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	<title>Toscana | Torre a Cenaia Journal</title>
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	<description>Il blog ufficiale di Torre a Cenaia</description>
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		<title>Come eravamo, sabato 24 settembre Edi Milianti presenta &#8220;I racconti della Cenaja&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Panigada]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Sep 2016 14:56:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sabato 24 settembre 2016, alle ore 17.00, Edi Milianti presenta a Torre a Cenaia il volume I Racconti della Cenaja Storie d&#8217;amore di guerra e di libertà Edi Milianti torna a farci emozionare con nuove storie dal nostro passato. Con la navigata abilità da narratore e lo stile godibile che contraddistinguono da sempre la sua [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Sabato 24 settembre 2016</strong>, alle ore 17.00, <strong>Edi Milianti</strong> presenta a Torre a Cenaia il volume</p>
<p><strong><em>I Racconti della Cenaja</em></strong></p>
<p><em>Storie d&#8217;amore di guerra e di libertà</em></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1390" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/09/cop-milianti-fronte.jpg" alt="Edi Milianti, I Racconti della Cenaja" width="1538" height="2362" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/09/cop-milianti-fronte.jpg 1538w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/09/cop-milianti-fronte-768x1179.jpg 768w" sizes="(max-width: 1538px) 100vw, 1538px" /></p>
<p>Edi Milianti torna a farci emozionare con nuove storie dal nostro passato. Con la navigata abilità da narratore e lo stile godibile che contraddistinguono da sempre la sua scrittura, Edi presenta oggi una nuova raccolta di racconti &#8211; ben 16 &#8211; attingendo alla profonda conoscenza del <strong>passato del nostro territorio</strong>, frutto di un certosino lavoro di decenni attingendo ai libri di storia locale ma soprattutto alle <strong>testimonianze dirette</strong> dei più anziani.</p>
<p>Ambientati <strong>dall’inizio del Novecento agli anni Ottanta</strong> del secolo scorso, le narrazioni si svolgono per lo più <strong>nell’antica Cenaja</strong> ovvero nella campagna della <strong>Tenuta Torre a Cenaia</strong>. Protagonisti sono gli abitanti dei casolari, i mezzadri di un tempo, le cui vite venivano talvolta sconvolte da avvenimenti più grandi di loro, come quelli accaduti realmente durante la Seconda Guerra Mondiale quando nel piccolo paese pisano arrivò la celebre <strong>Divisione Buffalo</strong>, la stessa che è divenuta protagonista del <strong>film</strong> <strong><em>Miracolo a Sant’Anna</em> diretto da Spike Lee</strong>.</p>
<p>Ma, oltre la tragedia delle guerre, nei racconti di Edi Milianti c’è soprattutto la <strong>vena popolare toscana</strong>, la beffa e la vicenda “boccaccesca”: l’intento è proprio quello di fare “un <strong><em>Decamerone</em></strong> locale in sedicesimo”. Ecco allora la c<strong>iviltà contadina</strong> con i suoi valori, i suoi usi e costumi; ecco i contadini che si oppongono al Fascismo, che sono costretti a emigrare oltralpe per fuggire alle violenze squadriste; ecco il coraggio di alcuni mezzadri che sfidano apertamente i nazisti per salvare il bestiame e aiutano gli afroamericani della Buffalo nella loro avanzata; ecco le avventure tragicomiche di bravi parroci non insensibili alle grazie femminili.</p>
<p>Insomma, <i>I racconti della Cenaja</i> sono <strong>il</strong> <strong>ritratto di un variopinto mondo oggi scomparso</strong>, nel quale le persone erano sì più povere, ma probabilmente più ricche di umanità e di solidarietà verso il prossimo.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1389" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/09/Tradizone-contadina.jpg" alt="tradizone-contadina" width="1024" height="595" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/09/Tradizone-contadina.jpg 1024w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/09/Tradizone-contadina-768x446.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Edi Milianti</b></p>
<p>(Cenaia, 1948) è un funzionario in pensione della Banca d’Italia. Ha ricoperto dal 1975 al 1985 la carica di Assessore alla Cultura del Comune di Crespina. Studioso della civiltà contadina toscana, ha esordito nella narrativa nel 2009 con il volume “Toscana d’altri tempi&#8221; seguito l’anno successivo dalla raccolta di racconti “Sotto i cieli di Toscana&#8221;,  entrambi editi per i tipi di ArtEventBook. Nel 2012 ha pubblicato il romanzo “L&#8217;ultimo seme” per SBCEdizioni (Ravenna), scritto a quattro mani con Alessandro Colombini, titolare dell’Azienda Agricola Bio-Colombini di Crespina. Ha ottenuto riconoscimenti in numerosi concorsi letterari  locali, fra i quali il Concorso Letterario Internazionale &#8220;G. Gronchi&#8221; e il Premio Narrativa e Poesia “Franco Bargagna”  di Pontedera. Attualmente coordina l&#8217;attività del Gruppo Amici della Poesia  operante nell&#8217;ambito dell&#8217; U.T.E. di Pontedera.</p>
<p>Al termine della presentazione verrà offerta una <strong>degustazione di vini della Tenuta</strong></p>
<p><strong>INGRESSO GRATUITO</strong></p>
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		<title>Come gira il girasole?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Panigada]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jul 2016 14:17:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Seppure venga da lontano, il girasole è ormai il simbolo della campagna toscana in estate. Insieme ai dritti filari di cipressi e alle vigne che si inerpicano per le colline, il giallo dei suoi fiori è entrato appieno nell’immaginario che della nostra terra ha soprattutto chi la visita da ospite. Appassionati di fotografia e turisti [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p2"><span class="s1">Seppure venga da lontano, il <strong>girasole</strong> è ormai il simbolo della <strong>campagna toscana</strong> in estate. Insieme ai dritti <strong>filari di cipressi</strong> e alle vigne che si inerpicano per le colline, il giallo dei suoi fiori è entrato appieno nell’immaginario che della nostra terra ha soprattutto chi la visita da ospite. Appassionati di fotografia e turisti da tutto il mondo vanno alla ricerca di queste splendide fioriture negli angoli più affascinanti delle nostre campagne, e luglio è il mese a lui consacrato.</span></p>
<p class="p2"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1309" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/07/Girasoli-Toscana.jpg" alt="Girasoli Toscana" width="1024" height="684" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/07/Girasoli-Toscana.jpg 1024w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/07/Girasoli-Toscana-768x513.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/07/Girasoli-Toscana-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/07/Girasoli-Toscana-140x94.jpg 140w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<h2 class="p2"><span class="s1">Da dove viene il girasole?</span></h2>
<p class="p2"><span class="s1">Originario del <strong>Perù</strong> o del <strong>Messico</strong>, il girasole è stato introdotto in Europa all’inizio del <strong>Mille e Cinquecento</strong> come pianta ornamentale. Dal Settecento ha cominciato a essere impiegato per la produzione di olio, riscuotendo un grande successo già dal secolo successivo in Russia. Oggi è coltivato ovunque nel mondo, tanto da essere la seconda pianta produttrice di olio dopo la soia. La varietà che ammiriamo nei nostri campi fa parte della specie <strong><i>Helianthus annuus L.</i></strong>, la stessa in cui rientra anche l’altra varietà, quella coltivata nei giardini e caratterizzata da un’ampia ramificazione e da fiori più piccoli ma più numerosi.</span></p>
<p class="p2"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1310" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/07/Campo-di-girasoli.jpg" alt="Campo di girasoli" width="1024" height="652" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/07/Campo-di-girasoli.jpg 1024w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/07/Campo-di-girasoli-768x489.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<h2 class="p2"><span class="s1">Come gira il girasole rispetto al sole?</span></h2>
<p class="p2"><span class="s1">Conosciamo tutti la caratteristica principale del girasole, e se anche non la conoscessimo il nome di questo fiore ci dice chiaramente che cos’abbia di speciale. Ma non è così chiaro a tutti in che direzione giri, se a favore o in modo opposto al Sole, e soprattutto per quali motivi. Vediamo dunque come stanno in realtà le cose.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Lo stesso nome greco, <i>Helianthus</i>, ci dice che è il fiore &#8211; <i>anthos</i> &#8211; del Sole &#8211; <i>Helios</i> &#8211; in riferimento al fatto che muove il capo a seconda della posizione dell’astro. Ovvero, tecnicamente, è caratterizzato da <b>eliotropismo</b>, un comportamento che lo fa muovere &#8211; il sostantivo greco <i>tropos</i> deriva dal verbo <i>trépomai</i><span class="Apple-converted-space">  </span>“mi muovo, mi volgo” &#8211; in relazione a Helios, che sappiamo essere l’antico nome della divinità greca incarnata nel Sole.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Per quanto affascinante, le ragioni di questo comportamento sono ovviamente biologiche, chimiche. Il girasole concentra all’apice, ovvero sul “capo”, soprattutto in giovane età cioè nella fase di crescita e nei primi momenti della fioritura, un particolare molecola chiamate <b>auxina</b>. Si tratta di un ormone cioè di un composto chimico che funge da “messaggero” all’interno della pianta: in pratica serve a dirle che cosa fare in determinate condizioni, ne detta il comportamento a seconda del contesto. Anche in questo caso il nome è importante: <i>auxina</i> deriva dal greco <i>auxein</i> che significa “aumentare”, sono infatti molecole essenziali alla crescita, che dirigono e sovrintendono ai lavori di “costruzione” dei vegetali. In alcuni casi stimolano la pianta a moltiplicare il numero delle proprie cellule, in altri ad accumulare più acqua e quindi a gonfiarsi.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Nel caso del girasole l’auxina, in attività fin da subito nel germoglio e accumulata nella parte apicale detta <i>pulvino</i>, produce un rigonfiamento dovuto all’accumulo di acqua. Peculiarità di queste molecole di auxina è quella di <strong>rifuggire la luce del Sole</strong> e migrare nella parte in ombra della pianta, rendendo così asimmetrico il loro operato, cioè facendo in modo che di volta in volta sia più turgida la parte in ombra del girasole. Le ragioni di questo comportamento non sono del tutto chiare, ma è razionale ipotizzare che l’auxina rifugga il Sole poiché, dovendo in questo caso accumulare acqua, il calore dovuto alla radiazione solare renderebbe vano il suo lavoro facendo evaporare gran parte dei liquidi accumulati. In tal modo la luce regola l’ingresso di acqua e molecole in essa diluite all’interno della pianta, determinando il modo in cui il girasole cresce: crescerà e si “muoverà” in base alla direzione della luce cioè del Sole; in particolare, rivolgerà il capo ovvero l’apice (contenete l’auxina) in direzione contraria al Sole.</span></p>
<p class="p2"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1311" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/07/Come-girano-i-girasoli.jpg" alt="Come girano i girasoli" width="1024" height="629" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/07/Come-girano-i-girasoli.jpg 1024w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/07/Come-girano-i-girasoli-768x472.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p class="p2"><span class="s1">A livello chimico le cose sono ovviamente più complesse di quanto detto &#8211; oltre all’auxina intervengono altri composti intermedi -, ma le ragioni di quanto accade sono, a livello generale, quelle che vi abbiamo appena descritto.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Questo spiega anche perché <strong>nella fase giovanile la pianta volti il capo da est a ovest</strong>, in direzione contraria al moto apparente del Sole in cielo: nella parte esposta alla luce gli effetti dell’auxina sono disattivati e le cellule si svuotano d’acqua, che andrà invece a gonfiare la parte in ombra. <strong>Di notte, in assenza del contrasto luce-ombra, tutto torna in equilibrio e la pianta torna a rivolgere il fiore a est</strong> cioè al sole nascente come fanno tutte le angiosperme, ovvero le piante che fioriscono. (Le ragioni sono semplici: un fiore rivolto alla luce è un fiore più brillante, più evidente per gli insetti impollinatori, dunque funzionale allo scopo riproduttivo per il quale il fiore è generato.) Proprio per questo motivo, quando il fiore è maturo, la pianta ha raggiunto il suo scopo, le auxine possono “andare in pensione” e lo stelo inizia a farsi rigido, il girasole si volge per l’ultima volta a est e in quella posizione rimane per sempre, fino a quando la mietitrebbia non lo reciderà.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Dunque, riassumendo: il girasole gira in base al Sole ma in direzione contraria e solo in giovane età, fin tanto che cresce e fino alle prime fasi della fioritura.</span></p>
<p class="p2"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1312" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/07/Girasoli-e-cipressi.jpg" alt="Girasoli e cipressi" width="1024" height="689" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/07/Girasoli-e-cipressi.jpg 1024w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/07/Girasoli-e-cipressi-768x517.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/07/Girasoli-e-cipressi-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<h2 class="p2"><span class="s1">Il girasole nell’arte</span></h2>
<p class="p2"><span class="s1">Lo speciale eliotropismo del girasole, cioè il suo fuggire il Sole, nei secoli ha affascinato scrittori, poeti e non solo. Da sempre l’uomo ha cercato di spiegare questo suo strano comportamento, che ha in sé del tragico se si pensa che il Sole e la sua luce rappresentano da millenni un valore positivo e incarnano in ogni religione la divinità più importante. <strong>Un fiore che rifugge il Sole</strong> e quindi il bene è davvero strano… terribilmente malinconico!</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Tra le varie interpretazioni, la mitologia classica ci offre la più affascinante &#8211; e celebre &#8211; nella figura di <b>Clizia</b>. Narra di lei <strong>Ovidio</strong> nelle <i>Metamorfosi</i> che fosse una splendida ninfa, tra le tanti amanti di <strong>Apollo</strong> &#8211; altra divinità che rappresenta il Sole &#8211; e di questo innamoratissima. Il Sole è però sempre stato poco fedele alle proprie amanti e, nel momento in cui è lui a innamorarsi perdutamente di un’altra ragazza, Leucotoe figlia del re di Orcamo, e a sedurla con uno stratagemma, Clizia impazzisce di gelosia. Decide così di rivelare al Re il modo in cui Apollo ha sedotto sua figlia, assumendo le sembianze della madre della ragazza e introducendosi nel letto della giovane. Il padre, in preda all’ira più nera, decide di vendicarsi sulla figlia facendola seppellire viva. Disperato per la morte di Leucotoe, Apollo cosparge il luogo della forzata sepoltura con un nettare dolcissimo, dal quale nascerà la pianta dell’incenso, e ripudia Clizia. </span><span class="s1">Questa, afflitta dal dolore per aver causato la morte della giovane e aver perso per sempre l’amore del dio, trascorrerà il resto della sua vita a seguire con lo sguardo il carro del Sole in cielo, fino a quando Zeus, impietosito, la trasformerà in girasole, il fiore che segue il movimento del Sole senza mai poterlo guardare direttamente.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">La malinconica figura di Clizia ha trovato numerosi “amanti” nella letteratura e nell’arte. Ebbe particolare successo tra Ottocento e Novecento, la rappresentarono pittori quali Evelyn De Morgan e Louis Welden Hawkins, ma celeberrima è l’interpretazione che ne dà il poeta <b>Eugenio Montale</b>, il quale la incarna nella propria amante d’oltreoceano Irma Brandeis, la donna che amerà per tutta la vita da lontano, la figura angelica che lo ristorerà seppure idealmente dal male di vivere e alla quale la sua poesia rimarrà fedele sempre.</span></p>
<div id="attachment_1313" style="width: 870px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1313" class="size-full wp-image-1313" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/07/LW-Hawkins-Clizia.jpg" alt="Dettaglio di &quot;Clizia&quot;, L. W. Hawkins," width="860" height="645" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/07/LW-Hawkins-Clizia.jpg 860w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/07/LW-Hawkins-Clizia-768x576.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 860px) 100vw, 860px" /><p id="caption-attachment-1313" class="wp-caption-text">Dettaglio di &#8220;Clizia&#8221;, L. W. Hawkins,</p></div>
<p class="p2"><span class="s1">Nel mito, l’ostinazione di una donna mutata in fiore a seguire il propio amante nonostante tutto, ha fatto sì che ben presto il <strong>girasole</strong> diventasse l’<strong>emblema della fedeltà </strong>e della permanenza della sostanza oltre la mutevolezza delle cose e dell’esistenza stessa. Questo è il significato primario del mito e la ragione del successo della figura di Clizia nell’arte. </span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Chi non desidererebbe avere il proprio girasole, ancor più se incarnato in un’affascinante e dolce giovane donna? Se dovesse capitarvi la fortuna, sappiate evitare tradimenti e seppellimenti forzati, e la prossima volta che ammirerete un campo di girasoli in fiore, ricordate che, se è vero che l’amor “move il sole e le altre stelle”, anche la fedeltà non è da meno. Che poi sia merito dell’auxina è tutta un’altra storia, noi esseri umani &#8211; per fortuna &#8211; abbiamo altri rimedi al troppo sole.</span></p>
<p class="p2"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1314" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/07/Girasoli-fashion.jpg" alt="Girasoli fashion" width="1024" height="667" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/07/Girasoli-fashion.jpg 1024w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/07/Girasoli-fashion-768x500.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/07/Girasoli-fashion-207x136.jpg 207w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/07/Girasoli-fashion-260x170.jpg 260w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
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		<title>Il nostro Pane Toscano diventa DOP</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Panigada]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Feb 2016 15:03:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il Comitato Qualità degli Stati membri dell’Unione Europea ha dato il via libera al riconoscimento della Denominazione di Origine Protetta a quello che potrebbe essere considerato il più tipico prodotto regionale, il Pane Toscano. Manca ancora il sigillo formale della Commissione e la pubblicazione ufficiale sulla Gazzetta UE, ma il dado è ormai tratto, è [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">Il Comitato Qualità degli Stati membri dell’Unione Europea ha dato il via libera al riconoscimento della <strong>Denominazione di Origine Protetta</strong> a quello che potrebbe essere considerato il più tipico prodotto regionale, il <strong>Pane Toscano</strong>. Manca ancora il sigillo formale della Commissione e la pubblicazione ufficiale sulla Gazzetta UE, ma il dado è ormai tratto, è solo questione di pochi giorni.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">“E&#8217; un risultato importantissimo, frutto di uno sforzo collettivo,” sottolinea il presidente della Regione Toscana <strong>Enrico Rossi</strong>, “per il cui raggiungimento ringrazio, oltre a tutti i tecnici della Regione, il direttore generale Diego Canga Fano e il Commissario Phil Hogan.”</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Non si tratta soltanto di un illustre riconoscimento per la nostra terra, bensì di un <strong>primato tutto toscano</strong>: è infatti la prima DOP in Europa di un prodotto della panetteria a carattere locale.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">“Il Consorzio di Promozione e Tutela del Pane Toscano,” aggiunge Rossi, “non ha mai smesso di lavorare per raggiungere questo traguardo e la Regione Toscana ha da subito sostenuto lo sforzo dei produttori in tutti i passaggi di valutazione, in particolare in sede dell&#8217;Unione Europea. Il Pane Toscano è infatti tanto famoso quanto particolare: <strong>farina di grano tenero, acqua, lievito madre e rigorosamente senza sale</strong>.”</span></p>
<p class="p1"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-961" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/11/Coprire-il-pane.jpg" alt="Coprire il pane" width="1000" height="665" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/11/Coprire-il-pane.jpg 1000w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/11/Coprire-il-pane-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/11/Coprire-il-pane-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p class="p1"><span class="s1">Ed è proprio così che viene preparato a Torre a Cenaia, cotto nel <strong>forno a legna</strong> del <strong>Birrificio Agricolo Artigianale J63</strong>. La filosofia aziendale della grande Tenuta pisana, inoltre, esalta ancor più il concetto che sta alla base del prestigioso riconoscimento europeo ovvero la specificità locale del prodotto e la filiera corta che gli dà vita. A Torre a Cenaia selezioniamo infatti soltanto farine locali attraverso il <strong>Consorzio Pieve di Santa Luce</strong>, e utilizziamo <strong>lievito madre</strong> ereditato da un panificatore del territorio e rinnovato di giorno in giorno dal nostro panettiere e pizzaiolo Stefano. Le <strong>lievitazione naturale</strong>, rispettosa dei tempi della tradizione, non solo conferisce gusto e salubrità al prodotto, ma permette di conservarlo a lungo in modo del tutto naturale.</span></p>
<p class="p1"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-968" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/11/Pane-nel-forno-a-legna.jpg" alt="Pane nel forno a legna" width="1000" height="665" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/11/Pane-nel-forno-a-legna.jpg 1000w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/11/Pane-nel-forno-a-legna-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/11/Pane-nel-forno-a-legna-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p class="p1"><span class="s1">Gli effetti del riconoscimento europeo di questa eccellenza del nostro territorio non dovrebbero tardare: l’auspicio è che la nuova DOP possa rilanciare l’intera <strong>filiera della panificazione toscana</strong>, dall’agricoltore al panettiere.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">“I prodotti a denominazione di origine,” conclude il presidente Rossi, “esaltano la specificità dei luoghi, la salvaguardia delle produzioni locali, il riconoscimento alla conoscenza sviluppata dalle popolazioni locali. L&#8217;obiettivo del Pane Toscano DOP sarà quello di coprire in prima istanza il consumo di pane tipo toscano nella nostra regione che si aggira intorno agli 800.000 quintali annui, per poi incrementare le richieste di esportazione, in particolare nelle regioni del centro nord, che superino il milione di quintali, facendo salire la necessità di oltre un milione di quintali di grano tenero toscano”.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Non dimentichiamoci infatti che, dal punto di vista economico, questo titolo vale oro. Il grano con cui potrà essere prodotto il Pane Toscano verrà pagato con un minimo di 250 euro a tonnellata, a fronte dei 160 fissati dalla Borsa Merci di Bologna per il grano tenero. Panificando tutto il frumento tenero prodotto oggi in Toscana si otterrebbero circa 700.000 quintali di pane, cioè il cento per cento del Pane Toscano attualmente commercializzato; prevedendo una domanda in crescita a partire dai primi mesi successivi al riconoscimento, si pensa che gli agricoltori toscani si organizzeranno per produrre grano tenero per circa 75.000 tonnellate, determinando un incremento di 3.000 posti di lavoro.</span></p>
<p class="p1"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-967" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/11/Pane-toscano-10-cereali.jpg" alt="Pane toscano 10 cereali" width="1000" height="665" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/11/Pane-toscano-10-cereali.jpg 1000w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/11/Pane-toscano-10-cereali-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/11/Pane-toscano-10-cereali-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p class="p1"><span class="s1">In bocca al lupo quindi a tutti gli attori della filiera toscana! Tutti insieme diamo il benvenuto a una nuova eccellenza del nostro territorio, forse la più intima e caratteristica, quella che più rappresenta l’anima del nostro passato contadino, ovvero il cuore di ciò che siamo oggi.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Lunga vita al Pane Toscano DOP!</span></p>
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		<title>E&#8217; nata la &#8220;piccola&#8221; J63: la birra agricola nel formato 33cl</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Panigada]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Aug 2015 12:38:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Torre a Cenaia non è solo vino! La nostra essenza di Toscana si incarna anche nelle birre agricole J63, che nascono dall’orzo coltivato nella Tenuta stessa e vengono realizzate per mezzo di lavorazioni rigorosamente artigianali. Ogni progetto made in Torre a Cenaia è profondamente radicato nel generoso e fertile territorio in cui si trovano i [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Torre a Cenaia non è solo vino! La nostra <b>essenza di Toscana</b> si incarna anche nelle <b>birre agricole J63</b>, che nascono dall’orzo coltivato nella Tenuta stessa e vengono realizzate per mezzo di lavorazioni rigorosamente artigianali. Ogni progetto <b><i>made in Torre a Cenaia</i></b> è profondamente radicato nel generoso e fertile territorio in cui si trovano i circa 500 ettari della Tenuta.</p>
<p>Perché questa forte attenzione per la propria terra? Perché “limitarsi” a ciò che essa produce? La risposta è semplice: perché è la nostra risorsa più grande, in termini economici, sociali e culturali, e perché abbiamo il dovere di prendere in consegna la nostra identità dalle generazioni del passato per tramandarla a quelle future. Che cosa ne sarebbe dei colori, dei profumi, dei sapori del proprio territorio se non ce ne prendessimo cura? Che cosa racconteremmo a un ospite che vuole sapere di noi? Da qui dobbiamo partire, che si voglia restare o andare lontano. Perché l’identità, fatta di terra e passato, è l’unica bussola che abbiamo. Come scriveva il drammaturgo inglese Holcroft, il passato è un segnale di direzione, non un palo cui appoggiarsi.</p>
<p>Le birre agricole J63 sono una componente importante di questa nostra anima, e vogliamo che arrivino lontano per raccontare la bellezza di questo straordinario angolo di Toscana. Ecco come nasce il<b> progetto 33cl</b>: un formato semplice e pratico per raccontare a tutti chi siamo, chi siamo stati e chi saremo.</p>
<p><a href="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/08/J63-agricola.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-890" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/08/J63-agricola.jpg" alt="Birra agricola J63 33cl" width="800" height="443" /></a></p>
<p>Ci hanno chiesto in molti perché abbiamo scelto una <b>bottiglia tipicamente “industriale”</b> per un prodotto artigianale di eccellenza, com’è appunto la birra agricola. A nostro avviso questa domanda nasce da una prospettiva distorta, che ancora oggi ritiene il packaging elemento essenziale per distinguere questi due tipi di prodotto. La vera forza dell’artigianale, secondo noi, risiede nella genuinità e nella bontà del contenuto, che è di per sé vincente. In più, un packaging eccessivamente ricercato &#8211; e costoso &#8211; agisce da freno alla diffusione del prodotto artigianale: accrescendone il prezzo di realizzazione, lo rende meno accessibile al grande pubblico e anche la praticità, la maneggevolezza e la facilità di beva ne risentono negativamente. La bottiglia “industriale” da 33cl è quanto di meglio sia mai stato progettato in termini di praticità: impedire alla birra artigianale di godere di questi vantaggi, solo per distinguerla snobisticamente dall’industriale sin dal primo sguardo, significa limitare la portata di questo straordinario prodotto di eccellenza, accorciarne la strada e la vita stessa.</p>
<p>Non dimentichiamo infatti che la birra agricola J63 è una <b>birra cruda</b>, cioè non filtrata né pastorizzata, e che per questo ha una shelf life più limitata rispetto alle birre industriali. Scegliere la giusta bottiglia significa dunque anche permettere una più pratica e rapida diffusione, prolungandone la vita e la fruibilità.</p>
<p>Ma la nostra scelta è dettata anche e soprattutto da un sogno. Quello di vedere la birra agricola, e in genere la birra artigianale, diffusa quanto e più di quella industriale. Il consumatore di oggi è mediamente più acculturato e critico che in passato, è più forte in lui la voglia di sapere che cosa ha tra le mani e quali processi hanno generato quel prodotto. Il mondo della birra vede &#8211; finalmente e per fortuna &#8211; un forte incremento della <b>coscienza critica del consumatore</b>: per questo, i tempi sono maturi per sfidare la birra industriale, per “batterla in casa” indossandone i panni.</p>
<p>Proprio quando i grandi birrifici industriali scelgono le proprie bottiglie e investono in poderose campagne di marketing per farle apparirle come artigianali, J63 compie il passo contrario: veste la sua birra agricola da “industriale”. Perché mai, vi chiederete. Semplice, perché nel momento in cui il grande mercato imita le nostre vesti, è proprio allora che è arrivato il momento di innovare e rinnovarsi; è adesso che possiamo osare.</p>
<p><a href="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/08/J63-33cl-motorbike.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-891" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/08/J63-33cl-motorbike.jpg" alt="J63 33cl motorbike" width="800" height="532" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/08/J63-33cl-motorbike.jpg 800w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/08/J63-33cl-motorbike-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/08/J63-33cl-motorbike-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></p>
<p>La storia e la terra di Toscana che trasformiamo in birra hanno un potenziale immenso, quel liquido racchiuso nelle piccole bottiglie è pura cultura; abbiamo il dovere di diffonderla ovunque sia in grado di arrivare, di renderla viva e moderna. La nostra produzione artigianale è ristretta, è vero, ma la partita di oggi è da giocare per un obiettivo più alto, molto diverso dal rincorrere a tutti i costi i grandi numeri: innalzare costantemente la qualità del prodotto e della vita del consumatore.</p>
<p>Come un novello cavallo di Troia, la piccola J63 è pronta a varcare le mura e a conquistarvi con la sola forza dell’unicità: siate sempre vigili e coscienti nei confronti di ciò che consumate, esercitate il vostro sacrosanto diritto di critica e, soprattutto, non rinunciate alla straordinaria unicità custodita nella nostra e vostra storia. Siamo noi, semplicemente noi, unici e irreplicabili come la nostra impronta digitale: non temiamo di essere noi stessi e lasciamo il nostro segno nelle piccole scelte di ogni giorno. Il viaggio verso se stessi è lungo e impegnativo, e c’è chi lo dice infinito, ma nessun altro potrà percorrerlo al nostro posto.</p>
<p>Buon viaggio con le piccole J63!</p>
<p><a href="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/08/J63-birrificio.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-892" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/08/J63-birrificio.jpg" alt="J63 birrificio" width="800" height="532" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/08/J63-birrificio.jpg 800w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/08/J63-birrificio-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/08/J63-birrificio-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></p>
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		<title>Il mare in terra, ovvero il super Vermentino di Cenaia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Panigada]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2015 10:35:35 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il vento è un cavallo: senti come corre per il mare, per il cielo. Vuol portarmi via, scriveva Neruda. E in certe giornate si ha l’impressione che possa farlo davvero, o forse si ha semplicemente la voglia di seguirlo, magari di risalirlo fin dove nasce come salmoni controcorrente. A Torre a Cenaia il vento è di casa, difficilmente l’aria è ferma, e col suo correre ravviva ogni cosa, anima i cipressi e le querce, i campi e le vigne, e spazza il cielo rendendolo esatto e celeste, spesso disegnando nubi alte e bianche che pascolano lente sull’orizzonte come nei migliori film on the road.</p>
<p><a href="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/06/Vigna-e-cielo.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-833" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/06/Vigna-e-cielo.jpg" alt="Vigna e cielo" width="1000" height="665" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/06/Vigna-e-cielo.jpg 1000w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/06/Vigna-e-cielo-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/06/Vigna-e-cielo-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<p>In questa valle racchiusa tra i Monti Pisani e le colline livornesi, un corridoio verde tra il mare e la piana fiorentina, il vento lavora incessante: lo sa bene chi ha installato le grandi pale eoliche alle porte della vicina Pontedera, ma lo sanno bene anche le nostre vigne che ne carpiscono i migliori benefici. E quando spira da ovest, il più delle volte, l’aria si fa frizzante e salina, i polmoni sembrano inturgidirsi e i pampini rilucono di riflessi più netti: è il momento in cui il mare dilaga nell’entroterra. Se ne avverte l’odore e quella tensione nell’aria che sa di salmastro e di sole, e che anche d’inverno fa pensare alla bella stagione.</p>
<p>E’ questo il segreto di Torre a Cenaia e del suo Vermentino, che per la terza volta ottiene un importante riconoscimento: il Diploma di Gran Menzione del Concorso Enologico Internazionale che si è tenuto a Vinitaly. L’annata 2013, presentata in concorso nell’edizione da poco conclusa del Salone Internazionale del Vino e dei Distillati a Verona Fiere, ha confermato la tradizione di eccellenza di questo bianco toscano IGP. Lo stesso riconoscimento fu infatti ottenuto dalle annate 2007 e 2011, rispettivamente nei concorsi degli anni 2009 e 2012. Ma il Diploma di Gran Menzione fu attribuito nel 2010 anche a un altro vino della Tenuta Agricola Torre a Cenaia, il Cenaja Torre del Vajo 2006, un vero e proprio supertuscan ottenuto da un uvaggio di Sangiovese, Cabernet-Sauvignon e Syrah.</p>
<p><a href="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/06/Premio-Vermentino-.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-834" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/06/Premio-Vermentino-.jpg" alt="Premio Vermentino" width="1000" height="621" /></a></p>
<p>Il terroir di Torre a Cenaia, area vocata alla viticoltura sin dai tempi in cui la Tenuta era proprietà della nobile famiglia fiorentina dei Pitti, è perfetto per il vitigno vermentino proprio per la sua particolare posizione geografica: le brezze marine, lì canalizzate dalla barriera naturale dei Monti Pisani, dissolvono l’umidità tipica dell’entroterra e creano un microclima ideale, mite e con una buona escursione termica, corroborando l’effetto di un terreno tendente al limoso, ricco di scheletro e minerali.</p>
<p>Il vermentino è infatti un vitigno “costiero” che nasce dal mare e attraverso di esso ha raggiunto le aree dove oggi si esprime al meglio. Originario probabilmente dell’Egeo, come i mitici Pelasgi ha raggiunto le nostre coste in epoca antichissima, forse portato dai primi coloni greci. Contrariamente a quanto si pensi, tra tutte le terre d’Italia non è la Sardegna ad averlo ospitato per prima ma la Liguria: le sue coste impervie, rari pugni di terra abbarbicati alla roccia a picco sul mare, furono il luogo ideale per il primo attecchimento sul suolo italico, supportate dall’alacre lavoro di gente instancabile, allo stesso tempo di mare e di terra come soltanto i liguri sanno essere. Da lì, via mare, il vermentino raggiunse la Sardegna e l’Arcipelago Toscano e, secoli più tardi, dalla costa arrivò anche nelle nostre valli. I suoi grossi grappoli dalla forma cilindrico-piramidale fanno ormai parte del DNA della nostra Tenuta e tingono d’oro i vigneti nel periodo di maturazione, quando i grossi acini rotondi, dalla buccia spessa e pruinosa, spiccano sul verde intenso dei pampini occhieggiati dalle caratteristiche macchioline color rame, così tipiche di questo vitigno da averne mutato il nome in alcune parti d’Italia, come in Liguria dove è anche detto <i>pigou</i>, “pigato” cioè picchiettato, ricoperto di piccole macchie.</p>
<p><a href="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/06/Vermentino-uva.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-835" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/06/Vermentino-uva.jpg" alt="Vermentino uva" width="1000" height="665" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/06/Vermentino-uva.jpg 1000w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/06/Vermentino-uva-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/06/Vermentino-uva-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<p>Ed è proprio nei giorni in cui da ovest il Mar Tirreno irrompe nelle nostre terre, attraverso la brezza salmastra che scompiglia i pampini, che passeggiando nelle vigne si avverte l’unica importante verità di questa terra, l’intimo significato del lavoro di tutte le generazioni che qui si sono avvicendate nei secoli. E’ la bellezza racchiusa negli odori e nei sapori concentrati in un vino speciale, è la fortuna di essere qui e poter godere di tutto ciò: è qualcosa di simile che doveva avere in mente Mario Soldati quando scrisse che il vino è la poesia della terra, ed è questo che cerchiamo di trasmettervi, impegnandoci al massimo per imprigionare tutta questa bellezza in una “semplice” bottiglia.</p>
<p>Semplice si fa per dire, è grande infatti il lavoro e l’attenzione nei processi di viti-vinificazione che portano al Cenaja Vermentino. Dalla gestione dei vigneti nei 30 ettari dedicati della Tenuta, alla paziente conduzione della cantina di Roshan Abenaim sotto la direzione della celebre enologa Graziana Grassini, “orgoglio rosa” del vino italiano e curatrice di importanti etichette tra le quali il Sassicaia, ogni azione è condotta con zelo certosino e con la minuziosa passione che nasce spontanea quando si capisce di essere di fronte alle grandi cose. La pratica della vendemmia tardiva, tra la seconda e la terza decade di settembre, conferisce al Cenaja Vermentino un ottimo equilibrio tra acidità e aromi, e un parziale affinamento in barriques di rovere gli dona una struttura importante, profumi floreali e un sapore fresco, vellutato e avvolgente. E’ l’essenza di Torre a Cenaia, l’anima della nostra terra che cela in sé i segreti del vicino mare e sa di terre lontane ma allo stesso tempo vicine; questo vino ci ricorda i viaggi che abbiamo percorso nei millenni per arrivare fin qui, e ci suggerisce sornione che gli orizzonti sono più aperti di quanto sembrino.</p>
<p>Ecco come tra le verdi colline pisane e livornesi è possibile assistere all’arrivo del mare in terra, e assaporarne le emozioni ogni volta che vogliamo. Basta afferrare la giusta bottiglia, impugnare un cavatappi e carpire i sentori del suo primo afflato; non appena il Vermentino sarà libero dall’oppressione del sughero, la brezza marina tornerà a spalancarci il respiro. Provare per credere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il <b>Cenaja Vermentino</b> è fregiato della denominazione I.G.P. Toscana ed è composto al 100 % da uva Vermentino. La vendemmia avviene tra la seconda e la terza decade di settembre; la vinificazione prevede diraspatura, macerazione prefermentativa a freddo, fermentazione a temperatura controllata in vasche di acciaio termocondizionate per circa 20/30 giorni e, infine, affinamento sulle fecce fini per 3 mesi. Viene affinato per il 90 % in vasche di cemento vetrificato e per il restante 10 % in barriques di rovere per 12 mesi; dopodiché riposa in bottiglia per altri 8 mesi. Ha un colore giallo paglierino brillante con spiccati riflessi verdognoli, un profumo molto intenso e persistente con note floreali marcate, fine ed elegante. Al sapore è fresco, sapido, vellutato, avvolgente; è dotato di buon corpo, morbido ed equilibrato. La gradazione alcolica è di 13 gradi.</p>
<p><a href="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/06/Cenaja-Vermentino.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-836" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/06/Cenaja-Vermentino.jpg" alt="Cenaja Vermentino" width="567" height="702" /></a></p>
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