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	<title>Portfolio | Torre a Cenaia Journal</title>
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	<description>Il blog ufficiale di Torre a Cenaia</description>
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		<title>Sangue blu come il mare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Panigada]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Jan 2019 16:03:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[La grande storia è passata da qui. Sì, proprio la Storia con la S maiuscola. Quella che preferisce non lasciare tracce evidenti perché i volti, i nomi sono troppo importanti ed è meglio tacere. Ci penso spesso, quando attraverso il parco che divide Villa Valery dalla Casa Turrita, tra il Birrificio J63 e l’Osteria Pitti&#38;Friends. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La grande storia è passata da qui.<br />
Sì, proprio <strong>la Storia con la S maiuscola</strong>. Quella che preferisce non lasciare tracce evidenti perché i volti, i nomi sono troppo importanti ed è meglio tacere.<br />
Ci penso spesso, quando attraverso il parco che divide <strong>Villa Valery</strong> dalla Casa Turrita, tra il <a href="https://www.j63.it/"><strong>Birrificio J63</strong></a> e l’<a href="https://www.pittiandfriends.it/"><strong>Osteria Pitti&amp;Friends</strong></a>. E mi chiedo come sia possibile che la grande storia sia passata in un luogo come questo, all’apparenza anonimo se confrontato con le splendide città non lontane da qui, e non altrove. Perché qui? Perché proprio a Cenaja?</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-1823 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Villa-Valery.jpg" alt="" width="1280" height="852" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Villa-Valery.jpg 1280w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Villa-Valery-768x511.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Villa-Valery-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Villa-Valery-140x94.jpg 140w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Mille anni di storie</h2>
<p>Scricchiola la ghiaia candida sotto le scarpe e immagino che cosa potrebbe esserci qui, sotto ai miei piedi. Sappiamo che, certamente, vi fu <strong>l’antico cimitero</strong> della pieve di Sant’Andrea, sin dall’anno Mille. Sappiamo che, ancora più sotto, corrono i tunnel che mettevano in collegamento il borgo fortificato con il leggendario <strong>Castello di Cenaja</strong>, distrutto dai fiorentini nel Mille e Duecento e che oggi, finalmente, riusciamo almeno a ricollocare nella sua originaria posizione, nei boschi della Tenuta.<br />
Nelle sale ancora accessibili di quei sotterranei, è riemersa la straordinaria <a href="https://www.torreacenaia.it/octo/"><strong>C</strong><strong>roce delle otto beatitudini</strong></a> dei Cavalieri Giovanniti e chissà cosa altro ancora potrebbe riemergere, a oltrepassare gli accessi sigillati ad altre sale che, certamente, si aprono sotto la Villa.<br />
Ma oggi non voglio raccontare delle <a href="https://www.torreacenaianews.it/cavalieri-templari-torre-a-cenaia/">tracce dei <strong>Templari</strong></a>, né delle imprese dei <a href="https://www.torreacenaianews.it/per-non-dormire-ovvero-chi-dorme-non-piglia-pesci/"><strong>Marchesi Bartolini Salimbeni</strong></a> che ornano ancora il portale della cappella e l’ingresso della Casa, né del magnate tedesco <strong>Otto Von Flick</strong>, né del mistero del passaggio di <a href="https://www.torreacenaianews.it/santa-giulia-mistero-torre-a-cenaia/"><strong>Santa Giulia</strong></a>.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1797" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Torre_a_Cenaia.jpg" alt="" width="1500" height="993" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Torre_a_Cenaia.jpg 1500w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Torre_a_Cenaia-768x508.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Torre_a_Cenaia-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Torre_a_Cenaia-207x136.jpg 207w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Torre_a_Cenaia-140x94.jpg 140w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Oggi torno con il pensiero alle origini della moderna Torre a Cenaia e a lui, il <a href="https://www.torreacenaianews.it/robert-pitti-il-conte-di-cenaja/"><strong>Conte Robert Pitti Ferrandi</strong></a>. Ripenso al suo nome, innanzi tutto, al vezzo di mantenere quel <em>Ferrandi</em> di cui andava così fiero.<br />
All’apparenza secondo cognome a indicare la linea materna, come usa spesso in chi ha il sangue blu, è in realtà la spia di un evento, appunto, della grande Storia. Una vicenda che il Conte ha voluto appuntarsi sulla giacca del proprio nome, come una medaglia da ostentare con orgoglio al mondo intero.</p>
<p><em>Ferrandi</em> è un genitivo alla latina. Significa: “Io sono un discendente di <strong>Ferrando Pitti</strong>”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_757" style="width: 532px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-757" class="size-full wp-image-757" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/03/Robert-Pitti.jpg" alt="" width="522" height="700" /><p id="caption-attachment-757" class="wp-caption-text">Il Conte Robert Pitti</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h2>La Congiura dei Pazzi</h2>
<p>Ferrando Pitti non era un Pitti qualunque.</p>
<p>Figlio di Luca, colui che volle il celebre <strong>Palazzo Pitti</strong>, iniziato nel 1441 su disegno del Brunelleschi, Ferrando partecipò nel 1478 alla <strong>Congiura dei Pazzi</strong>, con l’esito che tutti sappiamo. Tentò inutilmente di uccidere Lorenzo il Magnifico e, per non finire sulla forca, fu costretto a fuggire da Firenze nei giorni immediatamente successivi all’attentato.</p>
<div id="attachment_1972" style="width: 760px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1972" class="size-full wp-image-1972" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Stefano-Ussi-La-Congiura-dei-Pazzi.jpg" alt="" width="750" height="511" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Stefano-Ussi-La-Congiura-dei-Pazzi.jpg 750w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Stefano-Ussi-La-Congiura-dei-Pazzi-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 750px) 100vw, 750px" /><p id="caption-attachment-1972" class="wp-caption-text">Stefano Ussi, La Congiura dei Pazzi</p></div>
<p>Finì presto in Corsica, allora isola selvaggia e rifugio di pirati e malfattori. Si arroccò sulle montagne appena a sud della capitale, la cittadella di Corte, laddove oggi sorge un piccolo centro abitato che ancora lo ricorda nel nome: Casa Pitti.</p>
<p><strong>La storia della famiglia Pitti è segnata profondamente dal “bivio” della Congiura</strong>: i vari membri della casata non la pensavano tutti alla stessa maniera. <strong>Buonaccorso</strong>, il fratello maggiore di Ferrando, restò fedele a Lorenzo ed ebbe una fortuna ben diversa, arrivando a ricoprire la carica di Ambasciatore ala corte francese.<br />
Ferrando, senza dubbio, fu il più rivoluzionario; ne seguì le tracce, pochi anni dopo, <strong>Piero</strong> <strong>Pitti</strong>, che prese anch’egli parte a una congiura ma in senso opposto: per riportare a Firenze i Medici, dopo che ne furono cacciati nel 1494. Un altro fratello di Ferrando, <strong>Iacopo Pitti</strong>, combatté a lungo contro i pisani con la carica di commissario generale; da lui discendono i Pitti più longevi, tra cui gli antichi proprietari di <strong>Pieve de Pitti</strong>. Ma anche questo ramo non è riuscito ad arrivare fino a noi: l’ultima discendente si è spenta nel 1830, sposa dei Lanfranchi di Pisa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Un Pitti speciale</h2>
<p>Per questo, per essere di fatto l’ultimo discendente della celebre casata, e non di un ramo qualunque ma del più libero e rivoluzionario, quello di Ferrando il congiurante, Il Conte Robert Pitti è andato sempre fiero del suo nome e delle sue origini.<br />
Nacque proprio qui, in questa grande casa che oggi si sgretola lentamente sotto il peso del tempo, nel 1923. <strong>Villa Valery</strong>, voluta e costruita dai suoi nonni materni, sul finire del secolo precedente: è qui che tutto è cominciato.</p>
<p><a href="https://www.torreacenaianews.it/robert-pitti-il-conte-di-cenaja/">La sua vita</a> è degna di un uomo dal sangue blu dei tempi moderni, ma è la storia della sua famiglia prima di lui, che oggi, mentre osservo la luce calda di un pomeriggio invernale che incendia la facciata della sua Villa, voglio ripercorrere. Perché è qui che si nascondono i più importanti segreti, è qui che si cela, ancora una volta, la grande Storia.</p>
<div id="attachment_756" style="width: 428px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-756" class="size-full wp-image-756" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/03/Albero-genealogico-Pitti.jpg" alt="" width="418" height="600" /><p id="caption-attachment-756" class="wp-caption-text">L&#8217;albero genealogico della famiglia Pitti</p></div>
<h2></h2>
<h2>Il fantasma della Contessa</h2>
<p>Ogni sera, dalle imposte aperte di <strong>Villa Valery</strong>, si ode il canto di un uccello notturno, un assiolo. Lo sento alle mie spalle mentre porto avanti le cose di sempre alla scrivania, e non posso fare a meno di pensare a tutti quelli che, passando di fronte a questo splendido rudere, raccontano di presenze, di sensazioni e di immagini confuse.</p>
<p>Ognuno riporta la sua versione ma tutti, in questi anni, mi hanno sempre parlato di Lei. Di una donna bruna vestita come non si usa più.<br />
C’è chi giura di averla scorta a una finestra; chi addirittura mi ha assicurato di averla vista in sogno, dopo che gli mostrai delle foto scattate all’interno della Villa. Non c’è nessuna antica dama, in quegli scatti, sono solo ritratti di ambienti in decadenza. In una di questa c’è una sedia, vuota e polverosa; è qui che sarebbe apparsa in sogno.<br />
Eppure. Eppure questa donna ritorna nelle parole di tante persone che non si sono mai incontrate, ed i suoi tratti sono simili a quelli della madre del Conte.<br />
Non credo ai fantasmi né agli spiriti, credo alla storia e ai fatti. Mi sono intrufolato più volte nella Villa, ma mai ho avuto sensazioni spiacevoli né segni che mi facessero pensare a cose bizzarre.<br />
Si vede che non ho la sensibilità, mi disse una volta un celebre comico toscano, dopo che uscì scosso dall’ufficio di fronte alla Villa perché, così diceva, vi avvertiva presenze che lo inquietavano. Gli avevo suggerito di cambiarsi lì, nell’ufficio, prima dello spettacolo, ma non ne volle sapere; dovetti trovargli un’altra stanza a tutti costi. Pensavo che mi prendesse in giro, da noto toscanaccio avvezzo alle burle, e invece era maledettamente serio.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1981 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Villa-Valery-tramonto.jpg" alt="" width="1500" height="937" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Villa-Valery-tramonto.jpg 1500w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Villa-Valery-tramonto-768x480.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Alla corte di Francia</h2>
<p>Lasciamo dunque i fantasmi e torniamo alla storia, quella del Conte Robert Pitti. Già illustre per linea paterna, appare all’improvviso eclatante non appena mettiamo ordine nel ramo materno dell’albero genealogico.</p>
<p><strong>La madre, Pauline De Bearn</strong>, nasce a Torre a Cenaia il 17 settembre 1890, dal <strong>Conte Jean De Bearn</strong> (Parigi 1852 – Bastia 1910) e dalla Contessa Antonia Valery. Il nonno materno discende da Marguerite De Choiseul Praslin (1820 – 1891) e dal <strong>Marchese di Brassac Louis Hector De Bearn</strong>.<br />
è sulla figura del bisnonno del Conte Robert Pitti, il Marchese di Brassac, che dobbiamo concentrare l’attenzione, poiché è figlio della quinta e ultima figlia della Marchesa di Croy Louise Elizabeth Félicité (1749-1832), conosciuta anche come <strong>Madame De Tourzel</strong>, dopo che andò in moglie al Marchese di Tourzel Louis Francois Bouchet.</p>
<p>La Marchesa e poi Duchessa, quintavola del Conte Robert Pitti per linea materna, è la celeberrima <strong>Governante dei figli del Re di Francia Luigi XVI e di Maria Antonietta</strong>. Gli anni in cui si trova a ricoprire questo importantissimo ruolo sono i più difficili della storia francese: dal 1789 al 1795, nel pieno della Rivoluzione.<br />
Nominata in seguito alla <strong>presa della Bastiglia</strong>, quando i membri del circolo della Regina furono costretti all’esilio inclusa l’allora governante dei figli reali, la Marchesa fu un testimone diretto del disgregarsi della corona francese e dell’<em>ancienne regime</em>. Dal trasferimento a Versailles e poi alle Tuileries, dalla prigionia nella Torre del Tempio a quella a Port Royal, la Marchesa riuscì a sopravvivere anche all’esecuzione dei reali nel 1793 e del Delfino due anni dopo; fu l’unico membro dell’entourage reale a salvarsi dalla furia dei rivoluzionari. Con la Restaurazione, tornò a corte con <strong>Carlo X di Francia</strong>, che la insignì del titolo di duchessa in omaggio alla sua strenua fedeltà alla corona.</p>
<p>Della sua vita avventurosa <strong>restano le memorie</strong>, scritte di proprio pugno e pubblicate negli ultimi anni della sua vita: sono una cronaca preziosa sui giorni della Rivoluzione, da un punto di vista davvero privilegiato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Una bellezza di zia</h2>
<p>Tornando a scendere lungo questo ramo dell’albero genealogico, ci imbattiamo in un’altra donna celebre. La sorella del nonno paterno, ovvero la zia di secondo grado del Conte Robert Pitti, è infatti una vera star dell’epoca.</p>
<p>Josephine Eleonore Marie Pauline de Galard, de Brassac, de Béarn (1825 – 1860), conosciuta come <strong>Principessa di Broglie</strong>, era nota in tutta la Francia per la propria avvenenza e per il riserbo, al punto che fu immortalata nel culmine della sua bellezza dal celeberrimo pittore <strong>Ingres</strong> tra il 1851 e il 1853.</p>
<p>Il ritratto, al <strong>Metropolitan Museum of Art</strong> di New York, affascina ancora oggi per la dolcezza dello sguardo sognante, per l’incarnato eburneo della Principessa e per la finezza dei dettagli della veste e dei gioielli, tipica della pittura dell’artista francese.</p>
<div id="attachment_1973" style="width: 1139px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1973" class="size-full wp-image-1973" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Joséphine-Éléonore-Marie-Pauline_de_Galard_de_Brassac_de_Béarn_1825–1860_Princesse_de_Broglie_BIS-ZIA_ROBERT.jpg" alt="" width="1129" height="1500" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Joséphine-Éléonore-Marie-Pauline_de_Galard_de_Brassac_de_Béarn_1825–1860_Princesse_de_Broglie_BIS-ZIA_ROBERT.jpg 1129w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Joséphine-Éléonore-Marie-Pauline_de_Galard_de_Brassac_de_Béarn_1825–1860_Princesse_de_Broglie_BIS-ZIA_ROBERT-768x1020.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1129px) 100vw, 1129px" /><p id="caption-attachment-1973" class="wp-caption-text">La Principessa di Broglie ritratta da Ingres</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h2>La croce e il giglio</h2>
<p>Uno di questi dettagli colpisce immancabilmente la nostra attenzione, memori dei tesori rimersi di recente dalla storia più antica della Tenuta.</p>
<p>Al collo della nobildonna, un pendaglio in oro riporta la <strong>croce patente</strong>: una simbologia che, attraverso i i segni del potere della corte di Francia, ci riporta direttamente alla <strong>croce ottagona</strong> rinvenuta nei sotterranei di Torre a Cenaia e alle tracce dei Cavalieri Templari.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1974 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Corci_TAC-w.jpg" alt="" width="1500" height="844" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Corci_TAC-w.jpg 1500w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Corci_TAC-w-768x432.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /><br />
Come è noto, la storia della dinastia dei Capetingi, cioè la famiglia dei reali francesi, affonda le proprie radici nel mistero e numerosi sono i rimandi alle vicende dei Cavalieri cristiani. A partire dal simbolo che più di ogni altro rappresenta la dignità reale in Francia e nell’Europa tutta: il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Giglio_(araldica)"><strong>fiordaliso</strong></a>, altresì noto come <strong>giglio reale</strong>.</p>
<p>Esattamente al di sopra della sala ipogea dove è stata rinvenuta la Croce delle Otto Beatitudini, traccia dei Cavalieri Giovanniti e, indirettamente, dei Cavalieri Templari, sorge <strong>Villa Valery</strong>. Qui è iniziata la storia che raccontiamo e, qui, sembrano intrecciarsi i segni della grande Storia a Torre a Cenaia.</p>
<p>Costruita dai De Béarn &#8211; Valery, la Villa ha visto nascere la <strong>Contessa Pauline</strong> <strong>de Bearn</strong>, madre del Conte Robert Pitti ed erede della Governante dei figli di Luigi XVI e della bellissima Principessa di Broglie.<br />
Nelle sue stanze oggi in rovina, nella polvere dell’oblio seguito al passaggio dell’ultimo inquilino, il magnate tedesco Otto Von Flick, che l’abitò ormai più di quaranta anni fa, ecco che emerge il simbolo più importante.</p>
<p>Sopravvissuto miracolosamente all’espoliazione, soltanto perché in bassorilievo su un infisso in muratura difficilmente removibile, scopriamo il più importante segno di nobiltà, la “firma” del sangue blu che ha scritto la storia, anzi la Storia, di queste terre.<br />
Proprio lui, il fiordaliso.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1975 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/giglio-villa-valery.jpg" alt="" width="1500" height="844" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/giglio-villa-valery.jpg 1500w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/giglio-villa-valery-768x432.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Di tutte queste storie, oggi, resta la memoria in chi ancora è capace di udirne la voce, resta il fascino che ne impreziosisce i luoghi, resta il segreto che si cela nei suoi simboli.<br />
Anche nei simboli più insospettabili. Come un vino all’apparenza comune ma dalle caratteristiche straordinarie, quello che puoi scoprire <a href="https://www.torreacenaia.it/storia-cenaja-vermentino/"><strong>cliccando qui</strong></a>.</p>
<p>Sarà davvero un caso, che il colore della nobiltà sia lo stesso del mare?</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1976 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Vermentino_story-w.jpg" alt="" width="1500" height="1502" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Vermentino_story-w.jpg 1500w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Vermentino_story-w-768x769.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Vermentino_story-w-160x160.jpg 160w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Vermentino_story-w-240x240.jpg 240w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Vermentino_story-w-60x60.jpg 60w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2019/01/Vermentino_story-w-184x184.jpg 184w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
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		<title>La rivincita dei rossi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Panigada]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Dec 2018 11:44:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
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		<category><![CDATA[I Vini di Veronelli 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[Un grande risultato per Torre a Cenaia, alla prova delle più importanti Guide del 2019! Per il primo anno, l’Antica Tenuta Pitti riceve due importanti riconoscimenti per i propri vini rossi. Nota per la produzione dei bianchi e, in particolare, del vermentino, la produzione a bacca scura della Tenuta è sempre stata letta “in sordina” [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un grande risultato per Torre a Cenaia, alla prova delle più importanti Guide del 2019! Per il primo anno, l’Antica Tenuta Pitti riceve due importanti riconoscimenti per i propri vini rossi.<br />
Nota per la produzione dei bianchi e, in particolare, del vermentino, la produzione a bacca scura della Tenuta è sempre stata letta “in sordina” dalla critica, adombrata dalla storica scuderia dei bianchi, rappresentata in primis dall’eccellente Cenaja Vermentino.<br />
Tuttavia, la cantina di Torre a Cenaia da anni svolge un lavoro accurato anche nella vinificazione dei rossi, guidata dalla sapiente regia dell’enologa di fama internazionale <strong>Graziana Grassini</strong>, di recente salita agli onori della cronaca per il riconoscimento quale<a href="https://top100.winespectator.com/"> “miglior vino al mondo” di un’etichetta da lei curata, il <strong>Bolgheri Sassicaia 2015</strong></a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una delle principali obiezioni della critica, restia a riconoscere l’elevata qualità dei rossi di Torre a Cenaia, riguarda l’orografia della Tenuta, che occupa una vasta area di territorio per lo più pianeggiante, ai piedi delle colline pisane. Come a dire che in pianura i vitigni a bacca scura non possono dare risultati soddisfacenti. Vero in linea generale, falso se non si tiene conto della <strong>varietà di substrati</strong> che compongono il <em>terroir</em> di Torre a Cenaia.<br />
Una base a medio impasto argilloso si alterna a vasti <strong>depositi sabbiosi</strong> – evidenziati da micro-toponimi interni alla Tenuta come <em>I Renai</em> – che per loro natura offrono un substrato drenante e ben areato, ad altri con sedimenti ricchi di ossidi ferrosi: è il caso del toponimo <strong><em>La Tinta</em>, cioè zona il cui terreno ha un colore rossastro</strong>, come accade per la più celebre ocra rossa della terra di Siena. Se paragonate alle normali argille, le ocre rosse hanno una maggiore capacità di drenaggio, <strong>ottimale per la produzione del vino</strong>, e celebri sono nel mondo le terre di questo tipo vocate alla coltivazione dei vitigni a bacca scura; oltre a vaste aree della Toscana centrale e della Francia, persino in Australia tali terreni sono noti per la produzione di Cabernet Sauvignon e Syrah, come la zona del Coonawarra.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Forte di questo ricco sistema di substrati, Torre a Cenaia annovera nella propria scuderia un sangiovese vinificato in purezza, il <a href="https://www.torreacenaia.it/pitti-sangiovese/"><strong>Pitti Sangiovese</strong></a>, un blend di Sangiovese, Cabernet Sauvignon e Syrah, il <a href="https://www.torreacenaia.it/torre-del-vajo/"><strong>Torre del Vajo</strong></a>, un Syrah e Merlot, il <a href="https://www.torreacenaia.it/per-non-dormire/"><strong>Per Non Dormire</strong></a>, vera e propria “riserva” aziendale in serie limitata, e, ultimo nato, un Cabernet Sauvignon e Syrah, <a href="https://www.torreacenaia.it/octo-toscana-igp/"><strong>Octo</strong></a>.</p>
<p>Proprio la “tripletta storica” dei rossi ha riscosso un forte successo nelle ultime edizioni delle due più note Guide vinicole, l’<em>Annuario</em> di Luca Maroni e i <em>Vini di Veronelli</em>: in quest’ultima, <strong>il Pitti Sangiovese, il Torre del Vajo e il Per Non Dormire sono stati insigniti delle ambite Tre Stelle</strong>, ottenendo ognuno un punteggio superiore a 90.</p>
<p>Davvero un ottimo risultato per la cantina di Torre a Cenaia, coordinata internamente dall’enologo <strong>Roshan Abenaim</strong>, guidato dalla celebre enologa <strong>Graziana Grassini</strong> e coadiuvato dall’agronomo <strong>Gabriele Cesolini</strong>. Il 2019 si prospetta un anno ricco di soddisfazioni per l’Antica Tenuta Pitti.</p>
<p>In alto i calici, alla salute!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1278" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/06/Torre-del-Vajo-degustando.jpg" alt="" width="1200" height="798" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/06/Torre-del-Vajo-degustando.jpg 1200w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/06/Torre-del-Vajo-degustando-768x511.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/06/Torre-del-Vajo-degustando-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/06/Torre-del-Vajo-degustando-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Ecco di seguito il responso delle Guide:</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><em>Annuario dei migliori vini italiani 2019</em>, Luca Maroni</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Il miglior vino</strong></h3>
<p><strong>Per Non Dormire 2015</strong></p>
<p>Consistenza: 32</p>
<p>Equilibrio: 29</p>
<p>Integrità: 31</p>
<p>Totale punteggio: 92</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Sensazioni</strong></h3>
<p>V’è un gran dialogo al suo ampio e maestoso profumo. Gli attori, un gran frutto poderoso, maturo e polposo, un filone di spezie avvolgenti, vanigliate e cremose. Dialogo che è successione di note armoniose giacché equipotenti e incorporatemente fuse. Morbidezza palatale cremosamente avvolgente. Doti vinicole, la concentrazione e lo spessore del suo manto gusto-aromatico, doti enologiche la nitidezza, la freschezza dell’unirsi e dell’udirsi balsamico, il loro bilanciato interscambio. Un gran vino allora complesso, e di possente struttura compositiva. Che fin dal suo apparire d’un nero insondabile afferma sensorialmente la propria assoluta caratura estrattiva, la propria eccellente integrità enologica esecutiva.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Gli altri vini</strong></h3>
<ul>
<li><strong>Cenaja Vermentino 2017: 91<br />
Dolce Peccato: 90</strong></li>
<li><strong>Pitti Chardonnay 2017: 90</strong></li>
<li><strong>Pitti Vermentino 2017: 90</strong></li>
<li>Torre del Vajo 2015: 88</li>
<li>Pitti Sangiovese 2016: 88</li>
<li>Pitti Rosato 2017: 87</li>
<li>Pitti Chardonnay Brut: 87</li>
</ul>
<p>IP complessivo: 89,22</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Commento conclusivo</strong></h3>
<p>Un bicchiere, quello di Torre a Cenaia Antica Tenuta Pitti, che esprime il suo meglio in tema di consistenza e di morbidezza di sapore. La cremosità di tatto dei rossi Torre del Vajo 2015 e Pitti Sangiovese 2016, con gran suadenza di frutto, con gran intensità di balsami di spezie si evidenzia le loro viscoso riscontro tattile e palatale. Potenza e fittezza che nei suoi ancor migliori bianchi si associano ad un integro, vivido, netto profilo sensoriale. Eccellente in consistenza il Pitti Chardonnay 2017, in nitore il Pitti Vermentino 2017, con il Cenaja Vermentino 2017 che si conferma tra i più morbidi e limpidi della regione. Gran vino il migliore del tasting, il Per Non Dormire 2015, rosso in cui le doti naturali del frutto splendono per l’inossidato, mentoso nitore che devono alla pulizia enologica della sua trasformazione. Complimenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><em>Guida Oro I vini di Veronelli 2019</em>, Seminario Permanente Luigi Veronelli</h2>
<ul>
<li>Cenaja Vermentino 2017: 86</li>
<li>Dolce Peccato: 89</li>
<li><strong>Per Non Dormire 2015: 92 –</strong> <strong>Tre Stelle</strong></li>
<li><strong>Torre del Vajo 2015: 90 –</strong> <strong>Tre Stelle</strong></li>
<li>Pitti Chardonnay 2017: 87</li>
<li>Pitti Vermentino 2017: 87</li>
<li>Pitti Rosato 2017: 87</li>
<li><strong>Pitti Sangiovese 2016: 90 –</strong> <strong>Tre Stelle</strong></li>
<li>Pitti Brut: 85</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Vermentino e spaghetto abbinamento perfetto, parola di Luciano Zazzeri</title>
		<link>https://www.torreacenaianews.it/vermentino-spaghetto-luciano-zazzeri/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Panigada]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Oct 2018 12:53:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Portfolio]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
		<category><![CDATA[Cenaja Vermentino]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Bimbi]]></category>
		<category><![CDATA[La Pineta Marina di Bibbona]]></category>
		<category><![CDATA[Luciano Zazzeri]]></category>
		<category><![CDATA[Movimento Shalom]]></category>
		<category><![CDATA[Vermentino toscano]]></category>
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					<description><![CDATA[Metti una cena di beneficienza che si trasforma in una gara ai fornelli tra grandi chef; metti le migliori aziende della Valdera che si sfidano a mettere a disposizione i più prelibati prodotti; metti una splendida serata sotto la sapiente regia dell’enogastronomo Enrico Bimbi, allietata dalle parole ma soprattutto dalle opere di monsignor Andrea Cristiani [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Metti <a href="https://www.blogdelgusto.it/evento/la-prova-dei-cuochi-super-cena-solidale-shalom-grandi-chef">una cena di beneficienza</a> che si trasforma in una gara ai fornelli tra grandi chef; metti le migliori aziende della Valdera che si sfidano a mettere a disposizione i più prelibati prodotti; metti una splendida serata sotto la sapiente regia dell’<a href="https://www.blogdelgusto.it/"><strong>enogastronomo Enrico Bimbi</strong></a>, allietata dalle parole ma soprattutto dalle opere di <strong>monsignor Andrea Cristiani</strong> del <strong>Movimento Shalom</strong>, e tutto diventa speciale: anche l’abbinamento tra il <a href="https://www.torreacenaia.it/cenaja-vermentino/"><strong>Cenaja Vermentino</strong> </a>e la <a href="https://www.famigliamartelli.it/"><strong>Pasta Martelli</strong></a>, due veri “blasoni” del nostro territorio, grazie a un sugo ideato dallo chef stellato <strong>Luciano Zazzeri</strong>.</p>
<h3>La sfida &#8220;spaghetto Martelli&#8221;</h3>
<p>Quella della Pasta Martelli, come sottolinea Enrico Bimbi, è una sfida davvero ardua. Per l’occasione, infatti, si è deciso di mettere in pentola il famigerato <strong>spaghetto Martelli </strong>per un quantitativo di ospiti che supera il centinaio: gestire la cottura di una pasta artigianale di questa levatura per un così alto numero di persone è una vera impresa, degna solo di Luciano Zazzeri!</p>
<p>Gustoso, sapido e dalla consistenza tenace, poroso al punto giusto per trattenere a sé il sugo e regalare vere emozioni al palato, lo spaghetto Martelli è la migliore tavolozza nelle mani del grande Chef. Una tavolozza più impegnativa da gestire, rispetto a una pasta industriale, ma in grado di esprimere “tonalità e nuance” inarrivabili per una pasta comune.</p>
<h3>Zazzeri reinterpreta la tradizione toscana</h3>
<p>Il tema della serata è <strong>la cucina del dono</strong>, ovvero una cucina a base di ingredienti “poveri” della <strong>tradizione toscana</strong>: è l’occasione, per Zazzeri, di mettere in campo tutte le sue doti e mixare, perché no, terra e mare attingendo alla profonda conoscenza della storia del territorio.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1929" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/10/Spaghetto_Martelli_Luciano_Zazzeri.jpg" alt="" width="1500" height="1122" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/10/Spaghetto_Martelli_Luciano_Zazzeri.jpg 1500w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/10/Spaghetto_Martelli_Luciano_Zazzeri-768x574.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il risultato è <strong>un sugo a base di rigaglie di pollo e acciughe</strong>, con la concessione del vezzo di una punta di pomodoro secco. Una combinazione tanto semplice quanto perfetta: ancora una volta, la sapiente cucina di Zazzeri sembra suggerirci la massima zen <em>less is more</em>, il valore aggiunto sta proprio nella cristallina semplicità. Ma è una semplicità cui si può arrivare soltanto dopo una lunga e preziosa esperienza, inconcepibile senza una perfetta conoscenza delle materie prime e, soprattutto, del relativo profilo organolettico.</p>
<h3>Vermentino e spaghetto, abbinamento perfetto</h3>
<p>Profilo organolettico pensato appositamente per sposarsi, nel calice, al nostro migliore <a href="https://www.torreacenaianews.it/lungo-viaggio-vermentino/"><strong>vermentino toscano</strong></a>. Luciano Zazzeri ha saputo cogliere le peculiarità di <a href="https://www.torreacenaianews.it/il-mare-in-terra-ovvero-il-super-vermentino-di-cenaia/">un vino bianco non comune quale il <strong>Cenaja Vermentino</strong></a>, capace di esprimere intense note floreali e fruttate grazie alla vendemmia tardiva e all’anno di affinamento in bottiglia. Macchia mediterranea e una spiccata mineralità dovuta all’influsso del vento di mare sulle nostre terre, fiori d’agrumi, mandorla e frutta a polpa bianca: il vermentino torna al mare grazie all’acciuga e ne sostiene l’impatto della sua tipica e spiccata sapidità, accompagna degnamente la rigaglia di pollo, che pur essendo carne bianca alza un poco la voce ferrigna trattandosi di frattaglia. In questo insolito abbinamento, il Cenaja Vermentino non depone la spada ma la estrae dignitosamente senza imporsi con violenza, anzi gestendo con grazia l’appagante universo di sensazioni che ne nasce. Così come per lo spaghetto Martelli, anche l’abbinamento con questo grande vino non era affatto facile né scontato; ma Luciano Zazzeri conosce alla perfezione tutte le frecce del suo arco e ogni colpo è filato dritto, anche questa volta, al cuore del bersaglio.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1928" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/10/Cenaja_Vermentino_Spaghetto_Luciano_Zazzeri.jpg" alt="" width="1125" height="1500" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/10/Cenaja_Vermentino_Spaghetto_Luciano_Zazzeri.jpg 1125w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/10/Cenaja_Vermentino_Spaghetto_Luciano_Zazzeri-768x1024.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1125px) 100vw, 1125px" /></p>
<p>L’appuntamento è per la prossima edizione de <strong>“La Prova dei Cuochi. Memorial Emanuele Belluoccio”</strong> a cura di Enrico Bimbi, quando i grandi chef della Valdera ci proporranno altri emozionanti abbinamenti. Ogni anno, grazie al patrocinio del <strong>Comune di Pontedera</strong> e al supporto di <strong>Fisar Delegazione di Pontedera</strong> e di tutte le migliori aziende del territorio, la cena benefica a favore delle iniziative del <strong>Movimento Shalom</strong> ci permette di fare della vera arte con i sapori della nostra terra e di scoprire, come nel caso dello spaghetto Martelli a cura di Luciano Zazzeri, le straordinarie potenzialità nel calice dei nostri vini.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Luciano Zazzeri, una Stella di mare ai fornelli</h3>
<p>Quella di<strong> Luciano Zazzeri </strong>è una straordinaria <strong>storia di passione per il mare e la cucina</strong>.<br />
Sin da piccolo si ritrova tuttofare nello stabilimento balenare di famiglia: bagnino, garzone, aiuto cuoco nella cucina della piccola osteria annessa, ma soprattutto mozzo a bordo del gozzo dello zio. Il mare lo cattura a tal punto da spingerlo, ancora giovanissimo, a varare un’altra barca da pesca tutta sua, con la quale continua a rifornire di pesce freschissimo, tutti i giorni, l’osteria di famiglia.<br />
Il <strong>1987</strong> è l’anno della svolta, che ricorda sempre con commozione e orgoglio. <strong>Una terribile mareggiata distrugge il ristorante</strong>: ma è dalle difficoltà che nascono le opportunità. Luciano si getta a capofitto nella ricostruzione del locale, che avviene a tempo di record, e da allora in poi non abbandonerà più i fornelli, di giorno, né la barca da pesca, di notte.<br />
La straordinaria passione, l’impegno certosino, l’ostinazione per il lavoro ben fatto, la continua ricerca portano ben presto la fama del <strong>“cuoco-pescatore” </strong>ben oltre la sua costa: a malincuore, Luciano abbandona la barca per consacrarsi, definitivamente, ai suoi piatti. È così che <strong>nel 2006 arriva la <a href="https://guida.michelin.it/3ac883j/la-pineta-marina-di-bibbona">Stella Michelin</a></strong> e da quel momento è un trionfo: pubblicazioni, convegni, eventi e apparizioni mediatiche, e su tutto il sempre crescente consenso dei suoi appassionati clienti.<br />
La sua cucina è intimamente legata al territorio, rispettosa della tradizione, dei saperi e delle materie prime che per Zazzeri non hanno segreti: la lunga gavetta in mare e al servizio del locale di famiglia fin dalla più tenera età, gli ha permesso di capire profondamente la sua materia preferita, i doni del mare. Ma non disdegna anche un’altra “materia prima” dalla quale riesce a tratte dei veri e propri capolavori, la cacciagione.<br />
Prima che un grande cuoco, Luciano è un uomo dalla spiccata sensibilità, dall’acuta intelligenza e dalla sincera passione per i propri ospiti, che accoglie con un garbo e una cortesia oggi sempre più rari. Godere delle sue prelibatezze e della sua compagnia è un privilegio oltre che un grandissimo piacere. Il consiglio, naturalmente, è di fargli visita alla sua <a href="http://www.lapinetadizazzeri.it/LaPineta/Home.html"><strong>“Pineta” a Marina di Bibbona</strong></a>.</p>
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		<title>I Cavalieri Templari a Torre a Cenaia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Panigada]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Sep 2018 06:08:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Portfolio]]></category>
		<category><![CDATA[Tenuta]]></category>
		<category><![CDATA[Cavalieri Templari]]></category>
		<category><![CDATA[Croce Otto Beatitudini]]></category>
		<category><![CDATA[Ocro wine]]></category>
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		<category><![CDATA[Templari a Cenaia]]></category>
		<category><![CDATA[Torre a Cenaia Templari]]></category>
		<category><![CDATA[Villa Valery]]></category>
		<category><![CDATA[Vino templare Torre a Cenaia]]></category>
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					<description><![CDATA[Metti un borgo dalla storia millenaria, un vasto e fertile territorio per secoli al servizio di nobili casate provenienti da tutta Europa, ville fortificate e castelli dimenticati, locali sotterranei dall’origine sconosciuta&#8230; ed ecco che le sorprese non finiscono mai! Quella dei Cavalieri Templari a Cenaja sembra una boutade come tante, un’occasione per far parlare di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Metti un borgo dalla storia millenaria, un vasto e fertile territorio per secoli al servizio di nobili casate provenienti da tutta Europa, ville fortificate e castelli dimenticati, locali sotterranei dall’origine sconosciuta&#8230; ed ecco che le sorprese non finiscono mai!</p>
<p>Quella dei Cavalieri Templari a Cenaja sembra una <em>boutade</em> come tante, un’occasione per far parlare di sé come spesso capita nel mondo del vino e non solo. Eppure, l’eredità della Storia affiora con decisione nella Tenuta e lascia sbalorditi, per primi noi stessi, con la sua evidente carica di significato, sogno, mistero.</p>
<p>Ripercorriamo insieme le tappe di questa straordinaria scoperta.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1823 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Villa-Valery.jpg" alt="" width="1280" height="852" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Villa-Valery.jpg 1280w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Villa-Valery-768x511.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Villa-Valery-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Villa-Valery-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>I sotterranei di Villa Valery</h2>
<p>Villa Valery è oggi un edificio abbandonato ricco di fascino. I <strong>Conti Valery – De Bearn</strong>, arrivati dalla Francia a cavallo <strong>tra Ottocento e Novecento</strong> dopo i Marchesi Bartolini Salimbeni, vollero subito un edificio più “signorile” in cui risiedere; l’antica villa fortificata, la “Casa Turrita” simbolo della Tenuta, con il suo aspetto seicentesco si rivelava troppo <em>agée</em> per una nobiltà di quel rango. Ecco che, su un edificio pre-esistente di cui non si ha testimonianza, nel 1879 edificarono questa splendida nuova villa, arricchendola con elementi liberty e “alla moda francese”.</p>
<p>Per far questo dovettero rinforzare le fondamenta del primo edificio: qui <strong>trovarono</strong> <strong>antiche stanze sotterranee, ricche di cunicoli</strong> che i precedenti proprietari avevano sigillato per motivi di sicurezza, con tanto di date e firme dei sovrintendenti ai lavori. Rinforzarono il solaio della nuova villa con un pilastro che piazzarono al centro della grande sala a volte e utilizzarono il vasto locale come cantina e ghiacciaia.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1675" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2017/11/Sotterranei_Torre_a_Cenaia.jpg" alt="" width="800" height="600" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2017/11/Sotterranei_Torre_a_Cenaia.jpg 800w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2017/11/Sotterranei_Torre_a_Cenaia-768x576.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>A metà Novecento, con l’abbandono della Tenuta da parte dei Conti francesi e dei Conti Pitti Ferrandi – con i quali si erano uniti – i locali sotterranei vennero abbandonati. <strong>“Il Tedesco” Otto von Flick</strong>, potente magnate che occupò Villa Valery fino agli anni Settanta, sembra non averli mai utilizzati; più probabilmente, visto l’innalzarsi della falda acquifera, fu lui a decidere di <strong>abbandonare e interrare definitivamente quei locali sotterranei</strong>, ormai inutili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>La Croce delle Otto Beatitudini</h2>
<p>È stata l’attuale proprietà, le <strong>famiglie Terzi Coppini</strong>, a rinvenire casualmente i locali sotterranei e a riportarli alla luce, scoprendo a poco a poco i tesori che celavano. Oltre a numerose iscrizioni che attestavano gli ultimi lavori di messa in sicurezza da parte dei sovrintendenti dei Marchesi Bartolini Salimbeni, ciò che più colpì fu una croce, all’apparenza “pisana”, sulla base di una grande vasca al centro della sala principale.</p>
<p>Per anni dimenticata al buio e alle acque di quelle che potevano apparire come semplici cantine sotterranee, è <a href="https://www.torreacenaianews.it/il-segno-dei-templari/">grazie a una casuale visita dell’<strong>Associazione Storico-Culturale “Il Cuore di Bartolomeo” </strong>che <strong>“la croce templare di Cenaia”</strong></a> è tornata finalmente a raccontarci una storia straordinaria, mostrandoci tutto il suo insospettabile valore.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1676 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2017/11/Croce_Otto_Beatitudini_Torre_a_Cenaia.jpg" alt="" width="800" height="588" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2017/11/Croce_Otto_Beatitudini_Torre_a_Cenaia.jpg 800w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2017/11/Croce_Otto_Beatitudini_Torre_a_Cenaia-768x564.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Allo stesso tempo, si è iniziato a capire che la <strong>fitta rete di cunicoli</strong> che si diramano da quella sala, altro non sono che un antico sistema di difesa che percorre l’intero borgo della Tenuta e non solo. Dai racconti dei più anziani e dalle testimonianze d’archivio, si è visto che uno di questi tunnel conduce a un luogo lontano circa un chilometro dalla Casa Turrita, in mezzo ai boschi di Torre a Cenaia, laddove fino al XII secolo d.C. sorgeva il <strong>Castello di Cenaja</strong>, distrutto dalle armate fiorentine e mai più ricostruito, di cui oggi possiamo intuire le tracce nella morfologia del luogo e in resti ceramici e litici che affiorano nei dintorni. Ecco che, lo si deduce facilmente, scopriamo che i locali sotterranei in cui è stata scoperta la Croce hanno, almeno, <strong>ottocento anni</strong>.<br />
Questo simbolo di epoca medievale ha in realtà origini ben più antiche. Compare già nel <strong>V secolo dopo Cristo</strong> come emblema dei <strong>Nestoriani</strong> e, in occidente, poco dopo è assunta nel vessillo degli <strong>Amalfitani</strong> che la incisero perfino nelle loro monete, il tarì. Questi fondarono un ospedale a <strong>Gerusalemme</strong> nel 1023, proprio dove ritroviamo, appena due anni dopo, l&#8217;Ordinde degli Ospitalieri di San Giovanni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>I Giovanniti</h2>
<p><strong>La Croce è detta delle Otto Beatitudini</strong> perché simboleggiava, nella prima fase, le otto beatitudini elencate da Gesù nel “Discorso della Montagna”, come riportato dal Vangelo di Matteo. Nel corso del tempo, fu adottata come emblema da vari ordini cavallereschi, che ne ampliarono i significati simbolici.</p>
<p>In particolare, i <strong>Cavalieri Templari</strong>, che impiegarono questo simbolo perfino come chiave per il proprio alfabeto segreto, prima di adottare la Croce Patente nel 1139, trasfigurarono le beatitudini in <strong>virtù</strong> che ogni loro adepto doveva dimostrare e perseguire: spiritualità, semplicità, umiltà, compassione, giustizia, misericordia, sincerità, sopportazione. Con il passare dei secoli, i vari “usi” simbolici modificarono a poco a poco la forma della croce: gli angoli si fecero più acuti, assunse diversi colori a seconda degli Ordini; nella “variante pisana”, infine, le sfere alle sue estremità passarono da otto a dodici.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1824 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Croce-Cavalieri-Templari.jpg" alt="" width="875" height="1280" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Croce-Cavalieri-Templari.jpg 875w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Croce-Cavalieri-Templari-768x1123.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 875px) 100vw, 875px" /></p>
<p>È proprio grazie alla forma, che possiamo attribuire con certezza la croce incisa nei sotterranei di Torre a Cenaia all’ordine dei <strong>Giovanniti</strong>, ovvero i <strong>Cavalieri Ospitalieri di San Giovanni</strong>. Si tratta di un antico Ordine inizialmente preposto a gestire l’<em>hospitale</em> che, dal 600 dopo Cristo al XIV secolo, prestava ricovero e assistenza ai pellegrini cristiani prima, ai combattenti crociati poi, a <strong>Gerusalemme</strong>. Da iniziale comunità monastica benedettina dedita all’accoglienza, originatasi da un gruppo di coloni amalfitani, con la riconquista dei musulmani della Terrasanta, i Giovanniti furono costretti ad assumere la difesa militare dei malati, dei pellegrini e dei territori sottratti in precedenza dai Crociati ai musulmani.<br />
Con la perdita di Gerusalemme, i Giovanniti traslocarono dapprima a Rodi, nel 1310, poi a Malta: dal 1530, l’Ordine dei <strong>Cavalieri di Malta</strong> è impegnato in missioni a carattere umanitario. Oggi <strong>Sovrano Militare Ordine di Malta</strong>, è l’unico ordine cavalleresco riconosciuto in 80 stati, gode di un governo proprio e di un “osservatore” presso le Nazioni Unite. Insieme all&#8217;<strong>Ordine dei Cavalieri di San Lazzaro</strong>, l&#8217;Ordine di Malta utilizza ancora oggi una croce delle Otto Beatitudini nel proprio vessillo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Perché proprio a <em>Cenaja</em>?</h2>
<p>Non è semplice rispondere, ma i tasselli del puzzle che andiamo via via raccogliendo ci aiutano a capire che cosa può essere accaduto in queste terre molti secoli fa.<br />
I Giovanniti, di cui è incontestabile la presenza testimoniata dalla croce nei sotterranei della Tenuta, non si occupavano della gestione di grandi proprietà terriere. Come abbiamo visto, era un ordine preposto alla cura e alla difesa dei cristiani in Terrasanta. Ma, dopo il 1312, fu costretto a rivedere drasticamente le proprie funzioni.</p>
<p>Quell’anno, infatti, su sospeso l’Ordine dei <strong>Cavalieri del Tempio</strong>, i famigerati “<strong>Templari</strong>” attivi in Terrasanta a partire dalla Prima Crociata. La loro fama è al pari del mistero circa le reali ragioni della loro soppressione, sancita dal Concilio di Vienne. Quel che è certo, è che <strong>tutti i loro beni furono trasferiti, nel 1312, all’Ordine degli Ospitalieri di San Giovanni</strong>.</p>
<p>È dunque ragionevole credere, considerato il contributo di Pisa e del suo territorio alle crociate, che <strong>le terre allora pertinenti al borgo di <em>Cenaja</em> contribuissero all’economia della città e quindi anche al sostentamento delle missioni in Terrasanta</strong>. Ciò non deve stupire: basti pensare all’importanza che i Cavalieri di Malta rivestono ancora oggi nella città toscana.</p>
<p>Ma cerchiamo di capire meglio perché proprio l’antica <em>Cenaja</em> potesse rivestire un ruolo chiave in tutto questo.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1797 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Torre_a_Cenaia.jpg" alt="" width="1500" height="993" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Torre_a_Cenaia.jpg 1500w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Torre_a_Cenaia-768x508.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Torre_a_Cenaia-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Torre_a_Cenaia-207x136.jpg 207w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Torre_a_Cenaia-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><em>Cenaja</em> “precettoria” templare</h2>
<p><strong>Vari elementi ci fanno pensare che Torre a Cenaia sia stata in passato una precettoria Templare e poi Giovannita</strong>. La posizione strategica e la vicinanza all’antico porto di Pisa e alla città stessa, la morfologia e la geografia del territorio, le arterie stradali che lo attraversavano, la presenza di un’antichissima chiesa intitolata a Sant’Andrea, santo notoriamente legato a questi ordini cavallereschi.</p>
<h3>Ma che cos’è una “precettoria”?</h3>
<p>Si tratta di una vasta tenuta agricola, gestita per lo più da ordini religiosi e strutturata attorno a una chiesa o un’abbazia, comprensiva di vari edifici con funzioni di ospedale, foresteria e stoccaggio di prodotti agricoli. A una precettoria spettavano ampi appezzamenti agricoli con boschi, laghi, canali e peschiere, orti con erbe officinali e curative; oltre a garantire la sussistenza a chi le abitava, queste “tenute agricole” dovevano contribuire all’economia della diocesi o del distretto cui appartenevano.</p>
<p><strong>I Templari, a differenza dei Giovanniti, acquisivano proprietà terriere, spesso grazie a donazioni, che sfruttavano per finanziare le proprie missioni in Terrasanta</strong>. È il caso, ad esempio, delle aziende agricole di Baguy, dei monti d&#8217;Arrée in Bretagna, di Payns in Champagne, del Lazare e della Spagna: proprietà che dovevano destinare un terzo delle rendite alla Guerra Santa e al mantenimento dei Fratelli Templari sparsi per l’Europa. Grazie a pratiche agricole razionali e all’avanguardia e a un’accurata gestione di vasti beni fondiari, riuscirono così a procurarsi ingenti guadagni.</p>
<p><strong>I Templari erano inoltre maestri nel bonificare zone paludose</strong>. Dagli Statuti Pisani sappiamo che, almeno fino al 1276, anno in cui iniziarono i lavori di ingegneria idraulica destinati allo scavo del fosso Arnonico o “della Guerra”, <strong>le paludi di Cenaja</strong> impedivano di sfruttare a dovere l’elevato potenziale di queste terre. È dunque molto probabile che una delle ragioni per cui la Tenuta fu affidata alla gestione templare fosse proprio l’urgente bisogno di contrastare l’avanzata delle paludi, da cui si salvava poco più dell’odierno borgo fortificato, ubicato in posizione sopraelevata rispetto alla campagna circostante.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1825 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Lago_Torre_a_Cenaia.jpg" alt="" width="1280" height="728" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Lago_Torre_a_Cenaia.jpg 1280w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Lago_Torre_a_Cenaia-768x437.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p><strong>Spesso i Templari ricevevano estensioni di terre, originariamente di poco valore, quali acquitrini e lande incolte, con il preciso compito di trasformarle in fondi redditizi</strong>, grazie alle loro competenze altamente specializzate. In questo modo riuscivano a bonificare paludi e trasformare gli acquitrini in stagni per l’allevamento di pesci, cibo da loro particolarmente utilizzato, sia fresco che affumicato.</p>
<p>Tutte queste considerazioni ci portano a pensare che anche<strong> l’antica Torre a Cenaia fu una delle tante proprietà agricole dei Giovanniti, che acquisirono dai Cavalieri Templari dopo il 2 maggio 1312</strong>, come stabilito dalla bolla papale <em>Ad providam</em>.</p>
<p>La Croce delle Otto Beatitudini celata nei sotterranei della Tenuta non è altro che la traccia di questa storia straordinaria, che oggi ti raccontiamo con orgoglio attraverso un nuovo vino: <a href="http://www.torreacenaia.it/octo/"><strong>Octo</strong></a>. È con onore che possiamo affidarti questo testimone di Verità e Virtù, simbolo della nostra Storia più gloriosa e sigillo di una conoscenza superiore.</p>
<p><em>Non nobis Domine, non nobis, sed nomini tuo da gloriam</em>.<br />
Salute!</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1826 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Octo_Torre-a-Cenaia.jpg" alt="" width="1280" height="852" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Octo_Torre-a-Cenaia.jpg 1280w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Octo_Torre-a-Cenaia-768x511.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Octo_Torre-a-Cenaia-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Octo_Torre-a-Cenaia-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
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		<title>La bicicletta, storia di un drink su due ruote</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Panigada]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Aug 2018 15:17:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Portfolio]]></category>
		<category><![CDATA[Tenuta]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
		<category><![CDATA[aperitivo]]></category>
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		<category><![CDATA[bicicletta drink]]></category>
		<category><![CDATA[bicicletta vermentino]]></category>
		<category><![CDATA[Cenaja Vermentino bio]]></category>
		<category><![CDATA[Piazzetta Pitti]]></category>
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					<description><![CDATA[Il nome dovrebbe funzionare come la scritta sui pacchetti delle sigarette: non metterti alla guida dopo aver bevuto, soprattutto se viaggi su due ruote. Pare infatti che questo cocktail, traditore per quanto è beverino, sia nato intorno agli anni Venti, quando le automobili erano un lusso e i più andavano al bar del paese in [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il nome dovrebbe funzionare come la scritta sui pacchetti delle sigarette: non metterti alla guida dopo aver bevuto, soprattutto se viaggi su due ruote.<br />
</strong>Pare infatti che questo cocktail, traditore per quanto è beverino, sia nato intorno agli <strong>anni Venti</strong>, quando le automobili erano un lusso e i più andavano <strong>al bar del paese in bicicletta</strong>, ogni volta che potevano. Dopo essersi scolati un paio di questi bicchieri, tornare a casa in bici era una vera impresa: toccava rassegnarsi a portarla a mano, pena lo sbandare a destra e a manca rischiando di infilarsi in fossi o giù dai poggi, tagliando la strada al malcapitato di turno o, peggio ancora, abbracciando alberi e centrando i muri del vicinato.</p>
<div id="attachment_1909" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1909" class="wp-image-1909 size-full" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Amerigo-bicicletta.jpg" alt="" width="480" height="387" /><p id="caption-attachment-1909" class="wp-caption-text">Lo spassoso Merigo di Panariello sa cosa vuol dire mettersi su due ruote dopo aver bevuto&#8230;!</p></div>
<p>Originatosi, come molti altri cocktail più blasonati, nel Nord Italia, ha riscontrato un gran successo un po’ in tutto lo stivale e soprattutto in<strong> Sardegna</strong>, dove si è contraddistinto per l’aggiunta di <strong>Vernaccia</strong> o <a href="https://www.torreacenaianews.it/lungo-viaggio-vermentino/"><strong>Vermentino</strong></a> ed è entrato a pieno diritto nell’empireo dei drink estivi. Oggi è tornato alla ribalta ed è un cocktail molto apprezzato sia dai turisti, che affollano in estate il Bel Paese, sia dal pubblico femminile, che lo adora soprattutto nella variante con abbondante aggiunta di soda.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1907" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Bicicletta.jpg" alt="" width="1000" height="660" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Bicicletta.jpg 1000w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Bicicletta-768x507.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Bicicletta-207x136.jpg 207w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Bicicletta-430x283.jpg 430w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<h2>Come si prepara?</h2>
<p>Tenendo fede alla tradizione secolare del nostro territorio e alla vocazione ai bianchi di <a href="http://www.torreacenaia.it/">Torre a Cenaia</a>, ti proponiamo la versione a base di vino vermentino, che puoi sostituire a piacimento con un altro vino bianco secco fermo. Per rendere ancor più “pericoloso” il drink – ricordiamoci che chi beve non guida, nemmeno la bicicletta! – osiamo con il <a href="http://www.torreacenaia.it/cenaja-vermentino-2017-bio/"><strong>Cenaja Vermentino 2017 biologico</strong></a>, il suadente <em>cru</em> della Tenuta, per aggiungere un piccolo tocco  in più di aromatica dolcezza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ingredienti:</strong></p>
<p>50 ml di Campari</p>
<p>50 ml di Cenaja Vermentino</p>
<p>Soda<br />
Una fetta d’arancia o di limone</p>
<p>Ghiaccio</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Preparazione</strong></p>
<p>È semplicissima! Colma un bicchiere da vino bianco con ghiaccio, versa il Campari, il Vermentino e la soda e mescola il tutto con un <em>bar spoon</em>, guarnisci con una fetta d’arancia o di limone… e non ti resta che bere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>In bici… per Cenaja</h2>
<p>Non poteva certo mancare una versione <em>local</em> della biciletta in <a href="https://www.piazzettapitti.it/"><strong>Piazzetta Pitti</strong></a>, il nuovo <em>wine garden</em> di Torre a Cenaia, aperto tutte le sere dal martedì alla domenica, dalle 19 alle 22, nell’antico borgo della Tenuta.</p>
<p>Oltre all’aggiunta del <strong>Cenaja Vermentino 207 biologico</strong>, il nostro barman ha selezionato un’alternativa 100% <em>made in Tuscany</em> del campari, ovvero il <strong>Bitter Santoni</strong>, prodotto da un celebre liquorificio artigianale di eccellenza di Chianciano Terme, <a href="http://www.santonitoscana.it/index.php">Gabriello Santoni</a>. Lo <strong>sciroppo di violetta</strong> e i <strong>fiori di campo </strong>aggiungono inoltre eleganti e fresche note floreali, particolarmente adatte a una bevuta estiva come la bicicletta… in giro per la campagna di Cenaja!</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1908" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Puoring-vermentino.jpg" alt="" width="1280" height="800" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Puoring-vermentino.jpg 1280w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Puoring-vermentino-768x480.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
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		<title>Storia di una bistecca, ovvero come preparare una fiorentina perfetta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Panigada]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Aug 2018 07:46:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Portfolio]]></category>
		<category><![CDATA[bistecca fiorentina]]></category>
		<category><![CDATA[carne chianina]]></category>
		<category><![CDATA[Chianina IGP]]></category>
		<category><![CDATA[Osteria Pitti&Friends]]></category>
		<category><![CDATA[Vadichiana]]></category>
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					<description><![CDATA[Quella che stiamo per mettere sulla griglia e, soprattutto, nel piatto, non è una semplice bistecca. Il suo essere speciale non è dato soltanto dal nome, “bistecca alla fiorentina”, ormai celebre in tutto il mondo e carico di un alone di suggestione mistico-godereccia a cui è impossibile resistere; quanto per la storia che l’ha portata [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quella che stiamo per mettere sulla griglia e, soprattutto, nel piatto, non è una semplice bistecca.</p>
<p>Il suo essere speciale non è dato soltanto dal nome, <strong>“bistecca alla fiorentina”</strong>, ormai celebre in tutto il mondo e carico di un alone di suggestione mistico-godereccia a cui è impossibile resistere; quanto per la storia che l’ha portata fino a noi e che l’ha resa una vera e propria istituzione, un monumento da tutelare al pari di un’opera d’arte.</p>
<p>Si tratta infatti di un semplicissimo piatto a base di <strong>carne di Chianina</strong>, ovvero di una specifica tipologia di razza bovina che ha segnato la nostra storia fin dalla più remota antichità.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1895 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Bistecca-Chianina-IGP.jpg" alt="" width="1280" height="849" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Bistecca-Chianina-IGP.jpg 1280w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Bistecca-Chianina-IGP-768x509.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Bistecca-Chianina-IGP-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Bistecca-Chianina-IGP-207x136.jpg 207w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Bistecca-Chianina-IGP-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<h2>Etruschi, Romani ma soprattutto toscani</h2>
<p>Viene dalla preistoria il protagonista indiscusso del nostro piatto.<br />
<strong>Bue di razza Chianina</strong>, dall’omonima valle a cavallo tra le provincie di Siena e Arezzo, la <strong>Valdichiana</strong>. Termine che nasconde la sua radice nel <strong>latino <em>planus</em></strong>, che significa appunto “terreno pianeggiante”, grande pianura qual è la Valdichiana, che a sua volta prende il nome dal corso d’acqua che la solca e che l’ha originata, il <strong>fiume Chiana</strong>.<br />
Il <strong>“grande bue bianco”</strong> di cui stiamo parlando è senza dubbio, ce lo dicono l’archeologia e la genetica, il discendente diretto del <em>Bos Primigenius</em>, cioè del gigantesco bue immortalato dai nostri antenati nelle pitture e nelle incisioni rupestri di mezza Europa sin dal <strong>Paleolitico</strong>. Oltre a essere fonte di cibo, era già allora simbolo di sacralità: forse per le ragguardevoli dimensioni, forse per la mansueta e preziosa forza che permise all’umanità di evolversi grazie all’impiego, nei millenni successivi, in agricoltura.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1898 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/bos-primigenius.jpg" alt="" width="850" height="400" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/bos-primigenius.jpg 850w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/bos-primigenius-768x361.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 850px) 100vw, 850px" /></p>
<p>È infatti come “<strong>trattore”</strong> che lo vediamo impiegato già nel <strong>III secolo avanti Cristo</strong> dagli <strong>Etruschi</strong>, che seppero sfruttarne la potenza anche per bonificare le allora ampie paludi che infestavano molte parti del Lazio e della Toscana. Ancora oggi il termine <strong><em>ecatombe</em></strong>, cioè il sacrificio di cento buoi da eseguire in situazioni particolarmente critiche e drammatiche, per cercare il favore delle divinità del caso, ci fa capire quanto estrema fosse la scelta di immolare sull’altare un animale così importante come il bue.</p>
<p><strong>Columella, Plinio Il Vecchio, Virgilio, Cicerone</strong>: nelle loro opere il “bue bianco” è citato a più riprese; qui si evidenzia come fosse raro il cibarsene: perfino le celebri ricette di <strong>Apicio</strong> lo citano di rado, come a sottolineare che il valore di questo animale non risiedeva in cucina ma nei campi. Anche per i <strong>Romani</strong> resta altissimo il valore sacro: non è forse solcando il terreno con un aratro tirato da una vacca e un bue, entrambi bianchi, che Romolo fonda la Città eterna?</p>
<p>Con la <strong>caduta dell’impero romano</strong> e il successivo abbandono dell’agricoltura anche in Valdichiana, il bue chianino continuò ad abitare queste terre allo stato brado, andando progressivamente incontro a un fenomeno di inselvatichimento. Nel <strong>Medioevo</strong> le paludi riconquistarono la pianura: costretto a rifugiarsi sulle colline e nella macchia al riparo dalle piene della Chiana, il bue divenne più piccolo e il suo manto iniziò a chiazzarsi di grigio.</p>
<p>Bisogna aspettare le grandi bonifiche granducali a cavallo <strong>tra Settecento e Ottocento</strong>, per assistere alla “riconquista” dei bovini della Valdichiana da parte dell’uomo, che tornò a utilizzarli come forza lavoro. <strong>È in questo momento che diviene uno dei simboli della “toscanità”</strong>: di nuovo addomesticato, torna ad assumere una dimensione più grande e una colorazione chiara; si imbandiscono le prime mostre-mercato in cui diviene il protagonista indiscusso, vanto e orgoglio dei tanti allevatori che si sfidavano a ottenere i più giganteschi esemplari.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1899 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Chianina_aratro-web.jpg" alt="" width="1280" height="870" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Chianina_aratro-web.jpg 1280w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Chianina_aratro-web-768x522.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Chianina_aratro-web-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Il bue chianino oggi</h2>
<p>Con l’avvento dei sistemi agricoli moderni e l’abbandono della mezzadria, a partire dagli <strong>anni Sessanta</strong> del secolo scorso, la razza Chianina perse la sua grandissima importanza di forza motrice agricola. Da allora ha cominciato a essere allevata, in numero assai ridotto rispetto al passato, solo come <strong>bovino da carne</strong>, con risultati qualitativi inaspettati e sempre migliori.<br />
Per prima è stata l’<strong>Università di Firenze</strong> a interessarsi alle grandi potenzialità di questo animale in quanto produttore di carne, dando il via a importanti studi geno-morfologici insieme all’Associazione Nazionale Allevatori Bovini da Carne; ben presto, l’interesse e il valore della Chianina hanno varcato i confini della Toscana, dell’Italia e dell’Europa: oggi è allevata e tenuta in grande pregio anche in America Latina, negli Stati Uniti, in Canada e in Australia.<br />
Insieme alla razza Marchigiana e alla Romagnola, la Chianina fa parte della <strong>denominazione IGP Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale</strong> e, dal 2003, del relativo consorzio di tutela, contraddistinto dall’unico marchio di questo tipo, approvato dalla Comunità Europea e regolato da un apposito disciplinare, riferito a carni bovine fresche.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1900 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Tagliata-Chianina.jpg" alt="" width="1280" height="807" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Tagliata-Chianina.jpg 1280w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Tagliata-Chianina-768x484.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Come cuocere la bistecca fiorentina</h2>
<p>Tanto essenziale quanto prelibata: il segreto per una perfetta bistecca fiorentina è tutto qui. Pochi elementi, pochi gesti compiuti al momento giusto. <strong>Un piatto “naturale” già dalla preparazione</strong>. Perfino il celeberrimo Artusi, ne <em>La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene</em> del 1891, si raccomanda di <strong>fare le cose in modo semplice</strong>, mettendo la carne:</p>
<blockquote><p>in gratella a fuoco ardente di carbone così naturale come viene dalla bestia o tutt’al più lavandola e asciugandola; rivoltatela, conditela con sale e pepe. Non deve essere troppo cotta perché il suo bello è che, tagliandola, getti abbondante sugo nel piatto.</p></blockquote>
<p>Vediamo allora come cucinarla al meglio:</p>
<ol>
<li>Cominciamo <strong>tirando fuori dal frigo la carne almeno tre o quattro ore prima di cuocerla</strong>. Solo così, infatti, la cottura avverrà in modo omogeneo ed eviteremo lo shock termico alle fibre, scongiurando il pericolo che la brace le faccia perdere la sua caratteristiche morbidezza e creando le migliori condizioni per una distribuzione uniforme della temperatura, all’interno e all’esterno del trancio.</li>
<li><strong>Asciughiamo bene l’acqua</strong> e l’umidità che ricopre la bistecca prima di metterla sulla griglia, che può comprometterne la cottura al pari dello shock termico.</li>
<li>Passiamo adesso alla <strong>brace</strong>, che deve essere <strong>rovente</strong> ma senza fiamme. Se dovessero essercene ancora, provvediamo a spargere un po’ di cenere sulle braci, in modo da soffocarne il fuoco vivo. In alternativa, mettiamo una <strong>bistecchiera</strong> sul fornello e attendiamo che sia <strong>ben calda</strong>.</li>
<li>È il momento di <strong>mettere la carne sulla griglia</strong>. Si raccomanda una <strong>cottura al sangue</strong>, per apprezzare al meglio le caratteristiche organolettiche della Chianina: di norma, si consiglia di cuocere <strong>5 minuti per lato</strong>, compreso qualche minuto nel quale andrà poggiata sul lato più stretto dell’osso. C’è chi suggerisce di cuocere ogni lato tanti minuti quanti centimetri è spessa la bistecca, ma a voler fare le cose a regola d’arte occorrerebbe dotarsi di un termometro a sonda e attenersi alle seguenti temperature:
<ul>
<li>tra i <strong>48 e i 50 °C</strong> per una <strong>cottura al sangue</strong></li>
<li>tra i <strong>53 e i 55 °C</strong> per una <strong>cottura media</strong></li>
<li>tra i <strong>58 e i 60 °C</strong> per ottenere una <strong>carne ben cotta</strong>, cottura che sconsigliamo.</li>
</ul>
</li>
<li>Durante la cottura di ogni lato, provvediamo al condimento spargendo <strong>sale grosso</strong> senza esagerare. È importante <strong>evitare il sale fino</strong>: questo infatti, a differenza di quello grosso, penetra più in profondità nelle fibre della carne, rischiando di seccarla eccessivamente. Il sale grosso, invece, penetra nella carne quanto basta per valorizzarne il sapore.</li>
<li>Eccoci finalmente al momento della verità. Togliamo la carne dalla griglia, <strong>lasciamola riposare</strong> per un paio di minuti su un tagliere di legno e serviamo magari su un piatto ben caldo, non senza averla condita prima con <strong>un filo di olio extravergine di oliva</strong>… rigorosamente Toscano IGP.</li>
</ol>
<p>In alternativa, molti sono i ristoranti toscani in cui gustarsi una degna bistecca fiorentina. Se vi trovate dalle parti di Firenze o di Arezzo non avrete che l’imbarazzo della scelta; più difficile è invece trovare il posto giusto avvicinandoci alla costa.</p>
<p>Punto di riferimento per la Chianina IGP del proprio territorio è l’<a href="http://www.pittiandfriends.it/"><strong>Osteria Agricola Toscana Pitti&amp;Friends</strong></a>. Fin dall’apertura, in pieno accordo con la filosofia che contraddistingue il più ampio <strong>progetto agricolo</strong> in cui è inserita, all’interno di <a href="http://www.torreacenaia.it/"><strong>Torre a Cenaia Antica Tenuta Pitti</strong></a>, l’Osteria Pitti&amp;Friends ha selezionato la migliore <strong>carna Chianina IGP di filiera corta</strong> delle <strong>colline livornesi</strong>, nell’ottica di valorizzare ancor più le immediate vicinanze di questo fertile angolo di Toscana tra l’entroterra e il mare. In particolare, la Chianina qui servita proviene dall’<strong>azienda agricola Minnozzi di Rosignano Marittimo</strong> ed è lavorata nella vicina San Miniato.</p>
<p>Dalla nostra terra proviene anche questa prelibatissima carne Chianina, impiegata non solo per la bistecca fiorentina ma per tutti quei piatti che, all’Osteria Pitti&amp;Friends, prevedono l’impiego della carne vaccina: dalla <a href="https://www.torreacenaianews.it/tartare-di-filetto-di-chianina-al-profumo-di-tartufo/"><strong>tartare</strong></a> alla <strong>tagliata</strong>, dalla fiorentina al condimento della <a href="https://www.torreacenaianews.it/pizza-gourmet/"><strong>pizza gourmet</strong></a>, a tutte le prelibatissime creazioni che dedicate a questo straordinario “monumento di toscanità”.</p>
<p><em>Per chi desidera “provare con mano”, l’Osteria Agricola Toscana Pitti&amp;Friends è aperta a cena dal mercoledì alla domenica.</em></p>
<p><em>Per info e prenotazioni: 050 643739 – info@torreacenaia.it</em></p>
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<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1897 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Tartare-Chianina.jpg" alt="" width="1280" height="841" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Tartare-Chianina.jpg 1280w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Tartare-Chianina-768x505.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Tartare-Chianina-207x136.jpg 207w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Tartare-Chianina-260x170.jpg 260w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Tartare-Chianina-430x283.jpg 430w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
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		<title>Te lo do io il prosecco toscano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Panigada]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jul 2018 10:11:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Portfolio]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
		<category><![CDATA[Pitti Brut]]></category>
		<category><![CDATA[prosecco]]></category>
		<category><![CDATA[prosecco Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[prosecco toscano]]></category>
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					<description><![CDATA[Non molto tempo fa mi è capitato di cenare in un grazioso ristorante della costa toscana. Passeggiavo per le viuzze medievali di un borgo di mare, avevo un certo languorino, l’insegna era attraente, il menù esposto all’ingresso pure. Capirete, la carne è debole… sono entrato. Appena scelti i piatti di pesce, il cameriere mi ha [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non molto tempo fa mi è capitato di cenare in un grazioso ristorante della costa toscana. Passeggiavo per le viuzze medievali di un borgo di mare, avevo un certo languorino, l’insegna era attraente, il menù esposto all’ingresso pure. Capirete, la carne è debole… sono entrato.<br />
Appena scelti i piatti di pesce, il cameriere mi ha proposto nel calice un abbinamento un po’ più “ardito”, a suo dire. Un modo come un altro per suggerirmi una bollicina al posto del solito bianco fermo.<br />
Va bene, mi suggerisca questa bollicina.<br />
“Guardi, è di una piccola azienda locale, piccola ma con prodotti davvero notevoli. Vedrà che non potrà darmi torto… Le porto un <strong>Prosecco toscano</strong> come non ne ha mai assaggiati!”</p>
<p>Capirete bene. Alle parole “Prosecco toscano” ho cominciato a sudare freddo.<br />
Le vene gonfie alle tempie, i pugni stretti alla tovaglia.<br />
Per fortuna, un attimo dopo ho provato una sorta di tenera compassione per quel professionista. Da ex linguista, mi sono subito detto che non è colpa sua se le parole prendono strade che non dovrebbero. Che, come diceva Tullio De Mauro, il Signor Uso detta legge e occorre chinare la testa.<br />
E, dopotutto, questo “Prosecco toscano” era un brut davvero niente male.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Che cos&#8217;è il Prosecco?</h3>
<p>Anche se per molti sarà banale e superfluo, per moltissimi anzi troppi, davvero troppi, è necessario ricordare che cosa significa la parola “Prosecco”.<br />
<strong>Quando parliamo di Prosecco</strong> non ci riferiamo genericamente a una tipologia di vino spumante, ma a una indicazione geografica tipica, ovvero a un territorio: il <strong>Veneto</strong>, con l’esclusione delle province di Rovigo e Verona, e il <strong>Friuli Venezia Giulia</strong>. Area che ha poi al suo interno due denominazioni di origine controllata e garantita: quella di Montello e Colli Asolani e quella di Conegliano-Valdobbiadene.<br />
Questo significa, banalmente, che <strong>non può esistere Prosecco ottenuto da uve coltivate al di fuori di quelle regioni</strong>. Men che meno un “Prosecco toscano”.</p>
<p>Perché allora questo termine è andato erroneamente ad assurgere alla funzione di sinonimo per “vino spumante di facile beva”?<br />
Senza dubbio, per l’incredibile successo che negli ultimi anni ha portato il Prosecco a consumi da capogiro, al punto da essere uno dei principali prodotti italiani conosciuti, e consumati, all’estero.<br />
Si tratta del fenomeno linguistico dell’<strong>antonomasia</strong>: il nome proprio va a sostituire il nome comune. Forma di <strong>“volgarizzazione”</strong> non sempre apprezzata dalle aziende, poiché foriera di conseguenze a volte imprevedibili e sempre incontrollabili. Solo per citare altri esempi celebri: Biro e Bich per “penna a sfera”, Barbie per “donna o ragazza con determinate caratteristiche psico-fisiche”, Lysoform per “detergente” e così via. Nel vino era già accaduto, che una denominazione geografica prendesse questa china: il Chianti.</p>
<p>Un tale successo, come ben sa chi conosce il settore, si porta con sé inevitabilmente delle “zone d’ombra” e dei rischi (si vedano, appunto, gli innumerevoli scandali che hanno imperversato nel nome del Chianti) dettati da un mercato sempre più vorace ed esigente. Crescono gli ettari vitati di Prosecco, i milioni di bottiglie conquistano il globo terragno, le grandi aziende fagocitano le piccole, la guerra dei prezzi imperversa e le raffiche dei tappi scandiscono la vorticosa vita notturna di ogni locale alla moda.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1866 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Festa_prosecco.jpg" alt="" width="1280" height="853" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Festa_prosecco.jpg 1280w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Festa_prosecco-768x512.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Festa_prosecco-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Festa_prosecco-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<h3></h3>
<h3>E&#8217; tutto oro, quello che frizza nel calice?</h3>
<p>A stare ai numeri, pare di sì. Soprattutto per i prossimi anni.</p>
<p>Secondo le previsioni di <a href="http://www.uiv.it/tag/iwsr/"><strong>Iwsr</strong></a>, l’istituto di ricerca al quale ogni due anni Vinexpo commissiona l’indagine sullo sviluppo del mercato mondiale del vino, il trend delle vendite delle bollicine crescerà dell’8,6% entro il 2020 per un totale di <strong>2,9 miliardi di bottiglie</strong>, delle quali oltre <strong>412 milioni</strong> saranno di solo Prosecco. La notizia non sta tanto nei numeri, quanto nel fatto che, sempre secondo Iwsr, il Prosecco supererà le vendite di champagne di fascia medio-bassa, confermandosi come la bollicina che dominerà l’evoluzione degli <em>sparkling wines</em> sul mercato dei prossimi anni.</p>
<p>Dagli attuali ritmi di crescita, le proiezioni ci dicono che le vendite di Prosecco raggiungeranno il <strong>più 14% nei prossimi cinque anni</strong>, portandolo a detenere il 9,2% delle quote di mercato dei vini frizzanti in tutto il mondo. La prima illustre vittima italiana di questa inarrestabile crescita sembra essere l’Asti, che si prevede in discesa del 6% nell’immediato avvenire; le altre bollicine tentano di difendersi come possono, ma se perfino le previsioni per lo champagne ipotizzano un misero più 1% nei prossimi cinque anni, che ne sarà del sottobosco delle bollicine senza nome?</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il punto è proprio questo, il nome</h3>
<p>Cioè il brand. Conseguenza e causa allo stesso tempo del fenomeno dell’antonomasia che abbiamo appena visto, <strong>il Prosecco è diventato un vero e proprio brand</strong> al punto che i consumatori lo ricercano e lo ordinano declinando il nome anche in modo improprio. Non solo.<br />
Tale “brand” si è conquistato da subito un solido posizionamento in una fascia di bisogni fino a oggi insoddisfatta nel campo delle bollicine, quella del “<strong>lusso di tutti i giorni</strong>”: lo dimostra il fatto che, a risentire maggiormente di questa inarrestabile avanzata, sia stato proprio lo champagne di prezzo basso. Una grande fascia di consumatori si è resa conto di poter accedere al piccolo lusso della bollicina: una bollicina non straordinaria ma comunque amabile, <em>cool</em> e, soprattutto, alla portata delle loro tasche. In questo sta la prepotente forza del Prosecco, difficile da scalfire: il posizionamento acquisito nella mente dei consumatori quale <em>everyday luxury</em>.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1875 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/prosecco_mare.jpg" alt="" width="1169" height="650" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/prosecco_mare.jpg 1169w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/prosecco_mare-768x427.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1169px) 100vw, 1169px" /></p>
<p>Ecco che la questione, per i competitor italiani e non solo, si tramuta in un’estenuante guerra di posizione lontana dall’essere risolta.<br />
Senza dubbio, la prima cosa da fare è porsi una domanda.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Esiste un’alternativa al Prosecco?</h3>
<p>La risposta è sì, e sta nella <strong>galassia di bollicine di qualità che stanno progressivamente fiorendo nel Bel Paese</strong>, che non hanno niente da invidiare alla celeberrima denominazione di origine ma che, purtroppo, soffrono ancora un grande, grandissimo deficit che tarpa loro le ali: quello di non essere riconosciute all’interno delle relative denominazioni di origine. <em>Conditio sine qua non</em> allo sviluppo successivo: quello di innalzare la denominazione a brand – al quale sarà poi necessario attribuire un solido e credibile posizionamento nella mente dei consumatori. Come dire che c’è tanta, troppa strada da fare per colmare il gap, tanta al punto che verrebbe voglia di gridare alla concorrenza sleale.<br />
La <strong>Toscana</strong> in primis sta dimostrando di aver appreso la migliore arte della spumantizzazione e sempre più produttori si cimentano in metodo classico e Charmat con ottimi risultati. Unica pecca, appunto, tranne rarissime eccezioni, è l’essere<strong> costretti a declassare le proprie uve per poter provvedere alla spumantizzazione</strong>; il che significa lavorare uve locali di primissima qualità senza poterlo dichiarare. Una grave perdita di valore nella comunicazione e nella commercializzazione del prodotto, <strong>un pesantissimo freno che impedisce al territorio di crescere come brand</strong>.<br />
Una guerra combattuta ad armi impari, dunque. Ma non per questo i toscani, e gli italiani tutti, si arrendono di fronte alle bollicine più inflazionate di sempre – e che, diciamo la verità, ci hanno pure un po’ stancato.</p>
<p>E allora, ecco un’alternativa direttamente dai vigneti di <a href="http://www.torreacenaia.it/"><strong>Torre a Cenaia, Antica Tenuta Pitti</strong></a> nota per il <em>terroir</em> particolarmente vocato alla coltivazione dei vitigni a bacca bianca.<br />
Il <a href="http://www.torreacenaia.it/pitti-brut/"><strong>Pitti Brut</strong> </a>è un’elegante bollicina Chardonnay in purezza, ottenuta con il metodo di spumantizzazione italiano per eccellenza, il Martinotti, che ne esalta le note floreali e fruttate, donandogli un colore tenue e un perlage fine e persistente.</p>
<p>È prodotto con le stesse uve impiegate per ottenere il <a href="http://www.torreacenaia.it/pitti-chardonnay/"><strong>Pitti Chardonnay</strong></a>, uno dei prodotti <em>flagship</em> della Tenuta, la cui annata 2016 ha ottenuto il riconoscimento Fisar come miglior vino bianco della provincia di Pisa. Dunque, una bollicina “del territorio” amabile e versatile, degna dei migliori aperitivi (ad esempio, quelli che possiamo goderci in <a href="https://www.piazzettapitti.it/">Piazzetta Pitti</a>!) e non solo.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1869 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Pitti_Brut_glacette.jpg" alt="" width="916" height="1280" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Pitti_Brut_glacette.jpg 916w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Pitti_Brut_glacette-768x1073.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 916px) 100vw, 916px" /></p>
<h3>Che cos’è il metodo Martinotti-Charmat?</h3>
<p>Il nome è dovuto a <strong>Federico Martinotti</strong>, direttore dell’Istituto Sperimentale per l’Enologia di Asti, che intuì i vantaggi del far rifermentare il vino in grandi recipienti pressurizzati detti <strong>autoclave</strong>. I francesi si accorsero subito della preziosa intuizione italiana, al punto che <strong>Eugene Charmat</strong> ne acquisì il brevetto già nel 1910, motivo per cui il metodo fu ribattezzato in Martinotti-Charmat.</p>
<p>Essendo un <strong>metodo particolarmente adatto a esaltare le note fruttate dei mosti</strong>, ha trovato larga diffusione per la produzione di bollicine con <strong>vitigni aromatici</strong>: la sosta sui lieviti è infatti più breve rispetto a quella del metodo classico, il quale di fatto smorza le caratteristiche organolettiche dei vitigni andando invece a valorizzare il lavoro dei lieviti, con le caratteristiche note di panificazione.</p>
<p>A torto si ritiene migliore il metodo classico, poiché con il Martinotti è possibile eseguire la fermentazione in tempi minori agendo su grandi masse di vino, dimenticandoci che <strong>l’autoclave non è altro che una “grande bottiglia” </strong>ovvero un contenitore pressurizzato in cui avvengono gli stessi processi del metodo classico. La qualità di ciò che si ottiene dallo Charmat dipende inoltre dal <strong>tempo di permanenza sui lieviti</strong>: il Pitti Brut, ad esempio, vi permane dai tre ai cinque mesi, grazie ai quali riesce ad acquisire una finezza e un’eleganza che niente hanno da invidiare a più blasonate bollicine da metodo classico. Tendiamo inoltre a dimenticarci che esistono non poche etichette di pregio ottenute con il Martinotti-Charmat e che, a oggi, resta il metodo di spumantizzazione più utilizzato nel mondo.<br />
Solo per restare in Italia, senza di questo non avremmo il Lambrusco, l’Asti e… il Prosecco!</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-1868 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/PIttiBrut_spumantiera.jpg" alt="" width="1280" height="864" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/PIttiBrut_spumantiera.jpg 1280w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/PIttiBrut_spumantiera-768x518.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/PIttiBrut_spumantiera-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Al via &#8220;Terre di Pisa tour 2018 &#8211; inCantina Jazz&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Panigada]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Jul 2018 14:31:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[Al via il ricco calendario di eventi “Terre di Pisa tour 2018 &#8211; inCantina Jazz” che, dal 15 luglio al 17 novembre, attraverso 10 serate andrà alla scoperta delle cantine pisane interpretandone in chiave jazz i migliori vini. Si è tenuta questa mattina alla Camera di Commercio di Pisa la conferenza stampa di presentazione del [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Al via il ricco calendario di eventi <strong>“Terre di Pisa tour 2018 &#8211; inCantina Jazz” </strong>che, dal 15 luglio al 17 novembre, attraverso 10 serate andrà alla scoperta delle cantine pisane interpretandone in chiave jazz i migliori vini.</p>
<p>Si è tenuta questa mattina alla Camera di Commercio di Pisa la conferenza stampa di presentazione del progetto. Il presidente <strong>Valter Tamburini</strong> ha sottolineato l’importanza di queste attività nel promuovere il nuovo brand <a href="http://www.terredipisa.it/"><strong>“Terre di Pisa”</strong></a>, al fine di comunicare i punti forti della provincia pisana coinvolgendo il target di riferimento del prodotto turistico. Un turismo locale ma anche internazionale, che finalmente inizia a conoscere e a esperire, anche grazie a queste importanti iniziative, la ricchezza delle “Terre di Pisa”: non solo la torre, ma una fitta rete di realtà di eccellenza che rendono il territorio pisano uno straordinario <em>unicum</em> tutto da vivere e da… bere.</p>
<p>Il focus di oggi è infatti sul nettare di Bacco, o meglio: sul <strong>profondo legame tra la degustazione del vino e la musica</strong>. Dal 2001, Cantina Jazz ha fatto proprie le istanze di importanti studi che dimostrano come l’ascolto della musica influenzi la percezione gustativa e dunque anche l’esperienza del gustarsi un calice di vino. Non tutti i suoni, non tutti i brani, come non tutti i piatti, possono abbinarsi a un determinato vitigno, a un blend, a un’etichetta! Facile a dirsi, un po’ meno a farsi.<strong> Roberto Marangoni</strong>, fondatore, coordinatore e noto presentatore di Cantina Jazz, ci spiega la lunga preparazione necessaria a ogni serata. Soltanto attraverso una lunga ricerca, supportata da docenti della facoltà di Agraria dell’<strong>Università di Pisa</strong>, è possibile “degustare la musica, ascoltare il vino”, come dichiara il loro motto, cioè scoprire i migliori abbinamenti tra brani jazz e calici</p>
<p>È così che, <strong>da ben 17 anni </strong>– <a href="http://www.cantinajazz.com/">Cantina Jazz</a> si avvicina ormai alla maggiore età e c’è chi esclama fra le risate che a breve “potrà finalmente bere” –, i musicisti guidati dal direttore artistico <strong>Emiliano Loconsolo</strong> percorrono con successo l’affascinante confine, psicologico e sensoriale, tra vino e musica, sperimentando volentieri accostamenti arditi ma sempre vincenti.</p>
<p>Ad accompagnare turisti e appassionati in questa esperienza multisensoriale sarà un <strong>quintetto</strong>, i cui elementi saranno scelti di volta in volta da Emiliano. Per ogni appuntamento, uno <strong>“special guest”</strong> arricchirà le voci, o meglio i fiati, della serata: questa edizione si contraddistingue infatti per il contributo di noti musicisti nazionali e internazionali, oltre a quello dei virtuosi artisti che in tutti questi anni hanno animato i palchi di Cantina Jazz.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1833" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/InCantina-Jazz.jpg" alt="" width="1500" height="1114" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/InCantina-Jazz.jpg 1500w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/InCantina-Jazz-768x570.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<h3>Come si svolge “Terre di Pisa tour 2018 &#8211; inCantina Jazz”?</h3>
<p>Le serate saranno realizzate nel formato di una <strong>cena</strong> o di un <strong>buffet</strong>, a seconda delle aziende ospitanti. Inizieranno alle 19 con con le visite guidate alle cantine, per proseguire dalle 20 alle 22.30 con lo spettacolo. La presentazione di tutti gli eventi sarà in italiano e in inglese per coinvolgere anche il pubblico straniero; il costo del biglietto è di 28 euro per la serata con buffet e di 40 euro per le serate con cena.<br />
Queste le date del <strong>programma 2018,</strong> nelle quali non poteva mancare anche <strong>Torre a Cenaia</strong>:</p>
<p>Dom. 15 luglio – Fattoria Uccelliera (Fauglia) – Nico Gori (sassofoni, clarinetto)<br />
Dom. 29 luglio – Azienda Agricola Castelvecchio (Terricciola) – Moraldo Marcheschi (sassofoni)<br />
Dom. 5 agosto – Fattoria Fibbiano (Terricciola) – Renzo Telloli (sassofoni)<br />
Ven. 10 agosto – Usiglian del Vescovo (Palaia) – Andrea Tofanelli (tromba)<br />
Dom. 19 agosto – Tenuta Podernovo (Terricciola) – Nico Gori (sassofoni, clarinetto)<br />
Sab. 25 agosto – Pieve de’ Pitti (Terricciola) – Federico Bertelli (armonica)<br />
Sab. 1 settembre – Le Palaie (Peccioli) – Fabrizio Desideri (sassofoni, clarinetto)<br />
Sab. 29 settembre – Torre a Cenaia (Crespina Lorenzana) – Dimitri Grechi Espinosa (sassofoni)<br />
Sab. 13 ottobre – Badia di Morrona (Terricciola) – Andrea Tofanelli (tromba)<br />
Sab. 17 novembre – Podere La Chiesa (Terricciola) – Nico Gori (sassofoni, clarinetto)</p>
<p>Per i dettagli sul programma si rimanda al sito web di Cantina Jazz<br />
Info e prenotazioni: <a href="mailto:info@cantinajazz.com">info@cantinajazz.com</a> – 320 878 7288</p>
<p>Alla salute, e buon Jazz a tutti!</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1832 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Programma-Cantina_Jazz-18.jpg" alt="" width="819" height="1200" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Programma-Cantina_Jazz-18.jpg 819w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/07/Programma-Cantina_Jazz-18-768x1125.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 819px) 100vw, 819px" /></p>
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		<title>JBlonde è Birra Quotidiana Slow Food 2019</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Panigada]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Jun 2018 12:42:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Birra]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Portfolio]]></category>
		<category><![CDATA[Birra Quotidiana Slow Food]]></category>
		<category><![CDATA[Grande Birra Slow Food]]></category>
		<category><![CDATA[Guida alle Birre d'Italia 2019 Slow Food]]></category>
		<category><![CDATA[JBLONDE]]></category>
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					<description><![CDATA[Dopo ben due anni di attesa, Slow Food torna a condurre per mano appassionati e neofiti nel ricco e variopinto mondo della birra artigianale italiana attraverso la “Guida alle Birra d’Italia 2019”, svelandoci birrifici e pinte da non perdere. Considerata, a pieno diritto, come il migliore progetto editoriale italiano in campo brassicolo, la Guida offre [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo ben due anni di attesa, <strong>Slow Food</strong> torna a condurre per mano appassionati e neofiti nel ricco e variopinto mondo della birra artigianale italiana attraverso la <a href="http://www.slowfoodeditore.it/it/guide-slow/guida-alle-birre-d-italia-2019-9788884995087-764.html"><strong>“Guida alle Birra d’Italia 2019”</strong></a>, svelandoci birrifici e pinte da non perdere.</p>
<p>Considerata, a pieno diritto, come il migliore progetto editoriale italiano in campo brassicolo, la Guida offre il più dettagliato e autorevole panorama della birra nel nostro Paese: con <strong>quasi</strong> <strong>600 birrifici e più di 2.500 etichette</strong> recensite, grazie a un piacevolissimo approccio insieme didascalico e narrativo, rappresenta il palcoscenico su cui tutti i Birrifici desiderano comparire e la sua uscita è un vero evento, atteso e temuto allo stesso tempo.</p>
<p>I giudizi espressi sulle birre, infatti, sebbene Slow Food tenga a precisare che</p>
<blockquote><p>non ci interessa tanto dire “questa birra è più buona di quest’altra” quanto piuttosto aiutare il bevitore nella scelta stilando delle liste di birre che secondo noi, con approcci e obiettivi diversi, vanno assaggiate se si vuole conoscere il meglio della scena birraria italiana,</p></blockquote>
<p>sono la croce e la delizia di tutti i produttori artigianali nazionali. Chiocciole, bottiglie e fusti: ogni simbolo è una conquista, ogni titolo è una stelletta da appuntare al grembiule del mastro birraio, e tutti fanno a gara a ottenere un riconoscimento, in una continua lotta con se stessi a dare sempre un po’ di più del proprio meglio.</p>
<p>Dopo il titolo di <a href="https://www.torreacenaianews.it/jrubra-conquista-il-titolo-di-grande-birra-slow-food/"><strong>Grande Birra Slow Food</strong> conferito alla <strong>JRubra </strong>nella scorsa edizione della Guida</a>, torna anche per il <strong><a href="http://www.j63.it/">Birrificio Agricolo Artigianale J63</a></strong> il momento di festeggiare!<br />
E stavolta tocca alla <strong>JBlonde</strong>, riconosciuta <strong>Birra Quotidiana</strong> per la sua grande amabilità, un prodotto davvero versatile in grado di ammaliare un vasto pubblico di amatori e neofiti.<br />
Con <strong>birre quotidiane</strong>, Slow Food intende</p>
<blockquote><p>quei prodotti che svettano sugli altri per la capacità del birrificio di valorizzare semplicità, equilibrio e piacevolezza. Insomma, tra le birre quotidiane trovate quei prodotti, che meglio degli altri, secondo noi, sono adatti a svolgere il ruolo di compagni di bevuta di ogni giorno.</p></blockquote>
<p>Si tratta di una piccola-grande conferma per il micro-birrificio della <a href="http://www.torreacenaia.it/"><strong>Tenuta Torre a Cenaia</strong></a>, che da cinque anni opera all’interno di un più vasto <strong>progetto di filiera agricola</strong>: non solo birra artigianale dunque, ma birra agricola, anzi <strong><em>birragricola</em></strong>! Oltre a non essere pastorizzata né filtrata, infatti, la Birra Agricola J63 è ottenuta per almeno il 70% da orzo coltivato all’interno della Tenuta stessa. In virtù di questo, il Birrificio Agricolo Artigianale J63 è membro del <a href="http://www.cobibirragricola.it/">Consorzio Italiano dei Produttori dell’Orzo e della Birra</a> e può fregiare le proprie birre del <strong>marchio certificato BIRRAGRICOLA</strong>, l’unico in Italia in grado di attestare la filiera agricola dell’intero processo produttivo.<br />
Dalla nostra terra toscana, ecco che nasce un prodotto… “quotidiano”, capace di deliziarci ogni giorno con il suo perfetto equilibro tra la lieve nota amaricante dei luppoli e la dolcezza dei malti. Siamo fieri di potervi offrire, oggi, la nostra <strong><em>Belgian Blonde</em> Birra Quotidiana Slow Food 2019</strong>… Alla nostra salute, <em>prosit!</em></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1818 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/06/JBlonde_Birra_Quotidiana_SlowFood-web.jpg" alt="" width="440" height="622" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Santa Giulia, mistero a Torre a Cenaia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Panigada]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 May 2018 07:00:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Portfolio]]></category>
		<category><![CDATA[Tenuta]]></category>
		<category><![CDATA[Santa Giulia]]></category>
		<category><![CDATA[Santa Giulia Corsica]]></category>
		<category><![CDATA[Santa Giulia Livorno]]></category>
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					<description><![CDATA[Sulla facciata della Cappella di Sant’Andrea a Torre a Cenaia, si conserva una misteriosa lapide intitolata a Santa Giulia. Che cosa ha a che fare la grande Tenuta cenaiese con la giovane martire? Perché, proprio qui, si è voluta lasciare una traccia della storia della Santa?]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sulla facciata della Cappella di Sant’Andrea a<strong> Torre a Cenaia</strong>, si conserva una misteriosa lapide intitolata a <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Giulia_di_Corsica"><strong>Santa Giulia</strong></a>. Che cosa ha a che fare la grande Tenuta cenaiese con la giovane martire? Perché, proprio qui, si è voluta lasciare una traccia della storia della Santa?</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1796 alignnone" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Pavimento_chiesa_S.Andrea_Torre_a_Cenaia.jpg" alt="" width="1500" height="999" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Pavimento_chiesa_S.Andrea_Torre_a_Cenaia.jpg 1500w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Pavimento_chiesa_S.Andrea_Torre_a_Cenaia-768x511.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Pavimento_chiesa_S.Andrea_Torre_a_Cenaia-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Pavimento_chiesa_S.Andrea_Torre_a_Cenaia-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La lapide di Santa Giulia a Torre a Cenaia</h3>
<p>La <strong>Cappella dedicata a Sant’Andrea</strong>, oggi un tutt’uno con la Casa Turrita di Torre a Cenaia, è attestata per la prima volta in un atto notarile del <strong>1068</strong>, dove si annotavano alcune donazioni alla piccola pieve cenaiese, che all’epoca risultava annessa a quelle di Miliano e Leccia sotto la cura della Chiesa di San Michele di Crespina. Della veste originaria non sopravvive più niente, l’attuale impostazione è dovuta ai <strong>Marchesi Bartolini Salimbeni</strong>, proprietari della Tenuta dal XVI al XIX secolo: evidenti tracce della loro “mano” sono gli elementi barocchi (il timpano tagliato dal fregio IHS sul portale all’esterno, la tela alle spalle dell’altare all’interno) e le insegne ai lati dell’altare, che fanno il paio con il leone rampante sull’ingresso della Casa Turrita.</p>
<p>Sulla sua facciata della cappella, tutt’oggi si conserva una lapide settecentesca che fa riferimento, tra gli altri fatti, a Santa Giulia e a un miracolo del 762 d.C.:</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1795 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Lapide-Santa-Giulia-TAC.jpg" alt="" width="1500" height="985" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Lapide-Santa-Giulia-TAC.jpg 1500w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Lapide-Santa-Giulia-TAC-768x504.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Lapide-Santa-Giulia-TAC-207x136.jpg 207w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Lapide-Santa-Giulia-TAC-260x170.jpg 260w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Lapide-Santa-Giulia-TAC-430x283.jpg 430w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<blockquote><p><em>D.O.M. Vetustissima Confraternitas ab antiqui Liburni portus colonis divinissimi corporis D.N. J Christi gloriae et attuali obsequio aedificata, ex miraculo hic D. Juliam de anno 762 in Matrem et Patronam elegit, ejusdem venerabile nomen sibi in titulo adjicendo, quapropter idem SS. Sacramenti et Juliae Confratres, qui de anno 1603 eorum sacro insituto continuato ad alium novum Oratorium migrarunt, hoc antiquitatis eorum insigne monumentum una cum dono contigua instauraverunt, anno ab incarnatione D. N. 1721. Antonio Pons gubernatore, Francisco Damiani et Josepho Maria Leone consiliariis praedictae Confraternitatis representantibus</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A Dio Ottimo Massimo</p>
<p>Antichissima confraternita, costruita in origine presso il porto della colonia di Livorno in osservanza al santissimo corpo di Nostro Signore Gesù Cristo, qui dedicata alla Madre e Patrona Santa Giulia per il miracolo avvenuto nell’anno 762, nominandosi con lo stesso nome venerabile, e i relativi Confratelli del Santissimo Sacramento e di Santa Giulia, i quali nell’anno 1603 dal loro sacro Istituto si trasferirono al nuovo Oratorio, che rinnovarono come segno e testimonianza della propria ininterrotta tradizione gra-zie alle offerte, nell’anno 1721 dall’incarnazione di Nostro Signore.</p>
<p>Antonio Pons. Governatore, Francesco Damiani e Giuseppe Maria Leone consiglieri rappresentanti della suddetta Confraternita</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si ritiene che questa lapide sia l’originale – di cui oggi si conserva una copia nella sacrestia di <a href="http://www.santagiulia.org/">Santa Giulia a Livorno</a> – posta nel 1721 sulla porta dell’<strong>Oratorio di Santa Giulina</strong>, dopo che fu restaurato nell’antica sede presso il porto in via Sant’Antonio.</p>
<p>Le origini della confraternita di cui ci narra l’iscrizione sono da ricercare nella cala di Liburnia – il nucleo originario di Livorno – dove sorse come una fraternita devozionale di laici, riuniti con lo scopo di curare le pratiche inerenti al culto eucaristico e giuliano. <strong>Le prime testimonianze del culto di Santa Giulia presso il “Porto Pisano” risalgono al IX secolo</strong>, quando doveva sorgere una piccola pieve dedicata alla Santa, come attestato dalla lapide ancora oggi posta in via Santa Barbara. Nel 1017 se ne trova traccia in alcuni documenti, in occasione del conferimento dell’onore battesimale.</p>
<p>Fino al 1361, come risulta dalle fonti, non è ancora stata assimilata alla pieve di Santa Maria, la più antica pieve di Livorno, già sede della Confraternita del Santissimo Sacramento, lì attestata intorno al 1270, non appena la pieve fu riedificata dopo le distruzioni di Carlo d’Angiò: questo sodalizio intitolato al “Corpo del Signore” mostrava già una particolare devozione per Santa Giulia, che ben presto fu eletta patrona e protettrice dell’allora città di Liburnia.</p>
<p>Anche per questo, la fusione delle due pievi nel 1410-1411 in quella di Santa Maria e Giulia presso la Fortezza Vecchia è l’esito naturale delle tendenze devozionali dei cittadini: è in questo momento che nasce la <strong>“Confraternita del Santissimo Sacramento e di Santa Giulia”</strong>, alla quale si riferisce la nostra lapide.</p>
<p>Un documento la attesta in questa chiesa nel 1428, in occasione di alcune pratiche religiose che eseguiva sull’altare dei Cantelmi, al fine di far cessare la pestilenza che devastava la città.</p>
<p>Dopo che nel 1521 fu ordinato l’abbattimento della chiesa di Santa Maria e Giulia per far spazio al nuovo fossato che doveva cingere la fortezza medicea, la Confraternita acquistò un piccolo magazzino nei pressi del porto, in via Sant’Antonio, che fu ridotto a oratorio e, proprio per le sue ristrette dimensioni, chiamato <strong>“Oratorio di Santa Giulina”</strong>.</p>
<p>Poiché i cittadini erano particolarmente devoti alla Santa, il Granduca Ferdinando I concesse alla Confraternita un terreno sulla Piazza d’Arme, sul lato opposto alla Misericordia, in modo che potessero costruirvi una chiesa più grande: la prima pietra fu posata il 22 maggio 1602 dal pievano di Livorno Galeotto Balbiani. L’anno successivo fu terminata e la Confraternita ne prese subito possesso, pur continuando a officiare anche nella sede precedente. Pietro Leopoldo soppresse entrambi gli oratori nel 1786, che vennero prontamente riaperti nella sollevazione del 1790. Dopo la soppressione, si ricostituì subito anche la Congregazione del Santissimo Sacramento, e appena dopo quella di Santa Giulia.</p>
<p>Vive ancora oggi con il titolo di <strong>“Arciconfraternita del Santissimo Sacramento e di Santa Giulia”</strong> ed è la più antica associazione di laici livornesi: fin dalle origini – fissate convenzionalmente nell’anno 1300, in assenza di documentazione certa – questo sodalizio rappresentò il “prim’ordine” della città ed ebbe un peso importante nonché suprema autorità nel governo del Comune. Lo scopo della Confraternita è tutt’oggi quello di rendere liturgico onore alla Santissima Eucarestia e pubblica venerazione a Santa Giulia Patrona di Livorno, la cui festa si celebra il 22 maggio di ogni anno.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1797 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Torre_a_Cenaia.jpg" alt="" width="1500" height="993" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Torre_a_Cenaia.jpg 1500w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Torre_a_Cenaia-768x508.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Torre_a_Cenaia-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Torre_a_Cenaia-207x136.jpg 207w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Torre_a_Cenaia-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<h3>La lapide di Torre a Cenaia parla di un <em>miraculus</em> avvenuto nel 762 d.C., di quale miracolo si tratta?</h3>
<p>Difficile dirlo.</p>
<p>Il più celebre episodio da attribuire alla Santa è <strong>“il miracolo del quadro”</strong>.</p>
<p>Nel XVI secolo alcuni devoti di Corsica commissionario a Pisa una tavola raffigurante Santa Giulia, da destinare a una chiesa dell’isola. Quando arrivò il momento di imbarcare il dipinto, nonostante il mare fosse tranquillo e il meteo favorevole, il bastimento in partenza dal porto di Livorno non volle sapere di lasciare la banchina: venne interpretato come un fatto soprannaturale, miracoloso, e il pievano dispose di collocare l’icona su un altare della Pieve di Santa Maria, finché non fosse edificata una chiesa dedicata alla Santa. Fu così trasferita dapprima nell’Oratorio di Santa Giulina, poi nell’attuale Chiesa di Santa Giulia non appena fu ultimata, nel 1603.</p>
<p>Un altro miracolo è attestato nel 1609, quando pare che dell’acqua miracolosa proveniente dalla Corsica riportò in salute la figlia del Provisore, gravemente ammalata.</p>
<p>La nostra lapide menziona però <a href="http://www.j63.it/la-storia/">l’anno <strong>762</strong>, che sappiamo essere il momento in cui <strong>Desiderio, Re dei Longobardi, fece traslare le spoglie di Giulia </strong></a>dal monastero dell’isola di Gorgona, dove allora si trovavano i resti della Martire, a Brescia. Non si ha notizia di un miracolo preciso da collocare in quel periodo, bensì di un crescendo di miracoli non meglio identificati da imputare al corpo della Santa, che richiamarono l’attenzione del monarca germanico al punto da fargli decidere di trasferire Giulia sul continente.</p>
<p>Non di miracoli narra la lapide ma di <em>miraculo</em>, al singolare. Dovremmo quindi pensare a un episodio specifico da collocare in territorio pisano-labronico?</p>
<p>Probabile, soprattutto perché Torre a Cenaia si trova sulla strada che allora collegava il <em>Portus Pisanus</em> ai domini longobardi dell’entroterra, verso la piana lucchese e poi la pianura padana. Il convoglio con le spoglie della Santa avrà percorso la direttrice che dalla costa conduceva al castello di Ponte di Sacco, lì avrà deviato verso nord e, attraverso l’alveo di Bientina, avrà probabilmente raggiunto Lucca, l’allora capitale del Ducato longobardo. Da lì si sarà diretto ai valici appennini, evitando così la via costiera, a quell’epoca infestata dalle paludi, dalla malaria e dai briganti.</p>
<p>Non è quindi inverosimile ipotizzare il verificarsi di uno o più miracoli lungo il percorso della Santa verso Brescia, a partire dalle terre cenaiesi, dove, molti secoli dopo e senza alcuna apparente motivazione, troviamo una lapide a lei dedicata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Appunto. Perché la lapide originale della più importante confraternita di Livorno si trova sulla facciata della cappella di Sant’Andrea di Torre a Cenaia?</h3>
<p>Questo resterà probabilmente un mistero. Ma proviamo a capirci meglio.</p>
<p>Giuseppe Vivoli, un noto storico locale dell’Ottocento, ipotizzò che <strong>la cappella di Sant’Andrea a Torre a Cenaia sia stata restaurata con il ricavato della vendita delle reliquie dell’ex oratorio di Santa Giulina</strong>, probabilmente dopo la soppressione del 1786.</p>
<p>In tal caso la questione sarebbe soltanto posposta: per quale motivo la Tenuta si sarebbe arrogata tale diritto? I <strong>Marchesi Bartolini Salimbeni</strong>, che allora ne detenevano la proprietà, avevano interessi a Livorno tali per cui decisero di rinnovare la cappella della propria tenuta di campagna acquistando le vestigia dismesse dal piccolo oratorio intitolato a Santa Giulia?</p>
<p>Questione da approfondire indagando nei legami tra la ricca e potente famiglia fiorentina e il territorio labronico a cavallo tra Settecento e Ottocento, ovvero poco prima della cessione della Tenuta ai Conti De Bearn-Valery di Corsica e ai Pitti Ferrandi.</p>
<p>Se così fosse, si potrebbe ipotizzare che pure il dipinto seicentesco a tema devozionale, tutt’oggi conservato alle spalle dell’altare, sia stato acquistato dall’oratorio dismesso insieme alla lapide e a chissà cos’altro e, trovandosi l’oratorio in via Sant’Antonio, potrebbe non essere errata la lettura che vede nel quadro la raffigurazione di un episodio della vita del celebre Santo: l’incontro con Gesù bambino.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il dipinto della Cappella di Sant’Andrea a Torre a Cenaia</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1794 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Tela-SantAntonio-Torre-a-Cenaia.jpg" alt="" width="1500" height="998" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Tela-SantAntonio-Torre-a-Cenaia.jpg 1500w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Tela-SantAntonio-Torre-a-Cenaia-768x511.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Tela-SantAntonio-Torre-a-Cenaia-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/Tela-SantAntonio-Torre-a-Cenaia-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Nel <strong>Liber Miraculorum</strong> si narra che, poco prima di morire, Antonio si ritirò in preghiera dai francescani a Camposampiero, non lontano da Padova, nei pressi del castello del signore del luogo, il conte Tiso.</p>
<p>Il Santo trascorreva le giornate in meditazione sui rami di un maestoso albero di noce, dove il Conte gli aveva fatto costruire una sorta di celletta di legno su suo desiderio; ogni giorno, Antonio faceva ritorno all’eremo francescano soltanto a buio. Una sera, Tiso va a fargli visita e, dalla porta socchiusa della cella, vede un intenso bagliore. Temendo un incendio, spalanca la porta e resta stupefatto dalla visione: il Santo stringe fra le braccia il piccolo Gesù.</p>
<p>L’episodio, narrato dal <em>Liber</em>, è ben presto entrato a far parte dell’iconografia del Santo, tanto da essere stato rappresentato dai più celebri pittori e aver riscosso una longeva fortuna artistica.</p>
<p>Gli elementi dell’opera che fanno credere che si tratti di questo episodio sono vari:</p>
<ul>
<li>Il castello sullo sfondo sembra essere, con una discreta nota di veridicità, la raffigurazione del torrione trecentesco del castello di Camposampiero, reso in piena atmosfera barocca. Lo si nota anche nel gruppo scultoreo del Santuario del Noce a Camposampiero, nel quale ritroviamo, oltre ai protagonisti, anche il castello sullo sfondo, in perfetta analogia con la nostra tela.</li>
<li>Le vesti francescane, qui rappresentate con uno splendido saio dal tono dell’ocra, sono il tipico abbigliamento con cui è sempre raffigurato Sant’Antonio.</li>
<li>Gli attributi: il pane (carità) e il libro (dottrina) sono i simboli antoniniani per eccellenza, che caratterizzano la sua figura nell’arte fino al Barocco, quando comincia a diffondersi maggiormente proprio la raffigurazione col Bambino; celebri esempi sono le rappresentazioni di El Greco (1576-1579), Francisco de Zurbaràn (1627-30), Claudio Coello (1663), Bortolomé Esteban Murillo (1656), Alonso Cano (1657-1659). Nella nostra tela notiamo un simbolo in più, una pera: rappresenta l’amore di Cristo per l’umanità e compare spesso in associazione alla Madonna e al Bambino – c’è chi dice che sia un rimando sinestetico alla dolcezza della loro virtù – ed è quindi perfettamente coerente alla scena qui narrata.</li>
<li>La Vergine: la variante dell’episodio in cui tra i protagonisti spicca la Madonna, nelle vesti di colei che presenta e porge il Bambino al Santo, è parimenti celebre e diffusa. Un esempio assai noto è la Visione di Sant’Antonio da Padova di Antony van Dyck del 1828-32. C’è da credere che l’artista della tela cenaiese si sia ispirato proprio a questo filone iconografico: si noti la medesima posizione dei personaggi ma soprattutto del libro aperto, caduto a terra. L’estasi mistica del Santo è così forte da rendere inermi persino i suoi attributi più identitari, quali sono la scienza, la dottrina, la predicazione e l’insegnamento simboleggiati dal libro.
<p><div id="attachment_1793" style="width: 759px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1793" class="size-full wp-image-1793" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/05/SantAntonio-e-il-Bambino-van-Dyck.jpg" alt="" width="749" height="899" /><p id="caption-attachment-1793" class="wp-caption-text">La Visione di Sant’Antonio da Padova di Antony van Dyck</p></div></li>
</ul>
<p>Per concludere, possiamo quindi aggiungere un ulteriore elemento di probabilità alla lettura della tela ceniaese. Oltre a trattarsi di un’opera barocca, ascrivibile cioè alla seconda metà XVII secolo come si evince dallo stile, e ad essere stata collocata <em>in situ</em> dai Marchesi Bartolini Salimbeni, ai quali è da imputare il coevo <em>restyling</em> della cappella, possiamo ritenere che rappresenti l’episodio di Sant’Antonio e il Bambino come narrato nel <em>Liber Miraculorum</em>. In più, non è da escludere che sia arrivata a Torre a Cenaia da Livorno, insieme alla lapide che ne orna la facciata, entrambe acquistate dal dismesso Oratorio di Santa Giulina, dopo la soppressione del 1786 voluta dal Granduca di Toscana Leopoldo II.</p>
<p><strong>Il motivo di questo è tutto da scoprire: appare indubbio il forte legame tra Torre a Cenaia, Livorno e Santa Giulia, ma ne restano oscure le più profonde ragioni.</strong> Perché un’“anonima” tenuta del pisano si è arrogata il diritto di far proprie le vestigia della più antica e prestigiosa confraternita labronica, la quale si è dovuta “accontentare” di una copia della stessa lapide?</p>
<p>La ricerca continua…</p>
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