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	<title>Firenze | Torre a Cenaia Journal</title>
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	<description>Il blog ufficiale di Torre a Cenaia</description>
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		<title>Per Non Dormire, la storia di una notte e di un vino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Panigada]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Dec 2016 11:31:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ci sono vari modi per raccontare una storia, uno di questi è stappare una bottiglia di vino. Quella che vogliamo raccontarvi è una storia nella Storia della toscana rinascimentale, che ha lasciato il segno anche nella Tenuta. Come un palinsesto, una superficie su cui si scrive e si riscrive più volte, gli edifici e il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono vari modi per raccontare una storia, uno di questi è stappare una bottiglia di vino.</p>
<p>Quella che vogliamo raccontarvi è una storia nella Storia della <strong>toscana rinascimentale</strong>, che ha lasciato il segno anche nella Tenuta. Come un palinsesto, una superficie su cui si scrive e si riscrive più volte, gli edifici e il territorio di Torre a Cenaia serbano traccia di tutte le “mani” che nei millenni hanno depositato la propria impronta sulle nostre pietre e sulla nostra terra.</p>
<p>Tra le tante testimonianze del passato, una è particolarmente intrigante. Un’<i>impresa</i> &#8211; cioè una rappresentazione araldica che simboleggia una linea di condotta di una casata o di una persona, costituita da un motto e da una figura che vicendevolmente si interpretano &#8211; raffigurata a più riprese sul portone della cappella di Sant’Andrea. Un mazzetto di tre <strong>papaveri</strong> racchiusi da un anello e sormontati da un cartiglio con scritto “<strong>Per Non Dormire</strong>”. Che strano messaggio per il portone di una chiesa! Che cosa potrebbe significare?</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1029" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/01/Per-non-dormire.jpg" alt="" width="1000" height="665" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/01/Per-non-dormire.jpg 1000w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/01/Per-non-dormire-768x511.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/01/Per-non-dormire-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/01/Per-non-dormire-140x94.jpg 140w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>Lo si ritrova a Firenze sulla facciata di importanti palazzi, oppure sui libri di scuola, tra le pagine di letteratura che narrano di un famoso poeta italiano “ardito”.</p>
<p>E&#8217; il motto della nobile famiglia fiorentina, di origine senese, dei <strong>Bartolini Salimbeni</strong>, che fu proprietaria della Tenuta a partire probabilmente dal Cinquecento fino al Settecento. L’allusione è alla loro scaltrezza nel commercio e all’impresa che, così si narra, li fece diventare straordinariamente ricchi nonché una delle famiglie più influenti nella <strong>Toscana del tardo Rinascimento</strong>.</p>
<p>Si racconta che uno dei suoi membri, venuto a sapere dell’arrivo a Siena di una preziosa partita di tessuti proveniente dall’estero, decise di accaparrarsela con uno stratagemma. La sera precedente all’incontro con il mercante straniero, offrì una sontuosa cena ai suoi concorrenti in affari, nella quale, di nascosto, miscelò al <strong>vino</strong> uno dei più potenti sonniferi che si poteva reperire allora, l’<strong>oppio</strong>. La mattina successiva, quando tutti ancora dormivano storditi dall’effetto narcotizzante del papavero, il Bartolini Salimbeni acquistò a un prezzo favorevole l’intero carico che poi rivendette sul mercato cittadino, ottenendo un enorme guadagno e costruendo così le solide basi per la fortuna della casata. “Per non dormire”, quindi, perché la ricchezza della famiglia deriverebbe dal non aver dormito a differenza di tutti gli altri concorrenti in affari – loro malgrado! I papaveri alluderebbero quindi al narcotico, al mezzo che rese possibile l’ascesa economica della famiglia.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1481" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/12/papaveri.jpg" alt="" width="1500" height="1128" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/12/papaveri.jpg 1500w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/12/papaveri-768x578.jpg 768w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Oltre questo racconto che sa di leggenda, l’impresa richiama l’operosità, l’astuzia e la scaltrezza dei primi Bartolini Salimbeni, che con un lavoro ostinato seppero accumulare in poco tempo grandi ricchezze. l papaveri racchiusi dall’anello – come a simboleggiare il sonno tenuto a freno – e il motto “per non dormire” sono l’<strong>apologo all’abnegazione e alla dedizione al lavoro e agli affari</strong> necessari a costruire il successo economico, come a dire “<strong>chi dorme non piglia pesci</strong>”.</p>
<p>Fuori dalla narrazione, probabilmente le cose andarono in modo diverso ma il messaggio del motto resta il medesimo. Un accademico fiorentino del Settecento, Frate Ildefonso di San Luigi, ci fornisce una versione più verosimile dei fatti nel libro XXIII delle sue <i>Delizie degli eruditi toscani</i>. Narrando la storia della celebre famiglia senese poi fiorentina, a proposito dell’aneddoto in questione, ci dice che</p>
<blockquote><p>l’impresa della famiglia Salimbeni, che sono tre papaveri fioriti, legati insieme in un mazzetto, col motto per non dormire, fu assunta dalla famiglia Salimbeni fin dall’anno <strong>1338</strong>, quando <strong>Benuccio di Giovanni Salimbeni</strong>, avendo inteso essere venuto a Portercole un ricchissimo mercatante di Sorìa, per caricare le più preziose merci, specialmente di seta, che vi avesse trovate, si portò colà rapidamente sacrificando il sonno ed il riposo e comprò fra drappi e opere fatte di drappi, per centotrentamila fiorini d’oro. Tornato al chiasso Renaldini, che ora si dice chiasso Largo, aperti molti traffichi, introdusse in Siena l’Arte della Seta.</p></blockquote>
<p>Torre a Cenaia conserva un’altra traccia della casata, lo <strong>stemma araldico con il leone rampante</strong> ai lati dell’altare della cappella di Sant’Andrea e sulla chiave di volta all’ingresso della Casa Turrita. Stemma che ricorda il più celebre vessillo all’angolo di <strong>Palazzo Bartolini Salimbeni a Firenze</strong>, splendido esempio di architettura tardo-rinascimentale che già mostra alcuni elementi manieristi, in piazza Santa Trinita, al termine di via Tornabuoni.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1024" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/01/Palazzo-Bartolini-Salimbeni-Piazza-Santa-Trinita-Firenze.jpg" alt="" width="1000" height="728" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/01/Palazzo-Bartolini-Salimbeni-Piazza-Santa-Trinita-Firenze.jpg 1000w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/01/Palazzo-Bartolini-Salimbeni-Piazza-Santa-Trinita-Firenze-768x559.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/01/Palazzo-Bartolini-Salimbeni-Piazza-Santa-Trinita-Firenze-578x420.jpg 578w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/01/Palazzo-Bartolini-Salimbeni-Piazza-Santa-Trinita-Firenze-287x208.jpg 287w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>Costruito da <strong>Baccio D’Agnolo</strong> tra il 1520 e il 1523, si ispira all’architettura romana contemporanea di stampo raffaellesco: è chiaro il rimando nelle colonne ai lati del portale, nelle finestre quadrate sormontate da timpani triangolari, nel bugnato agli angoli dell’edificio. Anche il cortile interno, decorato a grottesche, è un tocco di “modernità” che all’epoca poteva facilmente scandalizzare. Proprio per queste audaci soluzioni architettoniche, Baccio d’Agnolo fu bersaglio di aspre critiche da parte dei fiorentini. In tutta risposta e in pieno accordo con lo spirito per niente sobrio dei proprietari, fece scolpire sulla porta l’iscrizione <strong><i>Carpere Promptius Quam Imitari</i></strong>: “criticare è più facile che imitare”. Passata ben presto l’effetto scandalizzante, il Palazzo divenne una ricca fonte di spunti per gli architetti dei decenni successivi, e i Bartolini Salimbeni seppero trarre nuova forza per il proprio “branding” anche da questa vicenda.</p>
<p>E’ possibile racchiudere tutto questo in una bottiglia di vino?</p>
<p>A nostro parere, sì. Ed ecco perché nella Tenuta Torre a Cenaia nasce il Per Non Dormire.</p>
<p>Composto per il 75 percento circa da <strong>syrah</strong> e per il resto da <strong>merlot</strong>, che riposano per dodici mesi in <strong>tonneau di rovere Allier</strong> e per altri dodici mesi in bottiglia, il Per Non Dormire è un vino sorprendente, dal carattere sontuoso ma al tempo stesso schietto. Si impone da subito, fin dal colore rosso rubino incredibilmente profondo e dai riflessi violacei. Il profumo ammalia, avvolge l’olfatto con decise note di mora e mirtillo. Il sapore è consistente e ben strutturato, vellutato, ricco di tannini morbidi e setosi, piacevolmente lungo nel finale. Proprio questa <strong>resinosa e avvolgente dolcezza</strong>, tipica del syrah, ci cattura e ci trascina in un vortice onirico, e naturale si avverte l’allusione al piacevole stordimento indotto dal papavero.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1477" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/12/Per_Non_Dormire_ITA.jpg" alt="" width="1061" height="1500" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/12/Per_Non_Dormire_ITA.jpg 1061w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/12/Per_Non_Dormire_ITA-768x1086.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1061px) 100vw, 1061px" /></p>
<p>E&#8217; il compagno ideale per convivi importanti, si abbina bene a piatti a base di carne rossa e selvaggina, ma si abbina ancor meglio a se stesso. La sua struttura, la sua grassezza che non ne impedisce la bevibilità ma anzi la incita, lo rende un vero e proprio <strong>vino da meditazione</strong>.</p>
<p>Che cosa “meditare” sorseggiando un vino così, è lo stesso vino a suggerirlo, invitandoci a sospendere le ansie e le battaglie di ogni giorno, per<strong> soffermarsi sulla piacevolezza dell’attimo presente</strong>. Il <i>carpere</i> dei Bartolini Salimbeni, il monito a “non dormire”, ci ricorda il più celebre <i>carpe[re] diem</i> di oraziana memoria. Lo stesso verbo latino, la stessa parola tutta concreta, carnale e sanguigna, a suggerire un qualcosa da “carpire” appunto, da afferrare e suggere fino all’ultima goccia. Perché la transitorietà del piacere e della stessa esistenza, oggi ancor più percepibile come in ogni epoca ricca di grandi cambiamenti, ci fissa in un eterno eppure sfuggente presente, da godere sorso dopo sorso. Ce lo ricorda anche un celebre “barbaro non privo di ingegno”: <i>we are such stuff as dreams are made on</i>, siamo fatti della stessa sostanza dei sogni, <i>and our little life is rounded with a sleep</i>, e le nostre piccole vite si dissolvono nel giro di un sonno. La parola utilizzata da <strong>Shakespeare</strong>, il verbo <i>to round</i>, è eterea e impalpabile come l’essenza ammaliante di una vita che ci sfiora e di un vino appena versato; quando sembra di afferrarlo, il segreto ultimo dell’esistenza, svapora tra le mani, serpeggiando via come il fumo di un sigaro che sale lento nell’aria danzando con se stesso.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1478" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/12/Per-Non-Dormire-carpe-diem.jpg" alt="" width="1500" height="1108" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/12/Per-Non-Dormire-carpe-diem.jpg 1500w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/12/Per-Non-Dormire-carpe-diem-768x567.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Dunque, mia Leuconoe, “<i>sapias, vina liques</i>, sii saggia, mesci il vino,<i> et spatio brevi spem longam reseces</i>, e tronca le lunghe speranze, la vita è breve<i>. Dum loquimur</i>, proprio adesso, mentre parliamo,<i> fugerit invida aetas</i>, fugge via il tempo invidioso<i>. <strong>Carpe diem</strong>,</i> bracca, carpisci, afferra, suggi l’attimo,<i> quam minimum credula postero</i>, e credi il meno che puoi in ciò che verrà”. Ma, soprattutto, in alto i calici e brindiamo, per non dormire.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1479" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/12/PER-NON-DORMIRE-donna-e-vino.jpg" alt="" width="1500" height="717" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/12/PER-NON-DORMIRE-donna-e-vino.jpg 1500w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/12/PER-NON-DORMIRE-donna-e-vino-768x367.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
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		<title>Giornata Nazionale degli Alberi, vi raccontiamo un nostro albero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Panigada]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Nov 2016 12:03:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il 21 novembre si celebra la Giornata Nazionale degli Alberi, istituita come ricorrenza nazionale con una legge della Repubblica Italiana entrata in vigore nel febbraio 2013, ispirata a un’iniziativa del Ministro della Pubblica Istruzione Guido Baccelli risalente al lontano 1898. L’obiettivo è la valorizzazione dell’immenso nostro patrimonio arboreo e la formazione di una consapevolezza che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <b>21 novembre</b> si celebra la <b>Giornata Nazionale degli Alberi</b>, istituita come ricorrenza nazionale con una legge della Repubblica Italiana entrata in vigore nel febbraio 2013, ispirata a un’iniziativa del Ministro della Pubblica Istruzione <b>Guido Baccelli </b>risalente al lontano 1898.</p>
<p>L’obiettivo è la valorizzazione dell’immenso nostro patrimonio arboreo e la formazione di una consapevolezza che sappia riconoscere l’importanza fondamentale, a livello economico sociale e psicologico, di boschi e foreste. Gli alberi non sono soltanto una risorsa materiale della comunità, ma un vero e proprio rimedio ai mali di ogni giorno: <b>quando ci avviciniamo a un albero, il nostro battito cardiaco rallenta, la pressione si abbassa e le sensazioni che proviamo sono quelle positive tipiche dei luoghi che riconosciamo come “casa”</b>. Anche noi, come molti altri animali, abbiamo mosso i nostri primi passi tra le fronde degli alberi e anche se ce lo siamo dimenticati in fretta, nonostante ne siamo scesi da pochi millenni, negli anfratti più profondi del nostro cervello è ancora scritto quanto siano importanti per noi.</p>
<p>In questa giornata speciale, celebriamo anche noi i nostri alberi e vogliamo raccontarvi la storia di uno di questi. <b>Torre a Cenaia</b> è una <b>vasta area verde di 500 ettari </b>e come tale ha migliaia di alberi, di ogni specie. Tra tutti, regnano la roverella degli antichi boschi della bandita, i lecci, i pini domestici e i cipressi così tipici del <b>paesaggio toscano</b>. Nel parco attorno agli edifici dell’antico borgo di <b>Cenaja Vecchia</b>, troviamo altri alberi non autoctoni, cioè non originari di queste terre, e sono loro a narrarci le storie più interessanti.</p>
<p>Tra questi c’è un maestoso <b>Cedro del Libano</b>, i cui rami più vecchi si piegano verso terra come ad accogliere i nostri Ospiti, in un saluto a braccia aperte che sembra voler cingere chi varca l’antico cancello in ferro battuto con le iniziali di <b>Ernest Von Flick</b>, uno dei celebri proprietari della Tenuta nel XX secolo. Sotto di lui, una graziosa statua femminile, personificazione di <b>Flora</b>, mostra una ghirlanda in grembo a simboleggiare la ricchezza e la felicità che derivano dal mondo vegetale.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1416" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/11/Cedro-del-Libano-Torre-a-Cenaia.jpg" alt="cedro-del-libano-torre-a-cenaia" width="1200" height="796" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/11/Cedro-del-Libano-Torre-a-Cenaia.jpg 1200w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/11/Cedro-del-Libano-Torre-a-Cenaia-768x509.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/11/Cedro-del-Libano-Torre-a-Cenaia-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/11/Cedro-del-Libano-Torre-a-Cenaia-207x136.jpg 207w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/11/Cedro-del-Libano-Torre-a-Cenaia-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Il <b><i>Cedrus libani </i></b>è una pianta della famiglia delle Pinacee, cioè un parente stretto dei nostri pini, originario appunto delle regioni montane del Libano, di cui è diventato persino simbolo nella bandiera nazionale. Oggi, sul Monte Libano da cui si è originato, nella cosiddetta <b>Foresta dei Cedri di Dio</b> <b>Patrimonio UNESCO dell’Umanità</b>, sopravvivono soltanto pochi esemplari, ma la sua fortuna come pianta ornamentale lo ha portato letteralmente a conquistare il mondo a partire dal <b>Settecento</b>, quando i primi ricchi viaggiatori europei che raggiunsero il Vicino Oriente se ne innamorarono e vollero piantare questi pini straordinari nel bel mezzo dei loro curatissimi parchi. Divenne così ben presto il protagonista degli splendidi giardini all’inglese, che nella loro minuziosa cura dei dettagli riproducevano in realtà la meraviglia, la potenza e la maestosità degli scenari selvaggi. Il senso del <b>sublime</b>, quel sentimento tutto romantico fatto di bellezza, meraviglia, stupore e paura allo stesso tempo, è ben rappresentato dalla mole solitaria e gigantesca di questi alberi, la cui longevità supera di gran lunga i secoli. Nel nostro panorama, non c’è villa storica che non abbia nel proprio parco almeno un esemplare di Cedro del Libano: dal Settecento al Novecento, celebrato soprattutto dall’architettura <b>Liberty</b>, questo albero è divenuto un vero e proprio simbolo di ricchezza e benessere sociale.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1417" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/11/Parco-Villa-Torre-a-Cenaia.jpg" alt="parco-villa-torre-a-cenaia" width="1200" height="793" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/11/Parco-Villa-Torre-a-Cenaia.jpg 1200w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/11/Parco-Villa-Torre-a-Cenaia-768x508.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/11/Parco-Villa-Torre-a-Cenaia-207x136.jpg 207w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/11/Parco-Villa-Torre-a-Cenaia-140x94.jpg 140w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/11/Parco-Villa-Torre-a-Cenaia-430x283.jpg 430w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Con la sua <b>forma tipicamente “a candelabro”</b>, ovvero con i rami più bassi che formano un angolo di 90° gradi con il tronco e tendono poi a crescere parallelamente a questo risalendo verso la chioma, anche il nostro Cedro del Libano è un testimone di quei secoli. Fu probabilmente piantato di fronte alla Casa Turrita tra Settecento e Ottocento, quando la proprietà venne acquistata dai <b>Conti De Bearn-Valery di Corsica</b>, dopo che fu messa in vendita dai <b>Marchesi Bartolini Salimbeni</b>. Insieme ai Conti francesi giunsero anche i <b>Pitti</b>, che in Corsica si trovavano dal lontano Quattrocento, dopo il disastroso esito della <b>Congiura dei Pazzi</b> ai danni dei Medici. <b>Ferrando Pitti</b>, che ordì contro i “nuovi tiranni” della città insieme alla Famiglia dei Pazzi, fu costretto a fuggire da Firenze nel 1478 e, dopo varie peregrinazioni, si stabilì in Corsica dando vita al ramo dei <b>Pitti Ferrandi</b>, così rinominato in suo onore non senza un certo orgoglio, a memento del fatto che i Pitti non vollero piegare il capo di fronte allo strapotere dei Medici.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1418" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/11/Villa-Valery-Torre-a-Cenaia.jpg" alt="villa-valery-torre-a-cenaia" width="1200" height="822" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/11/Villa-Valery-Torre-a-Cenaia.jpg 1200w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/11/Villa-Valery-Torre-a-Cenaia-768x526.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Da oltre due secoli questa meravigliosa pianta fronteggia <b>Villa Valery</b>, costruita proprio in quel periodo di fronte alla villa-fattoria fortificata. Insieme alla grande nuova dimora in stile liberty, il Cedro del Libano è il segno del <b>nuovo gusto europeo</b> che muoveva allora i primi passi in Toscana: sempre in questo contesto, furono piantati i <b>platani</b> della piazzetta di fronte all’<b>Osteria Pitti&amp;Friends</b>, sul lato opposto della Casa Turrita. Piante ornamentali molto in voga nella Francia dell’Ottocento e anch’esse tipiche del gusto di quegli anni; esemplari della stessa età possono essere ammirati, ad esempio, sulle <b>mura di Lucca</b>: furono fatti piantare dalla sorella di Napoleone <strong>Elisa Bonaparte</strong>, che voleva fare della cittadina lucchese la sua piccola Parigi.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1419" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/11/Cedro-del-Libano.jpg" alt="cedro-del-libano" width="1200" height="868" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/11/Cedro-del-Libano.jpg 1200w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/11/Cedro-del-Libano-768x556.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/11/Cedro-del-Libano-287x208.jpg 287w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Il Cedro del Libano di Torre a Cenaia ha visto passare sotto le sue ampie fronde conti contesse e marchesi, soldati tedeschi e alleati, celebri industriali, personaggi dell’alta finanza internazionale, poveri mezzadri e ricchi proprietari terrieri. Chissà che cosa potrebbe raccontarci se avesse la parola. Rigoglioso come quando fu piantato, possente nella sua mole plasmata dai forti venti che spazzano la nostra terra, veglia e protegge le giovani donne di pietra che popolano il parco della villa e si avvicina ormai al terzo secolo di vita.</p>
<p>Oggi è anche la sua festa e noi brindiamo alla sua salute, in onore della sua storia e della maestosa eterna bellezza di cui ogni giorno ci omaggia.</p>
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		<title>Inferno Run a Torre a Cenaia, al via la Obstacle Race più partecipata d’Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Panigada]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 May 2016 15:07:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Oggi, mercoledì 4 maggio, si è svolta nella suggestiva location di Palazzo Vecchio a Firenze, nella Sala Incontri, la conferenza stampa di presentazione della III edizione di Inferno Run, la celebre Obstacle Race italiana che si terrà il 7 maggio nella nostra Tenuta e il 22 ottobre all’Ippodromo del Visarno a Firenze. Al tavolo si [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p2"><span class="s1">Oggi, mercoledì 4 maggio, si è svolta nella suggestiva location di <b>Palazzo Vecchio a Firenze</b>, nella Sala Incontri, la conferenza stampa di<b> presentazione della III edizione di Inferno Run</b>, la celebre Obstacle Race italiana che si terrà il 7 maggio nella nostra Tenuta e il 22 ottobre all’Ippodromo del Visarno a Firenze.</span></p>
<p class="p2"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1246" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/05/Palazzo-Vecchio.jpg" alt="Palazzo Vecchio" width="1024" height="773" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/05/Palazzo-Vecchio.jpg 1024w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/05/Palazzo-Vecchio-768x580.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p class="p2"><span class="s1">Al tavolo si sono seduti <b>Mauro Leoni</b>, ideatore e organizzatore di Inferno Run; <b>Andrea Vannucci</b>, assessore allo Sport del Comune di Firenze; <b>Thomas D’Addona</b>, sindaco del Comune di Crespina Lorenzana; <b>Rocìo Rodrìguez</b>, testimonial di Inferno Run, e <b>Carlotta Cesqui di Martino</b>, amministratore delegato di Gensan, tra i main sponsor all’evento.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Inferno Run è una delle <b>Obstacle Race più partecipate d’Italia</b>. A confermarlo sono i quasi <b>3.000 iscritti </b>dell’edizione cenaiese, che conferma il trend in forte ascesa di questa singolarissima disciplina. Le Obstacle Race sono eventi sportivi che mettono alla prova la resistenza e la capacità di superare i propri limiti, ma non solo. Nate in origine negli USA, dove si contano ogni anno più di <b>4 milioni di partecipanti</b>, già ambiscono a diventare <b>disciplina olimpica</b> e stanno conquistando sempre più appassionati anche nel nostro paese. A testimoniarlo un campionato di ben 10 corse sparse per tutta Italia, tra cui spiccano le Inferno Run del 7 maggio e del 22 ottobre.</span></p>
<p class="p2"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1108" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/03/Inferno-locandina.jpg" alt="Inferno locandina" width="738" height="1113" /></p>
<p class="p2"><span class="s1">A <b>Torre a Cenaia</b> siamo pronti con <b>26 ostacoli</b> artificiali, fiumi, laghi e pozze di fango disseminati su di un tracciato di <b>12 chilometri</b> all’interno dei <b>500 ettari</b> della nostra Tenuta. Una location di eccezione per Inferno Run, che permette di valorizzare al meglio l’essenza stessa di Obstacle Race e <b>Mud Run</b>, ovvero di corsa a ostacoli caratterizzata da una massiccia presenza di fango. Il nostro stesso nome, Cenaia, deriva dal latino<b> <i>caenum</i> che significa “fango”</b>: un connubio davvero azzeccato, il set ideale per dare libero sfogo all’esercito di quasi 3.000 “diavoli” che ci darà l’assalto il prossimo sabato 7 maggio.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">“Quest’anno non ci facciamo mancare nulla,” afferma <b>Mauro Leoni</b>, “per rafforzare l’immagine di Inferno Run come gara top nel panorama europeo, qualificante per mondiali ed europei. Passeremo attraverso paludi, boschi, laghi piccoli e laghi grandi, canali e fossi. Sfrutteremo ogni angolo di questi 500 ettari.”</span></p>
<p class="p2"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1106" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/03/Inferno-mud.jpg" alt="Inferno mud" width="1280" height="1024" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/03/Inferno-mud.jpg 1280w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/03/Inferno-mud-768x614.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p class="p2"><span class="s1">Anche <b>Thomas D’Addona</b>, sindaco del nostro Comune, ha evidenziato come <b>la Tenuta rappresenti il set ideale per Inferno Run</b>. Cuore storico e ambientale del proprio territorio, è un punto di interesse primario per il comune di Crespina Lorenzana. Seppure solitamente si tenda a valorizzare la parte collinare di un’area &#8211; soprattutto nell’ottica della promozione turistica <i>made in Tuscany</i> &#8211; Torre a Cenaia, che pure ricopre una vasta zona pianeggiante, è una realtà che racchiude l’essenza stessa di questo angolo di Toscana, poiché nucleo primario che ancora <b>mantiene inalterato il proprio paesaggio</b> da secoli, un piccolo grande mondo in cui <b>il tempo sembra essersi fermato</b> e dove è ancora possibile godere di una straordinaria varietà di ambienti naturali.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Tutti i presenti si sono trovati d’accordo su un punto, che costituisce la natura più autentica di Inferno Run, riassunta al meglio dalle parole di Mauro Leoni: “Anche se nel 2015 abbiamo introdotto la possibilità di correre in maniera competitiva, lo spirito della corsa resta quello di <b>una grande avventura sociale</b>, dove aiutarsi è d’obbligo. Le più determinate in questo sono le donne. In una maratona sono poco più del 10%, alla Inferno sono almeno un terzo dei partecipanti. Alcuni ostacoli sono stati progettati per non essere superati in solitudine, ci sono scivolosissime pozze di fango dalle quali si esce solo con catene umane formate da perfetti sconosciuti.”</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Corsa quindi dall’alto valore sociale, ribadito anche quest’anno dallo <b>scopo benefico</b>: Inferno Run devolverà una fetta degli incassi ala <b>Fondazione Tommasino Baciotti</b>, una ONLUS che da più di 15 anni è al fianco dell’<b>Ospedale Pediatrico Meyer</b> impegnata sia nel sostegno di progetti di ricerca medico-scientifica (fino a oggi per oltre 850.000€), sia con il Progetto Accoglienza Famiglie.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">L’appuntamento è per <b>sabato 7 maggio</b> nella nostra Tenuta, pronti a una giornata all’insegna del divertimento e della condivisione. Non è necessario gareggiare per sentirsi parte di questo giorno straordinario: dalla mattina alla mezzanotte vi aspettiamo con cibo vino e birra, musica live e tanti eventi durante l’intera giornata.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Il ringraziamento va a Inferno Run e all’esercito di volontari senza il quale questo evento a dir poco eccezionale non sarebbe stato stato realizzabile. Ancora pochi, pochissimi giorni di lavoro febbrile alla Tenuta e daremo il via alla corsa più indiavolata d’Italia: siete pronti per andare all’Inferno insieme a noi?</span></p>
<p class="p2"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1247" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/05/Conferenza-stampa-Inferno-Run.jpg" alt="Conferenza stampa Inferno Run" width="1024" height="617" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/05/Conferenza-stampa-Inferno-Run.jpg 1024w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/05/Conferenza-stampa-Inferno-Run-768x463.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p class="p2"><span class="s1">Iscrizioni ancora aperte su <a href="http://www.infernorun.it"><span class="s2">www.infernorun.it</span></a></span></p>
<p class="p2"><span class="s1">#infernorun</span></p>
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		<title>J63 insieme a Leonardo Romanelli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Panigada]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Apr 2016 13:01:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mercoledì 27 aprile J63 sarà ospite de Le Delizie di Leonardo alla Mostra Internazionale dell’Artigianato, alla Fortezza da Basso a Firenze. A partire dalle 18.30 la Birra Agricola Toscana J63 sarà protagonista di una degustazione e uno show cooking condotti dal celebre gastronomo, sommelier, cuoco, giornalista, commediografo, scrittore, autore e conduttore radiotelevisivo italiano. Vi aspettiamo a [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Mercoledì 27 aprile J63 sarà ospite de <b>Le Delizie di Leonardo</b> alla <b><a href="http://www.mostraartigianato.it/" target="_blank">Mostra Internazionale dell’Artigianato</a></b>, alla <b>Fortezza da Basso</b> a <b>Firenze</b>.</p>
<p class="p1"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1222" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/04/FieraArtigianto.jpg" alt="FieraArtigianto" width="960" height="308" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/04/FieraArtigianto.jpg 960w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/04/FieraArtigianto-768x246.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p class="p1"><span class="s1"><strong>A partire dalle 18.30</strong> la <strong>Birra Agricola Toscana J63</strong> sarà protagonista di una <strong>degustazione</strong> e uno <strong>show cooking</strong> condotti dal celebre gastronomo, sommelier, cuoco, giornalista, commediografo, scrittore, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.</span></p>
<p class="p1">Vi aspettiamo a Firenze per degustare insieme le nostre birre in una location di eccezione e seguire gli appassionanti show di Leonardo Romanelli. Durante la Mostra Internazionale dell&#8217;Artigianato, la Fortezza da Basso ospiterà colori, sapori e suoni da ogni angolo del pianeta: centinaia di stand per un viaggio indimenticabile intorno al mondo!</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1223" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/04/DelizieLeonardo.jpg" alt="Agrodolce" width="640" height="453" /></p>
<p class="p1">
<h4 class="p1"><span class="s1">Chi è <a href="http://www.leonardoromanelli.it/leonardo-romanelli/" target="_blank">Leonardo Romanelli</a>?</span></h4>
<p class="p1"><span class="s1">Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un gastronomo, sommelier, cuoco, giornalista, commediografo, scrittore, autore e conduttore radiotelevisivo italiano. Figura eclettica del panorama enogastronomico italiano, ha dapprima svolto l’attività di cuoco, poi quella di insegnante, che esercita tuttora, prima di dedicarsi a quella di critico e scrittore. Interessato a trovare sempre nuove forme di comunicazione, si è cimentato anche come conduttore televisivo e radiofonico, oltre che come commediografo e attore in teatro. Interessato anche all’arte, nelle sue forme più diverse, ha fondato in Italia nel 1995 Arte e Fede-Arc Italia, associazione di guide culturali volontarie operanti nelle principali cattedrali europee. Insignito del titolo di “Benemerito della vitivinicoltura italiana” nell’anno 2012 da parte della Regione Toscana Creatore e promotore del “Viaggio Artusiano” in occasione di Expo 2015, dieci tappe a piedi tra Firenze e Milano.</span></p>
<div id="attachment_1224" style="width: 682px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1224" class="wp-image-1224 size-full" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/04/Leonardo_Romanelli.jpg" alt="Ritratto di Leonardo Romanelli  sul cuscino; Fotografia di Alessandra Tinozzi." width="672" height="448" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/04/Leonardo_Romanelli.jpg 672w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/04/Leonardo_Romanelli-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/04/Leonardo_Romanelli-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 672px) 100vw, 672px" /><p id="caption-attachment-1224" class="wp-caption-text">Alessandra Tinozzi, Ritratto di Leonardo Romanelli sul cuscino</p></div>
<h4 class="p1"><span class="s1">La Mostra dell’Artigianato</span></h4>
<p class="p1"><span class="s1">Dal 1931 mettiamo in mostra piccoli e grandi capolavori che hanno fatto la storia dell&#8217;artigianato &#8216;made in Italy ed internazionale, un universo di pezzi unici ed esclusivi che rappresentano la chiave di volta del bello e del lusso contemporaneo.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"> La mostra, la prima fiera dell&#8217;artigianato certificata in Italia, da 80 anni ospita i più grandi maestri artigiani, in una location magnifica &#8211; la cinquecentesca Fortezza da Basso &#8211; dove tradizione e nuove tendenze si fondono ogni volta dando vita a creazioni uniche, destinate a durare nel tempo. Oggetti capaci di emozionare ed emozionarci come segni tangibili delle nostre scelte, gusti e stili di vita.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Da qui passano segreti e mestieri delle botteghe storiche fiorentine e le arti perdute ma anche i nuovi diktat dei Makers in un percorso costruttivo ed armonico fra Regioni d&#8217;Italia e paesi del mondo. Un viaggio affascinante e colorato nella &#8216;grande bellezza&#8217; del fatto a mano e dell&#8217;artigianato contemporaneo.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">La Mostra Internazionale dell&#8217;Artigianato, è il villaggio globale di arti, mestieri e culture diverse ma anche il luogo dove si respira aria di casa. E&#8217; l&#8217;evento dove tradizione e nuove sperimentazioni si incontrano e prendono forma per diventare esclusività: una vetrina d&#8217;eccellenza, un&#8217;occasione imperdibile per piccoli imprenditori e artigiani di qualità!</span></p>
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		<title>Robert Pitti, il conte di Cenaja</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Panigada]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2015 13:50:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Proprio così, nella fertile valle ai piedi delle colline pisane vive ancora oggi l&#8217;eredità di un Conte, rampollo di una delle più celebri famiglie nobiliari della storia italiana. L’ultimo discendente dei Pitti, la casata fiorentina protagonista del Rinascimento, è nato e cresciuto nella Tenuta di Torre a Cenaia, l&#8217;antica Cenaja. All’epoca la tenuta apparteneva alla Contessa Pauline de Bearn, figlia [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Proprio così, nella fertile valle ai piedi delle colline pisane vive ancora oggi l&#8217;eredità di un Conte, rampollo di una delle più celebri famiglie nobiliari della storia italiana. L’ultimo discendente dei Pitti, la casata fiorentina protagonista del Rinascimento, è nato e cresciuto nella Tenuta di Torre a Cenaia, l&#8217;antica Cenaja.</p>
<div id="attachment_755" style="width: 810px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/03/Castello-di-Cenaja.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-755" class="size-full wp-image-755" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/03/Castello-di-Cenaja.jpg" alt="La Casa Turrita della Tenuta Torre a Cenaia, il cuore dell'antico borgo di Cenaja Vecchia" width="800" height="532" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/03/Castello-di-Cenaja.jpg 800w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/03/Castello-di-Cenaja-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/03/Castello-di-Cenaja-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a><p id="caption-attachment-755" class="wp-caption-text">La Casa Turrita della Tenuta Torre a Cenaia, il cuore dell&#8217;antico borgo di Cenaja Vecchia</p></div>
<p>All’epoca la tenuta apparteneva alla Contessa Pauline de Bearn, figlia dei Conti Valery di Corsica, che la amministrava insieme al marito Charles Pitti Ferrandi. Dal loro matrimonio nacque nel 1923 Robert Pitti, ultimo rampollo di una famiglia sorta otto secoli prima e i cui componenti sono stati a più riprese protagonisti della storia italiana ed europea.</p>
<p>La vicenda dei Pitti comincia alla fine del Mille e cento a Semifonte, in Valdipesa: lì i più antichi documenti attestano per la prima volta la famiglia; il capostipite è <strong>Buonsignore</strong>, un ricco proprietario terriero. Il trasferimento a Firenze e l’avvio di una manifattura di stoffe di lana permettono ai Pitti di divenire in poco tempo una delle famiglie più benestanti e influenti della città; ben presto i suoi membri iniziano a ricoprire importanti cariche politiche.</p>
<p>Tra questi si distinse <strong>Buonaccorso</strong>, mercante e scrittore dalla vita avventurosa che fu Priore, Gonfaloniere di Giustizia, Capitano di Pisa e di Pistoia, Vicario della Valdinievole, Podestà di San Gimignano e Montepulciano. Non fu soltanto un uomo di affari e di stato, ma una figura di grande cultura e, soprattutto, un viaggiatore instancabile: nella “Cronaca” ci racconta le sue vicende politiche e diplomatiche. In modo avvincente, con uno stile che ricorda la letteratura cavalleresca, narra di molti suoi viaggi intrapresi in veste di ambasciatore di Firenze. Non mancano amori avventurosi, motteggi, episodi in cui lo ritroviamo a giocare d’azzardo o coinvolto in tumultuosi scontri armati, né situazioni in cui la nobiltà dell’epoca ci appare nelle vesti scintillanti del lusso più sfrenato. Da lui inizia la storia blasonata della famiglia: l’imperatore Roberto di Wittelsbach gli concesse l’investitura nobiliare che i suoi discendenti hanno conservato sino ad oggi.</p>
<p>Il figlio di Buonaccorso, <strong>Luca</strong>, fu uno dei principali sostenitori di Cosimo de’ Medici e collaborò alla riforma costituzionale del 1458. Fu lui a dare avvio, su progetto di Brunelleschi, alla costruzione dell’edificio che ancora oggi porta il nome della famiglia: <strong>Palazzo Pitti</strong>. A lui risale anche l&#8217;attuale configurazione dello <strong>stemma araldico</strong>: originariamente composto da fasce ondate d&#8217;argento in campo nero sormontate da un rastrello rosso scempio a tre pendenti, nel 1463 vi fu aggiunta la piccola croce rossa simbolo del popolo fiorentino. In quell&#8217;anno, infatti, Luca Pitti fu armato Cavaliere del Popolo da Cosimo de Medici durante una fastosa celebrazione nel Battistero di San Giovanni per aver sventato una congiura ai suoi danni. Il rastrello a tre pendenti è anche detto <em>lambello</em> ed è la forma più nobile di brisura adottata dalla casa d&#8217;Orleans. In Italia lo ritroviamo a partire dal 1295, introdotto probabilmente da Carlo d&#8217;Angiò e attribuito ai sostenitori più meritevoli e devoti della parte guelfa dal Re di Napoli: i Pitti poterono fregiarsene con l&#8217;investitura di Buonaccorso, il quale si vide così riconoscere i numerosi meriti della propria attività di ambasciatore presso la corte di Francia e quella imperiale.</p>
<div id="attachment_756" style="width: 428px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/03/Albero-genealogico-Pitti.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-756" class="size-full wp-image-756" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/03/Albero-genealogico-Pitti.jpg" alt="L'albero genealogico della famiglia Pitti" width="418" height="600" /></a><p id="caption-attachment-756" class="wp-caption-text">L&#8217;albero genealogico della famiglia Pitti</p></div>
<p>Dopo la morte di Cosimo iniziarono i problemi per alcuni membri della casata, che si schierarono apertamente contro i Medici arrivando a partecipare a varie congiure perpetrate ai loro danni. A quella contro Piero de Medici, Luca Pitti prese parte solo in un primo momento: il duplice tradimento, di Piero da un lato e dei compagni cospiratori dall’altro, gli costò la perdita di ogni autorità politica. Ma fu con la <strong>congiura dei Pazzi</strong> del 26 aprile 1478 che la storia dei Pitti subì una svolta decisiva.</p>
<p>Ordita per destituire i signori di fatto della città, Giuliano e Lorenzo figli di Piero, la congiura prese corpo attorno ai principali oppositori dei Medici, la famiglia dei Pazzi, e sotto la regia di Papa Sisto IV Della Rovere. Come sappiamo terminò con l’uccisione di Giuliano e il ferimento di Lorenzo: quest’ultimo riuscì miracolosamente a salvarsi e, supportato da un inaspettato moto di popolo, a vendicarsi dei traditori nel giro di brevissimo tempo.</p>
<p>Tra i partecipanti alla congiura c’era anche <strong>Ferrando Pitti</strong>, il quale, dopo il disastroso esito dell’attentato ai Medici, fu costretto a fuggire da Firenze: si stabilì in Corsica, allora selvaggia isola genovese, dando così vita al ramo collaterale della famiglia che da lui prese il nome di <strong>Pitti Ferrandi</strong>, appunto i “Pitti di Ferrando”. Da quel momento il loro sangue toscano iniziò a fondersi con quello dei notabili dell&#8217;isola e, più tardi, della nobiltà francese.</p>
<p>Il destino ha voluto che il ramo fiorentino terminasse agli inizi dell’Ottocento: nel 1783, forse conscio della fine ormai prossima della famiglia, Ascanio Pitti di Firenze scrisse ai Pitti di Corsica una lettera di riconoscimento di parentela per “riunire onore a onore e decoro a decoro”. Ma pochi anni dopo i discendenti fiorentini di Buonaccorso si estingueranno lasciando ai Pitti Ferrandi l’unico testimone della gloriosa famiglia da tramandare ai posteri.</p>
<p>Per una serie di eventi accadde poi che un loro discendente tornasse a nascere e crescere in Toscana.</p>
<p>Siamo a metà Ottocento, la Tenuta di Torre a Cenaia è di proprietà dei conti Valery. Nel 1880 Marie-Antoinette Valery sposa il Conte Jean de Bearn: dalla loro unione nasce dieci anni dopo la Contessa Pauline de Bearn. Trovandosi ad amministrare la vasta tenuta, quest&#8217;ultima ne affida la gestione al Conte Charles Pitti Ferrandi: il loro incontro, nato dalla necessità, sarà ben presto destinato a mutarsi in ben altro. Si sposeranno pochi anni dopo e dal loro matrimonio nascerà il <strong>Conte Robert Pitti</strong>: è così che a Torre a Cenaia vede la luce l&#8217;ultimo discendente della nobile casata fiorentina.</p>
<p>Il suo dna è un concentrato di storia e cultura: tra i suoi antenati si annoverano i Tourville, i Laroche Foucault, i Polignac, i D&#8217;Albert, persino i fisici de Broglie e il famigerato Gastone di Foix. Nipote del Conte Biscaretti di Ruffia, tra i fondatori della Fiat, e dell&#8217;eroe di guerra Hector de Bearn, il Conte si è sempre sentito prima di tutto italiano, fiero del retaggio dei Pitti, nonostante il suo cognome venga immediatamente ricondotto al celebre palazzo fiorentino e alle sfilate di moda, che proprio lì mossero i primi passi negli anni Cinquanta: &#8220;Peccato che questo nome non sia collegato maggiormente alla storia di Firenze, e che il palazzo non venga impiegato di più per manifestazioni culturali e scientifiche e, perché no, per convegni finanziari,&#8221; ha dichiarato in una sua intervista al magazine <em>Gentleman</em>.</p>
<div id="attachment_757" style="width: 532px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/03/Robert-Pitti.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-757" class="size-full wp-image-757" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/03/Robert-Pitti.jpg" alt="Il Conte Robert Pitti" width="522" height="700" /></a><p id="caption-attachment-757" class="wp-caption-text">Il Conte Robert Pitti</p></div>
<p>Forte di un albero genealogico che non ha niente da invidiare alla più nota nobiltà europea, il Conte ha intrapreso fin da giovane una brillante carriera diplomatica, per poi trascorrere venti anni come assistente e amico, consigliere e confidente di Edmond Rothschild, uno dei più importanti membri della celebre dinastia di banchieri di Francoforte. Con lui ha condiviso anche la sua grande passione per i viaggi e il mare, partecipando a numerose gare veliche sulle prestigiose barche del magnate tedesco. Le imbarcazioni e il mare, per il quale ha nutrito un grande amore fin dall&#8217;infanzia quando trascorreva le estati a Forte dei Marmi, sono del resto uno dei migliori contesti in cui stringere relazioni d&#8217;affari!</p>
<p>Ed è proprio nel mondo della finanza internazionale che il Conte ha raggiunto i massimi livelli, arrivando a far parte del comitato organizzativo dei <em>Bildeberg meetings</em>. Lì ha potuto entrare in confidenza con finanzieri, industriali e politici del calibro di David Rockfeller, Lord Home, Alexander Haig, Giovanni Agnelli, Marcus Wallenberg, Henry Heinz, Walter Johnson, la figlia di Churchill, la regina d&#8217;Olanda, Golda Meir, Henry Kissinger, Margaret Thatcher, Giscard d&#8217;Estaing, Mitterand, Reagan.</p>
<p>Queste alte frequentazioni e i numerosi viaggi non gli hanno impedito di rimanere solidamente ancorato alle proprie origini e ai luoghi a lui più cari, prima fra tutti la Tenuta Torre a Cenaia, alla quale ha accettato di prestare nome e stemma: &#8220;Per ragioni sentimentali,&#8221; ha affermato, &#8220;visto che vi ho trascorso l&#8217;infanzia e l&#8217;adolescenza, portandomi dietro tanti ricordi felici quando, con molto rimpianto, ci trasferimmo in Francia dopo aver venduto la tenuta&#8221;. Il legame tra gli ottimi vini che si producono a Cenaia e il suo nome lo ha reso particolarmente fiero: è così infatti che un conte Pitti, seppure senza terra e soprattutto senza palazzo, si è conquistato un posto di tutto rispetto tra i tanti baroni e marchesi dell&#8217;aristocrazia toscana del vino. E, nonostante la <em>damnatio memoriae</em> attuata dai Medici a danno dei suoi antenati, il Conte ha conservato la fierezza tipica dei Pitti che ancora oggi vive nella toponomastica e nell&#8217;architettura di una delle più belle città del mondo, Firenze. In piazza Pitti, di fronte al celeberrimo palazzo, lo stemma di famiglia ha resistito ai secoli: &#8220;Sono contento che, tra tante palle medicee, sulla cantonata spicchi ancora solidissimo lo stemma dei Pitti&#8221;.</p>
<div id="attachment_758" style="width: 1010px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/03/Stemma-in-Piazza-Pitti.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-758" class="size-full wp-image-758" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/03/Stemma-in-Piazza-Pitti.jpg" alt="Lo stemma dei Pitti che ancora oggi fronteggia il celebre palazzo fiorentino" width="1000" height="665" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/03/Stemma-in-Piazza-Pitti.jpg 1000w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/03/Stemma-in-Piazza-Pitti-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/03/Stemma-in-Piazza-Pitti-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a><p id="caption-attachment-758" class="wp-caption-text">Lo stemma dei Pitti che ancora oggi fronteggia il celebre palazzo fiorentino</p></div>
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