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	<title>Chianina IGP | Torre a Cenaia Journal</title>
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	<description>Il blog ufficiale di Torre a Cenaia</description>
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		<title>Storia di una bistecca, ovvero come preparare una fiorentina perfetta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Panigada]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Aug 2018 07:46:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Portfolio]]></category>
		<category><![CDATA[bistecca fiorentina]]></category>
		<category><![CDATA[carne chianina]]></category>
		<category><![CDATA[Chianina IGP]]></category>
		<category><![CDATA[Osteria Pitti&Friends]]></category>
		<category><![CDATA[Vadichiana]]></category>
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					<description><![CDATA[Quella che stiamo per mettere sulla griglia e, soprattutto, nel piatto, non è una semplice bistecca. Il suo essere speciale non è dato soltanto dal nome, “bistecca alla fiorentina”, ormai celebre in tutto il mondo e carico di un alone di suggestione mistico-godereccia a cui è impossibile resistere; quanto per la storia che l’ha portata [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quella che stiamo per mettere sulla griglia e, soprattutto, nel piatto, non è una semplice bistecca.</p>
<p>Il suo essere speciale non è dato soltanto dal nome, <strong>“bistecca alla fiorentina”</strong>, ormai celebre in tutto il mondo e carico di un alone di suggestione mistico-godereccia a cui è impossibile resistere; quanto per la storia che l’ha portata fino a noi e che l’ha resa una vera e propria istituzione, un monumento da tutelare al pari di un’opera d’arte.</p>
<p>Si tratta infatti di un semplicissimo piatto a base di <strong>carne di Chianina</strong>, ovvero di una specifica tipologia di razza bovina che ha segnato la nostra storia fin dalla più remota antichità.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-1895 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Bistecca-Chianina-IGP.jpg" alt="" width="1280" height="849" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Bistecca-Chianina-IGP.jpg 1280w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Bistecca-Chianina-IGP-768x509.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Bistecca-Chianina-IGP-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Bistecca-Chianina-IGP-207x136.jpg 207w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Bistecca-Chianina-IGP-140x94.jpg 140w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<h2>Etruschi, Romani ma soprattutto toscani</h2>
<p>Viene dalla preistoria il protagonista indiscusso del nostro piatto.<br />
<strong>Bue di razza Chianina</strong>, dall’omonima valle a cavallo tra le provincie di Siena e Arezzo, la <strong>Valdichiana</strong>. Termine che nasconde la sua radice nel <strong>latino <em>planus</em></strong>, che significa appunto “terreno pianeggiante”, grande pianura qual è la Valdichiana, che a sua volta prende il nome dal corso d’acqua che la solca e che l’ha originata, il <strong>fiume Chiana</strong>.<br />
Il <strong>“grande bue bianco”</strong> di cui stiamo parlando è senza dubbio, ce lo dicono l’archeologia e la genetica, il discendente diretto del <em>Bos Primigenius</em>, cioè del gigantesco bue immortalato dai nostri antenati nelle pitture e nelle incisioni rupestri di mezza Europa sin dal <strong>Paleolitico</strong>. Oltre a essere fonte di cibo, era già allora simbolo di sacralità: forse per le ragguardevoli dimensioni, forse per la mansueta e preziosa forza che permise all’umanità di evolversi grazie all’impiego, nei millenni successivi, in agricoltura.</p>
<p><img decoding="async" class="size-full wp-image-1898 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/bos-primigenius.jpg" alt="" width="850" height="400" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/bos-primigenius.jpg 850w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/bos-primigenius-768x361.jpg 768w" sizes="(max-width: 850px) 100vw, 850px" /></p>
<p>È infatti come “<strong>trattore”</strong> che lo vediamo impiegato già nel <strong>III secolo avanti Cristo</strong> dagli <strong>Etruschi</strong>, che seppero sfruttarne la potenza anche per bonificare le allora ampie paludi che infestavano molte parti del Lazio e della Toscana. Ancora oggi il termine <strong><em>ecatombe</em></strong>, cioè il sacrificio di cento buoi da eseguire in situazioni particolarmente critiche e drammatiche, per cercare il favore delle divinità del caso, ci fa capire quanto estrema fosse la scelta di immolare sull’altare un animale così importante come il bue.</p>
<p><strong>Columella, Plinio Il Vecchio, Virgilio, Cicerone</strong>: nelle loro opere il “bue bianco” è citato a più riprese; qui si evidenzia come fosse raro il cibarsene: perfino le celebri ricette di <strong>Apicio</strong> lo citano di rado, come a sottolineare che il valore di questo animale non risiedeva in cucina ma nei campi. Anche per i <strong>Romani</strong> resta altissimo il valore sacro: non è forse solcando il terreno con un aratro tirato da una vacca e un bue, entrambi bianchi, che Romolo fonda la Città eterna?</p>
<p>Con la <strong>caduta dell’impero romano</strong> e il successivo abbandono dell’agricoltura anche in Valdichiana, il bue chianino continuò ad abitare queste terre allo stato brado, andando progressivamente incontro a un fenomeno di inselvatichimento. Nel <strong>Medioevo</strong> le paludi riconquistarono la pianura: costretto a rifugiarsi sulle colline e nella macchia al riparo dalle piene della Chiana, il bue divenne più piccolo e il suo manto iniziò a chiazzarsi di grigio.</p>
<p>Bisogna aspettare le grandi bonifiche granducali a cavallo <strong>tra Settecento e Ottocento</strong>, per assistere alla “riconquista” dei bovini della Valdichiana da parte dell’uomo, che tornò a utilizzarli come forza lavoro. <strong>È in questo momento che diviene uno dei simboli della “toscanità”</strong>: di nuovo addomesticato, torna ad assumere una dimensione più grande e una colorazione chiara; si imbandiscono le prime mostre-mercato in cui diviene il protagonista indiscusso, vanto e orgoglio dei tanti allevatori che si sfidavano a ottenere i più giganteschi esemplari.</p>
<p><img decoding="async" class="size-full wp-image-1899 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Chianina_aratro-web.jpg" alt="" width="1280" height="870" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Chianina_aratro-web.jpg 1280w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Chianina_aratro-web-768x522.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Chianina_aratro-web-140x94.jpg 140w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Il bue chianino oggi</h2>
<p>Con l’avvento dei sistemi agricoli moderni e l’abbandono della mezzadria, a partire dagli <strong>anni Sessanta</strong> del secolo scorso, la razza Chianina perse la sua grandissima importanza di forza motrice agricola. Da allora ha cominciato a essere allevata, in numero assai ridotto rispetto al passato, solo come <strong>bovino da carne</strong>, con risultati qualitativi inaspettati e sempre migliori.<br />
Per prima è stata l’<strong>Università di Firenze</strong> a interessarsi alle grandi potenzialità di questo animale in quanto produttore di carne, dando il via a importanti studi geno-morfologici insieme all’Associazione Nazionale Allevatori Bovini da Carne; ben presto, l’interesse e il valore della Chianina hanno varcato i confini della Toscana, dell’Italia e dell’Europa: oggi è allevata e tenuta in grande pregio anche in America Latina, negli Stati Uniti, in Canada e in Australia.<br />
Insieme alla razza Marchigiana e alla Romagnola, la Chianina fa parte della <strong>denominazione IGP Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale</strong> e, dal 2003, del relativo consorzio di tutela, contraddistinto dall’unico marchio di questo tipo, approvato dalla Comunità Europea e regolato da un apposito disciplinare, riferito a carni bovine fresche.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1900 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Tagliata-Chianina.jpg" alt="" width="1280" height="807" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Tagliata-Chianina.jpg 1280w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Tagliata-Chianina-768x484.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Come cuocere la bistecca fiorentina</h2>
<p>Tanto essenziale quanto prelibata: il segreto per una perfetta bistecca fiorentina è tutto qui. Pochi elementi, pochi gesti compiuti al momento giusto. <strong>Un piatto “naturale” già dalla preparazione</strong>. Perfino il celeberrimo Artusi, ne <em>La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene</em> del 1891, si raccomanda di <strong>fare le cose in modo semplice</strong>, mettendo la carne:</p>
<blockquote><p>in gratella a fuoco ardente di carbone così naturale come viene dalla bestia o tutt’al più lavandola e asciugandola; rivoltatela, conditela con sale e pepe. Non deve essere troppo cotta perché il suo bello è che, tagliandola, getti abbondante sugo nel piatto.</p></blockquote>
<p>Vediamo allora come cucinarla al meglio:</p>
<ol>
<li>Cominciamo <strong>tirando fuori dal frigo la carne almeno tre o quattro ore prima di cuocerla</strong>. Solo così, infatti, la cottura avverrà in modo omogeneo ed eviteremo lo shock termico alle fibre, scongiurando il pericolo che la brace le faccia perdere la sua caratteristiche morbidezza e creando le migliori condizioni per una distribuzione uniforme della temperatura, all’interno e all’esterno del trancio.</li>
<li><strong>Asciughiamo bene l’acqua</strong> e l’umidità che ricopre la bistecca prima di metterla sulla griglia, che può comprometterne la cottura al pari dello shock termico.</li>
<li>Passiamo adesso alla <strong>brace</strong>, che deve essere <strong>rovente</strong> ma senza fiamme. Se dovessero essercene ancora, provvediamo a spargere un po’ di cenere sulle braci, in modo da soffocarne il fuoco vivo. In alternativa, mettiamo una <strong>bistecchiera</strong> sul fornello e attendiamo che sia <strong>ben calda</strong>.</li>
<li>È il momento di <strong>mettere la carne sulla griglia</strong>. Si raccomanda una <strong>cottura al sangue</strong>, per apprezzare al meglio le caratteristiche organolettiche della Chianina: di norma, si consiglia di cuocere <strong>5 minuti per lato</strong>, compreso qualche minuto nel quale andrà poggiata sul lato più stretto dell’osso. C’è chi suggerisce di cuocere ogni lato tanti minuti quanti centimetri è spessa la bistecca, ma a voler fare le cose a regola d’arte occorrerebbe dotarsi di un termometro a sonda e attenersi alle seguenti temperature:
<ul>
<li>tra i <strong>48 e i 50 °C</strong> per una <strong>cottura al sangue</strong></li>
<li>tra i <strong>53 e i 55 °C</strong> per una <strong>cottura media</strong></li>
<li>tra i <strong>58 e i 60 °C</strong> per ottenere una <strong>carne ben cotta</strong>, cottura che sconsigliamo.</li>
</ul>
</li>
<li>Durante la cottura di ogni lato, provvediamo al condimento spargendo <strong>sale grosso</strong> senza esagerare. È importante <strong>evitare il sale fino</strong>: questo infatti, a differenza di quello grosso, penetra più in profondità nelle fibre della carne, rischiando di seccarla eccessivamente. Il sale grosso, invece, penetra nella carne quanto basta per valorizzarne il sapore.</li>
<li>Eccoci finalmente al momento della verità. Togliamo la carne dalla griglia, <strong>lasciamola riposare</strong> per un paio di minuti su un tagliere di legno e serviamo magari su un piatto ben caldo, non senza averla condita prima con <strong>un filo di olio extravergine di oliva</strong>… rigorosamente Toscano IGP.</li>
</ol>
<p>In alternativa, molti sono i ristoranti toscani in cui gustarsi una degna bistecca fiorentina. Se vi trovate dalle parti di Firenze o di Arezzo non avrete che l’imbarazzo della scelta; più difficile è invece trovare il posto giusto avvicinandoci alla costa.</p>
<p>Punto di riferimento per la Chianina IGP del proprio territorio è l’<a href="http://www.pittiandfriends.it/"><strong>Osteria Agricola Toscana Pitti&amp;Friends</strong></a>. Fin dall’apertura, in pieno accordo con la filosofia che contraddistingue il più ampio <strong>progetto agricolo</strong> in cui è inserita, all’interno di <a href="http://www.torreacenaia.it/"><strong>Torre a Cenaia Antica Tenuta Pitti</strong></a>, l’Osteria Pitti&amp;Friends ha selezionato la migliore <strong>carna Chianina IGP di filiera corta</strong> delle <strong>colline livornesi</strong>, nell’ottica di valorizzare ancor più le immediate vicinanze di questo fertile angolo di Toscana tra l’entroterra e il mare. In particolare, la Chianina qui servita proviene dall’<strong>azienda agricola Minnozzi di Rosignano Marittimo</strong> ed è lavorata nella vicina San Miniato.</p>
<p>Dalla nostra terra proviene anche questa prelibatissima carne Chianina, impiegata non solo per la bistecca fiorentina ma per tutti quei piatti che, all’Osteria Pitti&amp;Friends, prevedono l’impiego della carne vaccina: dalla <a href="https://www.torreacenaianews.it/tartare-di-filetto-di-chianina-al-profumo-di-tartufo/"><strong>tartare</strong></a> alla <strong>tagliata</strong>, dalla fiorentina al condimento della <a href="https://www.torreacenaianews.it/pizza-gourmet/"><strong>pizza gourmet</strong></a>, a tutte le prelibatissime creazioni che dedicate a questo straordinario “monumento di toscanità”.</p>
<p><em>Per chi desidera “provare con mano”, l’Osteria Agricola Toscana Pitti&amp;Friends è aperta a cena dal mercoledì alla domenica.</em></p>
<p><em>Per info e prenotazioni: 050 643739 – info@torreacenaia.it</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1897 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Tartare-Chianina.jpg" alt="" width="1280" height="841" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Tartare-Chianina.jpg 1280w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Tartare-Chianina-768x505.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Tartare-Chianina-207x136.jpg 207w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Tartare-Chianina-260x170.jpg 260w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2018/08/Tartare-Chianina-430x283.jpg 430w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
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		<title>Tartare di filetto di Chianina al profumo di Tartufo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Panigada]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Apr 2018 09:21:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Portfolio]]></category>
		<category><![CDATA[Alessio Ciulli]]></category>
		<category><![CDATA[Cenaja Vermentino]]></category>
		<category><![CDATA[Chianina IGP]]></category>
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					<description><![CDATA[Alessio Ciulli, Chef dell&#8217;Osteria Agricola Toscana Pitti&#38;Friends, ci consiglia un piatto semplice ma gustoso, ideale per ogni stagione e con ingredienti ricercati: Tartare di filetto di Chianina IGP al profumo di Tartufo. Abbinata a un buon vino anche bianco, ad esempio il nuovo Cenaja Vermentino 2017 Biologico della nostra Tenuta servito fresco, farete un figurone con [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1"><strong>Alessio Ciulli</strong>, Chef dell&#8217;<strong>Osteria Agricola Toscana Pitti&amp;Friends</strong>, ci consiglia un piatto semplice ma gustoso, ideale per ogni stagione e con ingredienti ricercati: </span><span class="s1"><strong>Tartare di filetto di Chianina IGP al profumo di Tartufo</strong>. Abbinata a un buon vino anche bianco, ad esempio il nuovo <strong>Cenaja Vermentino 2017 Biologico</strong> della nostra Tenuta servito fresco, farete un figurone con i vostri Ospiti. </span></p>
<p class="p1">Ma adesso&#8230; ai fornelli!</p>
<p class="p1"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1330" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/07/Tartare-Chianina.jpg" alt="Tartare Chianina" width="1024" height="681" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/07/Tartare-Chianina.jpg 1024w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/07/Tartare-Chianina-768x511.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/07/Tartare-Chianina-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/07/Tartare-Chianina-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<h4 class="p1"><span class="s1">1) Preparazione</span></h4>
<p class="p2"><span class="s1">Prendiamo un quarto di cipolla rossa di Tropea, la tagliamo a filangée e la mettiamo in marinatura con due cucchiai di aceto di vino rosso per 15 minuti.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Tagliamo circa 100 grammi di filetto di Chianina al coltello fino a ottenere dei piccoli cubetti e condimentiamo con una citronette composta da olio extravergine, il succo ottenuto spremendo un quarto di limone, sale e pepe nero macinato al momento.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Amalgamiamo il tutto e riponiamo in un contenitore in frigo, prima di comporre nel piatto.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Con 40 grammi di sedano prepariamo una concassé. Facciamo lo stesso con mezzo pomodoro maturo.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Prendiamo circa 4 capperi lunghi e ne ricaviamo delle piccole rondelle. Apriamo un uovo e prendiamo il tuorlo per passarlo delicatamente nel pan grattato. Facciamo riposare per circa 10 minuti in frigo.</span></p>
<p class="p2"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1329" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/07/Tartare.jpg" alt="Tartare" width="1024" height="656" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/07/Tartare.jpg 1024w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/07/Tartare-768x492.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<h4 class="p4"><span class="s1">2) Composizione del piatto</span></h4>
<p class="p2"><span class="s1">Prendiamo un piatto fondo e, aiutandoci con un coppa-pasta d’acciaio, andiamo a montare il piatto depositandoci il sedano, il pomodoro e le losanghe di cappero. Prendiamo la tartare di filetto, la inseriamo nel coppa-pasta e con il palmo facciamo una lieve pressione per dare all’impasto la forma che desideriamo.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Togliamo dalla marinatura la cipolla di Tropea, asciugandola accuratamente con della carta per poi posizionarla al centro della tartare, in modo da dare una forma verticale al piatto.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">In un padellino con un filo di olio di semi a 170 °C andiamo a friggere il tuorlo immergendolo completamente, per garantirgli una doratura esterna completa, assicurandoci che all’interno rimanga liquido. Lo Chef consiglia di non toccarlo perché si potrebbe facilmente rompere.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Asciughiamo con della carta, correggiamo di sale e pepe e posizioniamo con delicatezza nel piatto con sopra la cipolla di Tropea, in modo da conferire ancor più verticalità alla composizione.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Adesso togliamo il coppa-pasta in acciaio, decoriamo con qualche foglia di insalata gentile di stagione per dare spessore e colore al piatto. Infine, irroriamo il tutto con qualche goccia di olio tartufato e scaglie di tartufo fresco a piacere. Buon appetito!</span></p>
<p class="p2"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1328" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/07/tartufo-nero.jpeg" alt="tartufo-nero" width="800" height="466" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/07/tartufo-nero.jpeg 800w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/07/tartufo-nero-768x447.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<h3>Chi è Alessio Ciulli?</h3>
<p>Alessio Ciulli è il nostro giovane e promettente Chef. Classe 1983, ha maturato importanti esperienze in giro per il mondo prima di approdare nella cucina dell’Osteria Agricola Toscana Pitti&amp;Friends. Tra il 2003 e il 2004 è stato Chef in un rinomato ristorante a <strong>San Paolo in Brasile</strong> dove preparava piatti tipici della tradizione toscana per offrire un valore aggiunto al menù à la carte del locale. Lì si è specializzato nella lavorazione della carne, in particolare di varietà pregiate quali il celeberrimo Angus argentino e di altre tipologie riconosciute come massima espressione di qualità a livello mondiale. Subito dopo ha trascorso nove mesi a <strong>Copenaghen</strong>, dove ha gestito un ristorante nel cuore della capitale danese specializzandosi, questa volta, nella preparazione di piatti a base di pesce. Dal 2008 al 2009 ha fatto parte della brigata di cucina di un celebre ristorante di Castiglion della Pescaia insignito di <strong>due Stelle Michelin</strong>: qui è entrato nella catena del famoso cuoco <strong>Alain Ducasse</strong>, ai cui occhi si è distinto per una particolare disponibilità, versatilità e destrezza ai fornelli. Dal 2012 al 2013 <strong>Manhattan</strong> l’ha accolto aprendogli le porte di uno dei più importanti ristoranti della Grande Mela: <strong>Le Cirque</strong>. Seguito da <strong>Sirio Maccioni</strong>, Alessio ha qui affinato la propria già forte padronanza dei processi di lavorazione tipici della cucina di alto livello, che oggi mette a servizio degli Ospiti Pitti&amp;Friends.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1775 aligncenter" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/07/Alessio-Ciulli-Chef.jpg" alt="" width="1500" height="998" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/07/Alessio-Ciulli-Chef.jpg 1500w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/07/Alessio-Ciulli-Chef-768x511.jpg 768w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/07/Alessio-Ciulli-Chef-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2016/07/Alessio-Ciulli-Chef-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
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		<title>Un autunno da &#8220;cesari&#8221; con il cocco nel piatto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Panigada]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Oct 2015 16:14:08 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">Talmente prelibato da essere definito nell’antichità il “fungo degli dei” e da far considerare sacri i boschi in cui spuntava, in epoca romana divenne il “fungo dei cesari” ovvero degli imperatori. Per questo ancora oggi il suo nome scientifico è <strong><i>Amanita cesarea</i></strong> e i veri buongustai farebbero carte false per averlo nel piatto. E’ conosciuto in tutta Italia con vari nomi: nelle nostre <strong>terre di Toscana</strong> è di casa come <strong><i>cocco</i></strong> e <strong><i>ovulo</i></strong>, quest’ultimo nomignolo se raccolto allo stato ancora quiescente cioè con il cappello completamente chiuso. Quand’è tale somiglia infatti a un ovetto, con il tuorlo arancione brillante bene in vista e racchiuso ai lati dal bianco dell’albume.</span></p>
<p class="p1"><a href="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/10/Cocchi-freschi.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-937" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/10/Cocchi-freschi.jpg" alt="Cocchi freschi" width="720" height="960" /></a></p>
<p class="p1"><span class="s1">La legge vieta severamente la raccolta degli ovuli: se sottratti al bosco quando ancora il cappello non si è dischiuso, infatti, non si permette al fungo di riprodursi poiché le spore non hanno ancora la possibilità di fuoriuscire dalle lamelle. Questo è uno dei motivi per cui è sempre più raro nei nostri boschi; la raccolta indiscriminata dei giovanissimi ovuli è infatti praticata dai “fungaioli” senza scrupoli, che rivendono a peso d’oro il loro prezioso bottino impedendo ai cocchi di propagare la specie.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Col suo deciso colore arancione spicca tra il fogliame del sottobosco ed è facilmente riconoscibile. Cresce dopo periodi di caldo secco e in questo si differenzia molto dal più noto <strong>porcino</strong>, che invece spunta solo in ambienti umidi e dopo abbondanti piogge. E’ molto abitudinario, si dice infatti che cresca sempre nello stesso punto: se mai sarete così fortunati da trovarne uno, segnatevi il luogo esatto; con molta probabilità lo ritroverete proprio lì se saprete ritornarvi al momento giusto. Il cappello, liscio in superficie e rigato all’interno da tante sottili lamelle gialle, può raggiungere un diametro di 20 centimetri. Il suo delicato sapore dolciastro e il profumo tenue lo rendono il più raffinato e il più ricercato dei funghi commestibili.</span></p>
<p class="p1"><a href="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/10/Amanita-cesarea.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-936" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/10/Amanita-cesarea.jpg" alt="Amanita cesarea" width="544" height="792" /></a></p>
<p class="p1"><span class="s1">Insieme ai boleti, ovvero ai cosiddetti porcini, rappresenta l’autunno in cucina e può essere proposto sia crudo sia cotto insieme alle più varie pietanze. Un’insalata di verdure di stagione accompagnata da scaglie di cocchi freschi è un piatto semplicissimo e allo stesso tempo “divino”, accompagnata a un buon vino dal gusto delicato come un buon <strong>chardonnay</strong>, vi offrirà un momento di pura estasi. Ma è con la carne che il cocco si esprime al meglio. Insieme alla tagliata o al filetto di manzo, con il prosciutto al forno o un carpaccio di Chianina solo per citarne alcuni, il suo sapore elegante si sposa perfettamente a quello delle varie carni senza imporsi ma aggiungendo un tocco peculiarissimo e di stagione, adatto anche al gusto di chi non apprezza il sentore forte di un tartufo o di un porcino.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Con il nuovo menù autunnale, il cocco è protagonista anche all’<strong>Osteria Agricola Toscana Pitti&amp;Friends</strong> dove potete gustarlo in più abbinamenti e in special sempre nuovi, che nascono ogni giorno dall’esuberante e raffinata fantasia del nostro chef Alessio. Tra tutti abbiamo assaggiato una <strong>tartare di filetto di Chianina IGP</strong> a chilometro zero con uovo croccante, concassé di pomodoro biologico, capperi e cipolle marinate. E sopra, una cascata di scaglie di cocchi freschi come se piovesse.</span></p>
<p class="p1"><a href="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/10/Tartare-di-Chianina-con-cocchi.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-938" src="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/10/Tartare-di-Chianina-con-cocchi.jpg" alt="Tartare di Chianina con cocchi" width="900" height="598" srcset="https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/10/Tartare-di-Chianina-con-cocchi.jpg 900w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/10/Tartare-di-Chianina-con-cocchi-321x214.jpg 321w, https://www.torreacenaianews.it/wp-content/uploads/2015/10/Tartare-di-Chianina-con-cocchi-140x94.jpg 140w" sizes="auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px" /></a></p>
<p class="p1"><span class="s1">Una ricetta autunnale semplice eppure “da veri cesari”, in pieno stile Pitti&amp;Friends, che Alessio potrà illustrarvi ai tavoli dell’Osteria. Saprete resistere a questa prelibatezza?</span></p>
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