villa Valery</b>, costruita proprio in quel periodo di fronte alla villa-fattoria fortificata. Insieme alla grande nuova dimora in stile liberty, il Cedro del Libano è il segno del <b>nuovo gusto europeo</b> che muoveva allora i primi passi in Toscana: sempre in questo contesto, furono piantati i <b>platani</b> della piazzetta di fronte all’<b>Osteria Pitti&amp;Friends</b>, sul lato opposto della Casa Turrita. Piante ornamentali molto in voga nella Francia dell’Ottocento e anch’esse tipiche del gusto di quegli anni; esemplari della stessa età possono essere ammirati, ad esempio, sulle <b>mura di Lucca</b>: furono fatti piantare dalla sorella di Napoleone <strong>Elisa Bonaparte</strong>, che voleva fare della cittadina lucchese la sua piccola Parigi.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1419" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/11/Cedro-del-Libano.jpg" alt="cedro-del-libano" width="1200" height="868" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/11/Cedro-del-Libano.jpg 1200w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/11/Cedro-del-Libano-768x556.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/11/Cedro-del-Libano-287x208.jpg 287w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Il Cedro del Libano di Torre a Cenaia ha visto passare sotto le sue ampie fronde conti contesse e marchesi, soldati tedeschi e alleati, celebri industriali, personaggi dell’alta finanza internazionale, poveri mezzadri e ricchi proprietari terrieri. Chissà che cosa potrebbe raccontarci se avesse la parola. Rigoglioso come quando fu piantato, possente nella sua mole plasmata dai forti venti che spazzano la nostra terra, veglia e protegge le giovani donne di pietra che popolano il parco della villa e si avvicina ormai al terzo secolo di vita.</p>
<p>Oggi è anche la sua festa e noi brindiamo alla sua salute, in onore della sua storia e della maestosa eterna bellezza di cui ogni giorno ci omaggia.</p>
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		<title>Robert Pitti, il conte di Cenaja</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Panigada]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2015 13:50:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Proprio così, nella fertile valle ai piedi delle colline pisane vive ancora oggi l&#8217;eredità di un Conte, rampollo di una delle più celebri famiglie nobiliari della storia italiana. L’ultimo discendente dei Pitti, la casata fiorentina protagonista del Rinascimento, è nato e cresciuto nella Tenuta di Torre a Cenaia, l&#8217;antica Cenaja. All’epoca la tenuta apparteneva alla Contessa Pauline de Bearn, figlia [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Proprio così, nella fertile valle ai piedi delle colline pisane vive ancora oggi l&#8217;eredità di un Conte, rampollo di una delle più celebri famiglie nobiliari della storia italiana. L’ultimo discendente dei Pitti, la casata fiorentina protagonista del Rinascimento, è nato e cresciuto nella Tenuta di Torre a Cenaia, l&#8217;antica Cenaja.</p>
<div id="attachment_755" style="width: 810px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/03/Castello-di-Cenaja.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-755" class="size-full wp-image-755" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/03/Castello-di-Cenaja.jpg" alt="La Casa Turrita della Tenuta Torre a Cenaia, il cuore dell'antico borgo di Cenaja Vecchia" width="800" height="532" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/03/Castello-di-Cenaja.jpg 800w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/03/Castello-di-Cenaja-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/03/Castello-di-Cenaja-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a><p id="caption-attachment-755" class="wp-caption-text">La Casa Turrita della Tenuta Torre a Cenaia, il cuore dell&#8217;antico borgo di Cenaja Vecchia</p></div>
<p>All’epoca la tenuta apparteneva alla Contessa Pauline de Bearn, figlia dei Conti Valery di Corsica, che la amministrava insieme al marito Charles Pitti Ferrandi. Dal loro matrimonio nacque nel 1923 Robert Pitti, ultimo rampollo di una famiglia sorta otto secoli prima e i cui componenti sono stati a più riprese protagonisti della storia italiana ed europea.</p>
<p>La vicenda dei Pitti comincia alla fine del Mille e cento a Semifonte, in Valdipesa: lì i più antichi documenti attestano per la prima volta la famiglia; il capostipite è <strong>Buonsignore</strong>, un ricco proprietario terriero. Il trasferimento a Firenze e l’avvio di una manifattura di stoffe di lana permettono ai Pitti di divenire in poco tempo una delle famiglie più benestanti e influenti della città; ben presto i suoi membri iniziano a ricoprire importanti cariche politiche.</p>
<p>Tra questi si distinse <strong>Buonaccorso</strong>, mercante e scrittore dalla vita avventurosa che fu Priore, Gonfaloniere di Giustizia, Capitano di Pisa e di Pistoia, Vicario della Valdinievole, Podestà di San Gimignano e Montepulciano. Non fu soltanto un uomo di affari e di stato, ma una figura di grande cultura e, soprattutto, un viaggiatore instancabile: nella “Cronaca” ci racconta le sue vicende politiche e diplomatiche. In modo avvincente, con uno stile che ricorda la letteratura cavalleresca, narra di molti suoi viaggi intrapresi in veste di ambasciatore di Firenze. Non mancano amori avventurosi, motteggi, episodi in cui lo ritroviamo a giocare d’azzardo o coinvolto in tumultuosi scontri armati, né situazioni in cui la nobiltà dell’epoca ci appare nelle vesti scintillanti del lusso più sfrenato. Da lui inizia la storia blasonata della famiglia: l’imperatore Roberto di Wittelsbach gli concesse l’investitura nobiliare che i suoi discendenti hanno conservato sino ad oggi.</p>
<p>Il figlio di Buonaccorso, <strong>Luca</strong>, fu uno dei principali sostenitori di Cosimo de’ Medici e collaborò alla riforma costituzionale del 1458. Fu lui a dare avvio, su progetto di Brunelleschi, alla costruzione dell’edificio che ancora oggi porta il nome della famiglia: <strong>Palazzo Pitti</strong>. A lui risale anche l&#8217;attuale configurazione dello <strong>stemma araldico</strong>: originariamente composto da fasce ondate d&#8217;argento in campo nero sormontate da un rastrello rosso scempio a tre pendenti, nel 1463 vi fu aggiunta la piccola croce rossa simbolo del popolo fiorentino. In quell&#8217;anno, infatti, Luca Pitti fu armato Cavaliere del Popolo da Cosimo de Medici durante una fastosa celebrazione nel Battistero di San Giovanni per aver sventato una congiura ai suoi danni. Il rastrello a tre pendenti è anche detto <em>lambello</em> ed è la forma più nobile di brisura adottata dalla casa d&#8217;Orleans. In Italia lo ritroviamo a partire dal 1295, introdotto probabilmente da Carlo d&#8217;Angiò e attribuito ai sostenitori più meritevoli e devoti della parte guelfa dal Re di Napoli: i Pitti poterono fregiarsene con l&#8217;investitura di Buonaccorso, il quale si vide così riconoscere i numerosi meriti della propria attività di ambasciatore presso la corte di Francia e quella imperiale.</p>
<div id="attachment_756" style="width: 428px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/03/Albero-genealogico-Pitti.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-756" class="size-full wp-image-756" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/03/Albero-genealogico-Pitti.jpg" alt="L'albero genealogico della famiglia Pitti" width="418" height="600" /></a><p id="caption-attachment-756" class="wp-caption-text">L&#8217;albero genealogico della famiglia Pitti</p></div>
<p>Dopo la morte di Cosimo iniziarono i problemi per alcuni membri della casata, che si schierarono apertamente contro i Medici arrivando a partecipare a varie congiure perpetrate ai loro danni. A quella contro Piero de Medici, Luca Pitti prese parte solo in un primo momento: il duplice tradimento, di Piero da un lato e dei compagni cospiratori dall’altro, gli costò la perdita di ogni autorità politica. Ma fu con la <strong>congiura dei Pazzi</strong> del 26 aprile 1478 che la storia dei Pitti subì una svolta decisiva.</p>
<p>Ordita per destituire i signori di fatto della città, Giuliano e Lorenzo figli di Piero, la congiura prese corpo attorno ai principali oppositori dei Medici, la famiglia dei Pazzi, e sotto la regia di Papa Sisto IV Della Rovere. Come sappiamo terminò con l’uccisione di Giuliano e il ferimento di Lorenzo: quest’ultimo riuscì miracolosamente a salvarsi e, supportato da un inaspettato moto di popolo, a vendicarsi dei traditori nel giro di brevissimo tempo.</p>
<p>Tra i partecipanti alla congiura c’era anche <strong>Ferrando Pitti</strong>, il quale, dopo il disastroso esito dell’attentato ai Medici, fu costretto a fuggire da Firenze: si stabilì in Corsica, allora selvaggia isola genovese, dando così vita al ramo collaterale della famiglia che da lui prese il nome di <strong>Pitti Ferrandi</strong>, appunto i “Pitti di Ferrando”. Da quel momento il loro sangue toscano iniziò a fondersi con quello dei notabili dell&#8217;isola e, più tardi, della nobiltà francese.</p>
<p>Il destino ha voluto che il ramo fiorentino terminasse agli inizi dell’Ottocento: nel 1783, forse conscio della fine ormai prossima della famiglia, Ascanio Pitti di Firenze scrisse ai Pitti di Corsica una lettera di riconoscimento di parentela per “riunire onore a onore e decoro a decoro”. Ma pochi anni dopo i discendenti fiorentini di Buonaccorso si estingueranno lasciando ai Pitti Ferrandi l’unico testimone della gloriosa famiglia da tramandare ai posteri.</p>
<p>Per una serie di eventi accadde poi che un loro discendente tornasse a nascere e crescere in Toscana.</p>
<p>Siamo a metà Ottocento, la Tenuta di Torre a Cenaia è di proprietà dei conti Valery. Nel 1880 Marie-Antoinette Valery sposa il Conte Jean de Bearn: dalla loro unione nasce dieci anni dopo la Contessa Pauline de Bearn. Trovandosi ad amministrare la vasta tenuta, quest&#8217;ultima ne affida la gestione al Conte Charles Pitti Ferrandi: il loro incontro, nato dalla necessità, sarà ben presto destinato a mutarsi in ben altro. Si sposeranno pochi anni dopo e dal loro matrimonio nascerà il <strong>Conte Robert Pitti</strong>: è così che a Torre a Cenaia vede la luce l&#8217;ultimo discendente della nobile casata fiorentina.</p>
<p>Il suo dna è un concentrato di storia e cultura: tra i suoi antenati si annoverano i Tourville, i Laroche Foucault, i Polignac, i D&#8217;Albert, persino i fisici de Broglie e il famigerato Gastone di Foix. Nipote del Conte Biscaretti di Ruffia, tra i fondatori della Fiat, e dell&#8217;eroe di guerra Hector de Bearn, il Conte si è sempre sentito prima di tutto italiano, fiero del retaggio dei Pitti, nonostante il suo cognome venga immediatamente ricondotto al celebre palazzo fiorentino e alle sfilate di moda, che proprio lì mossero i primi passi negli anni Cinquanta: &#8220;Peccato che questo nome non sia collegato maggiormente alla storia di Firenze, e che il palazzo non venga impiegato di più per manifestazioni culturali e scientifiche e, perché no, per convegni finanziari,&#8221; ha dichiarato in una sua intervista al magazine <em>Gentleman</em>.</p>
<div id="attachment_757" style="width: 532px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/03/Robert-Pitti.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-757" class="size-full wp-image-757" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/03/Robert-Pitti.jpg" alt="Il Conte Robert Pitti" width="522" height="700" /></a><p id="caption-attachment-757" class="wp-caption-text">Il Conte Robert Pitti</p></div>
<p>Forte di un albero genealogico che non ha niente da invidiare alla più nota nobiltà europea, il Conte ha intrapreso fin da giovane una brillante carriera diplomatica, per poi trascorrere venti anni come assistente e amico, consigliere e confidente di Edmond Rothschild, uno dei più importanti membri della celebre dinastia di banchieri di Francoforte. Con lui ha condiviso anche la sua grande passione per i viaggi e il mare, partecipando a numerose gare veliche sulle prestigiose barche del magnate tedesco. Le imbarcazioni e il mare, per il quale ha nutrito un grande amore fin dall&#8217;infanzia quando trascorreva le estati a Forte dei Marmi, sono del resto uno dei migliori contesti in cui stringere relazioni d&#8217;affari!</p>
<p>Ed è proprio nel mondo della finanza internazionale che il Conte ha raggiunto i massimi livelli, arrivando a far parte del comitato organizzativo dei <em>Bildeberg meetings</em>. Lì ha potuto entrare in confidenza con finanzieri, industriali e politici del calibro di David Rockfeller, Lord Home, Alexander Haig, Giovanni Agnelli, Marcus Wallenberg, Henry Heinz, Walter Johnson, la figlia di Churchill, la regina d&#8217;Olanda, Golda Meir, Henry Kissinger, Margaret Thatcher, Giscard d&#8217;Estaing, Mitterand, Reagan.</p>
<p>Queste alte frequentazioni e i numerosi viaggi non gli hanno impedito di rimanere solidamente ancorato alle proprie origini e ai luoghi a lui più cari, prima fra tutti la Tenuta Torre a Cenaia, alla quale ha accettato di prestare nome e stemma: &#8220;Per ragioni sentimentali,&#8221; ha affermato, &#8220;visto che vi ho trascorso l&#8217;infanzia e l&#8217;adolescenza, portandomi dietro tanti ricordi felici quando, con molto rimpianto, ci trasferimmo in Francia dopo aver venduto la tenuta&#8221;. Il legame tra gli ottimi vini che si producono a Cenaia e il suo nome lo ha reso particolarmente fiero: è così infatti che un conte Pitti, seppure senza terra e soprattutto senza palazzo, si è conquistato un posto di tutto rispetto tra i tanti baroni e marchesi dell&#8217;aristocrazia toscana del vino. E, nonostante la <em>damnatio memoriae</em> attuata dai Medici a danno dei suoi antenati, il Conte ha conservato la fierezza tipica dei Pitti che ancora oggi vive nella toponomastica e nell&#8217;architettura di una delle più belle città del mondo, Firenze. In piazza Pitti, di fronte al celeberrimo palazzo, lo stemma di famiglia ha resistito ai secoli: &#8220;Sono contento che, tra tante palle medicee, sulla cantonata spicchi ancora solidissimo lo stemma dei Pitti&#8221;.</p>
<div id="attachment_758" style="width: 1010px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/03/Stemma-in-Piazza-Pitti.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-758" class="size-full wp-image-758" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/03/Stemma-in-Piazza-Pitti.jpg" alt="Lo stemma dei Pitti che ancora oggi fronteggia il celebre palazzo fiorentino" width="1000" height="665" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/03/Stemma-in-Piazza-Pitti.jpg 1000w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/03/Stemma-in-Piazza-Pitti-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/03/Stemma-in-Piazza-Pitti-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a><p id="caption-attachment-758" class="wp-caption-text">Lo stemma dei Pitti che ancora oggi fronteggia il celebre palazzo fiorentino</p></div>
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