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	<title>Tenuta | Torre a Cenaia Journal</title>
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	<description>Il blog ufficiale di Torre a Cenaia</description>
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		<title>Sangue blu come il mare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Panigada]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Jan 2019 16:03:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[La grande storia è passata da qui. Sì, proprio la Storia con la S maiuscola. Quella che preferisce non lasciare tracce evidenti perché i volti, i nomi sono troppo importanti ed è meglio tacere. Ci penso spesso, quando attraverso il parco che divide Villa Valery dalla Casa Turrita, tra il Birrificio J63 e l’Osteria Pitti&#38;Friends. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La grande storia è passata da qui.<br />
Sì, proprio <strong>la Storia con la S maiuscola</strong>. Quella che preferisce non lasciare tracce evidenti perché i volti, i nomi sono troppo importanti ed è meglio tacere.<br />
Ci penso spesso, quando attraverso il parco che divide <strong>Villa Valery</strong> dalla Casa Turrita, tra il <a href="https://www.j63.it/"><strong>Birrificio J63</strong></a> e l’<a href="https://www.pittiandfriends.it/"><strong>Osteria Pitti&amp;Friends</strong></a>. E mi chiedo come sia possibile che la grande storia sia passata in un luogo come questo, all’apparenza anonimo se confrontato con le splendide città non lontane da qui, e non altrove. Perché qui? Perché proprio a Cenaja?</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-1823 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Villa-Valery.jpg" alt="" width="1280" height="852" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Villa-Valery.jpg 1280w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Villa-Valery-768x511.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Villa-Valery-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Villa-Valery-140x94.jpg 140w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Mille anni di storie</h2>
<p>Scricchiola la ghiaia candida sotto le scarpe e immagino che cosa potrebbe esserci qui, sotto ai miei piedi. Sappiamo che, certamente, vi fu <strong>l’antico cimitero</strong> della pieve di Sant’Andrea, sin dall’anno Mille. Sappiamo che, ancora più sotto, corrono i tunnel che mettevano in collegamento il borgo fortificato con il leggendario <strong>Castello di Cenaja</strong>, distrutto dai fiorentini nel Mille e Duecento e che oggi, finalmente, riusciamo almeno a ricollocare nella sua originaria posizione, nei boschi della Tenuta.<br />
Nelle sale ancora accessibili di quei sotterranei, è riemersa la straordinaria <a href="https://www.torreacenaia.it/octo/"><strong>C</strong><strong>roce delle otto beatitudini</strong></a> dei Cavalieri Giovanniti e chissà cosa altro ancora potrebbe riemergere, a oltrepassare gli accessi sigillati ad altre sale che, certamente, si aprono sotto la Villa.<br />
Ma oggi non voglio raccontare delle <a href="https://www.torreacenaianews.it/cavalieri-templari-torre-a-cenaia/">tracce dei <strong>Templari</strong></a>, né delle imprese dei <a href="https://www.torreacenaianews.it/per-non-dormire-ovvero-chi-dorme-non-piglia-pesci/"><strong>Marchesi Bartolini Salimbeni</strong></a> che ornano ancora il portale della cappella e l’ingresso della Casa, né del magnate tedesco <strong>Otto Von Flick</strong>, né del mistero del passaggio di <a href="https://www.torreacenaianews.it/santa-giulia-mistero-torre-a-cenaia/"><strong>Santa Giulia</strong></a>.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1797" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Torre_a_Cenaia.jpg" alt="" width="1500" height="993" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Torre_a_Cenaia.jpg 1500w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Torre_a_Cenaia-768x508.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Torre_a_Cenaia-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Torre_a_Cenaia-207x136.jpg 207w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Torre_a_Cenaia-140x94.jpg 140w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Oggi torno con il pensiero alle origini della moderna Torre a Cenaia e a lui, il <a href="https://www.torreacenaianews.it/robert-pitti-il-conte-di-cenaja/"><strong>Conte Robert Pitti Ferrandi</strong></a>. Ripenso al suo nome, innanzi tutto, al vezzo di mantenere quel <em>Ferrandi</em> di cui andava così fiero.<br />
All’apparenza secondo cognome a indicare la linea materna, come usa spesso in chi ha il sangue blu, è in realtà la spia di un evento, appunto, della grande Storia. Una vicenda che il Conte ha voluto appuntarsi sulla giacca del proprio nome, come una medaglia da ostentare con orgoglio al mondo intero.</p>
<p><em>Ferrandi</em> è un genitivo alla latina. Significa: “Io sono un discendente di <strong>Ferrando Pitti</strong>”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_757" style="width: 532px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-757" class="size-full wp-image-757" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/03/Robert-Pitti.jpg" alt="" width="522" height="700" /><p id="caption-attachment-757" class="wp-caption-text">Il Conte Robert Pitti</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h2>La Congiura dei Pazzi</h2>
<p>Ferrando Pitti non era un Pitti qualunque.</p>
<p>Figlio di Luca, colui che volle il celebre <strong>Palazzo Pitti</strong>, iniziato nel 1441 su disegno del Brunelleschi, Ferrando partecipò nel 1478 alla <strong>Congiura dei Pazzi</strong>, con l’esito che tutti sappiamo. Tentò inutilmente di uccidere Lorenzo il Magnifico e, per non finire sulla forca, fu costretto a fuggire da Firenze nei giorni immediatamente successivi all’attentato.</p>
<div id="attachment_1972" style="width: 760px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1972" class="size-full wp-image-1972" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Stefano-Ussi-La-Congiura-dei-Pazzi.jpg" alt="" width="750" height="511" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Stefano-Ussi-La-Congiura-dei-Pazzi.jpg 750w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Stefano-Ussi-La-Congiura-dei-Pazzi-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 750px) 100vw, 750px" /><p id="caption-attachment-1972" class="wp-caption-text">Stefano Ussi, La Congiura dei Pazzi</p></div>
<p>Finì presto in Corsica, allora isola selvaggia e rifugio di pirati e malfattori. Si arroccò sulle montagne appena a sud della capitale, la cittadella di Corte, laddove oggi sorge un piccolo centro abitato che ancora lo ricorda nel nome: Casa Pitti.</p>
<p><strong>La storia della famiglia Pitti è segnata profondamente dal “bivio” della Congiura</strong>: i vari membri della casata non la pensavano tutti alla stessa maniera. <strong>Buonaccorso</strong>, il fratello maggiore di Ferrando, restò fedele a Lorenzo ed ebbe una fortuna ben diversa, arrivando a ricoprire la carica di Ambasciatore ala corte francese.<br />
Ferrando, senza dubbio, fu il più rivoluzionario; ne seguì le tracce, pochi anni dopo, <strong>Piero</strong> <strong>Pitti</strong>, che prese anch’egli parte a una congiura ma in senso opposto: per riportare a Firenze i Medici, dopo che ne furono cacciati nel 1494. Un altro fratello di Ferrando, <strong>Iacopo Pitti</strong>, combatté a lungo contro i pisani con la carica di commissario generale; da lui discendono i Pitti più longevi, tra cui gli antichi proprietari di <strong>Pieve de Pitti</strong>. Ma anche questo ramo non è riuscito ad arrivare fino a noi: l’ultima discendente si è spenta nel 1830, sposa dei Lanfranchi di Pisa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Un Pitti speciale</h2>
<p>Per questo, per essere di fatto l’ultimo discendente della celebre casata, e non di un ramo qualunque ma del più libero e rivoluzionario, quello di Ferrando il congiurante, Il Conte Robert Pitti è andato sempre fiero del suo nome e delle sue origini.<br />
Nacque proprio qui, in questa grande casa che oggi si sgretola lentamente sotto il peso del tempo, nel 1923. <strong>Villa Valery</strong>, voluta e costruita dai suoi nonni materni, sul finire del secolo precedente: è qui che tutto è cominciato.</p>
<p><a href="https://www.torreacenaianews.it/robert-pitti-il-conte-di-cenaja/">La sua vita</a> è degna di un uomo dal sangue blu dei tempi moderni, ma è la storia della sua famiglia prima di lui, che oggi, mentre osservo la luce calda di un pomeriggio invernale che incendia la facciata della sua Villa, voglio ripercorrere. Perché è qui che si nascondono i più importanti segreti, è qui che si cela, ancora una volta, la grande Storia.</p>
<div id="attachment_756" style="width: 428px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-756" class="size-full wp-image-756" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/03/Albero-genealogico-Pitti.jpg" alt="" width="418" height="600" /><p id="caption-attachment-756" class="wp-caption-text">L&#8217;albero genealogico della famiglia Pitti</p></div>
<h2></h2>
<h2>Il fantasma della Contessa</h2>
<p>Ogni sera, dalle imposte aperte di <strong>Villa Valery</strong>, si ode il canto di un uccello notturno, un assiolo. Lo sento alle mie spalle mentre porto avanti le cose di sempre alla scrivania, e non posso fare a meno di pensare a tutti quelli che, passando di fronte a questo splendido rudere, raccontano di presenze, di sensazioni e di immagini confuse.</p>
<p>Ognuno riporta la sua versione ma tutti, in questi anni, mi hanno sempre parlato di Lei. Di una donna bruna vestita come non si usa più.<br />
C’è chi giura di averla scorta a una finestra; chi addirittura mi ha assicurato di averla vista in sogno, dopo che gli mostrai delle foto scattate all’interno della Villa. Non c’è nessuna antica dama, in quegli scatti, sono solo ritratti di ambienti in decadenza. In una di questa c’è una sedia, vuota e polverosa; è qui che sarebbe apparsa in sogno.<br />
Eppure. Eppure questa donna ritorna nelle parole di tante persone che non si sono mai incontrate, ed i suoi tratti sono simili a quelli della madre del Conte.<br />
Non credo ai fantasmi né agli spiriti, credo alla storia e ai fatti. Mi sono intrufolato più volte nella Villa, ma mai ho avuto sensazioni spiacevoli né segni che mi facessero pensare a cose bizzarre.<br />
Si vede che non ho la sensibilità, mi disse una volta un celebre comico toscano, dopo che uscì scosso dall’ufficio di fronte alla Villa perché, così diceva, vi avvertiva presenze che lo inquietavano. Gli avevo suggerito di cambiarsi lì, nell’ufficio, prima dello spettacolo, ma non ne volle sapere; dovetti trovargli un’altra stanza a tutti costi. Pensavo che mi prendesse in giro, da noto toscanaccio avvezzo alle burle, e invece era maledettamente serio.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1981 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Villa-Valery-tramonto.jpg" alt="" width="1500" height="937" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Villa-Valery-tramonto.jpg 1500w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Villa-Valery-tramonto-768x480.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Alla corte di Francia</h2>
<p>Lasciamo dunque i fantasmi e torniamo alla storia, quella del Conte Robert Pitti. Già illustre per linea paterna, appare all’improvviso eclatante non appena mettiamo ordine nel ramo materno dell’albero genealogico.</p>
<p><strong>La madre, Pauline De Bearn</strong>, nasce a Torre a Cenaia il 17 settembre 1890, dal <strong>Conte Jean De Bearn</strong> (Parigi 1852 – Bastia 1910) e dalla Contessa Antonia Valery. Il nonno materno discende da Marguerite De Choiseul Praslin (1820 – 1891) e dal <strong>Marchese di Brassac Louis Hector De Bearn</strong>.<br />
è sulla figura del bisnonno del Conte Robert Pitti, il Marchese di Brassac, che dobbiamo concentrare l’attenzione, poiché è figlio della quinta e ultima figlia della Marchesa di Croy Louise Elizabeth Félicité (1749-1832), conosciuta anche come <strong>Madame De Tourzel</strong>, dopo che andò in moglie al Marchese di Tourzel Louis Francois Bouchet.</p>
<p>La Marchesa e poi Duchessa, quintavola del Conte Robert Pitti per linea materna, è la celeberrima <strong>Governante dei figli del Re di Francia Luigi XVI e di Maria Antonietta</strong>. Gli anni in cui si trova a ricoprire questo importantissimo ruolo sono i più difficili della storia francese: dal 1789 al 1795, nel pieno della Rivoluzione.<br />
Nominata in seguito alla <strong>presa della Bastiglia</strong>, quando i membri del circolo della Regina furono costretti all’esilio inclusa l’allora governante dei figli reali, la Marchesa fu un testimone diretto del disgregarsi della corona francese e dell’<em>ancienne regime</em>. Dal trasferimento a Versailles e poi alle Tuileries, dalla prigionia nella Torre del Tempio a quella a Port Royal, la Marchesa riuscì a sopravvivere anche all’esecuzione dei reali nel 1793 e del Delfino due anni dopo; fu l’unico membro dell’entourage reale a salvarsi dalla furia dei rivoluzionari. Con la Restaurazione, tornò a corte con <strong>Carlo X di Francia</strong>, che la insignì del titolo di duchessa in omaggio alla sua strenua fedeltà alla corona.</p>
<p>Della sua vita avventurosa <strong>restano le memorie</strong>, scritte di proprio pugno e pubblicate negli ultimi anni della sua vita: sono una cronaca preziosa sui giorni della Rivoluzione, da un punto di vista davvero privilegiato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Una bellezza di zia</h2>
<p>Tornando a scendere lungo questo ramo dell’albero genealogico, ci imbattiamo in un’altra donna celebre. La sorella del nonno paterno, ovvero la zia di secondo grado del Conte Robert Pitti, è infatti una vera star dell’epoca.</p>
<p>Josephine Eleonore Marie Pauline de Galard, de Brassac, de Béarn (1825 – 1860), conosciuta come <strong>Principessa di Broglie</strong>, era nota in tutta la Francia per la propria avvenenza e per il riserbo, al punto che fu immortalata nel culmine della sua bellezza dal celeberrimo pittore <strong>Ingres</strong> tra il 1851 e il 1853.</p>
<p>Il ritratto, al <strong>Metropolitan Museum of Art</strong> di New York, affascina ancora oggi per la dolcezza dello sguardo sognante, per l’incarnato eburneo della Principessa e per la finezza dei dettagli della veste e dei gioielli, tipica della pittura dell’artista francese.</p>
<div id="attachment_1973" style="width: 1139px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1973" class="size-full wp-image-1973" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Joséphine-Éléonore-Marie-Pauline_de_Galard_de_Brassac_de_Béarn_1825–1860_Princesse_de_Broglie_BIS-ZIA_ROBERT.jpg" alt="" width="1129" height="1500" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Joséphine-Éléonore-Marie-Pauline_de_Galard_de_Brassac_de_Béarn_1825–1860_Princesse_de_Broglie_BIS-ZIA_ROBERT.jpg 1129w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Joséphine-Éléonore-Marie-Pauline_de_Galard_de_Brassac_de_Béarn_1825–1860_Princesse_de_Broglie_BIS-ZIA_ROBERT-768x1020.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1129px) 100vw, 1129px" /><p id="caption-attachment-1973" class="wp-caption-text">La Principessa di Broglie ritratta da Ingres</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h2>La croce e il giglio</h2>
<p>Uno di questi dettagli colpisce immancabilmente la nostra attenzione, memori dei tesori rimersi di recente dalla storia più antica della Tenuta.</p>
<p>Al collo della nobildonna, un pendaglio in oro riporta la <strong>croce patente</strong>: una simbologia che, attraverso i i segni del potere della corte di Francia, ci riporta direttamente alla <strong>croce ottagona</strong> rinvenuta nei sotterranei di Torre a Cenaia e alle tracce dei Cavalieri Templari.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1974 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Corci_TAC-w.jpg" alt="" width="1500" height="844" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Corci_TAC-w.jpg 1500w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Corci_TAC-w-768x432.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /><br />
Come è noto, la storia della dinastia dei Capetingi, cioè la famiglia dei reali francesi, affonda le proprie radici nel mistero e numerosi sono i rimandi alle vicende dei Cavalieri cristiani. A partire dal simbolo che più di ogni altro rappresenta la dignità reale in Francia e nell’Europa tutta: il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Giglio_(araldica)"><strong>fiordaliso</strong></a>, altresì noto come <strong>giglio reale</strong>.</p>
<p>Esattamente al di sopra della sala ipogea dove è stata rinvenuta la Croce delle Otto Beatitudini, traccia dei Cavalieri Giovanniti e, indirettamente, dei Cavalieri Templari, sorge <strong>Villa Valery</strong>. Qui è iniziata la storia che raccontiamo e, qui, sembrano intrecciarsi i segni della grande Storia a Torre a Cenaia.</p>
<p>Costruita dai De Béarn &#8211; Valery, la Villa ha visto nascere la <strong>Contessa Pauline</strong> <strong>de Bearn</strong>, madre del Conte Robert Pitti ed erede della Governante dei figli di Luigi XVI e della bellissima Principessa di Broglie.<br />
Nelle sue stanze oggi in rovina, nella polvere dell’oblio seguito al passaggio dell’ultimo inquilino, il magnate tedesco Otto Von Flick, che l’abitò ormai più di quaranta anni fa, ecco che emerge il simbolo più importante.</p>
<p>Sopravvissuto miracolosamente all’espoliazione, soltanto perché in bassorilievo su un infisso in muratura difficilmente removibile, scopriamo il più importante segno di nobiltà, la “firma” del sangue blu che ha scritto la storia, anzi la Storia, di queste terre.<br />
Proprio lui, il fiordaliso.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1975 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/giglio-villa-valery.jpg" alt="" width="1500" height="844" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/giglio-villa-valery.jpg 1500w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/giglio-villa-valery-768x432.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Di tutte queste storie, oggi, resta la memoria in chi ancora è capace di udirne la voce, resta il fascino che ne impreziosisce i luoghi, resta il segreto che si cela nei suoi simboli.<br />
Anche nei simboli più insospettabili. Come un vino all’apparenza comune ma dalle caratteristiche straordinarie, quello che puoi scoprire <a href="https://www.torreacenaia.it/storia-cenaja-vermentino/"><strong>cliccando qui</strong></a>.</p>
<p>Sarà davvero un caso, che il colore della nobiltà sia lo stesso del mare?</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1976 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Vermentino_story-w.jpg" alt="" width="1500" height="1502" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Vermentino_story-w.jpg 1500w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Vermentino_story-w-768x769.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Vermentino_story-w-160x160.jpg 160w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Vermentino_story-w-240x240.jpg 240w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Vermentino_story-w-60x60.jpg 60w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Vermentino_story-w-184x184.jpg 184w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
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		<title>Il “re del bosco” conquista la Ristorazione Pisana: l’Osteria Pitti&#038;Friends trionfa nella XVI Edizione del celebre Premio</title>
		<link>https://www.torreacenaianews.it/osteria-pittiefriends-vince-premio-ristorazione-pisana-2018/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Panigada]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Jan 2019 11:24:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
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		<category><![CDATA[Tenuta]]></category>
		<category><![CDATA[Octo vino cavalieri templari]]></category>
		<category><![CDATA[Osteria Pitti&Friends]]></category>
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		<category><![CDATA[Premio della Ristorazione Pisana 2018]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Campazzi]]></category>
		<category><![CDATA[Torre a Cenaia Antica Tenuta Pitti]]></category>
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					<description><![CDATA[Con estrema sorpresa e grandissimo orgoglio, l’Osteria Pitti&#38;Friends si aggiudica il gradino più alto del podio nella disputa del premio culinario più atteso dell’anno nel territorio pisano, per la XVI Edizione. Già sul podio negli anni scorsi – la prima volta nel 2016, con un primo piatto che conquistò il terzo posto, e poi nell’edizione [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con estrema sorpresa e grandissimo orgoglio, l’Osteria Pitti&amp;Friends si aggiudica il gradino più alto del podio nella disputa del premio culinario più atteso dell’anno nel territorio pisano, per la XVI Edizione. Già sul podio negli anni scorsi – <a href="https://www.torreacenaianews.it/pittifriends-sul-podio-della-ristorazione-pisana/">la prima volta nel 2016</a>, con un primo piatto che conquistò il terzo posto, e poi <a href="https://www.torreacenaianews.it/ora-o-mai-piu-pittifriends-sul-podio-della-ristorazione-pisana/">nell’edizione successiva</a>, sempre al terzo posto ma con un antipasto – non era mai accaduto prima che il giovane ristorante di Torre a Cenaia fosse eletto quale <strong>miglior ristorante della provincia di Pisa</strong> dalla Commissione del “Premio della Ristorazione Pisana” organizzato da <a href="http://www.confesercentitoscananord.it/it/home/#.XDM1js9Kj_8"><strong>Confesercenti Toscana Nord</strong></a> in collaborazione con <a href="https://www.facebook.com/pages/category/Community/Pisa-Quality-Restaurant-699284713467842/"><strong>Pisa Quality Restaurants</strong></a> e con la compartecipazione della <a href="https://www.pi.camcom.it/"><strong>Camera di Commercio di Pisa</strong></a>.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1961" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/giuria-premio-ristorazione-pisana-2018.jpg" alt="" width="1500" height="999" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/giuria-premio-ristorazione-pisana-2018.jpg 1500w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/giuria-premio-ristorazione-pisana-2018-768x511.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/giuria-premio-ristorazione-pisana-2018-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/giuria-premio-ristorazione-pisana-2018-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Per il ristorante guidato da <strong>Irene Scrò</strong>, è il più importante riconoscimento. Fondata, infatti, sulla filosofia della filiera corta, ponendo la massima cura nel reperire i migliori ingredienti del territorio e cercando di reinterpretare al meglio la tradizione locale con uno sguardo al futuro, l’<a href="https://www.pittiandfriends.it/"><strong>Osteria Agricola Toscana Pitti&amp;Friends</strong></a> vede realizzarsi finalmente, grazie al Premio, la propria <em>mission</em>: parlare a e del territorio.<br />
<strong>Un territorio straordinario</strong> e generoso, le cui potenzialità sono rimaste a lungo in sordina, ma che oggi, grazie allo straordinario lavoro guidato dalla Camera di Commercio di Pisa, inizia a essere comunicato e percepito in modo più efficace e peculiare, anche all’estero, attraverso il neonato brand <strong>Terre di Pisa</strong>, nella cui rete rientra anche <a href="https://www.torreacenaia.it/"><strong>Torre a Cenaia Antica Tenuta Pitti</strong></a>.</p>
<p>E non poteva che essere un piatto nato dal territorio, a vincere l’ultima edizione del Premio.</p>
<p><strong>“Il re del bosco”</strong> ha per protagonista un fiore all’occhiello dei nostri boschi, anzi due: <strong>il cervo e il tartufo</strong>, entrambi valorizzati in un prelibatissimo piatto in pieno stile Pitti&amp;Friends.<br />
Si tratta di carrè di cervo nostrale al pistacchio su crema di patata viola al profumo di tartufo, bagnato da riduzione al vino e coulis ai lamponi.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1960" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Il-re-del-bosco-osteria-pittifriends.jpg" alt="" width="1600" height="900" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Il-re-del-bosco-osteria-pittifriends.jpg 1600w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Il-re-del-bosco-osteria-pittifriends-768x432.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>Di primaria importanza per la valutazione ai fini del Premio, l’abbinamento con il calice.<br />
Il re del bosco ha trovato il partner perfetto nell’ultimo nato della cantina di Torre a Cenaia, <a href="https://www.torreacenaia.it/octo-toscana-igp/"><strong>Octo</strong></a>.<br />
Dedicato a <a href="https://www.torreacenaia.it/octo/">una straordinaria scoperta</a> avvenuta nei sotterranei della Tenuta e, per questo, dedicato all’Ordine dei <strong>Cavalieri Templari</strong>, Octo è un blend di Cabernet Sauvignon e Syrah che si presenta con un colore rosso rubino dai riflessi corallo e le sfumature violaceee. Il profumo è intenso e peresistente, complesso, caratterizzato da sentori fruttati, in particolare mora e mirtillo, note speziate ed erbe aromatiche. Il sapore è ben strutturato, elegante, morbido all’attacco, con una progressione articolata e un finale lungo; la tessitura tannica è setosa e spessa, l’aroma di bocca speziato-fruttato.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1959" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Octo_vino-cavalieri-templari-torre-a-cenaia.jpg" alt="" width="1500" height="998" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Octo_vino-cavalieri-templari-torre-a-cenaia.jpg 1500w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Octo_vino-cavalieri-templari-torre-a-cenaia-768x511.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Octo_vino-cavalieri-templari-torre-a-cenaia-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Octo_vino-cavalieri-templari-torre-a-cenaia-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Tanti sono stati i ristoranti concorrenti e, soprattutto, quelli che si sono distinti agli occhi della Giuria, a dimostrazione dell’eccellente qualità del lavoro e dell’offerta gastronomica della provincia pisana.<br />
Siamo davvero onorati e fieri di far parte di questa straordinaria rete che è <a href="http://www.terredipisa.it/"><strong>Terre di Pisa</strong></a>, che sta dimostrando di crescere, di anno in anno, raggiungendo ottimi risultati in tempi davvero brevi. Il commento del Presidente della Giuria <strong>Stefano Campazzi</strong> è un attestato di merito che abbiamo il piacere di condividere con tutti i partecipanti:</p>
<blockquote><p>Voglio ringraziare personalmente tutti i ristoranti che hanno partecipato, per la loro professionalità, per la loro gentilezza e cortesia. È stato veramente difficile valutare e dare punteggi, perché tutti i partecipanti hanno veramente messo a dura prova la commissione, il tema di questa edizione era particolarmente complicato, difficile da interpretare, da elaborare anche nella semplicità, ma siete riusciti a stupirci tutti.</p></blockquote>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1965" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/premio-ristorazione-pisana-2018-vincitori.jpg" alt="" width="851" height="559" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/premio-ristorazione-pisana-2018-vincitori.jpg 851w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/premio-ristorazione-pisana-2018-vincitori-768x504.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/premio-ristorazione-pisana-2018-vincitori-207x136.jpg 207w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/premio-ristorazione-pisana-2018-vincitori-260x170.jpg 260w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/premio-ristorazione-pisana-2018-vincitori-430x283.jpg 430w" sizes="auto, (max-width: 851px) 100vw, 851px" /></p>
<p>La strada per il futuro è tracciata e vogliamo percorrerla insieme a tutti i ristoratori del nostro territorio con ottimismo e tanta voglia di fare.<br />
<em>Per aspera ad astra</em>, buon lavoro e buon 2019 a tutta la Ristorazione Pisana!</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Sabato 29 settembre 2018 &#8211; InCantinaJazz a Torre a Cenaia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Panigada]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Sep 2018 09:35:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Tenuta]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
		<category><![CDATA[Camera di Commercio di Pisa]]></category>
		<category><![CDATA[Cantina Jazz]]></category>
		<category><![CDATA[Emiliano Loconsolo]]></category>
		<category><![CDATA[InCantinaJazz 2018]]></category>
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					<description><![CDATA[Sabato 29 settembre 2019 19.00 &#8211; 23.30 InCantinaJazz a Torre a Cenaia Degustiamo la musica&#8230; ascoltiamo il vino! L&#8217;8° appuntamento del &#8220;Terre di Pisa Tour 2018&#8221; di Cantina Jazz arriva nella nostra cantina. Sabato 29 settembre, dalle 19 alle 23.30 circa, il quartetto guidato da Emiliano Loconsolo, grazie al contribuito dello special guest della serata, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center">Sabato 29 settembre 2019<br />
19.00 &#8211; 23.30</h3>
<h3 style="text-align: center">InCantinaJazz a Torre a Cenaia</h3>
<p style="text-align: center"><em>Degustiamo la musica&#8230; ascoltiamo il vino!</em></p>
<p style="text-align: left">
<p>L&#8217;8° appuntamento del <strong>&#8220;Terre di Pisa Tour 2018&#8221;</strong> di <a href="http://www.cantinajazz.com/"><strong>Cantina Jazz</strong></a> arriva nella nostra cantina.</p>
<p>Sabato 29 settembre, dalle 19 alle 23.30 circa, il quartetto guidato da <a href="https://www.facebook.com/emilianoloconsolo/"><strong>Emiliano Loconsolo</strong></a>, grazie al contribuito dello <em>special guest</em> della serata, il virtuoso sassofonista <strong>Dimitri Grechi Espinoza</strong>, interpreteranno i vini di Torre a Cenaia in chiave jazz, guidandoci in una degustazione multisensoriale che coinvolgerà olfatto, palato, tatto e soprattutto&#8230; orecchio!<br />
Sì, perché le affinità tra la musica e il vino sono profonde e molteplici. Il pluriennale lavoro di Cantina Jazz, progetto realizzato in collaborazione con l&#8217;Università di Pisa e la Camera di Commercio di Pisa e che quest&#8217;anno festeggia i 19 anni di attività, è una lunga storia d&#8217;amore tra queste due &#8220;forme d&#8217;arte&#8221;: la degustazione del vino e l&#8217;ascolto della musica si influenzano profondamente l&#8217;un l&#8217;altro, in un intenso dialogo emozionale inatteso e potente.</p>
<p>La serata si aprirà con un aperitivo di benvenuto a buffet degustanto le bollicine di casa, il <a href="https://www.torreacenaia.it/pitti-brut/"><strong>Pitti Brut</strong></a> Chardonnay Charmat. Ci accomodoremo poi di fronte ai musicisti, dove una sequenza di piatti (dal primo al dessert) supporterà gli abbinamenti tra i brani jazz e i vini: <a href="https://www.torreacenaia.it/cenaja-vermentino-2017-bio/"><strong>Cenaja Vermentino</strong></a> biologico 2017, <a href="https://www.torreacenaia.it/pitti-rosato/"><strong>Pitti Rosato</strong></a> biologico 2017 e <a href="https://www.torreacenaia.it/octo-toscana-igp/"><strong>Octo</strong> </a>2015.</p>
<p>Nell&#8217;occasione, presentermo per la prima volta al pubblico l&#8217;ultimo nato in casa Torre a Cenaia, il supertuscan <a href="https://www.torreacenaia.it/octo/"><strong>Octo</strong></a>. Vino in edizione limitata, è dedicato a un&#8217;importante scoperta storica avvenuta circa un anno fa nei sotterranei della Tenuta, dove un segno inciso su una pietra ci riporta nei secoli più affascinanti del Medioveo.</p>
<p>Nel piatto e nel calice, altri <em>special guest</em> renderanno l&#8217;evento ancor più unico. Il <a href="http://www.rosisalumi.it/it/"><strong>Salumificio Rosi</strong> </a>proporrà in abbinamento ai nostri vini i suoi migliori salumi, coadiuvato dall&#8217;ottimo lavoro di un altro partner speciale della serata, <strong><a href="http://www.lalbassociazione.com/pisa/catering-del-quore/">L&#8217;Alba Catering del Quore</a> di Pisa</strong>. Per chiudere in bellezza, <a href="http://www.taccola1895.com/"><strong>Taccola Liquori</strong></a> ci delizierà abbinando al dessert una delle sue creazioni.</p>
<p>Ecco qua il programma nel dettaglio, con tutti i protagonisti della serata:</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1922 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/09/inCJ-8-2018-Cenaia-poster-web2.jpg" alt="" width="1348" height="2000" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/09/inCJ-8-2018-Cenaia-poster-web2.jpg 1348w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/09/inCJ-8-2018-Cenaia-poster-web2-768x1139.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1348px) 100vw, 1348px" /></p>
<p>Per partecipare, è necessaria la prenotazione.<br />
Info e prenotazioni:  info@cantinajazz.com &#8211; +39 320 878 7288</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>I Cavalieri Templari a Torre a Cenaia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Panigada]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Sep 2018 06:08:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Portfolio]]></category>
		<category><![CDATA[Tenuta]]></category>
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		<category><![CDATA[Villa Valery]]></category>
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					<description><![CDATA[Metti un borgo dalla storia millenaria, un vasto e fertile territorio per secoli al servizio di nobili casate provenienti da tutta Europa, ville fortificate e castelli dimenticati, locali sotterranei dall’origine sconosciuta&#8230; ed ecco che le sorprese non finiscono mai! Quella dei Cavalieri Templari a Cenaja sembra una boutade come tante, un’occasione per far parlare di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Metti un borgo dalla storia millenaria, un vasto e fertile territorio per secoli al servizio di nobili casate provenienti da tutta Europa, ville fortificate e castelli dimenticati, locali sotterranei dall’origine sconosciuta&#8230; ed ecco che le sorprese non finiscono mai!</p>
<p>Quella dei Cavalieri Templari a Cenaja sembra una <em>boutade</em> come tante, un’occasione per far parlare di sé come spesso capita nel mondo del vino e non solo. Eppure, l’eredità della Storia affiora con decisione nella Tenuta e lascia sbalorditi, per primi noi stessi, con la sua evidente carica di significato, sogno, mistero.</p>
<p>Ripercorriamo insieme le tappe di questa straordinaria scoperta.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1823 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Villa-Valery.jpg" alt="" width="1280" height="852" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Villa-Valery.jpg 1280w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Villa-Valery-768x511.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Villa-Valery-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Villa-Valery-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>I sotterranei di Villa Valery</h2>
<p>Villa Valery è oggi un edificio abbandonato ricco di fascino. I <strong>Conti Valery – De Bearn</strong>, arrivati dalla Francia a cavallo <strong>tra Ottocento e Novecento</strong> dopo i Marchesi Bartolini Salimbeni, vollero subito un edificio più “signorile” in cui risiedere; l’antica villa fortificata, la “Casa Turrita” simbolo della Tenuta, con il suo aspetto seicentesco si rivelava troppo <em>agée</em> per una nobiltà di quel rango. Ecco che, su un edificio pre-esistente di cui non si ha testimonianza, nel 1879 edificarono questa splendida nuova villa, arricchendola con elementi liberty e “alla moda francese”.</p>
<p>Per far questo dovettero rinforzare le fondamenta del primo edificio: qui <strong>trovarono</strong> <strong>antiche stanze sotterranee, ricche di cunicoli</strong> che i precedenti proprietari avevano sigillato per motivi di sicurezza, con tanto di date e firme dei sovrintendenti ai lavori. Rinforzarono il solaio della nuova villa con un pilastro che piazzarono al centro della grande sala a volte e utilizzarono il vasto locale come cantina e ghiacciaia.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1675" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2017/11/Sotterranei_Torre_a_Cenaia.jpg" alt="" width="800" height="600" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2017/11/Sotterranei_Torre_a_Cenaia.jpg 800w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2017/11/Sotterranei_Torre_a_Cenaia-768x576.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>A metà Novecento, con l’abbandono della Tenuta da parte dei Conti francesi e dei Conti Pitti Ferrandi – con i quali si erano uniti – i locali sotterranei vennero abbandonati. <strong>“Il Tedesco” Otto von Flick</strong>, potente magnate che occupò Villa Valery fino agli anni Settanta, sembra non averli mai utilizzati; più probabilmente, visto l’innalzarsi della falda acquifera, fu lui a decidere di <strong>abbandonare e interrare definitivamente quei locali sotterranei</strong>, ormai inutili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>La Croce delle Otto Beatitudini</h2>
<p>È stata l’attuale proprietà, le <strong>famiglie Terzi Coppini</strong>, a rinvenire casualmente i locali sotterranei e a riportarli alla luce, scoprendo a poco a poco i tesori che celavano. Oltre a numerose iscrizioni che attestavano gli ultimi lavori di messa in sicurezza da parte dei sovrintendenti dei Marchesi Bartolini Salimbeni, ciò che più colpì fu una croce, all’apparenza “pisana”, sulla base di una grande vasca al centro della sala principale.</p>
<p>Per anni dimenticata al buio e alle acque di quelle che potevano apparire come semplici cantine sotterranee, è <a href="https://www.torreacenaianews.it/il-segno-dei-templari/">grazie a una casuale visita dell’<strong>Associazione Storico-Culturale “Il Cuore di Bartolomeo” </strong>che <strong>“la croce templare di Cenaia”</strong></a> è tornata finalmente a raccontarci una storia straordinaria, mostrandoci tutto il suo insospettabile valore.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1676 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2017/11/Croce_Otto_Beatitudini_Torre_a_Cenaia.jpg" alt="" width="800" height="588" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2017/11/Croce_Otto_Beatitudini_Torre_a_Cenaia.jpg 800w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2017/11/Croce_Otto_Beatitudini_Torre_a_Cenaia-768x564.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Allo stesso tempo, si è iniziato a capire che la <strong>fitta rete di cunicoli</strong> che si diramano da quella sala, altro non sono che un antico sistema di difesa che percorre l’intero borgo della Tenuta e non solo. Dai racconti dei più anziani e dalle testimonianze d’archivio, si è visto che uno di questi tunnel conduce a un luogo lontano circa un chilometro dalla Casa Turrita, in mezzo ai boschi di Torre a Cenaia, laddove fino al XII secolo d.C. sorgeva il <strong>Castello di Cenaja</strong>, distrutto dalle armate fiorentine e mai più ricostruito, di cui oggi possiamo intuire le tracce nella morfologia del luogo e in resti ceramici e litici che affiorano nei dintorni. Ecco che, lo si deduce facilmente, scopriamo che i locali sotterranei in cui è stata scoperta la Croce hanno, almeno, <strong>ottocento anni</strong>.<br />
Questo simbolo di epoca medievale ha in realtà origini ben più antiche. Compare già nel <strong>V secolo dopo Cristo</strong> come emblema dei <strong>Nestoriani</strong> e, in occidente, poco dopo è assunta nel vessillo degli <strong>Amalfitani</strong> che la incisero perfino nelle loro monete, il tarì. Questi fondarono un ospedale a <strong>Gerusalemme</strong> nel 1023, proprio dove ritroviamo, appena due anni dopo, l&#8217;Ordinde degli Ospitalieri di San Giovanni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>I Giovanniti</h2>
<p><strong>La Croce è detta delle Otto Beatitudini</strong> perché simboleggiava, nella prima fase, le otto beatitudini elencate da Gesù nel “Discorso della Montagna”, come riportato dal Vangelo di Matteo. Nel corso del tempo, fu adottata come emblema da vari ordini cavallereschi, che ne ampliarono i significati simbolici.</p>
<p>In particolare, i <strong>Cavalieri Templari</strong>, che impiegarono questo simbolo perfino come chiave per il proprio alfabeto segreto, prima di adottare la Croce Patente nel 1139, trasfigurarono le beatitudini in <strong>virtù</strong> che ogni loro adepto doveva dimostrare e perseguire: spiritualità, semplicità, umiltà, compassione, giustizia, misericordia, sincerità, sopportazione. Con il passare dei secoli, i vari “usi” simbolici modificarono a poco a poco la forma della croce: gli angoli si fecero più acuti, assunse diversi colori a seconda degli Ordini; nella “variante pisana”, infine, le sfere alle sue estremità passarono da otto a dodici.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1824 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Croce-Cavalieri-Templari.jpg" alt="" width="875" height="1280" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Croce-Cavalieri-Templari.jpg 875w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Croce-Cavalieri-Templari-768x1123.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 875px) 100vw, 875px" /></p>
<p>È proprio grazie alla forma, che possiamo attribuire con certezza la croce incisa nei sotterranei di Torre a Cenaia all’ordine dei <strong>Giovanniti</strong>, ovvero i <strong>Cavalieri Ospitalieri di San Giovanni</strong>. Si tratta di un antico Ordine inizialmente preposto a gestire l’<em>hospitale</em> che, dal 600 dopo Cristo al XIV secolo, prestava ricovero e assistenza ai pellegrini cristiani prima, ai combattenti crociati poi, a <strong>Gerusalemme</strong>. Da iniziale comunità monastica benedettina dedita all’accoglienza, originatasi da un gruppo di coloni amalfitani, con la riconquista dei musulmani della Terrasanta, i Giovanniti furono costretti ad assumere la difesa militare dei malati, dei pellegrini e dei territori sottratti in precedenza dai Crociati ai musulmani.<br />
Con la perdita di Gerusalemme, i Giovanniti traslocarono dapprima a Rodi, nel 1310, poi a Malta: dal 1530, l’Ordine dei <strong>Cavalieri di Malta</strong> è impegnato in missioni a carattere umanitario. Oggi <strong>Sovrano Militare Ordine di Malta</strong>, è l’unico ordine cavalleresco riconosciuto in 80 stati, gode di un governo proprio e di un “osservatore” presso le Nazioni Unite. Insieme all&#8217;<strong>Ordine dei Cavalieri di San Lazzaro</strong>, l&#8217;Ordine di Malta utilizza ancora oggi una croce delle Otto Beatitudini nel proprio vessillo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Perché proprio a <em>Cenaja</em>?</h2>
<p>Non è semplice rispondere, ma i tasselli del puzzle che andiamo via via raccogliendo ci aiutano a capire che cosa può essere accaduto in queste terre molti secoli fa.<br />
I Giovanniti, di cui è incontestabile la presenza testimoniata dalla croce nei sotterranei della Tenuta, non si occupavano della gestione di grandi proprietà terriere. Come abbiamo visto, era un ordine preposto alla cura e alla difesa dei cristiani in Terrasanta. Ma, dopo il 1312, fu costretto a rivedere drasticamente le proprie funzioni.</p>
<p>Quell’anno, infatti, su sospeso l’Ordine dei <strong>Cavalieri del Tempio</strong>, i famigerati “<strong>Templari</strong>” attivi in Terrasanta a partire dalla Prima Crociata. La loro fama è al pari del mistero circa le reali ragioni della loro soppressione, sancita dal Concilio di Vienne. Quel che è certo, è che <strong>tutti i loro beni furono trasferiti, nel 1312, all’Ordine degli Ospitalieri di San Giovanni</strong>.</p>
<p>È dunque ragionevole credere, considerato il contributo di Pisa e del suo territorio alle crociate, che <strong>le terre allora pertinenti al borgo di <em>Cenaja</em> contribuissero all’economia della città e quindi anche al sostentamento delle missioni in Terrasanta</strong>. Ciò non deve stupire: basti pensare all’importanza che i Cavalieri di Malta rivestono ancora oggi nella città toscana.</p>
<p>Ma cerchiamo di capire meglio perché proprio l’antica <em>Cenaja</em> potesse rivestire un ruolo chiave in tutto questo.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1797 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Torre_a_Cenaia.jpg" alt="" width="1500" height="993" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Torre_a_Cenaia.jpg 1500w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Torre_a_Cenaia-768x508.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Torre_a_Cenaia-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Torre_a_Cenaia-207x136.jpg 207w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Torre_a_Cenaia-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><em>Cenaja</em> “precettoria” templare</h2>
<p><strong>Vari elementi ci fanno pensare che Torre a Cenaia sia stata in passato una precettoria Templare e poi Giovannita</strong>. La posizione strategica e la vicinanza all’antico porto di Pisa e alla città stessa, la morfologia e la geografia del territorio, le arterie stradali che lo attraversavano, la presenza di un’antichissima chiesa intitolata a Sant’Andrea, santo notoriamente legato a questi ordini cavallereschi.</p>
<h3>Ma che cos’è una “precettoria”?</h3>
<p>Si tratta di una vasta tenuta agricola, gestita per lo più da ordini religiosi e strutturata attorno a una chiesa o un’abbazia, comprensiva di vari edifici con funzioni di ospedale, foresteria e stoccaggio di prodotti agricoli. A una precettoria spettavano ampi appezzamenti agricoli con boschi, laghi, canali e peschiere, orti con erbe officinali e curative; oltre a garantire la sussistenza a chi le abitava, queste “tenute agricole” dovevano contribuire all’economia della diocesi o del distretto cui appartenevano.</p>
<p><strong>I Templari, a differenza dei Giovanniti, acquisivano proprietà terriere, spesso grazie a donazioni, che sfruttavano per finanziare le proprie missioni in Terrasanta</strong>. È il caso, ad esempio, delle aziende agricole di Baguy, dei monti d&#8217;Arrée in Bretagna, di Payns in Champagne, del Lazare e della Spagna: proprietà che dovevano destinare un terzo delle rendite alla Guerra Santa e al mantenimento dei Fratelli Templari sparsi per l’Europa. Grazie a pratiche agricole razionali e all’avanguardia e a un’accurata gestione di vasti beni fondiari, riuscirono così a procurarsi ingenti guadagni.</p>
<p><strong>I Templari erano inoltre maestri nel bonificare zone paludose</strong>. Dagli Statuti Pisani sappiamo che, almeno fino al 1276, anno in cui iniziarono i lavori di ingegneria idraulica destinati allo scavo del fosso Arnonico o “della Guerra”, <strong>le paludi di Cenaja</strong> impedivano di sfruttare a dovere l’elevato potenziale di queste terre. È dunque molto probabile che una delle ragioni per cui la Tenuta fu affidata alla gestione templare fosse proprio l’urgente bisogno di contrastare l’avanzata delle paludi, da cui si salvava poco più dell’odierno borgo fortificato, ubicato in posizione sopraelevata rispetto alla campagna circostante.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1825 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Lago_Torre_a_Cenaia.jpg" alt="" width="1280" height="728" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Lago_Torre_a_Cenaia.jpg 1280w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Lago_Torre_a_Cenaia-768x437.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p><strong>Spesso i Templari ricevevano estensioni di terre, originariamente di poco valore, quali acquitrini e lande incolte, con il preciso compito di trasformarle in fondi redditizi</strong>, grazie alle loro competenze altamente specializzate. In questo modo riuscivano a bonificare paludi e trasformare gli acquitrini in stagni per l’allevamento di pesci, cibo da loro particolarmente utilizzato, sia fresco che affumicato.</p>
<p>Tutte queste considerazioni ci portano a pensare che anche<strong> l’antica Torre a Cenaia fu una delle tante proprietà agricole dei Giovanniti, che acquisirono dai Cavalieri Templari dopo il 2 maggio 1312</strong>, come stabilito dalla bolla papale <em>Ad providam</em>.</p>
<p>La Croce delle Otto Beatitudini celata nei sotterranei della Tenuta non è altro che la traccia di questa storia straordinaria, che oggi ti raccontiamo con orgoglio attraverso un nuovo vino: <a href="http://www.torreacenaia.it/octo/"><strong>Octo</strong></a>. È con onore che possiamo affidarti questo testimone di Verità e Virtù, simbolo della nostra Storia più gloriosa e sigillo di una conoscenza superiore.</p>
<p><em>Non nobis Domine, non nobis, sed nomini tuo da gloriam</em>.<br />
Salute!</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1826 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Octo_Torre-a-Cenaia.jpg" alt="" width="1280" height="852" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Octo_Torre-a-Cenaia.jpg 1280w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Octo_Torre-a-Cenaia-768x511.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Octo_Torre-a-Cenaia-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Octo_Torre-a-Cenaia-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
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		<title>La bicicletta, storia di un drink su due ruote</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Panigada]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Aug 2018 15:17:10 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Tenuta]]></category>
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					<description><![CDATA[Il nome dovrebbe funzionare come la scritta sui pacchetti delle sigarette: non metterti alla guida dopo aver bevuto, soprattutto se viaggi su due ruote. Pare infatti che questo cocktail, traditore per quanto è beverino, sia nato intorno agli anni Venti, quando le automobili erano un lusso e i più andavano al bar del paese in [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il nome dovrebbe funzionare come la scritta sui pacchetti delle sigarette: non metterti alla guida dopo aver bevuto, soprattutto se viaggi su due ruote.<br />
</strong>Pare infatti che questo cocktail, traditore per quanto è beverino, sia nato intorno agli <strong>anni Venti</strong>, quando le automobili erano un lusso e i più andavano <strong>al bar del paese in bicicletta</strong>, ogni volta che potevano. Dopo essersi scolati un paio di questi bicchieri, tornare a casa in bici era una vera impresa: toccava rassegnarsi a portarla a mano, pena lo sbandare a destra e a manca rischiando di infilarsi in fossi o giù dai poggi, tagliando la strada al malcapitato di turno o, peggio ancora, abbracciando alberi e centrando i muri del vicinato.</p>
<div id="attachment_1909" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1909" class="wp-image-1909 size-full" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Amerigo-bicicletta.jpg" alt="" width="480" height="387" /><p id="caption-attachment-1909" class="wp-caption-text">Lo spassoso Merigo di Panariello sa cosa vuol dire mettersi su due ruote dopo aver bevuto&#8230;!</p></div>
<p>Originatosi, come molti altri cocktail più blasonati, nel Nord Italia, ha riscontrato un gran successo un po’ in tutto lo stivale e soprattutto in<strong> Sardegna</strong>, dove si è contraddistinto per l’aggiunta di <strong>Vernaccia</strong> o <a href="https://www.torreacenaianews.it/lungo-viaggio-vermentino/"><strong>Vermentino</strong></a> ed è entrato a pieno diritto nell’empireo dei drink estivi. Oggi è tornato alla ribalta ed è un cocktail molto apprezzato sia dai turisti, che affollano in estate il Bel Paese, sia dal pubblico femminile, che lo adora soprattutto nella variante con abbondante aggiunta di soda.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1907" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Bicicletta.jpg" alt="" width="1000" height="660" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Bicicletta.jpg 1000w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Bicicletta-768x507.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Bicicletta-207x136.jpg 207w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Bicicletta-430x283.jpg 430w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<h2>Come si prepara?</h2>
<p>Tenendo fede alla tradizione secolare del nostro territorio e alla vocazione ai bianchi di <a href="http://www.torreacenaia.it/">Torre a Cenaia</a>, ti proponiamo la versione a base di vino vermentino, che puoi sostituire a piacimento con un altro vino bianco secco fermo. Per rendere ancor più “pericoloso” il drink – ricordiamoci che chi beve non guida, nemmeno la bicicletta! – osiamo con il <a href="http://www.torreacenaia.it/cenaja-vermentino-2017-bio/"><strong>Cenaja Vermentino 2017 biologico</strong></a>, il suadente <em>cru</em> della Tenuta, per aggiungere un piccolo tocco  in più di aromatica dolcezza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ingredienti:</strong></p>
<p>50 ml di Campari</p>
<p>50 ml di Cenaja Vermentino</p>
<p>Soda<br />
Una fetta d’arancia o di limone</p>
<p>Ghiaccio</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Preparazione</strong></p>
<p>È semplicissima! Colma un bicchiere da vino bianco con ghiaccio, versa il Campari, il Vermentino e la soda e mescola il tutto con un <em>bar spoon</em>, guarnisci con una fetta d’arancia o di limone… e non ti resta che bere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>In bici… per Cenaja</h2>
<p>Non poteva certo mancare una versione <em>local</em> della biciletta in <a href="https://www.piazzettapitti.it/"><strong>Piazzetta Pitti</strong></a>, il nuovo <em>wine garden</em> di Torre a Cenaia, aperto tutte le sere dal martedì alla domenica, dalle 19 alle 22, nell’antico borgo della Tenuta.</p>
<p>Oltre all’aggiunta del <strong>Cenaja Vermentino 207 biologico</strong>, il nostro barman ha selezionato un’alternativa 100% <em>made in Tuscany</em> del campari, ovvero il <strong>Bitter Santoni</strong>, prodotto da un celebre liquorificio artigianale di eccellenza di Chianciano Terme, <a href="http://www.santonitoscana.it/index.php">Gabriello Santoni</a>. Lo <strong>sciroppo di violetta</strong> e i <strong>fiori di campo </strong>aggiungono inoltre eleganti e fresche note floreali, particolarmente adatte a una bevuta estiva come la bicicletta… in giro per la campagna di Cenaja!</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1908" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Puoring-vermentino.jpg" alt="" width="1280" height="800" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Puoring-vermentino.jpg 1280w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Puoring-vermentino-768x480.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
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		<title>Al via &#8220;Terre di Pisa tour 2018 &#8211; inCantina Jazz&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Panigada]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Jul 2018 14:31:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Portfolio]]></category>
		<category><![CDATA[Tenuta]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
		<category><![CDATA[Camera di Commercio di Pisa]]></category>
		<category><![CDATA[Cantina Jazz]]></category>
		<category><![CDATA[Emiliano Loconsolo]]></category>
		<category><![CDATA[InCantina Jazz]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Marangoni]]></category>
		<category><![CDATA[Terre di Pisa]]></category>
		<category><![CDATA[Valter Tamburini]]></category>
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					<description><![CDATA[Al via il ricco calendario di eventi “Terre di Pisa tour 2018 &#8211; inCantina Jazz” che, dal 15 luglio al 17 novembre, attraverso 10 serate andrà alla scoperta delle cantine pisane interpretandone in chiave jazz i migliori vini. Si è tenuta questa mattina alla Camera di Commercio di Pisa la conferenza stampa di presentazione del [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Al via il ricco calendario di eventi <strong>“Terre di Pisa tour 2018 &#8211; inCantina Jazz” </strong>che, dal 15 luglio al 17 novembre, attraverso 10 serate andrà alla scoperta delle cantine pisane interpretandone in chiave jazz i migliori vini.</p>
<p>Si è tenuta questa mattina alla Camera di Commercio di Pisa la conferenza stampa di presentazione del progetto. Il presidente <strong>Valter Tamburini</strong> ha sottolineato l’importanza di queste attività nel promuovere il nuovo brand <a href="http://www.terredipisa.it/"><strong>“Terre di Pisa”</strong></a>, al fine di comunicare i punti forti della provincia pisana coinvolgendo il target di riferimento del prodotto turistico. Un turismo locale ma anche internazionale, che finalmente inizia a conoscere e a esperire, anche grazie a queste importanti iniziative, la ricchezza delle “Terre di Pisa”: non solo la torre, ma una fitta rete di realtà di eccellenza che rendono il territorio pisano uno straordinario <em>unicum</em> tutto da vivere e da… bere.</p>
<p>Il focus di oggi è infatti sul nettare di Bacco, o meglio: sul <strong>profondo legame tra la degustazione del vino e la musica</strong>. Dal 2001, Cantina Jazz ha fatto proprie le istanze di importanti studi che dimostrano come l’ascolto della musica influenzi la percezione gustativa e dunque anche l’esperienza del gustarsi un calice di vino. Non tutti i suoni, non tutti i brani, come non tutti i piatti, possono abbinarsi a un determinato vitigno, a un blend, a un’etichetta! Facile a dirsi, un po’ meno a farsi.<strong> Roberto Marangoni</strong>, fondatore, coordinatore e noto presentatore di Cantina Jazz, ci spiega la lunga preparazione necessaria a ogni serata. Soltanto attraverso una lunga ricerca, supportata da docenti della facoltà di Agraria dell’<strong>Università di Pisa</strong>, è possibile “degustare la musica, ascoltare il vino”, come dichiara il loro motto, cioè scoprire i migliori abbinamenti tra brani jazz e calici</p>
<p>È così che, <strong>da ben 17 anni </strong>– <a href="http://www.cantinajazz.com/">Cantina Jazz</a> si avvicina ormai alla maggiore età e c’è chi esclama fra le risate che a breve “potrà finalmente bere” –, i musicisti guidati dal direttore artistico <strong>Emiliano Loconsolo</strong> percorrono con successo l’affascinante confine, psicologico e sensoriale, tra vino e musica, sperimentando volentieri accostamenti arditi ma sempre vincenti.</p>
<p>Ad accompagnare turisti e appassionati in questa esperienza multisensoriale sarà un <strong>quintetto</strong>, i cui elementi saranno scelti di volta in volta da Emiliano. Per ogni appuntamento, uno <strong>“special guest”</strong> arricchirà le voci, o meglio i fiati, della serata: questa edizione si contraddistingue infatti per il contributo di noti musicisti nazionali e internazionali, oltre a quello dei virtuosi artisti che in tutti questi anni hanno animato i palchi di Cantina Jazz.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1833" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/InCantina-Jazz.jpg" alt="" width="1500" height="1114" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/InCantina-Jazz.jpg 1500w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/InCantina-Jazz-768x570.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<h3>Come si svolge “Terre di Pisa tour 2018 &#8211; inCantina Jazz”?</h3>
<p>Le serate saranno realizzate nel formato di una <strong>cena</strong> o di un <strong>buffet</strong>, a seconda delle aziende ospitanti. Inizieranno alle 19 con con le visite guidate alle cantine, per proseguire dalle 20 alle 22.30 con lo spettacolo. La presentazione di tutti gli eventi sarà in italiano e in inglese per coinvolgere anche il pubblico straniero; il costo del biglietto è di 28 euro per la serata con buffet e di 40 euro per le serate con cena.<br />
Queste le date del <strong>programma 2018,</strong> nelle quali non poteva mancare anche <strong>Torre a Cenaia</strong>:</p>
<p>Dom. 15 luglio – Fattoria Uccelliera (Fauglia) – Nico Gori (sassofoni, clarinetto)<br />
Dom. 29 luglio – Azienda Agricola Castelvecchio (Terricciola) – Moraldo Marcheschi (sassofoni)<br />
Dom. 5 agosto – Fattoria Fibbiano (Terricciola) – Renzo Telloli (sassofoni)<br />
Ven. 10 agosto – Usiglian del Vescovo (Palaia) – Andrea Tofanelli (tromba)<br />
Dom. 19 agosto – Tenuta Podernovo (Terricciola) – Nico Gori (sassofoni, clarinetto)<br />
Sab. 25 agosto – Pieve de’ Pitti (Terricciola) – Federico Bertelli (armonica)<br />
Sab. 1 settembre – Le Palaie (Peccioli) – Fabrizio Desideri (sassofoni, clarinetto)<br />
Sab. 29 settembre – Torre a Cenaia (Crespina Lorenzana) – Dimitri Grechi Espinosa (sassofoni)<br />
Sab. 13 ottobre – Badia di Morrona (Terricciola) – Andrea Tofanelli (tromba)<br />
Sab. 17 novembre – Podere La Chiesa (Terricciola) – Nico Gori (sassofoni, clarinetto)</p>
<p>Per i dettagli sul programma si rimanda al sito web di Cantina Jazz<br />
Info e prenotazioni: <a href="mailto:info@cantinajazz.com">info@cantinajazz.com</a> – 320 878 7288</p>
<p>Alla salute, e buon Jazz a tutti!</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1832 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Programma-Cantina_Jazz-18.jpg" alt="" width="819" height="1200" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Programma-Cantina_Jazz-18.jpg 819w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Programma-Cantina_Jazz-18-768x1125.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 819px) 100vw, 819px" /></p>
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		<title>Sabato 9 giugno 2018 &#8211; Arriva a Torre a Cenaia il Blogging Breakfast di Trippando</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Panigada]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Jun 2018 13:57:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Tenuta]]></category>
		<category><![CDATA[Blogging Breakfast]]></category>
		<category><![CDATA[Torre a Cenaia]]></category>
		<category><![CDATA[Trippando]]></category>
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					<description><![CDATA[Sabato 9 giugno i blogger toscani si danno appuntamento a Torre a Cenaia per una colazione all’insegna del network e della formazione. Ivana Cerato, archeologa e event creator, parlerà del buon uso di Twitter. Dopo la grande inaugurazione di martedì scorso della Piazzetta Pitti, garden per gli aperitivi all’aperto, il 9 giugno arriva alla tenuta [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><i>Sabato 9 giugno i blogger toscani si danno appuntamento a Torre a Cenaia per una colazione all’insegna del network e della formazione. Ivana Cerato, archeologa e event creator, parlerà del buon uso di Twitter.</i></em></p>
<p>Dopo la grande inaugurazione di martedì scorso della Piazzetta Pitti, garden per gli aperitivi all’aperto, il 9 giugno arriva alla tenuta di Torre a Cenaia il Blogging Breakfast, l’appuntamento mensile per i blogger, toscani e non solo, ideato da Silvia Ceriegi, animatrice del portale <a href="https://www.trippando.it/">Trippando</a>.</p>
<p>“I Blogging Breakfast – spiega la Ceriegi – sono mattinate conviviali in cui blogger dei più disparati argomenti si riuniscono per confrontarsi e crescere insieme”. Avviati ad ottobre 2017, i Blogging Breakfast hanno girato varie città della Toscana, tra network e formazione; ogni volta c’è un ospite diverso e stavolta è il turno di Ivana Cerato, pisana d’adozione, archeologa, event creator e curatrice del blog <a href="https://www.stairwaytoevent.com/rctesting/?page_id=533">Stairwaytoevent</a>, che darà consigli ai presenti sul buon uso di Twitter, riportando la propria esperienza durante la Museum Week.</p>
<p><strong>Silvia Ceriegi</strong> , autrice anche del libro “Pillole di Blogging”, organizza anche corsi per chi vuole aprire un blog o vuole monetizzarlo e sta lavorando all’organizzazione di un blogging camp, il primo in Italia, previsto per il 22 settembre a Camaiore.</p>
<p>Per avere altre informazioni sui Blogging Breakfast e per aderire si può contattare Silvia Ceriegi per telefono (328.0161268) o per email (<u><a href="mailto:silviaceriegi@gmail.com">silviaceriegi@gmail.com</a></u> oppure <u><a href="mailto:silvia@trippando.it">silvia@trippando.it</a></u> o consultare la pagina <u><a href="http://www.trippando.it/blogging-breakfast-colazione-network-blogger/">http://www.trippando.it/blogging-breakfast-colazione-network-blogger/</a></u>)</p>
<div id="attachment_1813" style="width: 568px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1813" class="size-full wp-image-1813" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/06/Silvia-Ceriegi.jpg" alt="" width="558" height="507" /><p id="caption-attachment-1813" class="wp-caption-text">Silvia Ceriegi alias Trippando</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><b>Silvia Ceriegi</b></strong></p>
<p><em><i>Chemist<br />
</i></em><em><i>Travel Blogger<br />
</i></em><em><i>Community Manager<br />
</i></em>Phone: +39 328 0161268<br />
My blogs:<br />
<a href="http://www.trippando.it">www.trippando.it</a></p>
<p><a href="http://www.mammaciporti.it">www.mammaciporti.it</a></p>
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		<title>Santa Giulia, mistero a Torre a Cenaia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Panigada]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 May 2018 07:00:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Portfolio]]></category>
		<category><![CDATA[Tenuta]]></category>
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		<category><![CDATA[Santa Giulia Corsica]]></category>
		<category><![CDATA[Santa Giulia Livorno]]></category>
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					<description><![CDATA[Sulla facciata della Cappella di Sant’Andrea a Torre a Cenaia, si conserva una misteriosa lapide intitolata a Santa Giulia. Che cosa ha a che fare la grande Tenuta cenaiese con la giovane martire? Perché, proprio qui, si è voluta lasciare una traccia della storia della Santa?]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sulla facciata della Cappella di Sant’Andrea a<strong> Torre a Cenaia</strong>, si conserva una misteriosa lapide intitolata a <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Giulia_di_Corsica"><strong>Santa Giulia</strong></a>. Che cosa ha a che fare la grande Tenuta cenaiese con la giovane martire? Perché, proprio qui, si è voluta lasciare una traccia della storia della Santa?</p>
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<p>&nbsp;</p>
<h3>La lapide di Santa Giulia a Torre a Cenaia</h3>
<p>La <strong>Cappella dedicata a Sant’Andrea</strong>, oggi un tutt’uno con la Casa Turrita di Torre a Cenaia, è attestata per la prima volta in un atto notarile del <strong>1068</strong>, dove si annotavano alcune donazioni alla piccola pieve cenaiese, che all’epoca risultava annessa a quelle di Miliano e Leccia sotto la cura della Chiesa di San Michele di Crespina. Della veste originaria non sopravvive più niente, l’attuale impostazione è dovuta ai <strong>Marchesi Bartolini Salimbeni</strong>, proprietari della Tenuta dal XVI al XIX secolo: evidenti tracce della loro “mano” sono gli elementi barocchi (il timpano tagliato dal fregio IHS sul portale all’esterno, la tela alle spalle dell’altare all’interno) e le insegne ai lati dell’altare, che fanno il paio con il leone rampante sull’ingresso della Casa Turrita.</p>
<p>Sulla sua facciata della cappella, tutt’oggi si conserva una lapide settecentesca che fa riferimento, tra gli altri fatti, a Santa Giulia e a un miracolo del 762 d.C.:</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1795 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Lapide-Santa-Giulia-TAC.jpg" alt="" width="1500" height="985" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Lapide-Santa-Giulia-TAC.jpg 1500w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Lapide-Santa-Giulia-TAC-768x504.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Lapide-Santa-Giulia-TAC-207x136.jpg 207w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Lapide-Santa-Giulia-TAC-260x170.jpg 260w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Lapide-Santa-Giulia-TAC-430x283.jpg 430w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<blockquote><p><em>D.O.M. Vetustissima Confraternitas ab antiqui Liburni portus colonis divinissimi corporis D.N. J Christi gloriae et attuali obsequio aedificata, ex miraculo hic D. Juliam de anno 762 in Matrem et Patronam elegit, ejusdem venerabile nomen sibi in titulo adjicendo, quapropter idem SS. Sacramenti et Juliae Confratres, qui de anno 1603 eorum sacro insituto continuato ad alium novum Oratorium migrarunt, hoc antiquitatis eorum insigne monumentum una cum dono contigua instauraverunt, anno ab incarnatione D. N. 1721. Antonio Pons gubernatore, Francisco Damiani et Josepho Maria Leone consiliariis praedictae Confraternitatis representantibus</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A Dio Ottimo Massimo</p>
<p>Antichissima confraternita, costruita in origine presso il porto della colonia di Livorno in osservanza al santissimo corpo di Nostro Signore Gesù Cristo, qui dedicata alla Madre e Patrona Santa Giulia per il miracolo avvenuto nell’anno 762, nominandosi con lo stesso nome venerabile, e i relativi Confratelli del Santissimo Sacramento e di Santa Giulia, i quali nell’anno 1603 dal loro sacro Istituto si trasferirono al nuovo Oratorio, che rinnovarono come segno e testimonianza della propria ininterrotta tradizione gra-zie alle offerte, nell’anno 1721 dall’incarnazione di Nostro Signore.</p>
<p>Antonio Pons. Governatore, Francesco Damiani e Giuseppe Maria Leone consiglieri rappresentanti della suddetta Confraternita</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si ritiene che questa lapide sia l’originale – di cui oggi si conserva una copia nella sacrestia di <a href="http://www.santagiulia.org/">Santa Giulia a Livorno</a> – posta nel 1721 sulla porta dell’<strong>Oratorio di Santa Giulina</strong>, dopo che fu restaurato nell’antica sede presso il porto in via Sant’Antonio.</p>
<p>Le origini della confraternita di cui ci narra l’iscrizione sono da ricercare nella cala di Liburnia – il nucleo originario di Livorno – dove sorse come una fraternita devozionale di laici, riuniti con lo scopo di curare le pratiche inerenti al culto eucaristico e giuliano. <strong>Le prime testimonianze del culto di Santa Giulia presso il “Porto Pisano” risalgono al IX secolo</strong>, quando doveva sorgere una piccola pieve dedicata alla Santa, come attestato dalla lapide ancora oggi posta in via Santa Barbara. Nel 1017 se ne trova traccia in alcuni documenti, in occasione del conferimento dell’onore battesimale.</p>
<p>Fino al 1361, come risulta dalle fonti, non è ancora stata assimilata alla pieve di Santa Maria, la più antica pieve di Livorno, già sede della Confraternita del Santissimo Sacramento, lì attestata intorno al 1270, non appena la pieve fu riedificata dopo le distruzioni di Carlo d’Angiò: questo sodalizio intitolato al “Corpo del Signore” mostrava già una particolare devozione per Santa Giulia, che ben presto fu eletta patrona e protettrice dell’allora città di Liburnia.</p>
<p>Anche per questo, la fusione delle due pievi nel 1410-1411 in quella di Santa Maria e Giulia presso la Fortezza Vecchia è l’esito naturale delle tendenze devozionali dei cittadini: è in questo momento che nasce la <strong>“Confraternita del Santissimo Sacramento e di Santa Giulia”</strong>, alla quale si riferisce la nostra lapide.</p>
<p>Un documento la attesta in questa chiesa nel 1428, in occasione di alcune pratiche religiose che eseguiva sull’altare dei Cantelmi, al fine di far cessare la pestilenza che devastava la città.</p>
<p>Dopo che nel 1521 fu ordinato l’abbattimento della chiesa di Santa Maria e Giulia per far spazio al nuovo fossato che doveva cingere la fortezza medicea, la Confraternita acquistò un piccolo magazzino nei pressi del porto, in via Sant’Antonio, che fu ridotto a oratorio e, proprio per le sue ristrette dimensioni, chiamato <strong>“Oratorio di Santa Giulina”</strong>.</p>
<p>Poiché i cittadini erano particolarmente devoti alla Santa, il Granduca Ferdinando I concesse alla Confraternita un terreno sulla Piazza d’Arme, sul lato opposto alla Misericordia, in modo che potessero costruirvi una chiesa più grande: la prima pietra fu posata il 22 maggio 1602 dal pievano di Livorno Galeotto Balbiani. L’anno successivo fu terminata e la Confraternita ne prese subito possesso, pur continuando a officiare anche nella sede precedente. Pietro Leopoldo soppresse entrambi gli oratori nel 1786, che vennero prontamente riaperti nella sollevazione del 1790. Dopo la soppressione, si ricostituì subito anche la Congregazione del Santissimo Sacramento, e appena dopo quella di Santa Giulia.</p>
<p>Vive ancora oggi con il titolo di <strong>“Arciconfraternita del Santissimo Sacramento e di Santa Giulia”</strong> ed è la più antica associazione di laici livornesi: fin dalle origini – fissate convenzionalmente nell’anno 1300, in assenza di documentazione certa – questo sodalizio rappresentò il “prim’ordine” della città ed ebbe un peso importante nonché suprema autorità nel governo del Comune. Lo scopo della Confraternita è tutt’oggi quello di rendere liturgico onore alla Santissima Eucarestia e pubblica venerazione a Santa Giulia Patrona di Livorno, la cui festa si celebra il 22 maggio di ogni anno.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1797 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Torre_a_Cenaia.jpg" alt="" width="1500" height="993" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Torre_a_Cenaia.jpg 1500w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Torre_a_Cenaia-768x508.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Torre_a_Cenaia-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Torre_a_Cenaia-207x136.jpg 207w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Torre_a_Cenaia-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<h3>La lapide di Torre a Cenaia parla di un <em>miraculus</em> avvenuto nel 762 d.C., di quale miracolo si tratta?</h3>
<p>Difficile dirlo.</p>
<p>Il più celebre episodio da attribuire alla Santa è <strong>“il miracolo del quadro”</strong>.</p>
<p>Nel XVI secolo alcuni devoti di Corsica commissionario a Pisa una tavola raffigurante Santa Giulia, da destinare a una chiesa dell’isola. Quando arrivò il momento di imbarcare il dipinto, nonostante il mare fosse tranquillo e il meteo favorevole, il bastimento in partenza dal porto di Livorno non volle sapere di lasciare la banchina: venne interpretato come un fatto soprannaturale, miracoloso, e il pievano dispose di collocare l’icona su un altare della Pieve di Santa Maria, finché non fosse edificata una chiesa dedicata alla Santa. Fu così trasferita dapprima nell’Oratorio di Santa Giulina, poi nell’attuale Chiesa di Santa Giulia non appena fu ultimata, nel 1603.</p>
<p>Un altro miracolo è attestato nel 1609, quando pare che dell’acqua miracolosa proveniente dalla Corsica riportò in salute la figlia del Provisore, gravemente ammalata.</p>
<p>La nostra lapide menziona però <a href="http://www.j63.it/la-storia/">l’anno <strong>762</strong>, che sappiamo essere il momento in cui <strong>Desiderio, Re dei Longobardi, fece traslare le spoglie di Giulia </strong></a>dal monastero dell’isola di Gorgona, dove allora si trovavano i resti della Martire, a Brescia. Non si ha notizia di un miracolo preciso da collocare in quel periodo, bensì di un crescendo di miracoli non meglio identificati da imputare al corpo della Santa, che richiamarono l’attenzione del monarca germanico al punto da fargli decidere di trasferire Giulia sul continente.</p>
<p>Non di miracoli narra la lapide ma di <em>miraculo</em>, al singolare. Dovremmo quindi pensare a un episodio specifico da collocare in territorio pisano-labronico?</p>
<p>Probabile, soprattutto perché Torre a Cenaia si trova sulla strada che allora collegava il <em>Portus Pisanus</em> ai domini longobardi dell’entroterra, verso la piana lucchese e poi la pianura padana. Il convoglio con le spoglie della Santa avrà percorso la direttrice che dalla costa conduceva al castello di Ponte di Sacco, lì avrà deviato verso nord e, attraverso l’alveo di Bientina, avrà probabilmente raggiunto Lucca, l’allora capitale del Ducato longobardo. Da lì si sarà diretto ai valici appennini, evitando così la via costiera, a quell’epoca infestata dalle paludi, dalla malaria e dai briganti.</p>
<p>Non è quindi inverosimile ipotizzare il verificarsi di uno o più miracoli lungo il percorso della Santa verso Brescia, a partire dalle terre cenaiesi, dove, molti secoli dopo e senza alcuna apparente motivazione, troviamo una lapide a lei dedicata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Appunto. Perché la lapide originale della più importante confraternita di Livorno si trova sulla facciata della cappella di Sant’Andrea di Torre a Cenaia?</h3>
<p>Questo resterà probabilmente un mistero. Ma proviamo a capirci meglio.</p>
<p>Giuseppe Vivoli, un noto storico locale dell’Ottocento, ipotizzò che <strong>la cappella di Sant’Andrea a Torre a Cenaia sia stata restaurata con il ricavato della vendita delle reliquie dell’ex oratorio di Santa Giulina</strong>, probabilmente dopo la soppressione del 1786.</p>
<p>In tal caso la questione sarebbe soltanto posposta: per quale motivo la Tenuta si sarebbe arrogata tale diritto? I <strong>Marchesi Bartolini Salimbeni</strong>, che allora ne detenevano la proprietà, avevano interessi a Livorno tali per cui decisero di rinnovare la cappella della propria tenuta di campagna acquistando le vestigia dismesse dal piccolo oratorio intitolato a Santa Giulia?</p>
<p>Questione da approfondire indagando nei legami tra la ricca e potente famiglia fiorentina e il territorio labronico a cavallo tra Settecento e Ottocento, ovvero poco prima della cessione della Tenuta ai Conti De Bearn-Valery di Corsica e ai Pitti Ferrandi.</p>
<p>Se così fosse, si potrebbe ipotizzare che pure il dipinto seicentesco a tema devozionale, tutt’oggi conservato alle spalle dell’altare, sia stato acquistato dall’oratorio dismesso insieme alla lapide e a chissà cos’altro e, trovandosi l’oratorio in via Sant’Antonio, potrebbe non essere errata la lettura che vede nel quadro la raffigurazione di un episodio della vita del celebre Santo: l’incontro con Gesù bambino.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il dipinto della Cappella di Sant’Andrea a Torre a Cenaia</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1794 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Tela-SantAntonio-Torre-a-Cenaia.jpg" alt="" width="1500" height="998" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Tela-SantAntonio-Torre-a-Cenaia.jpg 1500w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Tela-SantAntonio-Torre-a-Cenaia-768x511.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Tela-SantAntonio-Torre-a-Cenaia-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Tela-SantAntonio-Torre-a-Cenaia-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Nel <strong>Liber Miraculorum</strong> si narra che, poco prima di morire, Antonio si ritirò in preghiera dai francescani a Camposampiero, non lontano da Padova, nei pressi del castello del signore del luogo, il conte Tiso.</p>
<p>Il Santo trascorreva le giornate in meditazione sui rami di un maestoso albero di noce, dove il Conte gli aveva fatto costruire una sorta di celletta di legno su suo desiderio; ogni giorno, Antonio faceva ritorno all’eremo francescano soltanto a buio. Una sera, Tiso va a fargli visita e, dalla porta socchiusa della cella, vede un intenso bagliore. Temendo un incendio, spalanca la porta e resta stupefatto dalla visione: il Santo stringe fra le braccia il piccolo Gesù.</p>
<p>L’episodio, narrato dal <em>Liber</em>, è ben presto entrato a far parte dell’iconografia del Santo, tanto da essere stato rappresentato dai più celebri pittori e aver riscosso una longeva fortuna artistica.</p>
<p>Gli elementi dell’opera che fanno credere che si tratti di questo episodio sono vari:</p>
<ul>
<li>Il castello sullo sfondo sembra essere, con una discreta nota di veridicità, la raffigurazione del torrione trecentesco del castello di Camposampiero, reso in piena atmosfera barocca. Lo si nota anche nel gruppo scultoreo del Santuario del Noce a Camposampiero, nel quale ritroviamo, oltre ai protagonisti, anche il castello sullo sfondo, in perfetta analogia con la nostra tela.</li>
<li>Le vesti francescane, qui rappresentate con uno splendido saio dal tono dell’ocra, sono il tipico abbigliamento con cui è sempre raffigurato Sant’Antonio.</li>
<li>Gli attributi: il pane (carità) e il libro (dottrina) sono i simboli antoniniani per eccellenza, che caratterizzano la sua figura nell’arte fino al Barocco, quando comincia a diffondersi maggiormente proprio la raffigurazione col Bambino; celebri esempi sono le rappresentazioni di El Greco (1576-1579), Francisco de Zurbaràn (1627-30), Claudio Coello (1663), Bortolomé Esteban Murillo (1656), Alonso Cano (1657-1659). Nella nostra tela notiamo un simbolo in più, una pera: rappresenta l’amore di Cristo per l’umanità e compare spesso in associazione alla Madonna e al Bambino – c’è chi dice che sia un rimando sinestetico alla dolcezza della loro virtù – ed è quindi perfettamente coerente alla scena qui narrata.</li>
<li>La Vergine: la variante dell’episodio in cui tra i protagonisti spicca la Madonna, nelle vesti di colei che presenta e porge il Bambino al Santo, è parimenti celebre e diffusa. Un esempio assai noto è la Visione di Sant’Antonio da Padova di Antony van Dyck del 1828-32. C’è da credere che l’artista della tela cenaiese si sia ispirato proprio a questo filone iconografico: si noti la medesima posizione dei personaggi ma soprattutto del libro aperto, caduto a terra. L’estasi mistica del Santo è così forte da rendere inermi persino i suoi attributi più identitari, quali sono la scienza, la dottrina, la predicazione e l’insegnamento simboleggiati dal libro.
<p><div id="attachment_1793" style="width: 759px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1793" class="size-full wp-image-1793" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/SantAntonio-e-il-Bambino-van-Dyck.jpg" alt="" width="749" height="899" /><p id="caption-attachment-1793" class="wp-caption-text">La Visione di Sant’Antonio da Padova di Antony van Dyck</p></div></li>
</ul>
<p>Per concludere, possiamo quindi aggiungere un ulteriore elemento di probabilità alla lettura della tela ceniaese. Oltre a trattarsi di un’opera barocca, ascrivibile cioè alla seconda metà XVII secolo come si evince dallo stile, e ad essere stata collocata <em>in situ</em> dai Marchesi Bartolini Salimbeni, ai quali è da imputare il coevo <em>restyling</em> della cappella, possiamo ritenere che rappresenti l’episodio di Sant’Antonio e il Bambino come narrato nel <em>Liber Miraculorum</em>. In più, non è da escludere che sia arrivata a Torre a Cenaia da Livorno, insieme alla lapide che ne orna la facciata, entrambe acquistate dal dismesso Oratorio di Santa Giulina, dopo la soppressione del 1786 voluta dal Granduca di Toscana Leopoldo II.</p>
<p><strong>Il motivo di questo è tutto da scoprire: appare indubbio il forte legame tra Torre a Cenaia, Livorno e Santa Giulia, ma ne restano oscure le più profonde ragioni.</strong> Perché un’“anonima” tenuta del pisano si è arrogata il diritto di far proprie le vestigia della più antica e prestigiosa confraternita labronica, la quale si è dovuta “accontentare” di una copia della stessa lapide?</p>
<p>La ricerca continua…</p>
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		<title>Italian Grape Ale, alla scoperta della prima birra &#8220;Made In Italy&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Panigada]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 May 2018 08:11:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Birra]]></category>
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		<category><![CDATA[Tenuta]]></category>
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		<category><![CDATA[Italian Grape Ale]]></category>
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					<description><![CDATA[Qual è il primo genere di birra nato in Italia e per l'Italia?
Andiamo alla scoperta delle Italian Grape Ale, cioè dell'affascinante e variopinto universo delle brassificazioni con uva o mosto di vino!]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando, nel 2015, il BJCP – ovvero il <a href="https://www.bjcp.org/"><strong>Beer Judge Certification Program</strong></a>, cioè l’unico ente internazionale legiferante in tema brassicolo – ha inserito in appendice alle proprie <em>Style guidelines</em> le <strong>Italian Grape Ale</strong>, le reazioni nel Bel Paese sono state varie.</p>
<p>In molti hanno brindato al primo genere “Made In Italy”; tanti lo hanno celebrato come esito naturale di ciò che stava già avvenendo, in Italia, da quasi un decennio; ma c’è stato anche chi, come il celeberrimo <a href="https://www.lucianopignataro.it/a/teo-musso-birra-artigianale-italiana/106384/"><strong>Teo Musso</strong>, si è scagliato in invettive contro questa “pagliacciata”</a> (usiamo un termine più gentile) perché – a suo dire – vino e birra sono due mondi da tenere, elegantemente e con buon gusto, ben distanti. O meglio, lui stesso ha a lungo sperimentato un ibrido tra i due nettari, ma un conto è ammostare e bollire, un altro identificare un paese come il nostro, degnissimo in fatto di alcolici, in un “esperimento” simile (e commercializzarlo addirittura!).</p>
<p>Checché ne pensasse Musso, nel giro di appena un paio d’anni le IGA hanno conquistato birrofili italiani e non solo, vuoi per la straordinaria versatilità del genere, vuoi per il ricchissimo substrato di vitigni a disposizione dei mastri birrai nostrani, che hanno potuto così dare fondo alla propria frizzantissima creatività.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1773 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/vineyard-vermentino.jpg" alt="" width="1500" height="849" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/vineyard-vermentino.jpg 1500w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/vineyard-vermentino-768x435.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Ma che cos’è, esattamente, una Italian Grape Ale?</strong></h3>
<p>Si tratta di una Ale ottenuta aggiungendo, in ebollizione, uva o mosto, che a sua volta può essere fresco oppure cotto. Nessuna specifica sui <em>blend</em> di vitigni: ognuno può fare ciò che vuole.<br />
In questa estrema libertà e varietà sta l’essenza del genere, che trova la sua ragione d’essere – secondo lo stesso BJCP – nell’essere <strong>fuori dalle righe</strong> della “normale” produzione di un birrificio artigianale. Nell’incontro tra vino e birra sta tutta l’italianità del genere; nello straordinario panorama dei vitigni del Bel Paese sta invece il <strong>carattere specifico di territorialità</strong> che ogni IGA va di volta in volta a incarnare. Insomma, è uno stile un po’ “pazzo”, ma che proprio per questo può rappresentare al meglio il variegato, brillante e promettente panorama brassicolo italiano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Qual è il profilo sensoriale di una Italian Grape Ale?</strong></h3>
<p>Ciò detto, va da sé che <strong>le IGA si differenzino molto le une dalle altre</strong>, a seconda del tipo di mosto e di uve impiegate – senza considerare i malti e, quando utilizzati, i cereali non maltati, anch’essi ammessi al genere.<br />
In linea generale, <strong>l’apporto del mosto e dell’uva è discreto o medio</strong>: a seconda dei vitigni, il profilo aromatico varia moltissimo, ma non sarà inusuale percepire <strong>i sentori tipici delle varietà</strong>, ai quali si aggiungeranno ulteriori <strong>sfumature fruttate</strong> dovute all’esterificazione dei lieviti apportati dal mosto.<br />
Frequenti sono i <strong>toni aciduli</strong>, che rendono le IGA estremamente beverine, soprattutto se ottenute con uve a bacca bianca. Non è raro che la <strong>dolcezza</strong> dovuta alle note fruttate e all’apporto zuccherino del mosto, la <strong>carbonazione</strong> sopra le righe e una più spiccata acidità creino un mix a dir poco irresistibile, che rende le IGA un genere per lo più “estivo”, godibilissimo al pari (anzi meglio) di una bollicina da metodo classico.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1770 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Vigneto_lago.jpg" alt="" width="1080" height="622" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Vigneto_lago.jpg 1080w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Vigneto_lago-768x442.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></p>
<h3><strong>Il nostro esito “naturale”</strong></h3>
<p>Prendi una grande Tenuta toscana, da secoli votata alla viticoltura. Prendi un piccolo birrificio agricolo artigianale sorto, nemmeno un lustro fa, in un vecchio casolare di questa Tenuta. Prendi ettari di vigne a bacca bianca, affacciati su un lago e spesso battuti dal vento di mare; prendi ettari ed ettari di orzo. Prendi la mente effervescente di due giovani imprenditori e il resto viene da sé, nel modo – appunto – più naturale che ci sia.</p>
<p>È così che nasce la <a href="http://www.j63.it/wp-content/uploads/2018/03/JLpis_Scheda-tecnica.jpg"><strong>JLips</strong></a>, la <em>Italian Grape Ale</em> del <a href="http://www.j63.it/">Birrificio Agricolo Artigianale J63</a> o, meglio, di casa <a href="http://www.torreacenaia.it/">Torre a Cenaia</a>. Il vitigno principe della Tenuta, il <a href="https://www.torreacenaianews.it/lungo-viaggio-vermentino/"><strong>Vermentino</strong></a>, incontra l’orzo della Tenuta stessa e, senza uscire dai suoi confini, dà vita a una birra esclusiva, <strong>la prima <em>Italian Grape Ale</em> a chilometro zero, che unisce “birra” e “vino” della stessa azienda agricola in cui viene prodotta</strong>.</p>
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<p><strong> </strong></p>
<h3><strong>Quando la birra nasce dal vento</strong></h3>
<p><em>Lips</em> significa <strong>Libeccio</strong>, il vento che rende i vigneti di Torre a Cenaia un <em>terroir</em> di eccellenza per la coltivazione dei vitigni a bacca bianca. Dagli stessi filari da cui si ricava il mosto per la JLips, composti da piante che hanno raggiunto la maturità e che, grazie a questo, distillano le migliori essenze del territorio, si produce il <a href="http://www.torreacenaia.it/cenaja-vermentino-2017-bio/"><strong>Cenaja Vermentino</strong></a>, vero e proprio <em>Grand Cru</em> della Tenuta.<br />
Il vento, che spira dalla vicina costa tirrenica, apporta una decisa carica minerale, già tipica del Vermentino, che si percepisce chiaramente anche nella JLips. Il greco antico del nome è un omaggio alla figura di <a href="http://www.j63.it/la-storia/"><strong>Julia, Santa Giulia</strong></a>, alla quale sono dedicati il birrificio e l’intera gamma di birre prodotte.</p>
<p>La <a href="http://www.j63.it/wp-content/uploads/2018/03/JLpis_Scheda-tecnica.jpg"><strong>JLips</strong> </a>ha un colore giallo dorato e un aspetto leggermente velato. La schiuma è bianca, fine, compatta e persistente. Al naso, rivela freschissime note floreali, profumi di uva e frutta a polpa bianca; decisa è la nota minerale apportata dal mosto di Vermentino. In bocca, il gusto è lievemente maltato, con sentori di frutta a polpa bianca, aromi erbacei e minerali. Abboccata e fresca, la <em>Italian Grape Ale </em>del Birrificio J63 si rivela una birra “estiva”, da provare con formaggi freschi e di media stagionatura, frittate, cannelloni e piatti a base di pesce.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1784 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/JLips_girl-web.jpg" alt="" width="1999" height="1334" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/JLips_girl-web.jpg 1999w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/JLips_girl-web-768x513.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/JLips_girl-web-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/JLips_girl-web-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 1999px) 100vw, 1999px" /></p>
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		<title>Il lungo viaggio del Vermentino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Panigada]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 May 2018 16:43:37 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Tenuta]]></category>
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					<description><![CDATA[La storia del Vermentino è la storia di un lungo viaggio per mare. Nessuno sa con esattezza dove e quando sia nato questo eclettico, straordinario vitigno. Spagna, Portogallo, Francia Meridionale, Corsica, Sardegna o Liguria: pur non riuscendo a capire quale area lo abbia visto fruttificare per prima, è evidente come la sua culla sia il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La storia del Vermentino è la storia di un lungo viaggio per mare.<br />
<strong>Nessuno sa con esattezza dove e quando sia nato</strong> questo eclettico, straordinario vitigno. <strong>Spagna, Portogallo, Francia Meridionale, Corsica, Sardegna o Liguria</strong>: pur non riuscendo a capire quale area lo abbia visto fruttificare per prima, è evidente come la sua culla sia il Mediterraneo occidentale, l’antico Mare dei <em>Tursenoi</em> e dei <em>Ligures</em>. Sarà forse un caso che alligni, ancora oggi, dove sopravvivono le tracce dell’antichissima cultura megalitica e, successivamente, ligure ed etrusca? Probabilmente no, ma questa è un’altra lunga storia ancora da scrivere.</p>
<div id="attachment_1766" style="width: 1510px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1766" class="size-full wp-image-1766" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Dioniso-attraversa-il-mare.jpg" alt="" width="1500" height="1474" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Dioniso-attraversa-il-mare.jpg 1500w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Dioniso-attraversa-il-mare-768x755.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Dioniso-attraversa-il-mare-60x60.jpg 60w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /><p id="caption-attachment-1766" class="wp-caption-text">Dioniso attraversa il mare per diffondere la Vite e il Vino. Raffigurazione su kylix, da Vulci</p></div>
<p>Identificato con vari nomi, a seconda delle regioni in cui lo ritroviamo – <em>Listan d’Andalusia</em>, <em>Codega</em>, <em>Malvasia Grossa</em>, <em>Carbesso</em>, <em>Pigato</em>, <em>Pizzamosca</em>, <em>Furmentin</em> e <em>Favorita</em> – <strong>compare per la prima volta come <em>Vemettino</em> in Corsica</strong> e, successivamente, nella seconda metà dell’Ottocento, lo ritroviamo nella vicina <strong>Sardegna</strong> e, poco dopo<strong>, in Toscana con il nome odierno, <em>Vermentino</em></strong>.</p>
<p>Lo sappiamo, la “storia” è tale solo grazie alla parola, alla narrazione, ai nomi. E allora, <strong>consideriamo la vera origine di questo vitigno, per come lo consideriamo oggi, in Corsica</strong>. Possiamo immaginare che sia giunto sull’isola da occidente, dalla Penisola Iberica o dalla Francia, adattandosi fin da subito alle sue coste di granito impervio, roventi sotto il sole ma rinfrescate dai forti venti; chissà che non sia sbarcato per la prima volta ad Ajaccio o a Cargese, a Galeria oppure a Calvì o, ancora, nella suggestiva baia di San Fiorenzo. Poi, dalla grande isola allora toscana, terra di briganti e montanari, sarà subito sceso a sud, nella vicina Gallura e, contemporaneamente, sarà approdato in Toscana e in Liguria, attraverso i frequenti bastimenti che facevano la spola, allora come nei secoli precedenti, con il <em>Portus Pisanus</em> e il <em>Portus Lunae</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_1765" style="width: 556px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1765" class="size-full wp-image-1765" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Vermentino-Gallesio.jpg" alt="" width="546" height="760" /><p id="caption-attachment-1765" class="wp-caption-text">Il Vermentino raffigurato nella celebre opera di Giorgio Gallesio, &#8220;Pomona Italiana&#8221;</p></div>
<p>Di questi suoi sconosciuti viaggi per mare, oggi si è persa traccia e non possiamo che ricostruirli per ipotesi. <strong>Due le scuole di pensiero: la prima che ritiene che tutto sia cominciato in Spagna o in Portogallo, per la precisione nell’arcipelago di Madeira; la seconda che vede l’origine del ceppo in Liguria</strong>, terra dalle caratteristiche estreme, in cui questo tenace vitigno avrebbe avuto la funzione di pioniere, ripercorrendo poi i mari e le terre in direzione inversa a quanto detto prima, cioè da est a ovest.</p>
<p>Come che stiano le cose, ciò che più colpisce del Vermentino è la <strong>straordinaria capacità di adattamento</strong>: è una pianta in grado di acclimatarsi in vari territori, anche molto diversi tra loro, ma che mantiene intatte le proprie caratteristiche identitarie. Si adatta ovunque, purché nei <strong>climi temperati delle coste mediterranee</strong>, su terreni preferibilmente drenanti e alla larga dal gelo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Dove si coltiva, oggi?</h3>
<p>Il Vermentino predilige un <strong>clima ventoso, secco e preferibilmente caldo e soleggiato</strong>. Rifugge il freddo, che può comprometterne seriamente lo sviluppo vegetativo.<br />
<strong>Il terreno ideale è ricco di minerali e di sedimenti rocciosi</strong>, che lo rendono drenante e scongiurano la piaga del marciume radicale. Per questo, ama notoriamente le coste granitiche della Spagna e della Corsica, o i ciglioni marmiferi della costa apuana tra la Toscana e la Liguria. Un terreno così fatto garantisce una buona resa del vitigno e una <strong>maturazione abbastanza tardiva</strong>.<br />
Si presta a <strong>terreni sia collinari sia pianeggianti</strong>, purché caratterizzati da un substrato drenante e da un clima ventilato; la discriminante che ne determina una buona coltivazione è, solitamente, la<strong> vicinanza al mare</strong>.</p>
<p>Storicamente, la vinificazione ne ha prodotto numerose varianti, prima su tutte il <strong>passito</strong>; oggi si preferisce invece a <strong>vinificarlo in purezza, secco</strong>.</p>
<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1770" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Vigneto_lago.jpg" alt="" width="1080" height="622" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Vigneto_lago.jpg 1080w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Vigneto_lago-768x442.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></h3>
<h3></h3>
<h3>Il Vermentino in Italia</h3>
<p>Tre sono le grandi aree in cui si fruttifica il Vermentino in Italia: qui si è “specializzato” e, soprattutto, ha ottenuto numerosi e importanti riconoscimenti Di Origine.</p>
<ul>
<li><strong>Vermentino sardo</strong>: vino bianco che si distingue per una spiccata corposità, per la forte aromaticità e per una gradazione alcolica importante; i profumi distintivi sono quelli della macchia mediterranea e degli agrumi;</li>
<li><strong>Vermentino ligure</strong>: vino bianco fresco e fruttato, contraddistinto da spiccate note di frutta a polpa bianca – pesca, mela – e da sfumature erbacee di fiori di campo, salvia e ginestra; la gradazione alcolica è solitamente modesta;</li>
<li><strong>Vermentino toscano</strong>: vino bianco di grande freschezza e dalla spiccata e gradevole mineralità; al naso è contraddistinto da caratteristici sentori agrumati, note minerali e ammandorlate; non è rara una buona acidità e la gradazione alcolica è solitamente di media intensità.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1349 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/08/Filari-di-vermentino.jpg" alt="" width="1024" height="681" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/08/Filari-di-vermentino.jpg 1024w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/08/Filari-di-vermentino-768x511.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/08/Filari-di-vermentino-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/08/Filari-di-vermentino-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></h3>
<h3></h3>
<h3>L’anima del Vermentino</h3>
<p>Al di là delle differenze determinate dai vari territori di coltivazione, il Vermentino conserva una forte “anima” gustativa identitaria, che lo rende un grande vino bianco italiano, estremamente espressivo.</p>
<ul>
<li><strong>Il colore</strong> sembra nascere dalla luce del mediterraneo, dalle sue diafane fioriture che si perdono nei riverberi del mare: il calice appena riempito restituisce una nuance <strong>giallo paglierino</strong>, con <strong>riflessi verde chiaro</strong> più o meno intensi.</li>
<li><strong>Il profumo</strong> è penetrante come quello della macchia in primavera dopo una pioggia: <strong>note floreali e fruttate</strong> che fanno pensare ai fiori di campo, alla ginestra, alla pesca gialla e al melone, agli agrumi e, lasciandolo respirare più a lungo, alle erbe aromatiche come il rosmarino, la salvia, l’elicriso.</li>
<li><strong>Al palato</strong> mostra una <strong>profondità gustativa ricca e molto equilibrata</strong>, supportata da una <strong>buona acidità</strong> che lo rende estremamente beverino. L’ingresso in bocca è rotondo e morbido, talvolta anche abboccato, il sapore è <strong>secco</strong> con delicate <strong>note minerali</strong>, spesso esaltate da un <strong>retrogusto amarognolo</strong> sul finale, che predispone subito la bocca a un nuovo sorso, a un nuovo boccone.</li>
</ul>
<p>La <strong>temperatura di servizio</strong> suggerita, per non perdere la sua ricchezza espressiva, è mediamente <strong>tra gli 8 e i 10 °C</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Quali abbinamenti nel piatto?</h3>
<p>Così come in terra, anche nel piatto il Vermentino rivela la sua <strong>straordinaria versatilità</strong> e una facilità di abbinamento che lo rende ideale per molte tipologie di piatto.<br />
Dai <strong>formaggi non stagionati</strong> ai <strong>salumi di lieve intensità</strong> <strong>gustativa</strong>, dai <strong>risotti</strong> alle <strong>frittate</strong>, ai piatti a base di <strong>funghi</strong> e di <strong>carni bianche</strong>. È il compagno ideale anche del <strong>tartufo</strong> e delle sue declinazioni, soprattutto se si tratta di un vermentino toscano di più intensa struttura.<br />
Ma è con i piatti a base di pesce che trova la sua apoteosi: <strong>crostacei</strong>, in particolare <strong>astice </strong>e<strong> aragosta</strong>, <strong>pesce crudo</strong>, <strong>bottarga</strong>, <strong>frutti di mare</strong> e <strong>polpo</strong>, <strong>risotto alla pescatora</strong> e al nero di seppia, <strong>pesce alla griglia</strong>. Senza dubbio, il Vermentino è un vitigno che nasce dal mare e per il mare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1781 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Cenaja_CTI.jpg" alt="" width="1280" height="800" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Cenaja_CTI.jpg 1280w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Cenaja_CTI-768x480.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
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