Birre artigianali d’estate, alla ricerca della pinta ammazza-sete

Se sei tra gli impavidi temerari che resistono stoicamente alla vampa agostana in città o in ufficio, questo articolo è per te. Non che chi si crogiola su una spiaggia corallina o si gode le vette alpine sia da discriminare, ma, capirai bene, il nostro aiuto deve prima giungere in soccorso dei più bisognosi e allora, eccoci qua, davanti al frigo aperto.

Ma che ci mettiamo, per non aggravare la situazione?
Vediamo un po’…

 

Secche e amarognole, il binomio perfetto

Parola d’ordine: idratarsi con criterio, ovvero assumere il giusto mix di acqua, minerali, proteine e zuccheri delle tipologie più adatte a questi mesi roventi.
Allora, bassa gradazione alcolica, un po’ di amaro capace di regolare la salivazione e un taglio secco che tiene la bocca pulita come, ad esempio, quello della JPils.

Sarà per il godibilissimo mix di sentori erbacei e fioriti dovuto al celeberrimo luppolo Saaz, per il cenno di speziato e il discreto amaro sul finale: le Bohemian Pilsner sono l’antidoto perfetto alla sete implacabile di questi giorni. Leggerezza, freschezza, spiccata secchezza e una scorrevolezza in bocca decisamente pericolosa: cosa volete di più?
Ne berremmo quanto la portata media del fiume Moldava. Ok che non impegna, ma andiamoci comunque con moderazione.

Bianche, fresche e dolci birre

E chi non sopporta la noticina amara delle Pilsner?
Beh, la soluzione è a portata di mano: JBlanche.

Attingiamo al bacino delle birre di frumento, in particolare alla declinazione delle Witbier belghe, contraddistinte da un agrumato ammaliante ma non impegnativo. Sì, perché come vuole l’antica tradizione medievale del genere, all’uso esclusivo del luppolo si affianca quello del gruut ovvero di un mix di spezie caratteristiche di questo stile, in particolare coriandolo e buccia di arancia amara. Il risultato è un palato più fruttato e acidulo di quello che potremmo avvertire con le “cugine” tedesche, le Weiss, dalle quali il genere belga si discosta anche per il massiccio uso di frumento non maltato.
Queste caratteristiche la rendono perfetta per l’estate: anch’essa di bassa gradazione alcolica al pari della JPils, è però più apprezzata nella bella stagione soprattutto dal pubblico femminile, proprio per la maggiore carica di acidula dolcezza, sebbene sempre discreta e mai prevaricante sulla generosa facilità di beva.

 

Amaro senza indugio

È il momento di far godere un po’ anche gli amanti delle luppolature americane, i virtuosi dell’aroma tropicale e gli avventurieri dell’amaro. Tutti i frequentatori del lisergico mondo delle IPA, APA & friends, sanno bene che in questi quarti di luna occorre fare un minimo di selezione in base al grado alcolico. Pena il ritrovarsi (ahimè, ce ne siamo accorti tardi) esausti alla seconda pinta, e sbollentanti come un polpo patate e prezzemolo (il prezzemolo ce lo mettiamo giusto per la nota amaricante) appena uscito dal tegame.

Una delle possibili soluzioni è l’edizione limitata, che più limitata non si può, appena messa alle spine dal nostro birraio Luca Briganti. Il nome riecheggia ricordi musicali di giovinezza (bei momenti, i concerti di Thom): 2 + 2 = 5.

Nome che vuole strizzare l’occhio a un mix di ingredienti atipico, fuori stile, della serie “non tornano i conti”. Ma si fa per dire, perché questa interessantissima e beverina “pozione” fresca e amarognola è quanto di più misurato potesse inventarsi il nostro Luca, e i conti tornano eccome! Di fatto, ci godiamo un American Lager con i contro-attributi: un bassissimo contenuto alcolico, sentori agrumati e tropicali potenti ma mai sguaiati, un amaro deciso ma ben bilanciato che rimette al mondo il palato a ogni sorso. Per chi non vuole rinunciare all’amaro nemmeno nelle bevute più disimpegnate, la 2 + 2 = 5 è una vera manna dal cielo, anzi dalla sala cotta di J63.

Detto ciò, niente vieta di avventuraci in più sostenute e corpose ale o lager, nonostante l’arsura assassina di questi giorni. Ma non ce la sentiamo di consigliartelo, non vorremmo istigarti a una caporetto dell’ascella pezzata o condannarti a un’emicrania selvaggia per una sommatoria alle stelle di gradi plato e celsius.

Se poi non dovessero bastarti questi suggerimenti, il Birrificio J63 ti aspetta ogni giorno nel verde della Tenuta Torre a Cenaia, con il ristorante-pizzeria aperto a pranzo e a cena. La campagna non fa miracoli ma, ti assicuriamo, il fresco che emana anche in queste sere d’estate, abbinato a una buona e giusta pinta di birra agricola servita al massimo che la serpentina del nostro bancone può fare, è un toccasana niente male.

Author: Gabriele Panigada

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